|
|
|
|
|
|
|
|
| Viewing Category
|
|
|
Articoli Correnti
|
Categorie
|
Cerca
|
RSS
Viewing Category: Dal Territorio
CITTADINANZA, NEL 2010 SONO 40.223 I 'NUOVI ITALIANI'. NEL 2009 ERANO 40.084
- Leggi...
Sono 40.223 i procedimenti di concessione della cittadinanza italiana che, secondo i dati forniti dalla Direzione centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze si sono conclusi positivamente nel corso del 2010. Il numero delle concessioni è in linea con gli anni scorsi, facendo registrare rispetto al 2009 un +0,34% mentre i procedimenti che si sono conclusi negativamente sono in deciso aumento, essendo passati da 859 a 1.634 (+90,22%).
Analizzando i dati dal punto di vista del Paese di provenienza dei 'nuovi italiani', il Marocco con 6.952 guida la graduatoria seguito da Albania (5.628) e Romania (2.929). La provincia con il maggior numero di procedimenti (per matrimonio e per residenza) conclusi favorevolmente è Milano con 3.109, seguita da Roma (2.593), Torino (2.285) e Brescia (1.459). La Direzione Centrale ha fornito anche il numero delle istanze in itinere che al 31/12/2010 risultano essere 146.281.
E' disponibile on line anche una serie di ulteriori statistiche corredate da tabelle e grafici che nel dettaglio analizzano il fenomeno della cittadinanza, distinguendo le concessioni 'per matrimonio', 'per sesso del richiedente' e anche 'per titolo di studio'. (Fonte: Ministero dell'Interno)
Vai alle statistiche
(27/05/2011)
Leggi la notizia completa
PUBBLICATO SULLA GAZZETTA UFFICIALE N. 81 DELL' 8 APRILE IL DPCM 5.4.2011 CONTENENTE MISURE DI PROTEZIONE TEMPORANEA PER I CITTADINI STRANIERI AFFLUITI DAI PAESI NORDAFRICANI
- Leggi...
E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 81 dell' 8 aprile il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 aprile 2011 contenente misure di protezione temporanea per i cittadini stranieri affluiti dai Paesi nordafricani nel territorio nazionale. Il decreto presidenziale prevede che ai cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa affluiti nel nostro territorio dal 1° gennaio 2011 alla mezzanotte del 5 aprile 2011 venga rilasciato un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari della durata di sei mesi ai sensi dell'art. 11, comma 1, lettera c-ter) del Decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, disposizione introdotta dall'articolo 11 del Decreto del Presidente della Repubblica del 18 ottobre 2004, n.334 All'articolo 2 del DPCM 5 aprile 2011 sono specificamente indicate le condizioni di accoglienza sul territorio nazionale.
Leggi il Decreto
Leggi la Circolare esplicativa dell'8 aprile 2011
(13 Aprile 2011)
Leggi la notizia completa
OLTRE 4 MILIONI GLI ITALIANI RESIDENTI ALL'ESTERO
- Leggi...
Un decreto del ministro dell'Interno pubblica il numero dei residenti in Europa, Russia e Turchia comprese, America meridionale, America settentrionale e centrale, e nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. Entro il mese di gennaio di ciascun anno, un decreto del ministro dell'Interno, di concerto con il ministro degli Affari Esteri, pubblica il numero dei cittadini italiani residenti nelle singole ripartizioni, sulla base dei dati dell'elenco aggiornato, previsto dall'articolo 5 della legge n. 459/2001, riferiti al 31 dicembre dell'anno precedente. Con il decreto ministeriale 27 gennaio 2011, pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 31 gennaio 2011, è stato quindi pubblicato tale numero. I cittadini italiani residenti all'estero iscritti, al 31 dicembre 2010, nell'elenco aggiornato, sono così ripartiti: Europa, compresi i territori asiatici della Federazione Russa e della Turchia: 2.264.417 America Meridionale: 1.244.423 America Settentrionale e Centrale: 383.739 Africa, Asia, Oceania e Antartide: 222.656
(9 Febbraio 2011)
Leggi la notizia completa
CARTA DI SOGGIORNO: DAL 9 DICEMBRE IL TEST DI ITALIANO SI PRENOTA ONLINE. ECCO LE CIRCOLARI ESPLICATIVE
- Leggi...
