Cittadinanza italiana e apolidia

 

  • TAR Lazio Sentenza del 18 ottobre 2016 pubblicata il 9 novembre 2016 n. 11115: l'Amministrazione, dopo aver puntualmente contestato nell'atto di preavviso di diniego allo straniero richiedente la cittadinanza, una inadeguatezza reddituale relativa agli anni 2009, 2010 e 2011, non ha affatto tenuto conto, nell'adottare il conclusivo provvedimento di diniego, di quanto ebbe a comunicare il richiedente medesimo con la trasmissione dei modelli CUD degli anni 2010, 2011 e 2012 
  • TAR Lazio Sentenza del 19 luglio pubblicata il 29 settembre 2016 n. 9973: nei casi in cui il diniego di cittadinanza è fondato su ragioni inerenti la sicurezza della Repubblica, il provvedimento di diniego è sufficientemente motivato, ai sensi dell'art. 3 della legge n. 241 del 1990, quando consente di comprendere l'iter logico seguito dall'amministrazione nell'adozione dell'atto, non essendo necessario che vengano espressamente indicate tutte le fonti ed i fatti accertati sulla base dei quali è stato reso il parere negativo 
  • TAR Lazio Sentenza del 19 luglio pubblicata il 27 settembre 2016 n. 9947: il reato di lesioni, di cui all'art. 582 del codice penale, essendo prevista la pena edittale massima di tre anni, rientra nelle fattispecie ostative di cui all'art. 6, lettera b), della legge n. 91 del 1992, per cui è precluso l'acquisto della cittadinanza in presenza di condanne per delitti non colposi per i quali la legge preveda una pena edittale non inferiore nel massimo a tre anni di reclusione. Si deve, infatti, ritenere, che le fattispecie ostative di cui all'art. 6, pur essendo espressamente indicate con riferimento alla cittadinanza richiesta ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 91 del 1992 (coniuge di cittadino italiano), siano applicabili a fortiori anche alla cittadinanza richiesta ai sensi dell'articolo 9, lettera f), della legge n. 91 del 1992. Inoltre, anche al fine del sindacato sulla ragionevolezza della valutazione operata dall'Amministrazione, si deve considerare, al di là della scarsa entità della pena inflitta, motivata nella sentenza - depositata in giudizio dalla stessa difesa ricorrente- soprattutto in relazione alla incensuratezza dell'imputato, che il fatto è stato commesso nei confronti della figlia e della ex moglie. Tali circostanze, in particolare, appaiono incompatibili con il rispetto delle regole della convivenza civile e con la piena condivisione dei valori della comunità nazionale
  • Consiglio di Stato Sentenza del 21 luglio pubblicata il 25 agosto 2016 n. 3696: l'appellante – cittadino indiano che ha vissuto sin dal 1979 in Svizzera – in data 16 marzo 1990 ha contratto matrimonio con una cittadina italiana. In data 24 giugno 2008, egli – per il tramite del consolato italiano in Svizzera - ha chiesto al Ministero dell'Interno il rilascio della concessione della cittadinanza italiana, ai sensi dell'art. 5 della legge n. 91 del 1992, ma l'interessato risultava indagato in Svizzera «per associazione criminale, bancarotta, riciclaggio, traffico di stupefacenti, manodopera irregolare», e il Ministero ha ben potuto valutare – come ragioni ostative – sia le indagini svolte dalle autorità svizzere, sia la condanna per un reato commesso in Romania nel 1991, poiché possono essere considerati elementi ostativi alla concessione della cittadinanza italiana anche le pendenze di giudizi penali nei confronti del richiedente (anche presso uno Stato estero)
  • TAR Lazio Sentenza del 21 giugno 2016 pubblicata il 2 agosto 2016 n. 8967: per essere impeditiva al rilascio della cittadinanza, la carenza del linguaggio verbale nello straniero, tale da dimostrare la non conoscenza della lingua italiana e tale da provocare il non completo inserimento nel contesto sociale del territorio nel quale vive, deve poter essere verificata con adeguatezza in sede di istruttoria ed accompagnata, in caso di diniego, con la relativa congrua motivazione, in particolar modo quando, come è avvenuto nel caso in esame, lo straniero istante, stimolato alla integrazione documentale in sede di procedura di preavviso di diniego, offra all'Amministrazione procedente elementi di approfondimento che meritano di essere attentamente vagliati. Nel caso in esame, dalla documentazione depositata ed offerta in esame all'Amministrazione nel corso dell'istruttoria, in seguito alla trasmissione del preavviso di diniego (come la stessa Amministrazione precisa nell'atto qui principalmente impugnato), piuttosto che essere considerata semplicisticamente non utile alla valutazione circa la meritevolezza dello straniero ad ottenere la cittadinanza italiana, avrebbe dovuto essere attentamente vagliata dagli uffici procedenti (all'esito di un accertamento approfondito e condotto con l'ausilio di personale specializzato, indispensabile al fine di raggiungere la certezza che l'elemento ostativo della "scarsa conoscenza della lingua italiana" effettivamente sussista), con la conseguenza che, qualora si fosse confermato il giudizio di non meritevolezza, l'Amministrazione avrebbe dovuto darne specifico ed analitico conto nella motivazione del provvedimento di diniego, piuttosto che limitarsi considerare cripticamente non utili gli elementi di giudizio copiosamente offerti dall'interessato atteso che "non forniscono ulteriori nuovi elementi di valutazione". In realtà il ricorrente già in sede procedimentale (ex art. 10 bis della legge n 241/1990) aveva dimostrato di aver frequentato con esito positivo un corso di lingua italiana finalizzato ad ottenere la certificazione del livello A2; dall'altro, che successivamente all'impugnato decreto aveva frequentato un altro corso linguistico accreditato presso dalla Regione Veneto
  • TAR Lazio Sentenza del 17 maggio - 11 luglio 2016 n. 7925: in presenza della classifica di riservatezza sugli atti istruttori preordinati all'adozione del decreto recante il diniego di concessione della cittadinanza, correttamente l'Amministrazione omette di indicarne il contenuto, al fine di non estendere la loro conoscenza a soggetti privi della prescritta abilitazione rilasciata dall'Autorità preposta alla tutela del segreto di Stato. Tuttavia, nel rispetto del principio del contraddittorio e, quindi, di parità delle parti di fronte al giudice (c.d. parità delle armi), la conoscenza del documento deve essere comunque consentita in corso di giudizio al difensore dello straniero. In sostanza, in presenza di informative con classifica di "riservato" il richiamo ob relationem al contenuto delle stesse può soddisfare le condizioni di adeguatezza della motivazione, mentre l'esercizio dei diritti di difesa e la garanzia di un processo equo restano soddisfatti dall'ostensione in giudizio delle informative stesse con le cautele e garanzie previste per la tutela dei documenti classificati da riservatezza. Il mancato adempimento all'ordinanza istruttoria è, inoltre, anche in contrasto con l'art.113 della Costituzione. E difatti se fosse consentito all'amministrazione addebitare a taluno una data condotta (pur contrastante con i valori repubblicani) senza poi fornirne, in sede processuale, indizio alcuno a sostegno della stessa, ci si troverebbe di fronte ad un atto, sostanzialmente, inoppugnabile (o, il che è lo stesso, nei cui confronti sarebbe inutile gravarsi); e tanto con chiara violazione della norma costituzionale sopra richiamata e con la giurisprudenza del Giudice delle Leggi che da tempo ha affermato che il diritto alla tutela giurisdizionale va annoverato "tra i principi supremi del nostro ordinamento costituzionale, in cui è intimamente connesso con lo stesso principio di democrazia l'assicurare a tutti e sempre, per qualsiasi controversia un giudice e un giudizio"
  • TAR Lazio Sentenza del 17 maggio - 11 luglio 2016 n. 7922: la concessione della cittadinanza italiana – lungi dal costituire per il richiedente una sorta di diritto che il Paese deve necessariamente e automaticamente riconoscergli ove riscontri la sussistenza di determinati requisiti e l'assenza di fattori ostativi – rappresenta il frutto di una meticolosa ponderazione. Si tratta, altrimenti detto, di apprezzare, oltre alla residenza decennale ed all'inesistenza di fattori ostativi, la sussistenza di ulteriori elementi che giustificano la concessione e motivano "l'opportunità di tale concessione". E tanto anche al fine di evitare che, attraverso il conferimento dello status civitatis, lo straniero, che non rinuncia nel contempo alla cittadinanza di origine, possa divenire cittadino, pur non condividendo integralmente l'appartenenza alla Comunità nazionale. ). A tanto poi va aggiunto che l'attuale momento storico di allarmante recrudescenza di fenomeni terroristici ed estremisti d'ispirazione nazionalista o religiosa rende ancor più comprensibile la particolare prudenza e cautela che ispira l'azione amministrativa nel settore de quo 
  • TAR Toscana Sentenza del 27 aprile - 12 maggio 2016 n. 822: il ricorrente (allo stato detenuto in carcere) al quale è stato notificato il decreto di conferimento della cittadinanza italiana (emesso con decreto del Presidente della Repubblica in data 21 maggio 2015), ha impugnato il provvedimento del Sindaco del Comune di Gallicano il quale, agendo quale Ufficiale di Stato Civile, ha opposto (alla richiesta dell'interessato) di non poter procedere alla ricezione del giuramento prescritto dall'art. 10 della legge 5 febbraio 1992 n. 91, poiché il cittadino albanese non ha più la residenza legale in Italia a seguito del decreto del 19 gennaio 2015 con cui il Questore di Lucca gli aveva revocato il permesso di soggiorno
  • TAR Piemonte Sentenza del 20 aprile - 6 maggio 2016 n. 605: la concessione della cittadinanza per matrimonio, disciplinata dall'art. 5 l. n. 91 del 1992, attiene ad una situazione giuridica soggettiva avente la consistenza di diritto soggettivo. In tale ambito, l'unica causa preclusiva alla concessione della cittadinanza, che risulta essere demandata alla valutazione discrezionale della competente amministrazione, è quella di cui all'art. 6 comma 1 lett. c), l. n. 91 del 1992, ossia la sussistenza, nel caso specifico, di " comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica ". Soltanto in tale evenienza la citata situazione di diritto soggettiva risulta affievolita in interesse legittimo, con conseguente radicamento della giurisdizione in capo al giudice amministrativo. Le altre cause preclusive, invece, non richiedendo alcuna valutazione discrezionale da parte dell'Amministrazione, determinano il mantenimento della giurisdizione in capo al giudice ordinario. Alla luce di tali principi, il ricorso in esame, afferente ad una fattispecie di diniego di concessione della cittadinanza adottato ai sensi dell'art. 6 comma 1 lettera b) della L. 91/1992, va dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, sussistendo sulla controversia in esame la giurisdizione del giudice ordinario
  • TAR Lazio Sentenza del 15 marzo - 1° aprile 2016 n. 4011: il ricorrente - che già, in sede di osservazioni al preavviso di rigetto ex art.10 bis l. n.241 del 1990, aveva ritenuto frutto di una possibile omonimia ovvero di errore di identificazione la condanna sub lett.a) - sostiene in gravame l'erroneità delle risultanze del Casellario consultato dalla resistente Amministrazione affermando che l'Ufficio della Procura della Repubblica di Treviso ha fatto degli accertamenti che hanno indotto ad appurare l'esistenza di una sola condanna (e cioè quella sub lett. b) provvedendo, di conseguenza, alla cancellazione dell'altra (riguardante altro soggetto con egual nome e cognome ma con estremi di nascita diversi);e conseguentemente, pur riconoscendo che l'amministrazione è titolare di un ampio potere discrezionale ai fini della concessione dell'invocato status civitatis, deduce che nel caso di specie il provvedimento difetta di una adeguata istruttoria traendo sostegno in un quadro della sua posizione giudiziaria errato ed essendo mancato il necessario e corretto bilanciamento con tutti gli altri elementi valutativi costituiti da una sua permanenza datata nel territorio italiano, dallo svolgimento di regolare attività lavorativa e, in definitiva, dalla presenza di una personalità totalmente integrata nel contesto sociale
  • TAR Lazio Sentenza del 12 novembre 2015 - 7 marzo 2016 n. 2917: la guida in stato di ebbrezza, oltre a provocare un forte allarme sociale è, pur se non grave con riferimento alla pena edittale, connotato da un particolare disvalore rispetto ai principi fondamentali della convivenza all'interno dello Stato, essendo posto come tutela anticipata della pubblica incolumità, e quindi legittima il diniego di concessione della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 12 novembre 2015 - 7 marzo 2016 n. 2916: il ricorso avverso il diniego di concessione della cittadinanza è fondato con riferimento ai dedotti profili di difetto di istruttoria in relazione ai presupposti di fatto del provvedimento, in quanto il rapporto informativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Parma in data 14 marzo 2007, pur riferendosi nell'oggetto all'odierno ricorrente, menziona una segnalazione alla Procura della Repubblica di Parma riguardante una persona diversa per nome e data di nascita
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 22 ottobre 2015 - 2 febbraio 2016 n. 140: l'iscrizione tardiva di un minore presso un comune italiano può considerarsi non pregiudizievole ai fini dell'acquisto della cittadinanza italiana ai sensi dell'art. 4, comma 2 della l. 91/92, ove vi sia una documentazione atta a dimostrare la presenza del minore nel nostro Pese nel periodo antecedente la regolarizzazione anagrafica
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 20 - 28 gennaio 2016 n. 29: la mera acquisizione del dato storico della pregressa condanna non è di per sé idonea a giustificare il diniego. Deve infatti escludersi qualsiasi rapporto di automatismo fra esistenza del precedente penale in questione e rifiuto della naturalizzazione, di talché l'amministrazione resistente avrebbe comunque dovuto esternare le proprie valutazioni e, segnatamente, indicare le ragioni in forza delle quali una condanna risalente e relativa ad un fatto non grave (anche in relazione alle osservazioni circa il contesto nel quale il fatto si è svolto come rappresentato dall'istante in sede di partecipazione procedimentale) avrebbe reso inopportuna la naturalizzazione sotto il profilo della tutela dell'invocato interesse pubblico alla tutela dell'ordinamento interno, tenuto conto del tempo trascorso dalla commissione del reato e della condotta di vita complessivamente tenuta dal richiedente (in Italia con regolare titolo di soggiorno da oltre venti anni all'atto del diniego, sposato con figli, fornito di reddito e proprietario di casa di abitazione)
  • TAR Lazio Sentenza del 17 dicembre 2015 - 26 gennaio 2016 n. 1140: "la mancata risposta alle reiterate ordinanze istruttorie comporta –essendo il provvedimento impugnato basato su un assunto (l'emersione istruttoria di elementi attinenti la sicurezza della Repubblica tali da non renderne opportuna la concessione della cittadinanza) rivelatosi, di fatto, privo del minimo supporto e, dunque, apodittico- quale soluzione processualmente obbligata, l'accoglimento del gravame e l'effetto conformativo dallo stesso riveniente, che non consente all'amministrazione (che rimane tenuta a definire l'istanza del ricorrente e dunque a rinnovare il potere già esercitato) di denegare la concessione invocata sulla base del medesimo iter motivazionale che questo giudice ha reputato illegittimo cassando l'atto che dallo stesso iter traeva sostegno e supporto"
  • TAR Lazio Sentenza del 17 dicembre 2015 - 26 gennaio 2016 n. 1139: il reato di rissa, nell'ipotesi aggravata di cui al secondo comma dell'art 588, essendo prevista la pena edittale massima di cinque anni, rientra nelle fattispecie ostative di cui all'art 6 lettera b) della legge n. 91 del 1992, per cui è precluso l'acquisto della cittadinanza in presenza di condanne per delitti non colposi per i quali la legge preveda una pena edittale non inferiore nel massimo a tre anni di reclusione. Si deve , infatti, ritenere, che le fattispecie ostative di cui all'art articolo 6, pur essendo espressamente indicate con riferimento alla cittadinanza richiesta ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 91 del 1992 (coniuge di cittadino italiano), siano applicabili a fortiori anche alla cittadinanza richiesta ai sensi dell'articolo 9 lettera f) della legge n. 91 del 1992
