Accordi bilaterali

Le Convenzioni e gli accordi bilaterali sono accordi internazionali in forza dei quali due Stati si impegnano ad applicare, nei rispettivi territori, nei confronti dei cittadini migranti dell'altro Stato, un regime di disposizioni concordate.
La differenza fondamentale tra regolamenti comunitari ed accordi bilaterali o multilaterali è di natura giuridico-formale. Infatti i regolamenti comunitari esplicano nei Paesi membri efficacia immediata ed obbligatoria in virtù della natura sovranazionale degli organi emananti, mentre le convenzioni bilaterali necessitano di apposito atto legislativo per introdurre nel proprio ordinamento interno quanto convenuto con l'altro Stato.
Perché le Convenzioni siano operanti nell'ordinamento interno dello Stato, devono essere ratificate da una legge ordinaria. Hanno, quindi, validità solo per gli Stati firmatari ed operano in modo autonomo rispetto ad altre convenzioni.
L'Italia ha stipulato Convenzioni bilaterali o multilaterali in materia di previdenza e sicurezza sociale con i seguenti Stati: Argentina, Australia, Canada e Quebec, Capoverde, Finlandia, Islanda, Jersey e altre isole del Canale (Guernsey, Alderney, Herm, Jethou), Serbia-Montenegro, Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Principato di Monaco, Stati Uniti d'America, San Marino, Svizzera, Tunisia, Turchia, Venezuela e gli altri Paesi membri della UE o ai quali si applica l'accordo Spazio Economico Europeo (elenco e dati presenti nel sito istituzionale www.inps .it)
Negli ultimi anni l'Italia ha concluso numerosi accordi bilaterali di riammissione o di cooperazione tra forze di polizia nei settori dell'immigrazione clandestina e della tratta di esseri umani. Dal punto di vista formale, la casistica è molto varia. In alcuni casi si è trattato di accordi sottoposti a ratifica, in altri l'approvazione è avvenuta in forma semplificata e, in altri casi ancora, sono state concluse intese a carattere tecnico. Alcune volte, accanto alle modalità di collaborazione previste, sono stati indicati progetti di assistenza tecnica per il rafforzamento della vigilanza delle frontiere dello Stato estero. L'Italia dal 1996 ha stipulato una serie di accordi bilaterali con Paesi stranieri UE ed extraUE finalizzati alla riammissione nei territori di persone clandestine, ovvero non legittimate ad entrare e soggiornare in Italia.
Gli accordi sono di varia natura e ve ne sono numerosi afferenti al controllo dell'immigrazione e delle frontiere e in particolare:
• accordi di riammissione nei territori di provenienza di persone clandestine, ovvero non legittimate ad entrare e soggiornare in Italia;
• accordi di riammissione di quanti hanno commesso reato;
• accordi di cooperazione di polizia di frontiera.
L'Italia ha stipulato accordi di riammissione con vari Paesi Stati terzi, ad esempio Albania, Algeria, FYROM, Georgia, Marocco, Moldavia, Nigeria, Serbia e Montenegro, Sri Lanka, Svizzera, Tunisia.
 

Esistono accordi bilaterali di regolamentazione e gestione dei flussi migratori per motivo di lavoro?

La Direzione Generale dell'immigrazione del Ministero della Solidarietà sociale (una volta Ministero del Lavoro) ha concluso accordi bilaterali in materia di regolamentazione e gestione dei flussi migratori per motivi di lavoro con il governo dei seguenti paesi: 
- Moldavia: Accordo e protocollo esecutivo firmati a Roma il 27 novembre 2003; 
- Romania: Accordo firmato a Roma il 12 ottobre 2005; 
- Marocco: Accordo firmato a Rabat il 21 novembre 2005; 
- Egitto: Accordo e protocollo firmati il 28 novembre al Cairo. 
- Mauritius: Accordo firmato a Roma il 20 settembre 2012

 

Cosa prevedono solitamente tali accordi bilaterali di regolamentazione e gestione dei flussi migratori per motivo di lavoro?

Gli accordi bilaterali sono uno strumento per rafforzare i canali legali di ingresso di lavoratori stranieri e i meccanismi di incontro tra domanda e offerta di lavoro. 

Prevedono infatti la collaborazione tra l'amministrazione italiana e le competenti autorità del paese di origine per favorire: 
-lo scambio di informazioni sui fabbisogni espressi dal mercato del lavoro italiano e sulle professionalità disponibili nel paese di origine; 
-la redazione di una lista di lavoratori del paese di origine disponibili a venire a lavorare in Italia; 
-il supporto all'attivazione di programmi di formazione professionale e di lingua italiana nel paese di origine per l'acquisizione di un titolo preferenziale di ingresso in Italia per motivi di lavoro (in attuazione dell'art. 23 del T.U. sull'immigrazione); 
-lo scambio di esperienze e buone pratiche. 
Si tratta di accordi quadro che riguardano tutti i tipi di lavoratori subordinati: sia stagionali che non. Sono seguiti da un protocollo esecutivo che entra nel dettaglio delle modalità di attuazione