Il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno ha messo a punto la procedura informatica che dal 9 dicembre 2010 consentirà la gestione delle domande per la partecipazione al test di conoscenza della lingua italiana che dovranno sostenere gli stranieri che intendono richiedere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.
Da quella data infatti, in contemporanea con l'entrata in vigore del Decreto Ministero dell'Interno 4 giugno 2010 che disciplina le modalità di effettuazione del test, il cittadino straniero interessato dovrà inoltrare per via telematica alla prefettura della provincia dove ha il domicilio la domanda di svolgimento del test, collegandosi al sito www.testitaliano.interno.it e compilando il modulo di domanda.
Le modalità di inoltro delle domande, di gestione del procedimento e l' uso dell'applicativo nonché di svolgimento del test di italiano sono indicate nella Circolare della Direzione centrale per le politiche dell'immigrazione e dell'asilo n. 7589 del 16 novembre 2010.
Con Circolare 8071 dell'1.12.2010 la Direzione centrale per le politiche dell'immigrazione e dell'asilo ha fornito indicazioni in merito alla individuazione delle sedi di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana, come previsto dal Decreto Ministero Interno del 4 giugno 2010. Sono allegati al provvedimento, che fa seguito alla Circolare n. 7589 del 16 novembre 2010 della medesima direzione centrale, una bozza di protocollo di intesa da stipulare con l'Ufficio Scolastico Regionale territorialmente competente, un documento sulle sessioni per lo svolgimento del test ed uno sulla ipotesi di standard di costo-sessione.
IL PROCEDIMENTO IN SINTESI: l'istanza presentata on line viene acquisita dal sistema e trasferita alla prefettura competente. Se la domanda risulta regolare, la prefettura convoca il richiedente entro 60 giorni dall'istanza, sempre per via telematica, indicando giorno, ora e luogo del test. In caso di irregolarità o mancanza di requisiti il sistema genera automaticamente e invia al richiedente una comunicazione con l'indicazione dei requisiti mancanti per consentire la rettifica delle informazioni.
Il richiedente che compila e inoltra la domanda ha a disposizione un servizio di assistenza (help-desk) che può contattare tramite un indirizzo e-mail indicato nel sito www.testitaliano.interno.it. Il risultato del test, consultabile da parte del richiedente sul medesimo sito http://testitaliano.interno.it, viene inserito nel sistema a cura della prefettura competente, che lo mette a disposizione attraverso web service alla questura per le verifiche finalizzate al rilascio del permesso di soggiorno di lungo periodo.
Se l'esito del test è negativo: lo straniero può ripetere la prova ed effettuare un’altra richiesta telematica.
Se l'esito del test è positivo: lo straniero può presentare alla Questura la domanda di rilascio del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo.
Leggi la circolare 8071 dell'1.12.2010
Leggi la Circolare n. 7589 del 16.11.2010.
(5 Dicembre 2010)
Leggi la notizia completa
REGIONE VENETO - NUOVE INDICAZIONI OPERATIVE PER GLI INGRESSI DALL'ESTERO PER FORMAZIONE - TIROCINIO PER I CITTADINI STRANIERI
- Leggi...