  • TAR Lazio Sentenza del 26 novembre 2015 – 25 gennaio 2016 n. 952:  é del tutto ragionevole che l'Amministrazione eserciti con cautela il proprio potere di concedere la cittadinanza. A tanto poi va aggiunto che l'attuale momento storico di allarmante recrudescenza di fenomeni terroristici ed estremisti d'ispirazione sedicente nazionalista e/o religiosa rende ancor più comprensibile la particolare prudenza e cautela che ispira l'azione amministrativa nel settore de quo
  • TAR Lazio Sentenza del 17 dicembre 2015 - 18 gennaio 2016 n. 450: la complessiva valutazione della p.a. in base alla quale ha formulato il diniego della concessione della cittadinanza per presenza di procedimenti e precedenti penali è stata tratta su elementi cui, nell'economia del giudizio, è stato assegnato un significativo rilievo ma che si sono rivelati - già alla data di adozione del decreto di reiezione - non confermati dal dato reale
  • TAR Lazio Sentenza dell'11 dicembre 2015 - 18 gennaio 2016 n. 440: il ricorrente, pur riconoscendo che l'amministrazione è titolare di un ampio potere discrezionale ai fini della concessione dell'invocato status civitatis, deduce che nel caso di specie il provvedimento difetta di una adeguata istruttoria e di una valida componente motivazionale trovando supporto esclusivamente nella pendenza di un procedimento penale per un reato, oltremodo di tenue allarme sociale, non ancora definito ed essendo mancato il necessario bilanciamento con tutti gli altri elementi valutativi costituiti da una sua permanenza datata nel territorio italiano, dallo svolgimento di regolare attività lavorativa e, in definitiva, dalla presenza di una personalità totalmente integrata nel contesto sociale. In particolare, ed a conforto delle deduzioni rassegnate, il ricorrente evidenzia che pochi mesi dopo (il 23.12.2014) l'adozione del provvedimento ministeriale (07.4.2014) è stata emessa sentenza con la formula di non doversi procedere essendo i reati estinti per remissione della querela
  • TAR Lazio Sentenza del 26 novembre 2015 - 4 gennaio 2016 n. 27: il reato di guida in stato di ebbrezza, oltre a provocare un forte allarme sociale è, pur se non grave con riferimento alla pena edittale, connotato da un particolare disvalore rispetto ai principi fondamentali della convivenza all'interno dello Stato, essendo posto come tutela anticipata della pubblica incolumità, e pertanto giustifica il diniego della domanda di concessione della cittadinanza per residenza
  • TAR Lazio Sentenza del 26 novembre - 16 dicembre 2015 n. 14128: il ricorrente, pur riconoscendo che l'amministrazione è titolare di un ampio potere discrezionale ai fini della concessione dell'invocato status civitatis, deduce che nel caso di specie il provvedimento difetta di una adeguata istruttoria e di una valida componente motivazionale trovando supporto esclusivamente nella pendenza di un procedimento penale per un reato, oltremodo di tenue allarme sociale, non ancora definito ed essendo mancato il necessario bilanciamento con tutti gli altri elementi valutativi costituiti da una sua permanenza datata nel territorio italiano, dallo svolgimento di regolare attività lavorativa e, in definitiva, dalla presenza di una personalità totalmente integrata nel contesto sociale. In particolare, ed a conforto delle deduzioni rassegnate, il ricorrente evidenzia che pochi giorni dopo (il 21.11.2013) l'adozione del provvedimento ministeriale (07.11.2013) è stato emesso decreto di archiviazione del citato procedimento penale rilevando che "il fatto non costituisce reato"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 22 - 23 ottobre 2015 n. 4887: "si prende atto dei dati forniti dalla difesa dell'Amministrazione, i quali in effetti confermano che il numero di domande di cittadinanza è andato crescendo negli ultimi due decenni, sino a superare – per ora – la quota di centomila istanze per anno. Ma proprio perché si tratta di un fenomeno di lungo periodo, e altresì in crescita costante, esso non può essere addotto come scusante della sistematica violazione dei termini stabiliti per la conclusione dei procedimenti. Si dovrebbero, semmai, adottare le misure più opportune, che non spetta a questo Collegio indicare, ma che potrebbero consistere, ad esempio, nel potenziamento degli uffici addetti; ovvero nello snellimento delle procedure; o anche nella previsione di termini più realistici e più aderenti alla reale capacità di evasione delle pratiche in parola"
  • TAR Lazio Sentenza del 9 luglio - 30 settembre 2015 n. 11464: in materia di concessione di cottadinanza la valutazione operata dagli uffici nel corso dell'istruttoria si estende non solo alla capacità dello straniero di ottimale inserimento nella comunità nazionale nei profili dell'apporto lavorativo e dell'integrazione economica e sociale, ma anche in ordine all'assenza di un vulnus per le condizioni di sicurezza dello Stato. Concetto, questo, che non è legato ad elementi ostativi quali condanne o precedenti penali o anche solo giudiziari a carico del richiedente, ma può riguardare anche solo specifiche frequentazioni dello straniero e l'appartenenza a movimenti che, per posizioni estremistiche, possano incidere sulle condizioni di ordine e di sicurezza pubblica (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 3 ottobre 2007, n. 5103; nonché T.A.R. Lombardia, Brescia, Sez. I, 30 ottobre 2012, n. 1749) o sulla condivisione dei valori che possano mettere in pericolo la comunità nazionale. Inoltre, la discrezionalità inerente alla concessione della cittadinanza tanto più dev'essere esercitata con la massima cautela, in quanto il relativo provvedimento, una volta emesso, non è suscettibile di revoca per effetto di una rinnovata valutazione discrezionale (cfr. di recente CdS, sez. III, 4 marzo 2015, n. 1084). E d'altra parte le doglianze imperniate sul difetto o sulla genericità della motivazione vanno disattese in quanto l'obbligo di motivazione si conforma alla natura del provvedimento e può comunque ritenersi assolto qualora esso contenga la chiara indicazione - pur in termini ridotti all'essenziale - della ragione ostativa all'accoglimento della domanda, ossia dei fatti o sospetti determinanti il diniego
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 18 giugno - 28 settembre 2015 n. 829: oggetto del ricorso è il silenzio-inadempimento dell'amministrazione sulla domanda di cittadinanza presentata dalla ricorrente il 15.10.2012 ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/92, silenzio che si assume protratto oltre il termine massimo (730 giorni dalla domanda) stabilito dall'art. 3 del DPR 362/94 per provvedere. L'amministrazione riferisce incontestatamente che il termine è rimasto interrotto fino alla integrazione documentale del 27 gennaio 2014, data di consegna del certificato penale del paese d'origine, che in domanda l'interessata si era riservata di presentare successivamente. Pertanto, il termine è decorso soltanto da tale ultima data (27 gennaio 2014), ed è tuttora pendente​ 
  • TAR Lazio Sentenza del 21 luglio - 14 settembre 2015 n. 11224: appare razionale, logico e non censurabile il giudizio negativo dell'amministrazione che, lungi dal presentarsi come invasivo delle scelte affettive e coniugali dell'istante, prende atto che un soggetto che - sebbene si trova in Italia dal 1987, ha più di sessanta anni, ha un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, svolge regolare attività lavorativa, percepisce un reddito che negli anni dal 2008 al 2010 ha oscillato tra €17.268,70 (Cud 2009) ed €19.333,93 (Cud.2011), e dunque un reddito non inferiore a quello di una larga fetta della popolazione italiana, vive con un nipote in un appartamento di proprietà comunale, non risulta avere nel territorio nazionale una c.d. "famiglia di fatto", - non avverte o quantomeno non ha mai manifestato l'intendimento di ricongiungersi nel Paese nel quale si sente totalmente integrato e che ha eletto a centro di riferimento dei suoi interessi personali, sociali e professionali (al punto di chiedere di acquisirne il relativo status civitatis) al proprio nucleo familiare di origine ed appartenenza. E' dunque del tutto condivisibile il dubbio che, in presenza di dette circostanze, la richiesta di naturalizzazione avanzata non sia convintamente contraddistinta da un serio sentimento di italianità che escluda interessi personali e speculativi (quali, ad esempio, quelli di poter fruire della protezione diplomatica e consolare italiana in qualsiasi parte del mondo; ovvero di poter trasmettere la cittadinanza così conseguita ai figli minori, ecc.) sottostanti alla concessione dello status di cui trattasi. Né tale giudizio si rivela inadeguato sotto l'aspetto motivazionale; al riguardo la discrezionalità dell'Amministrazione in tema di concessione della cittadinanza italiana non può che tradursi in un apprezzamento di opportunità circa lo stabile inserimento dello straniero nella comunità nazionale, condotto sulla base di un complesso di circostanze, atte a dimostrare l'integrazione del soggetto interessato nel tessuto sociale sotto ogni profilo comportamentale
  • TAR Lazio Sentenza del 9 luglio - 1° settembre 2015 n. 10986: la tesi del ricorrente, che ritiene prive di fondamento le risultanze dell'istruttoria svolte dall'amministrazione, sarebbe condivisibile qualora il Ministero, nel determinarsi alla reiezione dell'istanza di acquisto della cittadinanza italiana, si fosse basato su una lettera anonima o comunque su informazioni pervenute da fonte privata e d'incerta affidabilità. Nel caso in esame, tuttavia, le comunicazioni del Ministero, pur redatte con il linguaggio indiretto che si usa in casi del genere, sono state acquisite tramite i servizi informativi e dunque si tratta di notizie pervenute dagli organismi preposti ai servizi di sicurezza dello Stato. Si tratta di notizie di fonte ufficiale, raccolte e vagliate da detti organismi pubblici nell'esercizio delle loro funzioni istituzionali; sulla cui attendibilità non è dato ragionevolmente dubitare, sia perché come detto provengono dagli organi specificamente preparati e adibiti alle indagini della specie sia perché alcun certo e sicuro elemento contrario è stato prodotto dalla parte in proposito. Non può dunque essere ravvisato alcun vizio nell'operato del Ministero dell'Interno, che si è basato su quelle indagini ed ha prestato fede alla loro provenienza istituzionale (cfr. Consiglio di Stato sez. III, 28 novembre 2011 n. 6289) né sarebbe stata opportuna l'esternazione di maggiori dettagli.
  • TAR Lazio Sentenza del 14 maggio - 29 luglio 2015 n. 10452: può affermarsi, quale principio di diritto, nei casi in cui il diniego di cittadinanza è fondato su ragioni inerenti la sicurezza della Repubblica, che il provvedimento di diniego è sufficientemente motivato, ai sensi dell'art. 3 della legge 7 agosto 1990 n. 241, quando consente di comprendere l'iter logico seguito dall'Amministrazione nell'adozione dell'atto, non essendo necessario che vengano espressamente indicate tutte le fonti ed i fatti accertati sulla base dei quali è stato reso il parere negativo. Gli accertamenti sulla sicurezza pubblica sono, infatti, naturalmente riservati e quando non sono posti a base di misure limitative della libertà o di altri diritti costituzionalmente garantiti ma danno luogo alla formulazione di una valutazione riferibile al potere sovrano dello Stato di ampliare il numero dei propri cittadini (e che può essere risollecitata dopo cinque anni dall'emanazione del diniego, ai sensi dell'art. 8, comma 1, della legge n. 91 del 1992), ben possono essere esternati con formule sintetiche che, piuttosto che configurarsi meramente apodittiche, hanno l'obiettivo di evitare il disvelamento di notizie che potrebbero compromettere indagini di polizia in corso 
  • TAR Lazio Sentenza del 28 maggio - 7 luglio 2015 n. 9092: può affermarsi, quale principio di diritto, nei casi in cui il diniego di cittadinanza è fondato su ragioni inerenti la sicurezza della Repubblica, che il provvedimento di diniego è sufficientemente motivato, ai sensi dell'art. 3 della legge 7 agosto 1990 n. 241, quando consente di comprendere l'iter logico seguito dall'Amministrazione nell'adozione dell'atto, non essendo necessario che vengano espressamente indicate tutte le fonti ed i fatti accertati sulla base dei quali è stato reso il parere negativo. Gli accertamenti sulla sicurezza pubblica sono, infatti, naturalmente riservati e quando non sono posti a base di misure limitative della libertà o di altri diritti costituzionalmente garantiti ma danno luogo alla formulazione di una valutazione riferibile al potere sovrano dello Stato di ampliare il numero dei propri cittadini (e che può essere risollecitata dopo cinque anni dall'emanazione del diniego, ai sensi dell'art. 8, comma 1, della legge n. 91 del 1992), ben possono essere esternati con formule sintetiche che, piuttosto che configurarsi meramente apodittiche, hanno l'obiettivo di evitare il disvelamento di notizie che potrebbero compromettere indagini di polizia in corso
  • TAR Lazio Sentenza dell'11 giugno - 6 luglio 2015 n. 9000: la Prefettura di Cuneo ha ritenuto inaccoglibile l'istanza del ricorrente per "la mancanza del requisito di residenza continuativa sul territorio nazionale per la durata di dieci anni, in quanto in data 30.7.2007 è stato cancellato dal comune di …per emigrazione in Albania". Ma così facendo ha ricollegato il possesso del requisito de quo non alla data di produzione della domanda di naturalizzazione ma a data alla stessa successiva e senza riservare considerazione o apprezzamento alcuno alla circostanza che, nell'arco di circa sette mesi, l'interessato è stato reiscritto nella stessa anagrafe dalla quale era stato cancellato per emigrazione nel Paese di origine; e cioè senza dare contezza motivazionale alcuna delle ragioni in forza delle quali detto spostamento per breve periodo fosse ritenuto pregiudizievole di una domanda che - alla luce, ovviamente, degli atti di causa - appariva supportata, al momento della relativa produzione, dal requisito decennale di cui si discute
  • TAR Puglia Sentenza del 19 marzo - 19 giugno 2015 n. 919: la lunghezza dei tempi processuali necessari per l'accertamento delle eventuali responsabilità penali, che si traduce ex art. 6, ult. comma della legge n. 91/92 nella sospensione del procedimento per l'acquisto della cittadinanza, non può risolversi in danno dell'interessato ogni qualvolta l'accertamento cui si perviene con sentenza passata in giudicato si riveli –come nella fattispecie- negativo e,quindi, favorevole per il ricorrente. Correttamente, pertanto, parte ricorrente pretende nella fattispecie all'esame che la valutazione dei requisiti necessari a conseguire la cittadinanza sia operata con riferimento alla normativa vigente ed alle condizioni esistenti al momento della presentazione della domanda, anche in ossequio al principio per cui tempus regit actum, ferma restando la permanenza in capo al richiedente dei necessari requisiti di buona condotta e di assenza di pericolosità in relazione alla sicurezza della Repubblica secondo le previsioni di cui al comma 1 dell'art.6 della richiamata legge n. 91/92. Tanto più che non osta a siffatta interpretazione l'attuale formulazione dell'art. 5 della stessa normativa, intervenuta con legge 94/2009, alla stregua della quale la condizione matrimoniale deve permanere fino all'emissione del decreto di concessione della cittadinanza; sia perché l'eccezionale ritardo nella decisione dell'istanza in questione (ben nove anni dopo) non è in alcun modo imputabile all'interessato, sia perché in ogni caso, secondo la stessa interpretazione suggerita dal Ministero competente (cfr. circolare del Ministero dell'interno emanata il 19.8.2009), alle istanze presentate prima della suddetta modifica deve essere applicata la normativa precedente.
