​Apolidia

Calcolare con precisione il numero effettivo degli apolidi è un'operazione complessa, poiché molti governi non hanno censito gli apolidi che risiedono entro i propri confini. Si stima tuttavia che attualmente la popolazione apolide comprenda circa 9 milioni di persone in tutto il mondo.

Secondo il diritto internazionale è apolide una persona che "nessun Stato considera come suo cittadino in applicazione della legislazione (art. 1, Convenzione del 1954 relativa allo Statuto degli apolidi). 

L'art. 1 della citata Convenzione assicura la protezione agli apolidi secondo il principio enunciato dall'art. 15 della dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948 che garantisce a tutti la cittadinanza e fa divieto di toglierla. 
Tale definizione nella sua brevità non esaurisce tutte le ipotesi e le problematiche che si presentano nella pratica 
Essa non comprende i cosiddetti apolidi di fatto, ossia persone che non possono provare la loro nazionalità, o la cui cittadinanza è contestata da uno o più Paesi.

Oggi la nozione di apolidia si intende anche nel suo senso esteso, per comprendere anche le persone che non possiedono una condizione di una "nazionalitá effettiva" e che di conseguenza non possono godere dei diritti legati alla cittadinanza.

Si parla di apolidia originaria quando una persona è nata priva di cittadinanza, di apolidia derivata quando l'ha persa senza averne riacquistata un'altra, di apolidia di fatto quando pur senza aver perduto la cittadinanza non fruisce della protezione che il proprio stato garantisce agli altri cittadini (es. il rifugiato). 
In Italia la condizione dell'apolide è regolata, per quanto concerne i diritti civili, dall'art. 29 delle disposizioni sulla legge in generale che recita: "Se una persona non ha cittadinanza, si applica la legge del luogo dove risiede in tutti i casi nei quali dovrebbe applicarsi la legge nazionale".

Ai sensi dell'articolo 1 del Testo Unico Immigrazione "Il presente testo unico, in attuazione dell'articolo 10, secondo comma, della Costituzione, si applica, salvo che sia diversamente disposto, ai cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea e agli apolidi, di seguito indicati come stranieri." 
A livello pubblicistico quindi l'apolide viene equiparato allo straniero ed è pertanto soggetto a permessi e limitazioni per quanto riguarda il suo soggiorno e se del caso, ad espulsione pur essendone vietata l'estradizione nei casi in cui non è consentita per i cittadini stranieri.

"La situazione in cui vive un apolide - che non gode della protezione legale di nessuno stato - è molto simile a quella di un rifugiato perché entrambi necessitano di protezione internazionale. L'UNHCR pertanto protegge frequentemente gli apolidi, benché all'Agenzia non sia riservato espressamente alcun ruolo in materia dalla Convenzione del 1954. Comunque, per la vicinanza concettuale dello status dell'apolide e dello status di rifugiato, l'UNHCR ha assunto il ruolo primario di promuovere l'adesione degli stati alla Convenzione del 1954." (dal sito ufficiale dell' UNHCR- Alto Commissariato delle Nazioni Unite per I Rifugiati)

 

Quando si verificano ipotesi di apolidia originaria?

L'apolidia è originaria quando un individuo è apolide dalla nascita e quindi non ha mai goduto dei diritti e non è mai stato soggetto ai doveri derivanti dall'essere cittadino/a di un determinato stato. 
Un esempio di apolidia originaria può essere quella dei cosiddetti bedoun, una popolazione numericamente considerevole in alcuni paesi della penisola araba, fra i quali il Kuwait. I bedoun (parola che significa "senza") del Kuwait vivono da generazioni in questo stato, ed hanno perso ogni legame giuridico con gli stati di provenienza dei loro antenati. Non hanno però potuto acquistare la cittadinanza del paese in cui risiedono - e dove molti di loro sono anche nati - e sono pertanto apolidi. I loro figli ‘ereditano' anch'essi, alla nascita, l'apolidia dei padri

 

Quando si verificano ipotesi di "apolidia derivata"? 