Lo scorso 31 agosto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con cui sono state fissate per l’anno 2010 le quote massime di ingresso per cittadini extracomunitari intenzionati a venire in Italia per svolgere un tirocinio formativo o per partecipare ad un corso di formazione professionale. Il decreto, analogamente a quanto previsto negli anni passati, fissa, in particolare, in 5.000 unità le quote di ingresso riservate a cittadini stranieri che intendono svolgere in Italia corsi di formazione professionale Altre 5.000 quote, ripartite su base regionale, sono invece riservate agli ingressi per tirocinio. Tali quote saranno disponibili, fino ad esaurimento, per tutto il 2010 e, nelle more dell’adozione dell’annuale decreto, anche per i primi mesi del 2011. In particolare, anteriormente alla data di pubblicazione del decreto annuale, il Ministero degli Affari Esteri fino al 30 giugno può continuare a rilasciare visti di ingresso per formazione, sia pur nei limiti dei visti rilasciati nel primo semestre dell’anno precedente (vale a dire che se sono stati rilasciati ad esempio 1.000 visti per formazione tra gennaio e giugno 2010, tra gennaio e giungo del 2011 non potranno essere rilasciati più di 1.000 visti, anche nell’ipotesi di una maggiore disponibilità di quote). Non vi è, pertanto, un rigido limite temporale per l’invio delle domande. I corsi cui il decreto fa rifermento sono quelli previsti dall’articolo 44-bis, comma 5, del Regolamento di attuazione del Testo Unico sull’immigrazione (D.P.R. n. 394/1999 e successive modifiche), ovvero corsi della durata massima di 24 mesi, finalizzati al riconoscimento di una qualifica professionale o alla certificazione di competenze acquisite. Non rientrano tra i suddetti corsi, quelli organizzati dalle Università per il conseguimento di Master di primo o secondo livello, né comunque quelli organizzati dalle Università per singole attività formative, né i corsi di lingua italiana presso le Università per stranieri di Perugia, Siena e di Reggio Calabria “Dante Alighieri”. In tal caso viene rilasciato un visto di ingresso per studio/università. Maggiori approfondimenti in proposito sono disponibili sul sito del MIUR all’indirizzo: http://www.studiare-in-italia.it/studentistranieri/ Si deve inoltre trattare di corsi organizzati da enti accreditati, ovvero enti che abbiano ottenuto da parte della Regione il riconoscimento dell’idoneità a gestire iniziative di formazione finanziate con risorse pubbliche [infatti a partire dal 2003, con l’entrata a regime del sistema di accreditamento in tutte le Regioni e Province Autonome, in tutto il territorio nazionale solo i soggetti accreditati possono ottenere i finanziamenti pubblici (comunitari, nazionali o regionali) per l’erogazione di attività formative o di orientamento.]. Attraverso la procedura di accreditamento, le Regioni valutano il possesso di requisiti minimi da parte degli organismi candidati, a garanzia della qualità degli interventi formativi: tale valutazione è compiuta secondo standard previsti dalle legislazioni regionali, elaborati sulla base delle linee di indirizzo e dei requisiti esplicitati nell’Intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008. Il nuovo quadro nazionale di riferimento fornisce alle amministrazioni regionali/provinciali specifiche indicazioni per elaborare sistemi di accreditamento basati non più su una logica di accertamento logistico-organizzativo (fondato soprattutto sul rispetto di adempimenti formali, finalizzati ad ottimizzare i criteri connessi alla concessione di finanziamenti e all’assolvimento di alcune procedure previste dalla normativa vigente quali la logistica, la situazione economica, l’affidabilità del legale rappresentante, ecc…), bensì su una logica di qualità della performance complessiva del soggetto attuatore anche e soprattutto rispetto agli esiti del prodotto formativo declinati in risultati di apprendimento e in esiti occupazionali. Su sito dell’Isfol è disponibile un database, elaborato sulla base dei database regionali, contenente informazioni utili sulle sedi formative che hanno ottenuto l’accreditamento. L’ingresso in Italia per la frequenza di un corso di formazione professionale è possibile solo una volta ottenuto il visto di ingresso per studio/formazione. La domanda di visto va presentata dall'interessato, di regola personalmente, alla sezione visti dell’Ambasciata d’Italia o Ufficio Consolare competente per il suo luogo di residenza. La domanda va presentata per iscritto, sull’apposito modulo disponibile presso le Rappresentanza diplomatico-consolare, compilato, sottoscritto dallo straniero e corredato dai seguenti documenti:
1. fotografia recente in formato tessera; 2. documento di viaggio in corso di validità con scadenza superiore di almeno 3 mesi a quella del visto richiesto; 3. certificato di iscrizione o pre-iscrizione al corso di formazione professionale o di specializzazione prescelto, rilasciato dalla scuola o dall’ente italiano, con indicazione del numero di ore giornaliere e della durata del corso; 4. documentazione relativa alla formazione acquisita nel Paese di provenienza 5. documenti che provano la disponibilità di adeguati mezzi di sostentamento nella misura prevista dalla Direttiva del Ministero dell'Interno del 1.3.2000; 6. documenti che provano che si ha la somma necessaria per il viaggio di ritorno nel proprio Paese dopo aver seguito il corso di studio (ad esempio il biglietto di ritorno); 7. dimostrazione della disponibilità in Italia di un alloggio (vouchers turistici, prenotazione alberghiera oppure dichiarazione di ospitalità da parte di un residente in Italia); 8. assicurazione sanitaria per le spese per il ricovero ospedaliero d'urgenza e le spese di rimpatrio con copertura adeguata e valida per tutti i Paesi dell'area Schengen, se non si ha diritto all’assistenza sanitaria in Italia in virtù di accordi o convenzioni in vigore con il Paese d’origine.