  • Consiglio di Stato Sentenza del 4 - 15 giugno 2015 n. 2961: "il rilievo della scarsa conoscenza della lingua, unitamente a quello dell'ignoranza dei principi fondamentali dell'ordinamento dello Stato italiano, integra una ragione sufficiente a legittimare il provvedimento reiettivo controverso, siccome significativo di un grado insufficiente di integrazione nella collettività nazionale (che costituisce un presupposto indefettibile per la concessione della cittadinanza)"
  • TAR Lazio Sentenza del 26 febbraio - 26 marzo - 11 maggio 2015 n. 6618: il Collegio, in linea con recenti pronunce del Consiglio di Stato, ritiene che pur godendo l'Amministrazione di ampia discrezionalità del procedimento di concessione della cittadinanza - che si risolve nella immissione piena ed irreversibile nella comunità nazionale ed è pertanto un atto altamente rilevante e delicato - essa debba comunque fornire un'adeguata motivazione delle sue scelte, sindacabile sotto il profilo della congruità, della ragionevolezza e della proporzionalità, non potendo limitarsi alla mera menzione di precedenti penali se questi sono di modesta rilevanza e relativi a fatti lontani nel tempo e che, come è accaduto nel caso in esame, si siano addirittura conclusi con una sentenza di prescrizione pronunciata in sede di appello
  • TAR Lazio Sentenza del 9 aprile - 11 maggio 2015 n. 6616:  non giova alla parte ricorrente richiamare il fatto che il reato o i reati addebitatigli sono datati nel tempo e che per gli stessi l'amministrazione era a conoscenza che era stata avanzata istanza di riabilitazione, in quanto, in ogni caso, il comportamento dell'istante rimane valutabile come fatto storico e, quindi, può essere sempre ragionevolmente considerato come indicativo di una personalità non incline al rispetto delle norme penali e delle regole di civile convivenza, e tale da giustificare il diniego del rilascio della cittadinanza italiana
  • Consiglio di Stato Sentenza del 16 - 29 aprile 2015 n 2185: ferma restando la natura ampiamente discrezionale della concessione della cittadinanza, nel provvedimento ministeriale impugnato è assente qualsivoglia motivazione che espliciti le ragioni per le quali una condanna, risalente a quattordici anni prima e per un fatto punito nelle ipotesi più gravi solo con l'ammenda (guida in stato di ebbrezza), sia in sé ostativa al riconoscimento della cittadinanza, sicché non è dato comprendere, dalla lettura del provvedimento, in cosa si sostanzi, effettivamente e al di là di formule stereotipe, quella «valutazione complessiva dell'impatto che avrebbe sull'ordinamento l'attribuzione dello status civitatis, evitando che dalla concessione possa derivarne danno o nocumento all'ordinamento nazionale»
  • TAR Lazio Sentenza del 15 gennaio - 21 aprile 2015 n. 5785: non può costituire ragione di legittimità del provvedimento di diniego di rilascio del titolo di cittadino italiano in favore dello straniero oggi ricorrente la circostanza che egli, durante il colloquio svolto presso la Questura di Agrigento, non abbia dimostrato di conoscere a sufficienza la legislazione relativa alla struttura dell'ordinamento italiano, tenuto conto sia del modesto stato di alfabetizzazione del ricorrente (ammesso da lui stesso nel ricorso introduttivo) sia della rilevanza che detta conoscenza giuridica abbia sulla acquisibilità della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 29 gennaio -l 26 febbraio 2015 - 21 aprile 2015 n. 5782: si rammenta come anche da ultimo la giurisprudenza (anche penale) si sia attestata con chiarezza nel senso che l'intervenuta estinzione del reato non supera l'effetto ostativo alla concessione della cittadinanza italiana provocata dal precedente penale riportato dallo straniero specificando che "la peculiarità della riabilitazione rispetto alle altre cause di estinzione del reato (cfr. Cass. pen. 31089/2009, con riguardo alla causa di estinzione di cui all'art. 445 c.p.c., e Cass. pen. 35893/2012, con riguardo alla causa di cui all'art. 460 c.p.p., comma 5). Che, poi, la ricorrente abbia tenuto una buona condotta, è irrilevante in mancanza dell'emissione del provvedimento di riabilitazione, al quale soltanto fa riferimento la legge sulla cittadinanza" (così, da ultimo, Cass. pen., Sez. VI, 26 settembre 2014 n. 20399)
  • TAR Lazio Sentenza del 26 marzo - 15 aprile 5554: quando è presentata una istanza di concessione della cittadinanza, il Ministero ben può rilevare che nell'ultimo decennio vi sono state condotte penalmente rilevanti (e quindi espressive di una non compiuta integrazione dello straniero nella comunità nazionale), così come può valutare i fatti per periodi ancora maggiori ai dieci anni, ove le condotte siano ragionevolmente qualificabili come particolarmente gravi: principio, questo, del tutto condivisibile e che, a fortiori, può ricevere applicazione nel caso di specie atteso il rilevante (e non moderato) disvalore del precedente penale concernente l'istante ed in quanto apprezzato congiuntamente ad altro elemento (pur se relativo alla condotta del figlio maggiore e non anche del figlio più giovane) che denota chiaramente come il nucleo familiare di cui il ricorrente è pater familias non possa ritenersi socialmente integrato nel contesto nazionale
  • TAR Lazio Sentenza del 12 febbraio - 15 aprile 2015 n. 5547: pur godendo l'Amministrazione di ampia discrezionalità del procedimento di concessione della cittadinanza - che si risolve nella immissione piena ed irreversibile nella comunità nazionale ed è pertanto un atto altamente rilevante e delicato - essa deve comunque fornire un'adeguata motivazione delle sue scelte, sindacabile sotto il profilo della congruità, della ragionevolezza e della proporzionalità, non potendo limitarsi alla mera menzione di precedenti penali se questi sono di modesta rilevanza e relativi a fatti lontani nel tempo e che, come è accaduto nel caso in esame, si siano addirittura conclusi con una sentenza pronunciata in epoca ultradecennale rispetto alla domanda di rilascio della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 12 marzo - 13 aprile 2015 n. 5362: si deve considerare che la scarsa conoscenza della lingua italiana costituisce, all'evidenza, un elemento determinante nella valutazione della non ancora sufficiente integrazione dello straniero nel tessuto sociale e nella comunità nazionale e tale da legittimare il diniego della concessione della cittadinanza italiana
  • Consiglio di Stato Sentenza del 12 marzo - 1° aprile 2015 n. 1718: si dà atto che la condanna per delitto colposo non è di per sé ostativa all'adozione del provvedimento di concessione della cittadinanza italiana. Ciò è del resto in linea con l'elencazione contenuta all'art. 6, comma 1, lett. a) e b) della legge n. 91 del 1992 dei delitti che precludono l'acquisto della cittadinanza, che ha carattere tassativo, ma nel caso de quo il provvedimento impugnato muove da una verifica, ancorché in forma riservata, della complessiva condotta di vita dello straniero in relazione alla potenziale incidenza, per frequentazioni e/o inserimento in specifici contesti sociali, sulla sicurezza della Repubblica e che prescinde dalle specifiche figure di reato per le quali a suo tempo è intervenuta condanna - non forma oggetto di specifica contestazione 
  • TAR Lombardia Sentenza del 13 novembre 2014 - 26 marzo 2015 n. 840: l'art. 6 della l. 91/92 esige che il diniego motivato per ragioni di sicurezza nazionale sia assistito da "comprovati motivi". In sostanza, sussiste l'obbligo motivazionale del diniego per ragioni di sicurezza nazionale, richiedendosi in questo caso che le motivazioni addotte dall'amministrazione siano "comprovate", avvero assistite da un sostrato probatorio atto a dimostrare che la valutazione di pericolosità sia fondata su elementi di prova effettivi che evidenzino fatti o comportamenti rilevanti su tale piano. Nel caso in esame, il provvedimento fa generico riferimento ad una situazione di pericolo per la sicurezza della Repubblica, ma è totalmente privo di ogni indicazione circa le concrete ragioni poste a fondamento del diniego; nemmeno in giudizio l'amministrazione ha precisato quali siano gli effettivi elementi ostativi di pericolo per la sicurezza della Repubblica, che sorreggono il rigetto della domanda
  • TAR Lazio Sentenza del 26 febbraio - 24 marzo 2015 n. 4483: il provvedimento oggetto della corrente impugnativa raccorda l'opposto diniego di naturalizzazione al riscontro di un precedente penale; e più precisamente al fatto che detto pregiudizio si è verificato nell'arco del decennio anteriore alla proposizione della domanda di cittadinanza. Dunque si è in presenza di una valutazione che, in linea di principio, non risulta di per sé anomala soprattutto se si tiene conto che la legge richiede, in casi come quello di cui si discute, una residenza decennale nel Territorio e,dunque, fa riferimento ad un decennio che costituisce il presupposto della proponibilità dell'istanza stessa e che è considerato rilevante dal legislatore quale "periodo di osservazione" dell'interessato. Sotto tale profilo, ha osservato il G.a. che, quando è presentata una istanza di concessione della cittadinanza, il Ministero ben può rilevare che nell'ultimo decennio vi sono state condotte penalmente rilevanti (e quindi espressive di una non compiuta integrazione dello straniero nella comunità nazionale), così come può valutare i fatti per periodi ancora maggiori ai dieci anni, ove le condotte siano ragionevolmente qualificabili come particolarmente gravi: principio, questo, del tutto condivisibile e che, a fortiori, deve ricevere applicazione allorquando la commissione del reato, sia esso di natura contravvenzionale o delittuosa, è successiva alla proposizione dell'istanza di naturalizzazione. Ma tale non è il caso di specie in cui il Ministero, pur avendo enunciato di voler seguire il postulato dianzi sintetizzato, ha, di fatto, dato rilievo ad una condotta maturata nel 1995 e dunque ad una condotta antecedente il periodo di osservazione di cui sopra si è detto, così esponendosi alla censura
  • TAR Lazio Sentenza del 12 febbraio - 20 marzo 2015 n. 4384: la norma dell'art.9 c. 1, lett. f) della legge n.91 del 1992 deve essere intesa come indicativa di una fattispecie affidata a valutazioni ampiamente discrezionali che implicano un delicato bilanciamento di interessi fra l'aspirazione di un residente straniero ad essere pienamente integrato nella comunità nazionale e l'interesse di quest'ultima ad accogliere come nuovi cittadini solo soggetti in grado di rispettarne le regole, ivi comprese quelle attinenti alla solidarietà sociale, nei termini previsti dalla Costituzione. La sintesi che può trarsi da tali principi è quella per cui l'inserimento dello straniero nella comunità nazionale è legittimo allorquando l'amministrazione ritenga che quest'ultimo possieda ogni requisito atto ad inserirsi in modo duraturo nella comunità e sia detentore di uno status illesae dignitatis morale e civile (come condivisibilmente ebbe a precisare il Consiglio di Stato in un parere che, sebbene del 19.1.1956, conserva integra la sua attualità) nonché di un serio sentimento di italianità che escluda interessi personali e speculativi sottostanti alla concessione dello status di cui trattasi: concessione che costituisce l'effetto della compiuta appartenenza alla comunità nazionale e non causa della stessa. Precisato quanto sopra segue che, correttamente, l'Amministrazione può porre a base del diniego di riconoscimento della cittadinanza una contestata ed evidente inadeguatezza nella comprensione della lingua italiana
  • TAR Calabria Sentenza del 14 gennaio - 16 marzo 2015 n. 249: considerato che la ricorrente ha presentato, alla Prefettura di Reggio Calabria, in data 27.02.2014, istanza di concessione della cittadinanza italiana ex art. 9, l. n. 91/1992, essendo residente in Italia da più di dieci anni – procedimento tutt'oggi ancora pendente -, in carenza dei requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di studio, la competente amministrazione avrebbe dovuto vagliare la possibilità di rilasciare il diverso permesso di soggiorno per il quale sussistono i requisiti e le condizioni, ai sensi dell'art. 5, comma 9, d. lgs. n. 286/1998, ovvero il permesso di soggiorno per acquisto della cittadinanza, previsto dall'art. 11, comma 1, lett. c, d.p.r. n. 384/1999, in favore dello straniero già in possesso del permesso di soggiorno per altri motivi, per la durata del procedimento di concessione o di riconoscimento
  • TAR Lazio Sentenza del 16 dicembre 2014 - 10 marzo 2015 n. 3963: "la circostanza che sia stata concessa la cittadinanza italiana alla moglie e ai figli del ricorrente, infatti, non può costituire un motivo per indurre il Ministero a concederla anche al marito, qualora sussistano motivi ostativi legati alla sicurezza della Repubblica, che – potrebbe eventualmente ipotizzarsi - nell'istruttoria relativa alla moglie forse non erano compiutamente emersi. Inoltre, la circostanza che la famiglia del ricorrente sia pienamente integrata nella società italiana non vale a sminuire la rilevanza delle notizie raccolte circa l'esistenza di contatti da parte del ricorrente con elementi facenti parte di organizzazioni terroristiche islamiche"
  • TAR Lazio Sentenza del 16 ottobre 2014 - 2 febbraio 2015 n. 1840: il comportamento penalmente rilevante di familiari di primo grado, quale il figlio, quando si tratta di familiari conviventi, dunque può essere preso in considerazione al fine di motivare il diniego della cittadinanza italiana del padre, in quanto esso è un indice della integrazione del nucleo familiare nel quale l'istante vive. I due aspetti della convivenza e dello stretto grado di parentela sono infatti elementi significativi della sicura influenza svolta dal familiare, che abbia commesso reati, sull'istante e dunque possono essere legittimamente valorizzati dalla amministrazione ai fini di una motivazione di rigetto della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 27 novembre 2014 - 19 gennaio 2015 n. 816: nell'attuale quadro normativo il decreto di concessione della cittadinanza - in quanto attributivo di uno status - risulta irrevocabile. È pertanto del tutto ragionevole che l'Amministrazione eserciti con cautela il proprio potere di concedere la cittadinanza, e la tesi del ricorrente che ritiene prive di fondamento le risultanze dell'istruttoria svolte dall'amministrazione sarebbe condivisibile qualora il Ministero nel determinarsi alla reiezione dell'istanza di acquisto della cittadinanza italiana, si fosse basato su una lettera anonima o comunque su informazioni pervenute da fonte privata e d'incerta affidabilità. Nel caso in esame, tuttavia, le comunicazioni del Ministero, pur redatte con il linguaggio indiretto che si usa in casi del genere, sono state acquisite tramite i servizi informativi e dunque si tratta di notizie pervenute dagli organismi preposti ai servizi di sicurezza dello Stato. Si tratta di notizie di fonte ufficiale, raccolte e vagliate da detti organismi pubblici nell'esercizio delle loro funzioni istituzionali; sulla cui attendibilità non è dato ragionevolmente dubitare, sia perché come detto provengono dagli organi specificamente preparati e adibiti alle indagini della specie sia perché alcun certo e sicuro elemento contrario è stato prodotto dalla parte in proposito. Non può dunque essere ravvisato alcun vizio nell'operato del Ministero dell'Interno, che si è basato su quelle indagini ed ha prestato fede alla loro provenienza istituzionale né sarebbe stata opportuna l'esternazione di maggiori dettagli. Si può richiamare in proposito su questi temi la giurisprudenza consolidata del Consiglio di Stato 
  • Consiglio di Stato Sentenza dell'8 - 14 gennaio 2015 n. 60: ai fini della concessione della cittadinanza per residenza, così come è ragionevole chiedere che l'aspirante cittadino disponga di un determinato reddito, è ragionevole altresì chiedere che tale condizione si prospetti come duratura 
  • Consiglio di Stato Sentenza del 20 novembre - 17 dicembre 2014 n. 6160: la giurisprudenza ha sempre ritenuto che il provvedimento di concessione della cittadinanza, sebbene sia atto altamente discrezionale (e sia quindi insindacabile sotto il profilo dell'opportunità della scelta), non sia sottratto all'obbligo di motivazione, tanto che in sede giurisdizionale l'interessato può dedurre profili di eccesso di potere avverso il diniego che risulti basato su una motivazione, che non trovi giustificazione negli atti cui si richiami per relationem 
  • TAR Lazio Sentenza del 16 ottobre - 19 novembre 2014 n. 11599: il semplice dato della residenza in Marocco del coniuge dell'interessato non è autonomamente e incontrovertibilmente indicativo della scarsa serietà del progetto di radicamento del medesimo nel territorio italiano, considerata la presenza in Italia dei figli del medesimo e la possibilità di più agevole ricongiungimento col coniuge in esito all'auspicato ottenimento della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 30 ottobre - 19 novembre 2014 n. 11586: la norma dell'art.9 c. 1, lett. f) della legge n.91 del 1992 deve essere intesa come indicativa di una fattispecie affidata a valutazioni ampiamente discrezionali che implicano un delicato bilanciamento di interessi fra l'aspirazione di un residente straniero ad essere pienamente integrato nella comunità nazionale e l'interesse di quest'ultima ad accogliere come nuovi cittadini solo soggetti in grado di rispettarne le regole, ivi comprese quelle attinenti alla solidarietà sociale, nei termini previsti dalla Costituzione. La sintesi che può trarsi da tali principi è quella per cui l'inserimento dello straniero nella comunità nazionale è legittimo allorquando l'amministrazione ritenga che quest'ultimo possieda ogni requisito atto ad inserirsi in modo duraturo nella comunità e sia detentore di uno status illesae dignitatis morale e civile (come condivisibilmente ebbe a precisare il Consiglio di Stato in un parere che, sebbene del 19.1.1956, conserva integra la sua attualità) nonché di un serio sentimento di italianità che escluda interessi personali e speculativi sottostanti alla concessione dello status di cui trattasi: concessione che costituisce l'effetto della compiuta appartenenza alla comunità nazionale e non causa della stessa. L'Amministrazione, quindi, dopo aver accertato l'esistenza dei presupposti per proporre la domanda di cittadinanza, deve effettuare una valutazione ampiamente discrezionale sulle ragioni che inducono lo straniero a chiedere la nazionalità italiana e delle sue possibilità di rispettare i doveri che derivano dall'appartenenza alla comunità nazionale, ivi compresi quelli di solidarietà economica e sociale; sicché non può ritenersi illegittimo, ai sensi dell'art.9, il provvedimento con il quale viene negata la cittadinanza italiana sulla base di considerazioni di carattere economico patrimoniale, relative al possesso di adeguate fonti di sussistenza 