L'apolidia derivata si riscontra quando, per esempio, uno stato decide di penalizzare alcuni individui o delle categorie di cittadini per motivi etnici, politici, etc., e ritira loro la cittadinanza. Gli individui possono anche diventare apolidi a causa di pratiche amministrative difettose, dell'incapacità o del rifiuto di uno Stato di assicurare la registrazione delle nascite, o a causa dei conflitti tra il diritto di nazionalità dei diversi paesi, soprattutto quando l'uno aderisce al principio dello jus sanguinis (cittadinanza fondata sulla ascendenza) e l'altro si conforma al principio dello jus soli (cittadinanza basata sul luogo di nascita). Infine, una persona può rinunciare volontariamente alla sua nazionalità e non averne ottenuto una nuova al momento in cui la sua rinunzia ha già preso effetto

 

Come si viene riconosciuti apolidi? 

La certificazione di apolidia viene rilasciata dal Ministero dell'interno su richiesta dell'interessato, mediante una procedura amministrativa la cui richiesta va fatta tramite la questura competente. 
La normale documentazione da allegare per la presentazione dell'istanza è: 
a) atto di nascita; 
b) documentazione relativa la residenza in Italia; 
c) ogni documento idoneo a documentare lo stato di apolide. 
A seconda dei casi il Ministero può richiedere altri documenti. 
In alternativa alla procedura amministrativa - o a seguito di diniego da parte del Ministero dell'Interno - è possibile instaurare un vero e proprio contenzioso giudiziario e, quindi, iniziare una causa civile per l'accertamento dello status di apolide rivolgendosi al Tribunale civile ordinario del luogo dove si ha la residenza

 

Quali particolari diritti e obblighi ha un apolide? 
Qui si possono ricordare alcune particolarità. 
L'apolide che risieda legalmente da almeno 5 anni nel territorio della Repubblica, ha diritto di richiedere la cittadinanza. 
L'apolide che risiede legalmente nel territorio della Repubblica, è soggetto agli obblighi del servizio militare e all'esercizio dei diritti civili. 
L'espulsione di un apolide è consentita soltanto per motivi di sicurezza nazionale o d'ordine pubblico

 

E' vero che chi nasce in Italia da genitori senza alcuna cittadinanza o senza possibilità di avere la cittadinanza dei propri genitori perché nasce fuori dal loro Paese acquista da subito la cittadinanza italiana? 
Sì. Normalmente in base al principio generale della legge sulla cittadinanza italiana (L. 91/92) chi nasce in Italia segue per discendenza la cittadinanza dei propri genitori. L'articolo 1 commi 1 e 2 della stessa legge sulla cittadinanza italiana pone però una deroga al visto principio, prevedendo che 
"1. È cittadino per nascita: a) [....] b) chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi. ovvero se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono. 2. È considerato cittadino per nascita il figlio di ignoti trovato nel territorio della Repubblica, se non venga provato il possesso di altra cittadinanza." 
In altre parole, si prevede che in Italia non é possibile nascere apolidi, ossia privi di alcuna cittadinanza, e che se non é possibile attribuire una cittadinanza per discendenza al neonato in Italia viene attribuita la cittadinanza italiana 

 

Un apolide, riconosciuto come tale a seguito di procedura amministrativa o con sentenza del Tribunale, può lavorare? Deve chiedere il nulla osta al lavoro? 
All'apolide riconosciuto in Italia come tale viene rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari che abilita allo svolgimento dell'attività lavorativa, sia subordinata che autonoma ai sensi dell'art.14, comma 1.lett. c) del DPR 394/99 come modificato dal DPR 334/04. 
In caso di assunzione da parte di un datore di lavoro non sarà, pertanto necessario richiedere alcun nulla osta al lavoro, essendo sufficiente la comunicazione di assunzione