Il primo passo da fare per chi intende entrare in Italia per svolgere un corso di formazione professionale è, quindi, quello di individuare il corso cui partecipare, verificando che abbia i requisiti previsti dalla legge (accreditamento dell’ente organizzatore, durata massima di 24 mesi). Di norma l'ente di formazione che attiva un corso emette un bando di partecipazione sul quale vengono specificati tutti i dettagli del corso (requisiti di ammissione, documenti necessari per l'iscrizione, durata, programma, eventuale tirocinio in azienda e indennità di frequenza). I bandi sono pubblicati sulla stampa nazionale e locale e di regola sono disponibili presso gli Assessorati alla Formazione Professionale di Regioni e Province e presso le Agenzie regionali del lavoro (per un elenco dei siti su cui è possibile trovare maggiori informazioni su tali corsi vedi sotto) Solo una volta ottenuta l’iscrizione (o la pre-iscrizione) al corso lo straniero potrà inoltrare domanda per richiedere il visto di ingresso. Una volta ottenuto il visto ed entrato in Italia lo straniero dovrà poi, entro 8 giorni dall’ingresso, richiedere il permesso di soggiorno alla questura competente per territorio, attraverso l’apposito kit disponibile presso gli uffici postali. Alla domanda dovrà essere allegata la fotocopia di tutto il passaporto, della certificazione attestante il corso di studio da seguire vistata dall’ambasciata italiana e della polizza assicurativa per malattia ed infortunio. Il permesso di soggiorno che viene rilasciato ha la stessa validità indicata dal visto di ingresso, in genere corrispondente alla durata del corso di formazione e comunque non superiore ad un anno (rinnovabile di un ulteriore anno in caso di corsi biennali). Il permesso per studio/formazione, analogamente a qualsiasi altro tipo di permesso di soggiorno rilasciato per motivi di studio, consente anche lo svolgimento di un’attività lavorativa, subordinata o autonoma, senza che sia necessario stipulare un contratto di soggiorno, purché per un tempo non superiore alle 20 ore settimanali e fino ad un massimo di 1040 ore annuali. A conclusione del corso di formazione tale permesso potrebbe anche essere convertito in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro nell’ambito delle quote stabilite dal decreto di programmazione dei flussi di ingresso. Trattandosi di una conversione che può avvenire solo nell’ambito delle quote, la domanda potrà essere presentata solo se dopo la conclusione del corso e prima della scadenza del permesso di soggiorno è in vigore un decreto-flussi che destini quote specifiche alla conversione da studio a lavoro. Conseguentemente, non sarà possibile convertire tali permessi se il corso termina a quote già esaurite o in mancanza di un decreto flussi con specifiche quote riservate alla conversione. Relativamente all’anno 2010 l’unico decreto flussi che è stato adottato è il D.P.C.M. del 1° aprile 2010 nel quale si prevede una quota di 1.500 unità destinata solo alle conversione dei permessi di soggiorno per studio/formazione in lavoro autonomo (tra cui, come chiarito nella recente circolare del Ministero del Lavoro del 22 luglio 2010, rientra anche chi viene assunto con contratto c.d. a progetto). Per reperire informazioni utili sui corsi di formazione professionali organizzati nella regione Veneto: http://www.regione.veneto.it/Servizi+alla+Persona/Formazione+e+Lavoro/ - Sezione del sito della regione veneto dedicata alla “Formazione ed al Lavoro”. Sul sito è disponibile una Guida per giovani ed adulti, sia occupati che disoccupati, in cerca di un corso di aggiornamento e/o riqualificazione.