  • TAR Lazio Sentenza del 14 luglio - 10 novembre 2014 n. 11269: legittima la valutazione dell'Amministrazione che ha considerato una condanna anche a seguito di patteggiamento per guida in stato di ebbrezza incompatibile con quella irreprensibilità della condotta che è richiesta allo straniero per la concessione della cittadinanza, considerato anche che si tratta di fatto relativamente recente (commesso nel 2009) rispetto al provvedimento di diniego del 2012
  • Consiglio di Stato Sentenza del 30 ottobre - 11 novembre 2014 n. 5544: la legge in materia non dispone che l'esistenza di precedenti penali costituisca preclusione automatica e tassativa della concessione della cittadinanza italiana (c.d. naturalizzazione). La concessione è, invece, un atto ampiamente discrezionale; se nella relativa valutazione è naturale che entrino anche i precedenti penali, sempre di valutazione discrezionale si tratta e ciò significa che essa non può prescindere da una disamina, sia pure sommaria, della natura e della gravità del reato, del tempo della sua commissione, eccetera. La sentenza qui appellata si adegua in modo quasi acritico ad una determinazione del Ministero che inferisce un giudizio d'inaffidabilità in modo automatico dal decreto penale di condanna, non tenendo conto né della risalenza del fatto (2004), né dell'assenza di ulteriori carichi pendenti, né della pendenza del procedimento per la riabilitazione (poi favorevolmente esitato), né della regolarità dello stile di vita dell'appellante. E ciò nonostante quest'ultimo, in sede di deduzioni contro il preavviso ex art. 10-bis della l. 7 agosto 1990, avesse fatto constare alla P.A. non solo la particolare tenuità della condanna pecuniaria, ma pure la sostanziale evanescenza della condotta illecita, concretatasi in pratica nell'affidamento del sig. ** alle valutazioni del tecnico progettista. È appena da osservare che il Comune di Mori (TN), che a suo tempo aveva riscontrato l'illecito urbanistico da cui originò il processo penale a carico dell'appellante, ha poi rilasciato il permesso di costruire in sanatoria, ritenendo a quanto pare che la violazione contestata fosse solo formale
  • TAR Lazio Sentenza del 26 giugno - 13 ottobre 2014 n. 10305: il provvedimento impugnato è basato su una sentenza di condanna per il furto di energia elettrica, per la condotta di allaccio abusivo alla rete per la fornitura di energia nell'appartamento in cui il ricorrente abitava con altri connazionali, fatto commesso nel 1995, diciotto anni prima dell'adozione del provvedimento impugnato e dodici prima della presentazione della domanda di cittadinanza
  • TAR Lazio Sentenza del 14 luglio - 2 ottobre 2014 n. 10140: legittima la valutazione dell'Amministrazione che ha considerato le quattro condanne per guida in stato di ebbrezza riportate dal ricorrente come incompatibili con quella irreprensibilità della condotta che è richiesta allo straniero per la concessione della cittadinanza per naturalizzazione
  • TAR Lazio Sentenza del 7 luglio - 2 ottobre 2014 n. 10136: l'amministrazione si è limitata a menzionare l'unico e non grave procedimento penale del ricorrente, all'epoca ancora pendente, senza fornire alcuna specifica motivazione delle ragioni per cui un tale carico pendente veniva considerato di per sé ostativo al riconoscimento della cittadinanza, e pertanto non può non ravvisarsi il dedotto vizio di insufficienza della motivazione, per la modesta rilevanza del reato in questione (mancata identificazione dei clienti di un internet point), peraltro nemmeno indicato nel provvedimento, e soprattutto per l'incertezza sull'esito del procedimento penale, il quale infatti poi si è concluso con l'assoluzione del ricorrente per la sua assoluta estraneità ai fatti
  • TAR Lazio Sentenza del 26 giugno - 23 settembre 2014 n. 9927: l'adeguata conoscenza della lingua italiana costituisce un elemento importante per valutare la sussistenza di una sufficiente integrazione dello straniero nel tessuto sociale e nella comunità nazionale, ai fini della concessione della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 26 giugno - 19 settembre 2014 n. 9854: l'iscrizione tardiva di un minore presso un comune italiano può considerarsi non pregiudizievole ai fini dell'acquisto della cittadinanza italiana ai sensi dell'art. 4, comma 2 della l. 91/92, ove vi sia una documentazione atta a dimostrare la presenza del minore nel nostro Pese nel periodo antecedente la regolarizzazione anagrafica
  • TAR Lazio Sentenza del 29 maggio - 10 settembre 2014 n. 9578: "l'unico motivo che in effetti sorregge il diniego di cittadinanza italiana è costituto dall'assunto che il ricorrente frequenterebbe movimenti antagonisti. Tale assunto troverebbe fondamento in due circostanze: l'avere la residenza in un immobile occupato e il rinvenimento del suo motorino in prossimità di un luogo dove si svolgeva una riunione sulla prossima apertura di un centro di accoglienza per immigrati, organizzata da movimenti antagonisti. Si tratta di circostanze troppo generiche e comunque inidonee a fondare quel giudizio di non affidabilità sotto il profilo dell'ordine pubblico e della convivenza civile, che costituisce la ragione del diniego del beneficio della cittadinanza"
  • TAR Lazio Sentenza del 7 luglio - 8 settembre 2014 n. 9475: l'insufficienza reddituale può costituire causa idonea "ex se" a giustificare il diniego di cittadinanza, anche nei confronti di un soggetto che risulti sotto ogni altro profilo bene integrato nella collettività, con una regolare situazione di vita familiare e di lavoro: situazione la cui persistenza, comunque, è assicurata dalla carta di soggiorno
  • TAR Lazio Sentenza del 12 giugno - 5 settembre 2014 n. 9452: così come il prescritto periodo minimo decennale di residenza legale non può essere raggiunto mediante la sommatoria di più distinti soggiorni legali tra loro non continuativi, allo stesso modo esso non può essere integrato da un precedente soggiorno legale ultradecennale continuativo ma giuridicamente risolto e che si collochi, dunque, in discontinuità temporale con il momento di presentazione della domanda di cittadinanza
  • TAR Lazio Sentenza del 26 giugno - 3 settembre 2014 n. 9373: per essere impeditiva al rilascio della cittadinanza, la carenza del linguaggio verbale nello straniero, tale da dimostrare la non conoscenza della lingua italiana e tale da provocare il non completo inserimento nel contesto sociale del territorio nel quale vive, deve poter essere verificata con adeguatezza in sede di istruttoria ed accompagnata, in caso di diniego, con la relativa congrua motivazione, in particolar modo quando, come è avvenuto nel caso in esame, lo straniero istante, stimolato alla integrazione documentale in sede di procedura di preavviso di diniego, offra all'Amministrazione procedente elementi di approfondimento che meritano di essere attentamente vagliati
  • TAR Lazio Sentenza del 14 luglio - 2 settembre 2014 n. 9293: nei casi in cui il diniego di cittadinanza è fondato su ragioni inerenti la sicurezza della Repubblica, il provvedimento di diniego è sufficientemente motivato, ai sensi dell'art. 3 della legge n. 241 del 1990, quando consente di comprendere l'iter logico seguito dall'amministrazione nell'adozione dell'atto, non essendo necessario che vengano espressamente indicate tutte le fonti ed i fatti accertati sulla base dei quali è stato reso il parere negativo
  • TAR Lazio Sentenza del 7 luglio - 6 agosto 2014 n. 8741: così come il prescritto periodo minimo decennale di residenza legale ai fini della concessione della cittadinanza italiana per residenza non può essere raggiunto mediante la sommatoria di più distinti soggiorni legali tra loro non continuativi, allo stesso modo esso non può essere integrato da un precedente soggiorno legale ultradecennale continuativo ma giuridicamente risolto e che si collochi, dunque, in discontinuità temporale con il momento di presentazione della domanda di cittadinanza
  • TAR Lazio Sentenza del 29 maggio - 5 agosto 2014 n. 8620: ai fini della concessione della cittadinanza italiana per residenza la mancanza di padronanza della lingua nazionale costituisce un elemento determinante nella valutazione
  • TAR Lazio Sentenza del 10 aprile - 18 luglio 2014 n. 7709: l'esistenza di un precedente penale, sia pure di natura contravvenzionale, è stato ritenuto dalla questura di Vicenza prima e dal Ministro dell'interno poi un indice di non assoluta affidabilità del ricorrente ai fini della concessione della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 10 aprile - 14 luglio 2014 n. 7500: in ogni caso, il comportamento dell'istante rimane valutabile come fatto storico e, quindi, può essere sempre ragionevolmente considerato come indicativo di una personalità non incline al rispetto delle norme penali e delle regole di civile convivenza, e tale da giustificare il diniego del rilascio della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 3 marzo - 14 luglio 2014 n. 7485: dal provvedimento impugnato risulta che l'odierno ricorrente, presentando la domanda di rilascio della concessione della cittadinanza italiana nel 2009, ebbe a dichiarare, autocertificandolo, per i tre anni precedenti rispetto alla data di presentazione della domanda, un reddito inferiore a quello minimo per come sopra definito. Tale rilevante risvolto fattuale ed istruttorio non risulta essere contestato dal ricorrente, né nelle controdeduzioni in risposta al preavviso di diniego comunicatogli dall'Amministrazione né nel presente giudizio. Fermo quanto sopra, lo stesso ricorrente dimostra, però, sia nella memoria in risposta al preavviso di diniego sia con memoria depositata nel presente giudizio, che egli ed i suoi famigliari conviventi, successivamente al 2009 possono vantare di aver dichiarato un reddito annuo superiore al minimo richiesto quale presupposto per il rilascio del titolo di cittadino italiano
  • TAR Piemonte Sentenza del 4 giugno - 11 luglio 2014 n. 1253: "le condotte contestate, che vanno a ledere, tra l'altro, la fede pubblica, sono chiaramente incompatibili con quella irreprensibilità che è richiesta allo straniero per la concessione della cittadinanza ed anzi connotate da un particolare disvalore rispetto ai principi fondamentali della convivenza all'interno dello Stato"
  • TAR Lazio Sentenza del 10 aprile - 2 luglio 2014 n. 6990: la dichiarazione di elezione della cittadinanza italiana come ogni altra dichiarazione prevista dalla legge sulla cittadinanza, importa il possesso della capacità di agire e non può che essere resa se non dalla persona, trattandosi di cc.dd. diritti personalissimi che non ammettono rappresentanza neanche da parte del tutore: tesi questa che sottende il complementare, e pacifico, postulato secondo il quale al conferimento dello status civitatis italiano è collegata una capacità giuridica speciale propria del cittadino cui è riconosciuta la pienezza dei diritti civili e politici: una capacità alla quale si ricollegano anche doveri che non è territorialmente limitata e cui sono speculari determinati obblighi di facere gravanti sullo Stato comunità. Dunque, nel caso di specie, l'accertamento del diritto dell'interdetto (ovvero della libertà di chiedere la concessione di una cittadinanza diversa da quella di origine), esercitabile tramite il suo legale rappresentante, costituisce non una questione pregiudiziale o incidentale relativa a diritti conoscibile, ex art.8 del C.p.a., da questo Giudice senza efficacia di giudicato, ma (costituisce) l'oggetto principale del giudizio che, per essere definito, richiede, principaliter, la definizione di una questione concernente la capacità di un soggetto privato (ved. art.8 della legge n.1034 del 1971, e, oggi, l'art.8 c. 2 del C.p.a.): e cioè (richiede) la definizione di una questione, ex lege, riservata all'A.g.o.
  • TAR Veneto Sentenza del 12 - 19 giugno 2014 n. 869: per l'ottenimento della cittadinanza per naturalizzazione le risultanze documentali allegate al fine di provare la presenza in Italia non rappresentano un indice probatorio della persistente presenza del ricorrente sul territorio nazionale a fronte della pluralità di elementi di segno opposto raccolti nel corso dagli accertamenti svolti dal Comune
  • TAR Lazio Sentenza del 27 marzo - 9 giugno 2014 n. 6076: l'obbligo motivazione si fa più stringente nel caso in cui si tratti di negare la cittadinanza ad un coniuge di cittadino italiano per ragioni di sicurezza nazionale, richiedendosi in questo caso che le motivazioni addotte dalla amministrazione siano "comprovate", avvero assistite da un più rigoroso sostrato probatorio, rispetto a quanto richiesto nell'ambito del procedimento di concessione della cittadinanza per naturalizzazione, nel quale pure naturalmente occorre che la valutazione di pericolosità sia fondata su elementi di prova effettivi, ma in relazione al quale la discrezionalità dell'amministrazione è – come si è detto - più ampia
  • TAR Lazio Sentenza del 28 febbraio - 20 maggio 2014 n. 5333: il silenzio serbato dalla p.a. sull'istanza di naturalizzazione per un periodo superiore a quello fissato dal d.P.R. n.362/1994 e dal d.m. n.228 del 1995 va considerato quale mero e neutro silenzio inadempimento che non autorizza, pertanto (come invece si suppone in gravame), a ritenere, ex lege, negativamente esitata l'istanza di naturalizzazione
  • TAR Lazio Sentenza del 27 marzo - 24 aprile 2014 n. 4439: per la concessione della cittadinanza per residenza non si può prescindere dall'iscrizione anagrafica mediante la produzione di dati ed elementi atti a comprovare "aliunde" la presenza sul territorio. Del pari, l'interessato non può provare la residenza attraverso prove diverse dalla certificazione anagrafica perché la legge demanda ai registri anagrafici l'accertamento della popolazione residente e l'art. 1 comma 2 lett. a), D.P.R. n. 572 del 1993 con l'art 1 comma 3 lettera f) del d.p.r. 362 del 1994 impongono che la prova della residenza sia fornita attraverso l'esibizione del certificato di iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente 
  • TAR Lazio Sentenza del 5 novembre 2013 - 11 marzo 2014 n. 2769: non può affermarsi con assoluta certezza, nel caso in esame, che si sia realizzata la discontinuità delle iscrizioni anagrafiche e tanto vale a delineare l'insussistenza di un insuperabile fattore ostativo alla concessione della cittadinanza, tale da configurare come vincolata l'attività del Prefetto. Sugli uffici prefettizi dunque, nel caso di specie ed a fronte della documentazione prodotta dallo straniero, gravava l'ulteriore onere istruttorio di ricostruire compiutamente la vicenda relativa alla cancellazione anagrafica dello straniero operata dal Comune di Roma onde verificare con esattezza la sussistenza o meno della condizione di irreperibilità per il periodo qui controverso
  • TAR Lazio Sentenza del 3 dicembre 2013 - 3 marzo 2014 n. 2453: nei casi in cui il diniego di cittadinanza è fondato su ragioni inerenti la sicurezza della Repubblica, il provvedimento di diniego è sufficientemente motivato, ai sensi dell'art. 3 della legge n. 241 del 1990, quando consente di comprendere l'iter logico seguito dall'amministrazione nell'adozione dell'atto, non essendo necessario che vengano espressamente indicate tutte le fonti ed i fatti accertati sulla base dei quali è stato reso il parere negativo
  • TAR Lazio Sentenza del 3 dicembre 2013 - 3 marzo 2014 n. 2451: il reato di omicidio colposo con violazione delle norme del codice della strada provoca un forte allarme sociale ed è connotato da un particolare disvalore rispetto ai principi fondamentali della convivenza all'interno dello Stato, tale da legittimare il rifiuto della concessione della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 3 dicembre 2013 - 3 marzo 2014 n. 2450: l'Amministrazione ha considerato i fatti storici rappresentati dai procedimenti penali, anche se conclusi con una archiviazione, e dalle dichiarazioni di false generalità, elementi incompatibili con quella irreprensibilità della condotta che è richiesta allo straniero per la concessione della cittadinanza
  • TAR Lazio Sentenza del 25 giugno - 5 novembre 2013 - 26 febbraio 2014 n. 2262: l'Amministrazione può porre a base del diniego di riconoscimento della cittadinanza una appurata carenza del requisito reddituale in capo all'istante ovvero, come è accaduto nella specie con riferimento ad una contestata inadeguatezza evidente nella comprensione della lingua italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 5 novembre - 16 dicembre 2013 - 18 febbraio 2014 n. 1957: l'Amministrazione può porre a base del diniego di riconoscimento della cittadinanza una appurata carenza del requisito reddituale in capo all'istante, atteso che la congruità dei redditi dell'aspirante deve essere tale da garantirne in ogni caso l'autosufficienza economica e che tale valutazione, nel silenzio della legge che disciplina le modalità di rilascio della cittadinanza italiana, deve essere effettuata avendo come parametro di riferimento l'ammontare prescritto per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria dall'art. 3 del decreto legge n. 382 del 25 novembre 1989, convertito in legge 25 gennaio 1990, n. 8, confermato dall'art. 2, comma 15, della legge n. 549 del 28 dicembre 1995, fissato in € 8.263,31 annui, incrementato a € 11.362,05 annui in presenza di coniuge a carico e di ulteriori € 516,00 annui per ciascun figlio a carico, in quanto indicatore di un livello di adeguatezza reddituale che consente al richiedente di mantenere adeguatamente e continuativamente sé e la famiglia senza gravare (in negativo) sulla comunità nazionale