 

Quali sono gli obiettivi generali di tali accordi? 
L'obiettivo più generale è quello di: 
- rafforzare la collaborazione nella gestione delle migrazioni per motivi di lavoro con i più importanti paesi di origine dei flussi verso l'Italia; 
- predisporre un sistema di gestione regolata dei flussi migratori che, attraverso il raccordo tra istituzioni, garantisca sicurezza e trasparenza; 
- potenziare i meccanismi di selezione di manodopera straniera qualificata e rispondente alle esigenze del mercato del lavoro italiano; 
- condividere strumenti tecnici (schede professionali, liste di lavoratori, standard formativi) che consentano una gestione del fenomeno basata su un linguaggio comune tra il paese di origine e il paese di destinazione. 
(Fonte: Ministero Lavoro e solidarietà sociale)

 

Cosa si intende invece per "condizione di reciprocità"?

"La condizione di reciprocità trova applicazione nei rapporti di diritto privato che non hanno una diversa disciplina specifica. Il ricorso a tale istituto comporta che allo straniero venga assicurato lo stesso trattamento riservato ai cittadini italiani solo se un trattamento identico è garantito ai cittadini italiani nello Stato estero da cui proviene lo straniero. La condizione di reciprocità si applica anche alle persone giuridiche straniere (associazioni, fondazioni, società). Ai sensi dell'art. 1 del Regolamento di attuazione (D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394, così come modificato con il D.P.R. del 18 ottobre 2004 n. 334), l'accertamento della condizione di reciprocità non è richiesto per i cittadini stranieri ( e per i loro familiari) titolari della carta di soggiorno o di un permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato, di lavoro autonomo, per l'esercizio di un'impresa familiare, per motivi di famiglia, umanitari o di studio. Sono inoltre dispensati dalla verifica della condizione di reciprocità: i cittadini comunitari e dei Paesi E.F.T.A. (ovvero, in aggiunta ai Paesi UE, l'Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia) e gli apolidi ed i rifugiati, regolarmente residenti in territorio italiano da almeno tre anni. Per le persona giuridiche o per le persone fisiche straniere in possesso di un titolo di soggiorno diverso da quelli sopra indicati e provenienti da Stati che non hanno concluso con l'Italia accordi in materia di diritti civili, il rispetto della condizione di reciprocità viene, in particolare, richiesto per gli acquisti immobiliari, l'esercizio di attività autonome e libere professioni, nonché per la costituzione e/o la partecipazione societaria. Si procede, inoltre, all'accertamento della condizione di reciprocità per convertire le patenti di guida possedute da coloro che risiedono in Italia da oltre un anno (in caso di mancato rispetto di tale condizione è, invece, necessario sostenere nuovamente l'esame di guida). Non si procede all'accertamento della condizione di reciprocità per quanto riguarda la proponibilità dell'azione civile per i risarcimenti dei danni subiti dal cittadino extracomunitario."

 

Cosa si intende per "Accordo di riammissione"?

L'Italia dal 1996 ha iniziato a stipulare una serie di accordi bilaterali con paesi stranieri Ue ed extraUe finalizzati alla riammissione nei territori di provenienza di persone clandestine, ovvero non legittimate ad entrare e soggiornare nel nostro Paese. In base a tali accordi gli Stati si impegnano a riammettere i propri cittadini entrati in Italia privi delle condizioni legali. Unico presupposto necessario è l'accertamento della nazionalità dell'immigrato che si vuole riconsegnare (fanno fede i documenti di viaggio, la carta d'identità o il certificato di nazionalità). Nei casi in cui non siano disponibili documenti, l'immigrato viene sottoposto ad una audizione presso la più vicina rappresentanza diplomatica del Paese che dovrebbe riammetterlo. Lo stesso trattamento viene applicato per i cittadini di Paesi terzi: se un immigrato è entrato clandestinamente in Italia passando, ad esempio, per la Macedonia, questa avrà l'obbligo di riammetterlo

 

Cosa si intende per "Accordi di riammissione a livello comunitario"?

Accordi di riammissione vengono, infine, stipulati anche a livello comunitario e costituiscono uno degli strumenti principali adottati dall'Unione Europea per contrastare il fenomeno dell'immigrazione illegale. Sono stati finora conclusi accordi con Hong Kong (novembre 2001), Macao (ottobre 2002), Sri Lanka (maggio 2002) e Albania (novembre 2002), mentre sono attualmente in corso i negoziati per concludere accordi con Marocco, Russia, Pakistan, Ucraina, Algeria, Cina e Turchia. 
Dal livello di collaborazione instaurata dipende la natura delle relazioni che l'Unione intrattiene col paese terzo interessato. In particolare, una cooperazione insufficiente può pregiudicare gli aiuti tecnici e finanziari che normalmente l'Europa destina ai Paesi in difficoltà nell'ambito della cooperazione allo sviluppo

 

(ultimo aggoirnamento: 30 novembre 2015)