È stato approvato il provvedimento che regola i progetti di tirocinio formativo e di orientamento per i cittadini residenti in Paese non appartenenti al'Unione Europea (DGR n. 2230 del 21/09/10). Il nuovo atto modifica ed integra la precedente DGR n.3299 del 31/11/09 e apporta variazioni anche alla modulistica di presentazione dei progetti. A breve il testo della DGR e relativi allegati saranno pubblicati sul BUR.
Per informazioni: Servizio Occupazione e Servizi per l'Impiego - Regione del Veneto. Ufficio Coord. EURES- 041/2795326
(Fonti: Ministero del Lavoro e Politiche Sociali, VenetoLavoro)
(7 Ottobre 2010)
Leggi la notizia completa
RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI 2009: SONO 70.585 LE DOMANDE PRESENTATE PRESSO GLI SPORTELLI UNICI PER L'IMMIGRAZIONE DELLE PREFETTURE ITALIANE. AUMENTANO ANCHE I MATRIMONI MISTI
- Leggi...
Nel 2009 sono state presentate complessivamente 70.585 domande di nullaosta al ricongiungimento familiare, di cui 24.995 domande sono state presentate da donne. Il dato complessivo evidenzia una diminuzione delle stesse nella misura del 9% rispetto all'anno 2008. In analogia con gli anni precedenti, nel 2009 la maggioranza dei richiedenti è di sesso maschile (65%), ma si osserva una crescita significativa della percentuale di domande presentate da richiedenti di sesso femminile. Per quanto attiene alla ripartizione delle domande per regione, come già avvenuto nel 2007 e nel 2008, le regioni con maggiore numero di domande presentate sono state la Lombardia (18.152 domande, pari al 25,7% del totale nazionale), l’Emilia Romagna (9.110 domande, pari al 12,9% del totale nazionale) ed il Veneto (8.027 domande, pari al 11,4% del totale nazionale). Anche nel 2009, come per gli anni passati, la stragrande maggioranza delle domande (90,2%) è stata presentata nelle regioni del centro nord. Le regioni con un tasso di presentazione di domande da parte di donne maggiore del 40% sono state la Campania, la Calabria, il Lazio, la Liguria e la Sardegna. In Basilicata e in Friuli Venezia Giulia, di contro, il tasso di presentazione di domande da parte di donne minore del 30%. Come già osservato nel 2008, anche nel 2009 le province con il maggiore numero di domande sono state Milano (7.480 domande, pari al 10,6% del totale nazionale), Roma (4.855 domande, pari al 6,9% del totale nazionale) e Brescia (3.224 domande, pari al 4,6% del totale nazionale). Il numero più consistente di domande risulta essere presentato da parte di etnie dell’area europea (il 31% delle domande) rappresentate da richiedenti provenienti dall’Albania, dalla Moldavia, dall’Ucraina, dalla Macedonia e dalla Serbia-Montenegro. Segue l’area africana (30%), rappresentata in particolare dal Marocco, dall’Egitto, dal Senegal, dalla Tunisia e dal Ghana. L’area asiatica è presente con il 29% delle domande, rappresentata in particolare dalla Cina Popolare, dalle Filippine, dallo Sri Lanka, dal Pakistan e dal Bangladesh. L’area americana costituisce l’10% delle domande presentate ed è rappresentata in particolare dal Perù e dall’Equador. L’Oceania è quantitativamente trascurabile. Le nazionalità per le quali l’universo femminile è preponderante (cioè con valori maggiori al 50%) rispetto al totale delle domande presentate sono la Moldavia, le Filippine, l’Ucraina, il Perù, l’Equador, la Nigeria e la Repubblica Dominicana. Da un punto di vista quantitativo, inoltre, sono rappresentate in modo significativo il Marocco, la Cina Popolare e l’Albania. (Fonte: Ministero dell’Interno)