  • TAR Lazio Sentenza del 5 novembre 2013 - 18 febbraio 2014 n. 1956: l'Amministrazione dopo aver accertato l'esistenza dei presupposti per proporre la domanda di cittadinanza, deve effettuare una valutazione ampiamente discrezionale sulle ragioni che inducono lo straniero a chiedere la nazionalità italiana e delle sue possibilità di rispettare i doveri che derivano dall'appartenenza alla comunità nazionale, ivi compresi quelli di solidarietà economica e sociale; sicché non può ritenersi illegittimo, ai sensi dell'art. 9 della legge n. 91 del 1992, il provvedimento con il quale viene negata la cittadinanza italiana sulla base di considerazioni di carattere economico patrimoniale, relative al possesso di adeguate fonti di sussistenza
  • TAR Lombardia Sentenza dell'11 dicembre 2013 - 6 febbraio 2014 n. 391: "nelle controversie in tema di cittadinanza italiana la competenza territoriale del Tar del Lazio con sede in Roma sussiste sia che oggetto del contendere sia il diniego di concessione sia in caso di silenzio serbato dall'Amministrazione sull'istanza di rilascio, atteso che se è vero che il provvedimento espresso, non importa se di accoglimento o di diniego, è di competenza dell'Amministrazione centrale e produce effetti non territorialmente limitati, identiche sono le caratteristiche del comportamento omissivo"
  • TAR Lazio Sentenza del 3 dicembre 2013 - 3 febbraio 2014 n. 1354: "quando è presentata una istanza di concessione della cittadinanza, il Ministero ben può rilevare che nell'ultimo decennio vi sono state condotte penalmente rilevanti (e quindi espressive di una non compiuta integrazione dello straniero nella comunità nazionale), così come può valutare i fatti per periodi ancora maggiori ai dieci anni, ove le condotte siano (come, peraltro, accade nel caso di specie) ragionevolmente qualificabili come particolarmente riprovevoli e del tutto antitetiche ai valori portanti insiti e radicati nel tessuto nazionale"
  • TAR Lazio Sentenza del 12 dicembre 2013 - 29 gennaio 2014 n. 1159: la duratura presenza dello straniero nel territorio nazionale costituisce solo il presupposto che consente di invocare la concessione della cittadinanza e non il diritto ad ottenere la stessa
  • TAR Lazio Sentenza del 5 novembre 2013 - 29 gennaio 2014 n. 1157:  l'amministrazione, in presenza di un'attività di sostegno a movimenti di ispirazione fondamentalista, ha ritenuto che il ricorrente non fosse meritevole della concessione della cittadinanza italiana, non potendosi dire per questo un soggetto compiutamente integrato nel tessuto sociale italiano
  • TAR Lazio Sentenza del 3 dicembre 2013 - 29 gennaio 2014 n. 1150: "il comportamento della ricorrente, valutato come fatto storico della avvenuta commissione dei reati di truffa e falso (640 e 483 c.p.) e dunque a prescindere dalla intervenuta estinzione dei reati per prescrizione, può ragionevolmente essere considerato come indicativo di una personalità non incline al rispetto delle norme penali e delle regole di civile convivenza e, come tale, giustificare il diniego del rilascio della cittadinanza italiana"
  • TAR Lazio Sentenza del 3 dicembre 2013 - 21 gennaio 2014 n. 756: "la condanna inflitta al ricorrente è intervenuta, tanto in primo grado quanto in appello, cinque anni prima della presentazione dell'istanza di naturalizzazione e,dunque, nel corso del decennio che costituisce il presupposto della proponibilità dell'istanza stessa e che è considerato rilevante dal legislatore quale "periodo di osservazione" dell'interessato"
  • TAR Lazio Sentenza del 19 novembre 2013 - 21 gennaio 2014 n. 750: "illegittimità del provvedimento impugnato per il vizio di eccesso di potere sotto i profili lamentati in ricorso del difetto di istruttoria e di motivazione e di illogicità, avendo l'amministrazione centrale, pur in presenza di una conoscenza della lingua e di una certa assimilazione nella comunità affermati anche nella nota della Questura, respinto tout court la richiesta senza ulteriori approfondimenti circa il grado di integrazione o la sussistenza di condizioni specifiche per ritenere una non completa integrazione"
  • TAR Lombardia Sentenza dell'11 dicembre 2013 - 9 gennaio 2014 n. 54: nella fattispecie in questione, nonostante il ricorrente avesse presentato l'istanza di cittadinanza per matrimonio, il diniego è intervenuto ai sensi dell'art. 6, comma 1, lett. b), della legge n. 91/1992, che preclude l'acquisto della cittadinanza nel caso in cui il richiedente sia stato condannato per un delitto non colposo per il quale la legge prevede una pena edittale non inferiore nel massimo a tre anni di reclusione, come era avvenuto per l'istante 
  • TAR Lombardia Sentenza del 19 dicembre 2013 - 8 gennaio 2014: "il prescritto periodo minimo decennale di residenza legale non può essere raggiunto mediante la sommatoria di più distinti soggiorni legali tra loro non continuativi, allo stesso modo esso non può essere integrato da un precedente soggiorno legale ultradecennale continuativo ma giuridicamente risolto e che si collochi, dunque, in discontinuità temporale con il momento di presentazione della domanda di cittadinanza"
  • TAR Lombardia Sentenza del 18 - 20 dicembre 2013 n. 2899: "il signor  **  di origine albanese, ma allo stato cittadino italiano a seguito di matrimonio contratto nel 2003 con la sig.ra **, ha impugnato il diniego opposto dal Prefetto di Como di poter mutare il suo nome in quello di Emilio, con il quale è ormai da anni chiamato nella vita lavorativa e tramite il quale avverte felicemente la sua avvenuta integrazione nella collettività italiana"
  • TAR Lazio Sentenza del 19 novembre - 10 dicembre 2013 n. 10685: "nel caso di specie, è assente ogni potestà discrezionale in quanto - avendo la valutazione amministrativa avuto ad oggetto la sussistenza dei requisiti di legge, la cui assenza ha provocato l'adozione dell'atto di diniego qui impugnato - la controversia concerne il diritto soggettivo all'emanazione del decreto di acquisto della cittadinanza, con conseguente necessità per l'istante di "adire il giudice ordinario al fine di far dichiarare, previa verifica dei requisiti di legge, che egli è cittadino""
  • TAR Lazio Sentenza del 3 - 10 dicembre 2013 n. 10678: "pur a fronte di condanne per le quali il soggetto è stato riabilitato, in ogni caso, il comportamento dell'istante rimane valutabile come fatto storico e, quindi, può essere sempre ragionevolmente considerato come indicativo di una personalità non incline al rispetto delle norme penali e delle regole di civile convivenza, e tale da giustificare il diniego del rilascio della cittadinanza italiana. In tale ottica risulterebbe anche irrilevante distinguere la natura del reato se ascrivibile alla categoria dei delitti ovvero a quella delle contravvenzioni"
  • TAR Lazio Sentenza del 19 novembre - 10 dicembre 2013 n. 10647: "seppure parte ricorrente ha proceduto a depositare documentazione relativa alla sua mutata condizione economica, rappresentando espressamente con la memoria conclusiva come "tra la presentazione della domanda di fissazione dell'udienza di discussione è intervenuto un lasso di tempo sostanziale nel quale è ravvisabile un concreto mutamento, in meglio, della generale situazione economica del ricorrente" (così, testualmente, a pag. 1 della memoria conclusiva depositata dal ricorrente), proprio le deduzioni come sopra riprodotte dimostrano che, al momento della presentazione della domanda di rilascio della cittadinanza, come anche al momento dell'adozione del provvedimento di diniego qui gravato, il ricorrente non possedeva i requisiti reddituali utili ad ottenere il titolo richiesto"
  • TAR Lazio Sentenza del 3 ottobre - 10 dicembre 2013 n. 10646: rigetto dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana fondato sulla insussistenza di un sufficiente grado di integrazione sociale, desunto dall'esistenza di un risalente precedente penale (condanna del 1.7.1992) per atti di libidine violenti (521 c.p.) e lesione personale (582 c.p.), con condanna ad un anno e sei mesi di reclusione
  • TAR Lazio Sentenza del 9 luglio - 15 novembre 2013 n. 9815: l'Amministrazione, dopo aver puntualmente contestato, allo straniero richiedente la cittadinanza, una inadeguatezza reddituale relativa agli anni 2005 e 2006, per come risultante dalle dichiarazioni dei redditi degli anni 2006 e 2007, non ha affatto tenuto conto, nell'adottare il conclusivo provvedimento di diniego, di quanto ebbe a riferire il richiedente medesimo con la memoria prodotta in seguito all'invio del preavviso di diniego ai sensi dell'art. 10-bis della legge 7 agosto 1990 n. 241, ossia che la flessione reddituale è stata positivamente superata per come è dimostrato dalle successive dichiarazioni dei redditi relativi agli anni 2009 e 2010, rispetto ai quali il reddito d'impresa è stato, rispettivamente, di euro 20.840 e di 15.033,77
  • TAR Lazio Sentenza del 9 luglio - 15 novembre 2013 n. 9814: in caso di richiesta di cittadinanza ostacolata dalla presenza di una condanna ostativa alla concessione e denegata seppur in costanza di comunicazione dell'avvio della procedura di riabilitazione, non giova alla parte ricorrente richiamare il fatto che il reato o i reati addebitatigli sono datati nel tempo, in quanto, in ogni caso, il comportamento dell'istante rimane valutabile come fatto storico e, quindi, può essere sempre ragionevolmente considerato come indicativo di una personalità non incline al rispetto delle norme penali e delle regole di civile convivenza, e tale da giustificare il diniego del rilascio della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 3 ottobre - 15 novembre 2013 n. 9802: legittima la valutazione dell'Amministrazione, che ha considerato la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale incompatibile con il rispetto dovuto agli organi dello Stato e la piena condivisione dei valori della comunità nazionale che è richiesta allo straniero per la concessione della cittadinanza
  • TAR Lazio Sentenza del 9 luglio - 15 novembre 2013 n. 9800: legittima la valutazione dell'Amministrazione che ha considerato un decreto penale per guida in stato di ebbrezza incompatibile con quella irreprensibilità della condotta che è richiesta allo straniero per la concessione della cittadinanza
  • TAR Lombardia Sentenza del 17 giugno - 22 ottobre 2013 n. 879: "la continuità anagrafica prevista dall'art. 1 comma 2-a del DPR 572/1993 costituisce la modalità normale con cui viene data dimostrazione del possesso del requisito della residenza legale ex art. 9 comma 1-f della legge 91/1992. I due concetti restano però distinti, in quanto la residenza legale richiesta ai fini della cittadinanza è soddisfatta dall'effettiva permanenza nel territorio nazionale, indipendentemente dalle iscrizioni anagrafiche. L'acquisto della cittadinanza presuppone, infatti, un saldo radicamento nel territorio nazionale ottenuto tramite rapporti continui e non interrotti con il contesto sociale ed economico. Si può presumere che questo radicamento sia insufficiente quando lo straniero sia uscito dal territorio nazionale non episodicamente ma per intrattenere analoghi rapporti con lo Stato di provenienza o con altri Paesi. In questo caso neppure la continuità anagrafica servirebbe a compensare il carattere frammentario del soggiorno"
  • TAR Lombardia Sentenza del 7 maggio - 17 giugno e 7 - 15 ottobre 2013 n. 2295: illegittimo il diniego di concessione di cittadinanza per totale mancanza di riferimenti a principi ispiratori, a posizioni estremistiche, a particolari modalità di azione o a qualsivoglia altra circostanza da cui possa evincersi, nell'attuale contingenza politica interna e internazionale, una situazione di potenziale offensività per l'ordine pubblico e la sicurezza della Repubblica
  • TAR Lazio Sentenza del 9 luglio - 8 ottobre 2013 n. 8694: anche ai fini della concessione della cittadinanza per naturalizzazione le valutazioni finalizzate all'accertamento di una responsabilità penale si pongono su di un piano assolutamente differente ed autonomo rispetto alla valutazione del medesimo fatto ai fini dell'adozione di un provvedimento amministrativo con la possibilità che le risultanze fattuali oggetto della vicenda penale possano valutarsi negativamente, sul piano amministrativo, anche a prescindere dagli esiti processuali
  • TAR Lazio Sentenza del 9 luglio - 8 ottobre 2013 n. 8692: il ricorrente lamenta il difetto di motivazione in quanto l'amministrazione si sarebbe limitata a dare rilievo a quest'unico precedente penale (contravvenzione per guida in stato di ebbrezza), senza tenere in considerazione la totale integrazione sociale e familiare del ricorrente, adottato da genitori italiani che ha vissuto tutta la sua vita esattamente come un coetaneo italiano
  • TAR Lazio Sentenza del 9 luglio - 7 ottobre 2013 n. 8659: "l'interesse pubblico sotteso al provvedimento di concessione della particolare capacità giuridica, connessa allo status di cittadino, impone che si valutino, anche sotto il profilo indiziario, le prospettive di ottimale inserimento del soggetto interessato nel contesto sociale del Paese ospitante: si deve considerare che la mancata conoscenza della lingua italiana costituisce, all'evidenza, un elemento determinante nella valutazione della non ancora sufficiente integrazione dello straniero nel tessuto sociale e nella comunità nazionale"
  • TAR Veneto Sentenza dell'11 luglio - 12 settembre 2013 n. 1102: "la tesi del ricorrente -a seguire in fondo la quale si arriva a equiparare il decreto concessorio della cittadinanza italiana a una generica abilitazione amministrativa da rilasciare ove si riscontri la sussistenza di determinati requisiti e l'assenza di fattori ostativi – non può essere condivisa"
  • TAR Veneto Sentenza del 13 giugno - 12 settembre 2013 n. 1101la residenza decennale, così come prescrive la normativa in materia di concessione della cittadinanza italiana, non può prescindere dall'iscrizione anagrafica, la quale ultima rappresenta un requisito alla cui parziale assenza è tuttavia possibile ovviare mediante la produzione di dati ed elementi atti a comprovare la presenza sul territorio. Le risultanze documentali allegate a riscontro dell'attività lavorativa prestata dall'interessato nel periodo di riferimento, in particolare l'estratto conto previdenziale rilasciato dall'INPS, attestano l'attività lavorativa continuativamente prestata in Italia dal 1997 e, pur non rappresentando sicura prova, costituiscono tuttavia un indice probatorio obiettivo di una persistente presenza del deducente sul territorio nazionale, da investigare mediante apposita richiesta integrativa istruttoria, nella specie mancata
  • TAR Puglia Sentenza del 16 maggio - 12 settembre 2013 n. 1897: 1) il termine di conclusione del procedimento di concessione della cittadinanza italiana per motivi di residenza, contemplato dall'articolo 8, comma 2 della legge 91 del 1992, è di natura ordinatoria; 2) i documenti e le informazioni che attengono ad un cittadino straniero il quale abbia fatto richiesta di concessione della cittadinanza possono essere legittimamente sottratti all'accesso endoprocedimentale dell'interessato per ragioni di tutela della sicurezza nazionale
  • TAR Lazio Sentenza del 28 maggio - 6 agosto 2013 n. 7864: non è possibile imputare all'amministrazione un difetto di istruttoria, posto che la valutazione circa la sufficienza del reddito ai fini della concessione della cittadinanza italiana va effettuata guardando alle annualità precedenti alla presentazione dell'istanza o comunque quanto meno alla adozione del provvedimento e sulla base di documentazione acquisita al procedimento
  • TAR Lazio Sentenza del 28 febbraio - 17 aprile - 6 agosto 2013 n. 7858: "l'iscrizione anagrafica ininterrotta rappresenta un requisito ineludibile ai fini della richiesta di concessione della cittadinanza. La ineludibilità del requisito si conferma sia per lo straniero residente che nel decennio abbia effettuato motivati spostamenti dall'Italia per brevi periodi, sia per lo straniero che affermi di non essersi mai allontanato dal territorio nazionale e di aver ivi mantenuto il centro delle proprie relazioni familiari e sociali, tale situazione di fatto essendo stata ricondotta per esplicita volontà del legislatore alla sola condizione giuridicamente rilevante e riconosciuta dall'ordinamento di soggetto legalmente residente, che si realizza, come s'è visto, unicamente con l'iscrizione anagrafica"
  • TAR Lazio Sentenza del 14 marzo - 17 aprile - 6 agosto 2013 n. 7847: il provvedimento di diniego impugnato è affetto da vizi di violazione di legge ed eccesso di potere dal momento che per un solo ed episodico procedimento penale, peraltro definito con decreto di archiviazione per prescrizione, si manifesta immotivata la conclusione che ne hanno tratto gli Uffici denegando il rilascio della richiesta cittadinanza in quanto "non si ravvisa la coincidenza tra interesse pubblico e interesse del richiedente alla concessione della cittadinanza" (così, testualmente, nella parte motiva dell'atto di diniego)