Il matrimonio è sempre più una tappa fondamentale percorso di integrazione degli immigrati in Italia. A confermare andamento i dati della ricerca sui matrimoni misti celebrati in Italia, pubblicata dalla MoneyGram attraverso il primo Osservatorio in materia. Sul totale di 250 mila matrimoni annui (dati Istat 2009 su rilevazioni 2007) le unioni miste si attestano a circa 35 mila, rappresentando il 14% dei matrimoni. Dal 1995 ad oggi le unioni miste sono triplicate con una crescita annua del 9,5%. I dati dimostrano come le scelte degli italiani sono molto diversificate, in cui gli uomini scelgono prevalentemente donne provenienti dall’Unione Europea, con il 59% dei casi, oppure scelgono le loro spose dal sud americana. Molto basse le unioni con donne dell’Africa Settentrionale (8%) e asiatiche (6%). Diverse le preferenze delle donne italiane che sposano molto più spesso uomini provenienti dal continente africano (40,7%), oppure sud americani (17,4%). Rimangono basse, anche per le donne, le percentuali di unioni con asiatici (4,7%). A livello complessivo i matrimoni misti più frequenti sono quelli in cui lo sposo è Italiano e la sposa straniera (circa 17 mila nell’anno), mentre i matrimoni misti in cui è la sposa che è Italiana sono solo 6 mila. Cresce di importanza anche il fenomeno dei matrimoni misti in cui entrambi i coniugi sono di nazionalità non italiana e diversa tra di loro, che ammontano a circa 11 mila. La regione in cui il fenomeno dei matrimoni misti è più importante è l’ Emilia Romagna,i cui dati sono sopra la media nazionale, con il 15% dei casi. Nella speciale classifica seguono la Lombardia (13,5%) e con stessa incidenza la Liguria (13,1%) e la Valle d’Aosta (13,1%). La Lombardia è la regione in cui in numero assoluto (oltre 35 mila) le unioni miste sono state le più numerose. Nel Lazio invece, nonostante sia una regione in cui l’immigrazione è un fenomeno accentuato, è solo al dodicesimo posto della classifica con un’incidenza del 10,8% sul totale dei matrimoni celebrati. In generale nelle regioni del sud Italia la percentuale è molto bassa con la punta minima registrata in Puglia con il 3,7%. Se da un lato aumenta la percentuale dei matrimoni tra coppie miste, dall’altro il primato dei divorzi spetta però alle stesse unioni miste. Infatti la durata media di questi matrimoni è di solo 9 anni, a fronte dei 14 anni per i matrimoni in cui entrambi i coniugi sono italiani. Sul totale dei divorziati nell’anno in esame (oltre 5.400) il 72,5% è rappresentato da coppie in cui il marito è italiano e la sposa straniera. (Fonte: stranieriinitalia.it)
(24 Agosto 2010)
Leggi la notizia completa
EUROSTAT: SONO OLTRE IL 6% GLI STRANIERI RESIDENTI IN EUROPA
- Leggi...
Secondo i dati Eurostat che ha presentato un recente rapporto basato sui dati relativi ai 27 Paesi dell’Unione Europea aggiornati al 2008, sono oltre 31 milioni i cittadini di nazionalità straniera che risiedono regolarmente nei 27 Paesi dell’Ue e costituiscono oltre il 6% dell'intera popolazione; di questi, 19,5 milioni provengono da Paesi terzi e 11,3 milioni sono cittadini di un altro Stato membro dell’Ue. La distribuzione non è però omogenea tra gli Stati dell'Ue, infatti oltre il 75% di tutti gli stranieri residenti nell'Ue nel 2008 vivevano in soli 5 Paesi: Germania (7,3 milioni), Spagna (5,3 milioni), Regno Unito (4 milioni), Francia (3,7 milioni) e Italia (3,4 milioni).
Il gruppo nazionale più numeroso di cittadini comunitari residenti in altri Paesi dell’Ue è costituito da rumeni (1,7 milioni, cioè il 15% del totale dei migranti comunitari nell'Ue), seguiti dagli italiani (1,3 milioni, 11%) e dai polacchi (1,2 milioni, circa l'11%).
Gli Stati membri dell'Ue con la più alta percentuale di stranieri provenienti da un unico Paese sono la Grecia (64% di stranieri provenienti dall'Albania), la Slovenia (47% dalla Bosnia Herzegovina), l'Ungheria (37% dalla Romania) e il Lussemburgo (37% dal Portogallo).
(22 Febbraio 2010)
Leggi la notizia completa
IMMIGRAZIONE: INCIDENZA CRISI SU MERCATO DEL LAVORO
- Leggi...