  • TAR Lazio Sentenza del 28 febbraio - 22 luglio 2013 n. 7454: "la discrezionalità dell'Amministrazione in tema di concessione della cittadinanza italiana non può che tradursi in un apprezzamento di opportunità circa lo stabile inserimento dello straniero nella comunità nazionale, condotto sulla base di un complesso di circostanze, atte a dimostrare l'integrazione del soggetto interessato nel tessuto sociale, anche sotto il profilo della irreprensibilità della condotta. I limiti della valutazione in questione non possono che essere quelli generalmente riconosciuti, in tema di esercizio di poteri discrezionali, necessariamente orientati all'effettuazione delle migliori scelte possibili, per l'attuazione dell'interesse pubblico nel caso concreto. Ne deriva che, essendo affidato ad una valutazione ampiamente discrezionale, il controllo demandato al giudice, avendo natura estrinseca e formale, non può spingersi al di là della verifica della ricorrenza di un danno e sufficiente supporto istruttorio, della veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione e dell'esistenza di una giustificazione motivazionale che appaia logica, coerente e ragionevole"
  • TAR Lazio Sentenza del 26 marzo - 22 luglio 2013 n. 7449: le ragioni per le quali la direttiva interna contenuta nella circolare ministeriale K.60.1 del 5.1.2007 non potesse trovare applicazione al caso di specie come pure le ragioni che hanno indotto l'amministrazione a dare esclusivo rilievo al reddito personale (e non del nucleo familiare) dell'istante, sono state sottaciute nel provvedimento di diniego esponendolo, fondatamente, alla censura di insufficienza ed inadeguatezza della motivazione. Né tale esito muta per effetto del contestuale richiamo (nel corpo dell'impugnato diniego) al pregiudizio ascrivibile al genitore dell'istante
  • TAR Lazio Sentenza del 6 giugno - 15 luglio 2013 n. 619: "il Collegio ritiene fondato il vizio di difetto d'istruttoria e di motivazione nel senso che, a fronte degli apporti al procedimento forniti dal ricorrente, è illegittimo che l'amministrazione abbia confermato acriticamente le risultanze di un rapporto dei Carabinieri risalente a ben 5 anni prima senza verificarne l'attuale attendibilità alla luce di quanto rappresentatole. In altri termini, l'amministrazione avrebbe avuto l'obbligo, per garantire la completezza dell'istruttoria per la concessione della cittadinanza italiana per residenza, di acquisire un nuovo parere (tanto più che, anche a prescindere dalle osservazioni del ricorrente, era comunque decorso un lungo periodo di tempo cosicchè la valutazione circa la sua personalità sarebbe potuta risultare diversa e più favorevole anche soltanto perchè le persone possono cambiare la propria condotta)"
  • TAR Lazio Sentenza del  9 aprile - 9 luglio 2013 n. 6775: in materia di acquisto della cittadinanza iuris communicatione da parte del coniuge -straniero o apolide- di cittadino italiano, il diritto soggettivo dello stesso affievolisce ad interesse legittimo unicamente nell'ipotesi prevista dall'art. 6, comma 1, lett. c) della legge n. 91 del 1992, relativa alla "sussistenza, nel caso specifico, di comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica". Soltanto nella predetta unica ipotesi è riconosciuto all'amministrazione un potere discrezionale di valutazione, con conseguente devoluzione della controversia al giudice amministrativo
  • TAR Lazio Sentenza del  17 aprile - 9 luglio 2013 n. 6774: una condanna per un fatto delittuoso, seppure episodico, che rientra tra gli elementi ostativi alla concessione della cittadinanza non può condurre ad altra soluzione se non al diniego dell'istanza di concessione della cittadinanza
  • TAR Lazio Sentenza del 14 febbraio - 17 aprile - 9 luglio 2013 n. 6761: agli atti del processo non risulta che le dichiarazioni dei redditi dell'odierno ricorrente, prodotte in giudizio, nonostante la integrazione riferita ai redditi relativi agli anni successivi rispetto al 2003, abbiano mai raggiunto la soglia minima richiesta, tenuto conto che egli stesso nella domanda di rilascio della cittadinanza italiana ha spontaneamente dichiarato che il nucleo famigliare è composto (compreso il ricorrente) di cinque persone. Rispetto a tale dichiarazione nessun rilievo possono assumere le indicazioni espresse nel ricorso dallo straniero in merito alla temporanea presenza dei familiari sul territorio nazionale
  • TAR Lazio Sentenza del 28 maggio - 24 giugno 2013 n. 6279: il fatto che il reato si sia estinto a norma delle legge penale, non può escludere una diversa valutazione ai fini amministrativi, come nel caso di concessione della cittadinanza italiana, poiché permane la storicità della condotta posta in essere dello straniero in un arco di riferimento piuttosto ampio da valutare per le finalità sopra indicate
  • TAR Veneto Sentenza del 18 aprile - 19 giugno 2013 n. 844: "il reddito percepito dal ricorrente nel triennio precedente la domanda di conseguimento della cittadinanza italiana risulta superiore a quello minimo richiesto, corrispondente alla soglia di esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, senza poi tener conto della mancata valutazione del reddito attualmente percepito, necessaria , alla luce del notevole periodo in cui si è dilatato il procedimento amministrativo, essendo stata presentata la domanda nel 2008 , laddove l'atto impugnato risulta adottato solo nel 2012"
  • TAR Lombardia Sentenza del 18 aprile - 6 giugno 2013 n. 1465: "nelle controversie in tema di cittadinanza italiana la competenza territoriale del Tar del Lazio con sede in Roma sussiste quando oggetto del contendere sia il diniego di concessione, ma anche in caso di silenzio serbato dall'Amministrazione sull'istanza di rilascio, atteso che se è vero che il provvedimento espresso, non importa se di accoglimento o di diniego, è di competenza dell'Amministrazione centrale e produce effetti non territorialmente limitati, identiche sono le caratteristiche anche del comportamento omissivo"
  • TAR Lazio Sentenza del 14 marzo - 17 aprile - 4 giugno 2013 n. 5576: il ricorrente non nega il presupposto di fatto della interruzione nella sequenza delle iscrizioni anagrafiche presso i vari comuni di residenza ma si limita a sostenere che egli comunque non ha mai lasciato il territorio dello Stato. Si tratta tuttavia di argomentazioni, che non possono essere dirimenti posto che la mera assenza temporanea dal territorio nazionale non è di per sé ostativa al perfezionamento del requisito della residenza decennale ai fini della concessione della cittadinanza italiana , purché l'istante mantenga la residenza legale in Italia. Viceversa, è proprio il requisito della continuità di residenza anagrafica che non può essere in alcun modo surrogato
  • TAR Lazio Sentenza del26 marzo - 4 giugno 2013 n. 5574: l'amministrazione ha ritenuto che dovesse essere dato rilievo preminente al particolare allarme sociale destato da reati come quello in esame, di giuda in stato di ebbrezza , per il quale vi è stato anche di recente un inasprimento delle pene. In sostanza, secondo l'amministrazione, la violazione di queste norme da parte del ricorrente è un elemento che non consente di ritenerlo persona affidabile sotto il profilo dell'ordine pubblico e della civile convivenza
  • TAR Lazio Sentenza del 28 febbraio - 26 marzo - 4 giugno 2013 n. 5571: la condanna per il reato di cui all'art. 628, comma 3, n. 1) c.p. (rapina aggravata), anche se emessa in seguito a patteggiamento , costituisce un valido presupposto sul quale fondare il giudizio sulla condotta del richiedente la cittadinanza , e ciò non soltanto perché la sentenza patteggiata è equiparata a quella di condanna, ma soprattutto perché il fatto storico ad essa sotteso – la cui esistenza il giudice penale è tenuto comunque a verificare sulla base degli atti compiuti nel corso delle indagini - può essere autonomamente valutato dall'Amministrazione dell'Interno ai fini della ponderazione dei diversi interessi coinvolti nell'ambito del procedimento di cui all'art. 9 della L. 91/92
  • TAR Lazio Sentenza del 4 dicembre 2012 - 26 marzo - 4 giugno 2013 n. 5568: "è certamente arduo il procedimento di accertamento della volontà della disabile di diventare cittadina italiana alla luce delle sue limitazioni espressive e cognitive. In questo caso, tuttavia, prima di giungere alla conclusione della impossibilità per la disabile di manifestare una tale volontà, l'amministrazione avrebbe dovuto valutare in concreto, all'esito di un accertamento approfondito e condotto con l'ausilio di personale specializzato, se una tale impossibilità effettivamente sussista, pur non essendo stata la disabile privata giuridicamente della capacità di agire. Nell'ambito di tali accertamenti potranno, eventualmente, essere presi in esame anche elementi indiziari, quali la permanenza in Italia, la comprensione della lingua e della cultura italiana, lo stile di vita, ecc. Non risulta, invece, che tale istruttoria sia stata effettuata in quanto l'amministrazione – come si è detto - si è limitata al dato della impossibilità della disabile di sottoscrivere l'istanza e di esprimersi nella lingua italiana"
  • TAR Lazio Sentenza del 26 marzo - 14 maggio 2013 n. 4830: "lungi dall'aver espresso un giudizio apodittico e stereotipato, la p.a. ha (lo si ripete: legittimamente) espresso il suo convincimento in ordine alla significatività di un certo comportamento: ritenendo che esso, quanto mento sotto il profilo della civile convivenza, fosse indicativo di un'inaffidabilità del richiedente la cittadinanza italiana"
  • TAR Veneto Sentenza del 7 marzo - 8 maggio 2013 n. 659: "la norma esplicitamente considera causa ostativa alla concessione della cittadinanza italiana la circostanza che sia intervenuto scioglimento annullamento o cessazione degli effetti civili o che vi sia separazione personale dei coniugi, e ciò a prescindere dalla modalità prescelta per l'acquisizione della cittadinanza italiana"
  • TAR Lazio Sentenza del 26 marzo - 2 maggio 2013 n. 4389: qualora il diniego di cittadinanza sia destinato ad esser supportato da dati di carattere riservato (che potrebbero, se conosciuti, pregiudicare la funzionalità dell'apparato di prevenzione antiterroristica), la relativa motivazione non può indicare con eccessiva precisione i fatti posti a fondamento del diniego stesso
  • TAR Lombardia Sentenza del 16 gennaio - 2 aprile 2013 n. 314: "un recente orientamento giurisprudenziale sul silenzio in materia di cittadinanza (v. CS Sez. III 21 dicembre 2012 n. 6648; CS Sez. III 26 giugno 2012 n. 3727) ritiene territorialmente competente il TAR Lazio – Roma, equiparando tra loro il provvedimento espresso e il comportamento omissivo, sia in relazione agli effetti (non territorialmente limitati) sia in relazione all'autorità responsabile (individuata nell'amministrazione centrale)"
  • Consiglio di Stato Sentenza dell'1 - 18 marzo 2013 n. 1578: "la reiscrizione  all'anagrafe a seguito di una cancelazione di breve periodo è assimilabile ad un autoannullamento della cancellazione, di cui vale a rimuovere retroattivamente qualunque possibile effetto, ripristinando ex tunc la continuità dell'iscrizione anagrafica, anche ai fini dell'accoglimento della domanda di concessione della cittadinanza italiana, ove non sussistano altre ragioni ostative"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 6 dicembre 2012 - 11 marzo 2013 n. 187: le controversie in materia di iscrizione e cancellazione nei registri anagrafici della popolazione coinvolgono situazioni di diritto soggettivo e non di mero interesse legittimo, attesa la natura vincolata dall'attività amministrativa ad essa inerente, con la conseguenza che la cognizione delle stesse è devoluta alla giurisdizione del Giudice ordinario
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 6 dicembre 2012 - 11 marzo 2013 n. 186: la condizione giuridica di residente deve essere attuale e deve durare da almeno dieci anni, senza interruzioni e discontinuità per la concessione dello status civitatis italiano. Non basta quindi che vi sia stata residenza  di fatto per il periodo prescritto
  • TAR Lazio Sentenza del 17 gennaio - 6 marzo 2013 n. 2402: "nulla è stato detto – nel provvedimento impugnato in ordine ad una possibile mancanza di "sentimenti di italianità" del soggetto in questione (una simile locuzione, pur se caduta in desuetudine, evoca un concetto da cui – in casi quali quello di specie – non sembra obiettivamente possibile prescindere) od alla sua, eventualmente, non ancora intervenuta – per effetto della mancata padronanza della nostra lingua: o per altre cause analoghe – "assimilazione al Corpo nazionale". Si può ben comprendere come le perplessità che il Collegio incontra nel valutare la congruità della motivazione posta a base di tale provvedimento – che va conseguentemente annullato – siano destinate a trovare ulteriore e definitivo argomento"
  • TAR Veneto Sentenza del 6 febbraio - 4 marzo 2013 n. 328: "tra le cause preclusive dell'acquisto della cittadinanza iuris communicatione in favore del coniuge di cittadino italiano, è necessario distinguere tra quelle implicanti discrezionalità da parte dell'Amministrazione - per le quali il diritto del richiedente affievolisce ad interesse legittimo - e quelle che devono essere meramente accertate, ove le valutazioni sono già state compiutamente effettuata in forma tipica dal legislatore e per le quali la posizione dedotta in giudizio conserva la consistenza di diritto soggettivo con conseguente giurisdizione del giudice ordinario"
  • TAR Lombardia Sentenza del 30 gennaio - 18 febbraio 2013 n. 168: "nel procedimento concessorio dello status di cittadino, deve essere attentamente considerata l'attitudine reddituale dell'aspirante membro della Comunità nazionale, atteso che la concessione della cittadinanza presuppone, in capo all'istante, non solo il possesso del requisito negativo, di non gravare sulla collettività, ma altresì quello positivo, volto a giustificare l'attribuzione in capo al richiedente di tale status, di "apportare un contributo ulteriore ed autonomo alla comunità di cui entra a far parte", che è il presupposto per cui uno Stato decide di ampliare la propria popolazione accogliendo persone che sono già cittadini di altri Stati"
  • TAR Lazio Sentenza del 15 novembre - 18 febbraio 2013 n. 1792: la titolarità del permesso di soggiorno non é da sola elemento sufficiente a comprovare il decorso del decennio di legale residenza dello Stato. Occorre anche il concorrente requisito della iscrizione anagrafica, non potendosi dar rilievo alla mera presenza in Italia in qualità di ospite presso amici in Italia, come nel caso di specie
  • TAR Lombardia Sentenza del 21 dicembre 2012 - 15 febbraio 2013 n. 454: allo scadere del termine di due anni dalla presentazione della domanda, la situazione soggettiva della richiedente la cittadinanza "iuris communicatione" ha assunto consistenza di diritto soggettivo, soggetto a mera verifica della sussistenza dei presupposti di cui all'art. 1 e a pronuncia dichiarativa dell'acquisto della cittadinanza
  • TAR Lazio Sentenza del 17 gennaio - 12 febbraio 2013 n. 1545: l'art.9 della legge n.91 del 1992 afferma che la cittadinanza "può essere concessa" ed i termini "può" e "concessa" sottolineano il carattere altamente discrezionale del provvedimento. I requisiti prescritti dall'art.9 costituiscono, pertanto, solo i presupposti che consentono di avanzare l'istanza di naturalizzazione al cui accoglimento si possono, forse ed al più, ravvisare aspettative giuridicamente tutelate
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 17 gennaio - 11 febbraio 2013 n. 99: nel caso dell'acquisizione della cittadinanza per matrimonio, disciplinata dall'art. 5 della legge 5 febbraio 1992, n. 92, deve ritenersi che il coniuge del cittadino sia titolare - in generale - di un vero e proprio diritto soggettivo all'emanazione del decreto, che affievolisce ad interesse legittimo solo in presenza dell'esercizio, da parte della Pubblica Amministrazione, del potere discrezionale di valutare l'esistenza di motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica che ostino a detto acquisto
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 17 gennaio - 11 febbraio 2013 n. 98: dichiarata inammissibile l'istanza, in quanto è venuto meno il vincolo di coniugio a seguito di decesso del coniuge. Relativamente all'acquisto della cittadinanza italiana l'unica causa preclusiva che risulta essere demandata alla valutazione discrezionale della competente amministrazione, è quella di cui all'art. 6, comma 1, lett. c, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, ossia la sussistenza di "comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica". Soltanto in tale evenienza, la situazione di diritto soggettivo risulta affievolita in interesse legittimo, con conseguente radicamento della giurisdizione in capo al giudice amministrativo
  • TAR Lazio Sentenza del 15 novembre - 4 dicembre 2012 - 7 febbraio 2013 n. 1378: l'amministrazione si è limitata a menzionare l'unico e non grave precedente (la pena inflitta era di due mesi di reclusione, per il quale peraltro è stato concesso l'indulto) del ricorrente, non può non ravvisarsi il dedotto vizio di insufficienza della motivazione, in quanto per la sua modesta rilevanza il precedente penale non poteva considerarsi automaticamente ostativo alla concessione della cittadinanza italian
  • TAR Liguria Sentenza del 13 dicembre 2012 - 6 febbraio 2013 n. 235: "l'unico reato realmente esistente è un reato di natura previdenziale, punito con la sola pena pecuniaria e che non può considerarsi ostativo di per sé alla concessione della cittadinanza italiana
  • TAR Veneto Sentenza del 23 gennaio - 5 febbraio 2013 n. 150ai sensi dell'art. 9 lett. f) della L. 91/92 il requisito della residenza decennale nel territorio della Repubblica italiana deve essere posseduto attualmente ed ininterrottamente alla data di presentazione della domanda, non essendo possibile cumulare periodi diversi né avvalersi del detto requisito maturato in passato ove, poi, la continuità della residenza sia venuta a mancare