Nel Veneto, da poco meno di 160 mila assunzioni di lavoratori stranieri nei primi nove mesi del 2008 si è passati a poco più di 121 mila nello stesso periodo del 2009. Una contrazione pari al 24%, leggermente inferiore a quella relativa alle assunzioni di lavoratori italiani che, con un -24,5%, sono passate da circa 433 mila a 327 mila. Il peso degli stranieri in questo periodo si è mantenuto attorno al 27% del flusso complessivo di assunzioni. Sono dati elaborati da Veneto Lavoro, in occasione di un incontro a Mestre (Venezia) sul tema dell’associazionismo straniero come risorsa contro la crisi, e resi noti dall’assessore regionale ai flussi migratori Oscar De Bona. Dal punto di vista settoriale la flessione rimane prevalentemente concentrata nel comparto industriale, in particolare nella meccanica e nell’industria del mobile. L’incidenza degli stranieri sui flussi di assunzione si è ridotta nei settori in cui la domanda di lavoro immigrata è diventata strutturale e spesso maggioritaria, come quella del comparto manifatturiero (dal 34% al 33%) e delle costruzioni (dal 46% al 45%). È rimasta positiva e in aumento invece la domanda di stranieri nei settori dell’agricoltura (dal 53% al 58%) e dei servizi (dal 19% al 20%). A partire dal secondo semestre del 2008, il flusso di lavoratori italiani e stranieri che si è iscritto alle liste di disponibilità presso i Centri per l’Impiego del Veneto si è incrementato. Il peso degli stranieri iscritti è passato dal 24% (con 29 mila iscrizioni) al 26% (con circa 33 mila) del totale. Nella maggior parte dei casi si tratta di lavoratori che hanno dichiarato l’immediata disponibilità e sono anche in mobilità ed è questa la componente di disoccupati stranieri che già nel terzo trimestre del 2009 ha fatto registrare un flusso di iscrizioni (21.800) più alto rispetto a quello di tutto il 2008 (21.200). Infine, dai dati a disposizione si rileva che nelle domande presentate dalle aziende per richiedere gli interventi di cassintegrazione in deroga (complessivamente circa 37.000 lavoratori fino al 13 novembre 2009) gli stranieri previsti rappresentano il 19% (circa 7.000). (Finte: Comunicato stampa a cura dell'Ufficio Stampa della Regione Veneto, 21 Dicembre 2009) (28 Dicembre 2009)
Leggi la notizia completa
ASSICURAZIONE SANITARIA - ISCRIZIONE VOLONTARIA DEI GENITORI RICONGIUNTI ULTRASESSANTACINQUENNI: INDICAZIONI DELLA REGIONE VENETO
- Leggi...
Come noto, lo scorso ottobre 2008 il governo ha stabilito che per poter ottenere il nulla osta, oltre ai requisiti relativi al reddito e all’alloggio, nel caso di ricongiungimento familiare di genitori con oltre 65 anni di età è necessario dimostrare il possesso di una copertura sanitaria a tutela dei rischi di malattia, infortunio e maternità sul territorio nazionale. La nuova normativa (e le successive circolari esplicative del ministero dell’interno n. 4660 del 28 ottobre 2008 e 737 del 17 febbraio 2009) prevede due alternative: stipulare in favore del genitore un’assicurazione sanitaria privata senza scadenza, oppure iscriverlo volontariamente al Servizio sanitario nazionale, a fronte del pagamento di un contributo il cui importo dovrebbe essere determinato a breve. Tenuto conto che sono passati diversi mesi dall’introduzione di questa previsione e che tale contributo non è stato ancora definito, con questa nuova circolare il ministero della Salute è quindi intervenuto affermando che fino alla sua quantificazione il richiedente è tenuto a stipulare una polizza sanitaria privata senza scadenza. Tenuto conto del tempo intercorrente tra la presentazione della richiesta di nulla osta presso lo Sportello unico per l’immigrazione e l’effettivo ingresso in Italia dei genitori ricongiunti, al momento della domanda il richiedente dovrà rendere una dichiarazione formale di impegno a sottoscrivere la polizza a favore dei genitori, per poi provvedere alla stipula della polizza stessa entro 8 giorni dall’ingresso in Italia e comunque prima della loro presentazione allo Sportello unico. Nonostante quest’ultimo chiarimento ministeriale, sono numerose le questioni che rimangono aperte. In particolare, pare difficile trovare una società di assicurazioni che offra una polizza sanitaria a tempo indeterminato per persone anziane a prezzi contenuti. Stando a quanto riscontrato da altri centri di ricerca, presso le compagnie contattate, da un lato la nuova normativa risulta pressoché sconosciuta, dall’altro sembra non essere disponibile un prodotto assicurativo in grado di soddisfare i requisiti previsti dalla legge. Di recente la Direzione Regionale Piani e Programmi Socio-Sanitari della Regione Veneto ha diramato una nota alle Aziende Ulss della Regione affermando che "si ritiene, pertanto, allo stato attuale, si possa pprocedere all'iscrizione volontaria mediante versamento del contributo previsto dalle norme vigenti (€ 387,34) salvo conguaglio qualora vengano definite nuove tariffe da parte del Ministero LSPS di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Leggi la Nota della Regione
(27 Novembre 2009)
Leggi la notizia completa
IMMIGRAZIONE: IL VENETO PRESENTA IL PATTO DI ACCOGLIENZA
- Leggi...
E’ la prima esperienza di questo tipo che viene fatta a livello pubblico in Italia: è il Patto di Accoglienza e Integrazione che la Regione del Veneto ha presentato oggi a Padova, nella Sala Consiliare della Provincia, ad amministratori locali, operatori e rappresentanti delle associazioni degli immigrati. L’assessore ai flussi migratori Oscar De Bona ha sottolineato che si tratta di un nuovo strumento di cui la Regione ha deciso di dotarsi per favorire l’integrazione nel Veneto dei cittadini stranieri regolari. Con il Patto di Accoglienza e Integrazione, la comunità veneta ospitante accoglie l’immigrato chiedendogli però di sottoscrivere l’impegno di integrarsi e soprattutto di rispettare i principi e i valori cardine della nostra società. De Bona ha annunciato che entro la fine dell’anno sarà sottoposto all’approvazione della giunta regionale per poter essere poi applicato, dando così attuazione alla programmazione triennale in materia di immigrazione che lo prevede. Alla presentazione hanno partecipato Moustapha Ndiaye vicepresidente della Consulta regionale per l’immigrazione, Franco Pittau della Caritas Italiana, Sergio Rosato direttore di Veneto Lavoro e Marco Annoni di Italia Lavoro. E’ stato Pittau a mettere in evidenza che si tratta della prima sperimentazione del genere in Italia, augurandosi che possa trovare diffusione anche nelle altre Regioni con l’obiettivo di una società armonica composta da italiani ed immigrati. La Regione ha affidato a Veneto Lavoro e ad un gruppo di esperti la definizione e le modalità di applicazione di questo strumento, coinvolgendo un Tavolo tecnico con i vari attori sociali, pubblici e privati. Il tavolo di lavoro ha nel corso dei mesi discusso lungamente sia sulle basi teoriche e sui principi del Patto, sia sulle procedure amministrative relative all’implementazione di un modello, arrivando al testo presentato oggi. Nella fase di prima applicazione, la sperimentazione del Patto coinvolgerà solo gli stranieri selezionati in base all’articolo 23 del Testo Unico sull’immigrazione. “E’ un progetto – ha detto De Bona – che conferma il ruolo di primo piano che il Veneto ha nelle politiche per l’accoglienza, cercando di anticipare il futuro non subendo ma governando il fenomeno”. E’ seguito il dibattito con suggerimenti e proposte. Ad una richiesta dell’assessore del comune di Padova Daniela Ruffini circa la libertà religiosa, De Bona ha risposto di non poterla accogliere perché “ispirata da una ideologia spinta che rischierebbe di compromettere l’equilibrio raggiunto nel Patto”. Al termine sono state firmate anche le convenzioni con le Conferenze dei Sindaci del Veneto per attuare il programma regionale di integrazione sociale e scolastica degli immigrati non comunitari, in collaborazione con Italia Lavoro.
Leggi la notizia completa
Precedente | Seguente
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| © VenetoImmigrazione | Login |
|
| DotNetNuke® is copyright 2002-2012 by Perpetual Motion Interactive Systems Inc. |
|