  • TAR Lazio Sentenza del 4 dicembre 2012 - 5 febbraio 2013 n. 1228: anche al soggetto titolare di permesso di soggiorno e legalmente residente in Italia da oltre dieci anni può essere legittimamente negata la concessione della cittadinanza italiana per motivi inerenti alla sicurezza pubblica, atteso che l'interesse pubblico alla concessione della particolare capacità giuridica, connessa allo status di cittadino, impone che si valutino con potere ampiamente discrezionale, anche sotto il profilo solo indiziario, le prospettive di ottimale inserimento del soggetto interessato nel contesto sociale del paese ospitante, non solo sotto il profilo dell'apporto lavorativo o del rispetto delle regole del paese stesso, ma anche per quanto attiene alle sue pregresse frequentazioni, quando appaiono rilevanti sul piano della pubblica sicurezza. Nel caso di specie, l'esistenza di segnalazioni di pregressi contatti non occasionali con soggetti controindicati e con una società legata a fazioni politiche di matrice fondamentalista, giustifica – ancorché sul piano indiziario – una valutazione di pericolosità sociale e un pericolo per la pubblica sicurezza
  • TAR Lombardia Sentenza del 30 gennaio - 4 febbraio 2013 n. 140: il provvedimento impugnato si limita ad asserire l'assenza "di una raggiunta piena idoneità dell'aspirante ad essere inserito nell'ambito della Comunità italiana", senza in alcun modo giustificare tale giudizio e a dare conto del fatto che non è stato possibile accertare "benemerenze o altre circostanze tali da indurre invece a ritenere l'erogazione dell'invocato beneficio comunque rispondente all'interesse pubblico". Non è, dunque, possibile ricostruire il percorso logico seguito dall'Amministrazione nel negare il riconoscimento della cittadinanza italiana, con la conseguenza che il provvedimento deve essere annullato
  • TAR Lazio Sentenza del 29 novembre 2012 - 29 gennaio 2013 n. 1018: "il D.M. 24.3.1995 n. 228 dispone che "La tabella A, allegata al D.M. 2 febbraio 1993, n. 284, del Ministro dell'interno di adozione del regolamento di attuazione degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990, n. 241, riguardanti i termini di conclusione ed i responsabili dei procedimenti imputati alla competenza degli organi dell'Amministrazione centrale e periferica dell'interno, nella parte relativa ai procedimenti di competenza della divisione cittadinanza del servizio cittadinanza affari speciali e patrimoniali della Direzione generale per l'amministrazione generale e per gli affari del personale, è modificata nel senso che i termini finali per la definizione dei provvedimenti di conferimento e di concessione della cittadinanza italiana, di cui rispettivamente agli articoli 5 e 9 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, sono fissati in settecentotrenta giorni in luogo di millenovantacinque giorni""
  • TAR Lazio Sentenza del 29 novembre 2012 - 28 gennaio 2013 n. 989: con la conclusione della seconda guerra mondiale e la sottoscrizione del Trattato di pace, tutti i cittadini italiani residenti in Libia sono divenuti cittadini di quel Paese, salvo rinuncia espressa. Tuttavia i soggetti ai quali lo Stato Libico ha negato l'acquisto della cittadinanza non sono divenuti apolidi, ma hanno conservato la cittadinanza italo - libica la quale, con l'entrata in vigore della Costituzione repubblicana, si è trasformata "ipso iure" in cittadinanza italiana")
  • TAR Puglia Sentenza del 13 dicembre 2012 - 21 gennaio 2013 n. 66: "se è vero che l'art.5 della legge n.91 del 1992 include espressamente tra le cause ostative alla concessione della cittadinanza esplicitamente "la separazione personale dei coniugi" riscontrata al momento dell'adozione del decreto tuttavia, nella fattispecie in esame, si sta discutendo della legittimità del provvedimento di autotutela intervenuto in un momento successivo in cui la riconciliazione della ricorrente con il coniuge risultava già annotata sui registri dello stato civile (cioè in data 23.6.2011) e la convivenza matrimoniale ripristinata da circa un anno"
  • TAR Lazio Sentenza del 15 novembre 2012 - 19 gennaio 2013 n. 600: la sussistenza di rapporti telefonici o semplici contatti tra uno straniero con individui legati al terrorismo internazionale può costituire presupposto sufficiente ai fini dell'adozione del provvedimento di diniego della cittadinanza italiana
  • TAR Piemonte Sentenza dell'11 dicembre 2012 - 18 gennaio 2013 n. 46: "non appare affatto incerta l'identità del soggetto richiedente la cittadinanza, posto che lo stesso si era identificato, in sede di istanza, con il completo nome di "*********", ossia con un nominativo manifestamente assimilabile alle varie versioni poi riportate nell'atto impugnato. La mancanza di incertezza, poi, sarebbe stata del tutto superata se l'amministrazione, nel corso dell'istruttoria, avesse conferito rilevanza ai documenti identificativi del soggetto (pur acquisiti agli atti del procedimento) i quali – come dimostra la loro produzione in giudizio (documenti relativi rispettivamente al permesso di soggiorno, al documento di identità ed al passaporto brasiliano) – riportano tutti lo stesso identico nome, peraltro uguale a quello indicato nel certificato di nascita "
  • TAR Friuli Venezia Giulia Sentenza del 9 - 11 gennaio 2013 n. 24: "la valutazione delle cause preclusive dell'acquisto della cittadinanza da acquisire  iure communicatione, per matrimonio con cittadino italiano sfugge alla giurisdizione del giudice amministrativo per ricadere in quella del giudice ordinario"
  • TAR Campania Sentenza del 19 dicembre  2012 - 11 gennaio 2013 n. 55: "al ricorrente è stata negata la cittadinanza italiana in ragione di una pregressa condanna penale a suo carico, costituita da una sentenza di applicazione della pena su richiesta per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso il 16.12.1997: non attribuendo la legge un'efficacia automaticamente ostativa all'esistenza di un pregiudizio penale, permane in capo all'amministrazione il dovere di effettuare una valutazione sulla possibilità dello straniero di rispettare egualmente i doveri che derivano dall'appartenenza alla comunità nazionale, fermo restando che poi, su tale valutazione ampiamente discrezionale, il sindacato giurisdizionale potrà avere natura solo estrinseca e formale, limitata cioè alla veridicità dei fatti posti a fondamento della determinazione ed alla sussistenza di una giustificazione motivazionale logica, coerente e ragionevole"
  • TAR Marche Sentenza del 14 dicembre 2012 - 9 gennaio 2013 n. 20: la residenza "legale" per un decennio in Italia del cittadino straniero rappresenta una condizione necessaria per la concessione della cittadinanza, che deve essere dimostrata solo con riferimento alle risultanze dei registri dell'anagrafe dei residenti, non essendo consentito che, in presenza della precisa definizione legislativa dell'elemento della residenza legale recata dall'art. 1 comma 2 lett. a) del DPR n. 572/1993, tale elemento (normativamente prescritto) possa essere surrogato con indizi di carattere presuntivo od elementi sintomatici indiretti
  • TAR Lazio Sentenza del 29 novembre 2012 - 8 gennaio 2013 n. 92: illegittimo l'impugnato silenzio rifiuto con conseguente obbligo del Ministero dell'Interno intimato di pronunciarsi con un provvedimento espresso in ordine alla richiesta di cittadinanza italiana presentata dall'odierno ricorrente in data 24 marzo 2010, entro il termine di 30 (trenta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza
  • Consiglio di Stato Sentenza del 18 - 21 dicembre 2012 n. 6648: in tema di competenza territoriale giurisdizionale non rileva in senso contrario la circostanza che la prima fase istruttoria del procedimento di concessione della cittadinanza italiana si svolga in sede locale (Prefettura), giacché non sempre e non necessariamente il ritardo che dà motivo al ricorso si manifesta in quella fase, e comunque l'inadempimento è sempre imputabile all'autorità cui spetta emanare l'atto conclusivo, l'unico di rilevanza esterna
  • TAR Lazio Sentenza del 10 luglio - 5 dicembre 2012 n. 10176: "in presenza dei presupposti richiesti dalla legge (nel caso in questione, trattasi della ipotesi di richiesta di cittadinanza italiana disciplinata dall'art. 4 della legge n. 91 del 1992 - nascita in Italia, residenza ininterrotta e manifestazione di volontà entro un anno dal raggiungimento della maggiore età) è configurabile un vero e proprio diritto soggettivo dell'istante; con conseguente difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario
  • TAR Lazio Sentenza dell' 11 ottobre - 20 novembre 2012 n. 9590: il giudizio negativo del Ministero, in merito alla richiesta di cittadinanza per residenza, risulta motivato con riferimento a fatti accertati in sede istruttoria e tali da non garantire, secondo l'apprezzamento dell'Amministrazione, l'assoluta affidabilità del soggetto richiedente sotto il profilo della sicurezza dello Stato
  • Consiglio di Stato sentenza del 10 luglio - 10 ottobre - 13 novembre 2012 n. 9338: "l'orientamento volto ad escludere l'automatica valenza ostativa delle sentenze di condanna ai fini del conseguimento del permesso di soggiorno che consente allo straniero di permanere – per un periodo di tempo di durata limitata o di lungo periodo (Carta di soggiorno di cui il ricorrente è titolare) – nel nostro Paese, non può essere esteso al caso, completamente diverso, della concessione della cittadinanza italiana"
  • Consiglio di Stato sentenza del 10 luglio - 10 ottobre - 13 novembre 2012 n. 9323: mancata valutazione complessiva della pericolosità sociale, specie ove la Amministrazione si pronunci a distanza di tanti anni dalla presentazione dell'istanza di concessione della cittadinanza,essendosi la medesima limitata a valutare negativamente la sentenza di condanna per furto del 9.11.98 senza considerare il successivo provvedimento di estinzione del reato ai sensi dell'art. 445 co 2 c.p. pronunciato dal Tribunale in data 19.12.2007 che comporta l'eliminazione di ogni effetto penale con effetti equivalenti alla riabilitazione; tant'è che il ricorrente in data 12.1.2008 otteneva la Carta di soggiorno
  • Consiglio di Stato Sentenza del 26 ottobre - 8 novembre 2012 n. 5696: "dal punto di vista logico sembra inevitabile ritenere che il giudice territorialmente competente a sindacare la legittimità del silenzio in materia di concessione della cittadinanza italiana e a dichiarare, se del caso, l'obbligo di provvedere, sia lo stesso che è territorialmente competente a sindacare il provvedimento una volta che esso sia stato emanato"
  • TAR Lazio Sentenza del 17 maggio - 3 luglio 2012 n. 6056: il Ministero dell'Interno aveva l'obbligo di pronunciarsi entro il termine di settecentotrenta giorni dalla data di presentazione della domanda. Detto termine, nella fattispecie in esame, è inutilmente spirato, non essendo stata a tutt'oggi adottata nessuna pronuncia espressa da parte dell'amministrazione
  • Consiglio di Stato Sentenza del 22 - 26 giugno 2012 n. 3727: in materia di cittadinanza italiana "se è vero che il provvedimento espresso (non importa se di accoglimento o di diniego) è di competenza dell'amministrazione centrale e produce effetti non territorialmente limitati, identiche (per quanto qui interessa) sono le caratteristiche del comportamento omissivo (c.d. silenzio-rifiuto o silenzio-inadempimento)"
  • TAR Lazio Sentenza del 12 aprile - 19 giugno 2012 n. 5665: "nel caso di specie, non vi è ragione per censurare la motivazione del diniego di cittadinanza, in quanto il pregresso comportamento del ricorrente può ragionevolmente essere considerato come indicativo di una personalità non incline al rispetto delle norme penali e delle regole di civile convivenza e, come tale, giustificare il diniego del rilascio della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio Sentenza del 12 - 27 aprile - 5 giugno 2012 n. 5062: "avendo la valutazione amministrativa avuto ad oggetto la sussistenza dei requisiti di legge ("è emersa la separazione…è venuto a mancare il vincolo del coniugio") - la controversia concerne il diritto soggettivo all'emanazione del decreto di acquisto della cittadinanza, con conseguente necessità per l'istante di adire il giudice ordinario al fine di far dichiarare, previa verifica dei requisiti di legge, che egli è cittadino"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 1° - 5 giugno 2012 n. 3306: ai fini della concessione della cittadinanza per residenza non si deve tener conto esclusivamente del reddito personale del richiedente in senso stretto ma anche delle condizioni economiche della famiglia nel suo complesso
  • TAR Lazio Sentenza del 24 gennaio - 16 maggio 2012 n. 4433in caso di richiesta di naturalizzazione a seguito di residenza continuativa il termine di 730 giorni dalla presentazione dell'istanza, prescritto dall'art. 3 del dpr n. 362/94, non è perentorio, bensì meramente ordinatorio, sicché anche l'eventuale superamento dello stesso non implica la decadenza dell'amministrazione dal proprio potere-dovere di provvedere in ordine all'istanza e pertanto, non ha alcun effetto invalidante sul provvedimento finale.
  • TAR Lazio Sentenza del 24 gennaio - 1° marzo  - 18 aprile 2012 n. 3547: "il comportamento del ricorrente, valutato come fatto storico e dunque a prescindere dalla intervenuta estinzione del reato, può ragionevolmente essere considerato come indicativo di una personalità non incline al rispetto delle norme penali e delle regole di civile convivenza e, come tale, giustificare il diniego del rilascio della cittadinanza italiana."
  • TAR Lazio Sentenza del 24 gennaio - 19 marzo 2012 n. 2645: lillegittimo il provvedimento di diniego di concessione di cittadinanza ai sensi dell'art. 9 lett. f) della L. 91/92 in quanto l'Amministrazione ha omesso di valutare le somme percepite dal ricorrente in sede di conciliazione con il proprio datore di lavoro ed ha illegittimamente considerato ai fini dell'accertamento della idoneità reddituale un periodo di dieci anni, senza tener conto prioritariamente della situazione economica più recente comprensiva anche delle somme percepite a seguito della conciliazione stragiudiziale"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 20 dicembre 2011 - 18 febbraio 2012 n. 154: l'appellante fonda le proprie domande sulla base del contenuto altamente discrezionale del provvedimento con il quale il Ministero dell'interno provvede sulla richiesta di concessione della cittadinanza da parte di un cittadino straniero, che giustifica il diniego anche in presenza di meri sospetti, anche in ragione del pericolo di pregiudizio per la credibilità dello Stato qualora lo straniero, divenuto cittadino italiano, compia o sia coinvolto in atti di terrorismo
  • TAR Lazio Sentenza del 24 novembre 2011 - 17 gennaio 2012 n. 527: la concessione della cittadinanza per matrimonio, disciplinata dall'art. 5 della legge n. 91 del 1992, attiene ad una situazione giuridica soggettiva avente la consistenza di diritto soggettivo. In tale ambito, l'unica causa preclusiva alla concessione della cittadinanza, che risulta essere demandata alla valutazione discrezionale della competente amministrazione, è quella di cui all'art. 6, comma 1, lett. c, della legge n. 91 del 1992, ossia la sussistenza, nel caso specifico, di "comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica".
  • TAR Lazio Sentenza del 6 dicembre 2011 - 17 gennaio 2012 n. 501: illegittimo l'impugnato silenzio rifiuto con conseguente obbligo del Ministero dell'Interno intimato di pronunciarsi con un provvedimento espresso in ordine alla richiesta di cittadinanza italiana presentata dall'odierno ricorrente in data 10 settembre 2009
  • TAR Lazio Sentenza del 24 novembre - 20 dicembre 2011 n. 6855: l'istanza di concessione della cittadinanza italiana obbliga l'Amministrazione di concludere il procedimento e di pronunciarsi, sulla predetta istanza, entro il termine di settecentotrenta giorni fissato dall'art. 3 del D.P.R. 18.4.1994 n. 362  
  • TAR Lazio Sentenza del 6 - 7 dicembre 2011 n. 9629: "la concessione della cittadinanza per matrimonio, disciplinata dall'art. 5 della legge n. 91 del 1992, attiene ad una situazione giuridica soggettiva avente la consistenza di diritto soggettivo, fatta eccezione per la ipotesi di cui all'art. 6, comma 1, lett. c, della legge n. 91 del 1992, ossia la sussistenza, nel caso specifico, di "comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica". Pertanto, nel caso in esame, deve rilevarsi d'ufficio il difetto di giurisdizione del giudice adito."
  • Consiglio di Stato Sentenza del 28 ottobre - 28 novembre 2011 n. 6289: il diniego della cittadinanza risulta ampiamente giustificato, a nulla rilevando in contrario l'inesistenza di specifici precedenti penali, in quanto da fonti ritenute attendibili da parte del Ministero l'interessato intrattiene (almeno asseritamente) rapporti con servizi segreti stranieri (e più precisamente del paese d'origine) servendosi anche di «fittizie imprese commerciali».
  • TAR Lazio Sentenza del 24 - 24 novembre 2011 n. 9265: declaratoria di illegittimità del silenzio-rifiuto formatosi sull'istanza di concessione della cittadinanza italiana, ai sensi dell'art. 9 comma 1 lett. f) della L. 91/92, presentata dal ricorrente in data 22 luglio 2008
  • Consiglio di Stato Sentenza del 21 ottobre - 22 novembre 2011 n. 6143: la residenza per un decennio in Italia del cittadino straniero rappresenta una condizione necessaria per la concessione della cittadinanza, che può o, meglio, deve essere dimostrata solo con riferimento alle risultanze dei registri dell'anagrafe dei residenti, non essendo consentito che, in presenza della precisa definizione legislativa dell'elemento della residenza legale recata dall'art. 1, comma 2, lettera a), del D.P.R. n. 572/1993, tale elemento (normativamente prescritto) possa essere surrogato con indizi di carattere presuntivo od elementi sintomatici indiretti.
  • TAR Lazio Sentenza del 27 giugno - 27 ottobre, depositata il 16 novembre 2011 n. 8922:  il ricorrente ha presentato l'istanza di concessione della cittadinanza italiana in data 2.8.2007 e il termine di 730 giorni previsto dall'art. 3 del d.p.r. n. 362/1994 veniva a scadere il 2.8.2009. Il ricorso avverso il silenzio inadempimento in esame avrebbe pertanto dovuto essere proposto entro oltre un anno dalla scadenza del termine per provvedere e cioè entro il 2.8.2010
  • Consiglio di Stato Sentenza del 4 - 16 novembre 2011 n. 6046: "dalla documentazione visionata in camera di consiglio trasmessa dall'amministrazione a seguito dell'ordinanza istruttoria n. 2847/2011, emerge che il diniego risulta motivato con riferimento a vicende attinenti a plausibili ragioni di ordine pubblico e sicurezza dello Stato che giustificano in maniera adeguata il provvedimento impugnato"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 18 ottobre - 9 novembre 2011 n. 5913: "il sindacato giurisdizionale, limitato ai profili estrinseci, deve concludersi in senso favorevole al ricorrente in primo grado: l'Amministrazione, infatti, non evidenzia elementi dai quali risulti il motivo per il quale all'odierno appellante non è opportuna la concessione della cittadinanza, e ciò nonostante uno specifico ordine del giudice abbia chiesto di conoscere, con le cautele del caso, le ragioni del diniego"
  • TAR Lazio Sentenza del 13 ottobre - 3 novembre 2011 n. 8419: "il provvedimento risulta del tutto immotivato, atteso che il semplice riferimento contenuto nel provvedimento impugnato all'emersione, in seguito ad attività informativa, di elementi di pericolo per la sicurezza della Repubblica, è di per sé talmente generico da non integrare gli estremi di una motivazione sufficiente, non potendo il Collegio ricostruire l'iter logico seguito dall'Amministrazione nell'adozione del provvedimento"
  • TAR Campania Sentenza del 12 - 19 ottobre 2011 n. 4867: la concessione della cittadinanza italiana per matrimonio, disciplinata dall'art. 5 l. 5 febbraio 1992 n. 91, attiene ad una situazione giuridica soggettiva avente la consistenza di diritto soggettivo e, in tale ambito, i reati c.d. ostativi di cui alla lett. b) comma 1, cit. art. 6, non richiedendo alcuna valutazione discrezionale da parte dell'Amministrazione, determinano il mantenimento della giurisdizione in capo al giudice ordinario
  • TAR Lazio Sentenza del 12 luglio - 21 settembre 2011 n. 7506: dagli atti istruttori è emerso un giudizio negativo sulla condotta del ricorrente – avendo la Questura rilevato l'esistenza di contatti con associazioni integraliste islamiche -, tali da comportare il rigetto dell'istanza.
  • TAR Lazio Sentenza del 5 luglio - 20 settembre 2011 n. 7469: si dichiara illegittimo l'impugnato silenzio rifiuto alla richiesta di cittadinanza italiana e si nomina per il caso di ulteriore persistente inadempimento un Commissario ad acta
  • TAR Lazio Sentenza del 12 luglio - 1° settembre 2011 n. 7097: declaratoria dell'obbligo dell'amministrazione di concludere celermente l'iter procedimentale, con l'adozione di un provvedimento espresso - il Ministero dell'Interno aveva l'obbligo di pronunciarsi entro il richiamato termine di settecentotrenta giorni dalla data di presentazione della domanda.
  • TAR Lazio Sentenza 16 giugno - 20 luglio 2011 n. 6522: dichiarata l'illegittimità del silenzio-rifiuto, con conseguente obbligo del Ministero dell'Interno intimato di pronunciarsi con un provvedimento espresso in ordine alla richiesta di cittadinanza italiana presentata dal ricorrente il giorno 31 ottobre 2008
  • Consiglio di Stato Sentenza dell'8 - 11 luglio 2011 n. 4159: "riguardo alla discrezionalità dei provvedimenti in questa materia, resta il fatto che tali provvedimenti debbono comunque essere motivati; e che nel momento in cui la motivazione concretamente data si riferisca a fatti specifici, essa diviene sindacabile sotto il profilo della congruità, della ragionevolezza e della proporzionalità"
  • TAR Lazio Sentenza del 30 giugno 2011 n. 5755: illegittimità del silenzio - inadempimento formatosi sulla richiesta di concessione della cittadinanza italiana
  • TAR Lombardia Sentenza del 21 giugno 2011 n. 5528: annullato l'impugnato silenzio-rifiuto e disposto l'obbligo per il  Ministero dell'Interno di pronunciarsi con un provvedimento espresso in ordine alla richiesta di cittadinanza italiana
  • TAR Lombardia Sentenza del 21 giugno 2011 n. 1588: "sussistono pertanto tutti i presupposti per la concessione della cittadinanza poiché che al momento della presentazione dell'istanza la ricorrente era coniugata da oltre un triennio con cittadino italiano senza che assumano nessun rilievo sul punto le ulteriori vicende del rapporto matrimoniale, e non vi era alcuna ragione per ritenere sussistenti motivi ostativi legati alla sicurezza dello Stato, trattandosi di persona incensurata. La sua situazione in Italia era regolare poiché la revoca del permesso di soggiorno era stato frutto di un equivoco in cui l'amministrazione era stata indotta dalla condotta del marito che aveva segnalato un inesistente abbandono del tetto coniugale"
  • TAR Lazio Sentenza del 30 maggio 2011 n. 4826: accertamento dell'inadempimento dell'Amministrazione degli Affari Esteri ai fini della conclusione del procedimento preordinato alla legalizzazione documentale chiesta dall'odierno ricorrente e, per l'effetto, ordinando all'Amministrazione intimata, nella persona del responsabile della suindicata Autorità consolare, di fornire positivo riscontro alla richiesta di legalizzazione documentale di che trattasi
  • TAR Lazio Sentenza del 27 maggio 2011 n. 4800: sussistenza dell'obbligo dell'amministrazione dell'interno di concludere il procedimento avviato con la richiesta ai sensi dell'art. 9 lett. F) della l. 91/1992, di ottenimento della cittadinanza italiana, presentata in data 4.9.2008, con provvedimento espresso. E' illegittimo il silenzio serbato dalla amministrazione oltre il termine indicato dall'art. 3 del dpr n. 362/1994 (730 giorni) e deve quindi essere ordinato alla amministrazione di concludere il procedimento con un provvedimento espresso entro il termine di 60 giorni dalla comunicazione della presente sentenza.
  • Consiglio di Stato Sentenza del 23 maggio 2011 n. 3030: "improcedibilità dell'impugnativa, avendo la medesima Amministrazione superato il proprio precedente diniego, annullato in sede giurisdizionale, attraverso il rilascio della richiesta cittadinanza italiana"
  • TAR Lazio Sentenza del 20 aprile 2011 n. 3485: violazione dell'articolo 8 della l. n. 91/1992 in base al quale l'emanazione del decreto di rigetto dell'istanza è preclusa quando dalla data di presentazione dell'istanza siano decorsi due anni
  • TAR Lazio Sentenza del 19 aprile 2011 n. 3452: a carico dello straniero che intende ottenere la concessione della cittadinanza italiana va riscontrato un onere di verifica del possesso attuale ed ininterrotto del requisito della residenza legale e, dunque, dell'iscrizione anagrafica.
  • TAR Lazio Sentenza del 19 aprile 2011 n. 3419: "nel caso di specie, si controverte, per l'appunto, di una causa preclusiva dell'acquisto di cittadinanza diversa da quella relativa all'esistenza di comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica - e, in particolare, di quella di cui al disposto dell'articolo 6, comma 1, lett. b) L. n. 91/1992 - con la conseguenza che deve essere dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario"
  • TAR Lazio Sentenza del 7 marzo 2011 n. 2073: illegittimità del silenzio - inadempimento formatosi sulla richiesta di concessione della cittadinanza italiana
  • TAR Lazio  Sentenza del 21 febbraio 2011 n. 1603: "il ricorso in trattazione va dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, risultando le controversie relative alla materia in esame attribuite alla giurisdizione del giudice ordinario, sia in caso di impugnativa di un provvedimento espresso sull'istanza in argomento sia in caso di ricorso contro l'inerzia serbata sulla medesima in quanto rappresenta comunque un comportamento attinente a materia attribuita al predetto giudice"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 18 gennaio -18 febbraio 2011 n. 1034: é viziato per eccesso di potere il diniego di concessione di cittadinanza italiana per naturalizzazione in ragione di una condanna per guida in stato di ebbrezza - "il contestato diniego ha fatto riferimento ad ‘elementi tali da non ritenere opportuna la concessione della cittadinanza', mentre in realtà – a fondamento dell'atto – è stato unicamente richiamato un decreto penale di condanna, emesso nel 1995 per la commissione di una contravvenzione"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 16 febbraio 2011 n. 974: legittimo il diniego di concessione della cittadinanza italiana, atteso che il presupposto imprescindibile per fruire di tale provvedimento ampliativo – in base alla normativa di settore - è indubbiamente quello di avere redditi sufficienti al sostentamento proprio e della propria famiglia. L'acquisizione di tale nuovo importante status, infatti, si deve tradurre non già solo in un beneficio per l'interessato, ma anche nella possibilità materiale, per il nuovo cittadino, di adempiere i doveri di solidarietà sociale (ed in primis il dovere di contribuire alla spese pubbliche, mercè la imposizione tributaria), nella misura minima determinata dal legislatore
  • Consiglio di Stato Sentenza del 17 dicembre 2010 - 3 febbraio 2011 n. 766: "non può valere l'argomento per cui l'interessato vive stabilmente con il padre, che provvede a soddisfare i suoi primari bisogni di vita. Infatti, va avuto riguardo: a) alla consustanziale transitorietà di una tale situazione familiare, anche tenuto conto della non più giovanissima età anagrafica dell'interessato (nato nel 1982), a fronte della tendenziale stabilità e durevolezza del provvedimento concessivo della cittadinanza; b) all'impossibilità per l'interessato di assolvere, allo stato, ai doveri di solidarietà sociale dianzi ricordati, sostituita anzi da un assorbimento a suo favore della analoga capacità dei suoi familiari."
  • Consiglio di Stato Sentenza del 17 novembre 2009 - 18 gennaio 2010 n. 135: la controversia originata dal ricorso avverso il diniego della cittadinanza italiana rientra nella competenza del TAR del Lazio - Roma, poiché il provvedimento impugnato, oltre che provenire dal Ministero dell'interno, e quindi da un organo centrale dello Stato, esplica i suoi effetti su tutto il territorio nazionale, poiché impedisce al richiedente l'acquisto dello status di cittadino italiano.
  • Consiglio di Stato Sentenza del 10 gennaio 2011 n. 52: é legittimo negare la cittadinanza all'immigrato che accusa ingiustamente di razzismo un italiano, ossia per aver dato del razzista al proprietario di un bar. L'immigrato, così facendo, ha dimostrato di non essere pienamente integrato nella nostra società.
  • TAR Lazio Sentenza del 21 dicembre 2010 n° 37926: l'articolo 10 bis (legge 241/90) impone alla P.A., anteriormente all'adozione di un provvedimento finale del procedimento sfavorevole al soggetto che ha presentato istanza di concessione della cittadinanza italiana che ha dato inizio al procedimento stesso, di comunicare al destinatario i motivi che impediscono l'accoglimento della domanda
  • TAR Piemonte Sentenza del 27 ottobre - 13 novembre 2010 n. 4137: "anche la sentenza emessa con il rito del c.d. patteggiamento, ai sensi dell'art. 444 c.p.p. può senz'altro essere compresa nella valutazione condotta dall'amministrazione ai fini della concessione della cittadinanza italiana, ai sensi dell'art. 6, comma 1, lett. b, della legge n. 91 del 1992"
  • TAR del Lazio Sentenza 8 novembre 2010 n° 33280: il ritardo nella conclusione del procedimento concessorio della cittadinanza italiana (oltre i 730 giorni dalla data di presentazione della domanda) costituisce un comportamento ingiustificato da parte dell'Amministrazione procedente.
  • TAR Campania Sentenza del 14 luglio - 6 settembre 2010 n. 17315: il provvedimento impugnato è motivato dallo jus superveniens - costituito dalla legge 15 luglio 2009 n. 94 (di modifica dell'art. 5 della legge n. 91/92), ritenuto applicabile sulla base del disposto della circolare ministeriale del 6.8.2009 - alla cui data di entrata in vigore era mancante il requisito legale "non erano decorsi i due anni di matrimonio e di residenza legale in Italia, risultando il matrimonio celebrato il 06.02.2008"
  • Consiglio di Stato, Decisione del 10 maggio 2010 n. 2815: la competenza dei ricorsi proposti contro il diniego di concessione della cittadinanza spetta al Tar del Lazio e non al Tribunale amministrativo della regione in cui risiede lo straniero.
  • TAR Lazio Sentenza del 4 marzo 2010 n. 2241: la competenza per i ricorsi avverso il diniego della concessione della cittadinanza è esclusiva del Tar di Roma
  • TAR Lazio, Sentenza depositata il 26 novembre 2009, n 11771: ai fini della concessione della cittadinanza per residenza decennale è da ritenersi legittimo il giuziio dell'Amministrazione in merito all'inserimento dello straniero nella comunità nazionale allorquando l'amministrazione ritenga che quest'ultimo possieda ogni requisito atto ad inserirsi in modo duraturo nella comunità, mediante un giudizio prognostico che escluda che il richiedente possa successivamente creare inconvenienti o, addirittura, commettere fatti di rilievo penale.
  • Consiglio di Stato Sentenza del 3 settembre 2009 n. 5190: cittadinanza negata allo straniero che riceveva telefonate da simpatizzanti terroristi
  • Consiglio di Stato, Decisione del 19 giugno 2009 n. 4080: é illegittimo il provvedimento di diniego della concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione al cittadino iraniano, se fondato soltanto sull'esistenza di rapporti con una persona sospettata di attività spionistiche e dai frequenti viaggi del ricorrente nel suo paese di origine per ragioni non accertate.
  • TAR Lombardia Sentenza del 4 giugno 2009 n. 1186: legittimo il provvedimento con il quale si é negato il conferimento della cittadinanza italiana, in ragione di una sentenza di condanna divenuta irrevocabile a carico del richiedente con altro nominativo (falso)
  • TAR Lombardia Sentenza del 5 maggio 2009 n. 913: cittadinanza italiana per residenza in 730 giorni: "il termine per la definizione dei procedimenti di cui al D.P.R. n. 362/1994 è di settecentotrenta giorni dalla data di presentazione della domanda è ordinatorio nel senso che l'amministrazione conserva il potere di decidere anche dopo la scadenza – in quanto il silenzio non ha un valore legale tipico – ma la circostanza che il provvedimento tardivo sia legittimo non elide l'illegittimità del ritardo stesso " 
  • Consiglio di Stato Sentenza del 25 marzo 2009 n. 1788: a fronte dell'istanza volta alla concessione della cittadinanza, l'Amministrazione dell'Interno gode di un'amplissima discrezionalità potendo valutare con rilevanti margini di apprezzamento la sussistenza di uno specifico interesse pubblico al rilascio della concessione.
  • TAR Lazio Sentenza del 4 marzo 2009 n. 2238: il Il Ministero dell'Interno non può adottare un provvedimento di diniego alla concessione della cittadinanza italiana per matrimonio per ragioni di sicurezza nazionale trascorso il termine di due anni dalla data di presentazione dell'istanza; termine che la legislazione prevede come inderogabile. Se lo fa, il provvedimento è illegittimo.
  • TAR Lazio, Sentenza del 4 marzo 2009 n. 2236: l'acquisto della cittadinanza deve ritenersi precluso quando emerge la sussistenza di comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica. Rientra certamente, tra tali motivi, l'ipotesi in cui vi siano ragionevoli e comprovati elementi tali da indurre a ritenere che il richiedente abbia contatti con appartenenti ad organizzazioni estremistiche o criminali.  
  • Consiglio di Stato Decisione del 2 marzo 2009 n. 1175: nella valutazione dei requisiti reddittuali ai fini del riconoscimento della cittadinanza italiana per naturalizzazione, occorre considerare il reddito prodotto dall'intero nucleo familiare e non solo quello dell'istante
  • Consiglio di Stato Decisione del 2 marzo 2009 n. 1173: il provvedimento con il quale viene negato l'acquisto della cittadinanza italiana per naturalizzazione non è carente di motivazione anche quanto si limiti a richiamare un precedente atto della P.A., ad es. nota dell'autorità di P.S., purchè tale atto venga messo a disposizione nel corso del giudizio, ad istanza di parte. La frequentazione di persone e l'allacciamento di rapporti con associazioni politiche estremistiche nei Paesi di origine (ad es. Hezbollah in Libano) ovvero la sussistenza di ragionevoli sospetti di appartenenza dell'interessato ad organizzazioni estremiste mediorientali giustificano l'adozione di provvedimenti ostativi alla naturalizzazione italiana.
  • TAR Lazio,  Sentenza n. 1245 del 6 febbraio 2009: é legittimo il provvedimento di diniego all'acquisto della cittadinanza italiana per naturalizzazione adottato nei confronti di una cittadina straniera che non abbia prodotto copia delle dichiarazione dei redditi degli ultimi tre anni, giustificandosi con il fatto che l'attività di lavoro domestico da lei esercitata non prevede detta dichiarazione, quando l'interessata non è in grado nemmeno di attestare l'iscrizione nella categoria Inps relativa alla suddetta attività lavorativa
  • TAR Lombardia Sentenza del 14 novembre 2008 n.1637: il requisito della residenza decennale deve essere posseduto ininterrottamente alla data di presentazione della domanda di acquisto della cittadinanza italiana.  
  • TAR Veneto Sentenza del 6 ottobre 2008 n. 3125: per configurare il presupposto della "residenza legale ultradecennale" richiesto dall'art. 9 della legge, non è sufficiente il mantenimento di un'ininterrotta situazione fattuale di residenza, ma è necessario che la stessa sia stata accertata in conformità alla disciplina interna in materia di anagrafe
  • TAR Marche Sentenza del 10 settembre 2008 n. 1550: nel caso di acquisto della cittadinanza per matrimonio con un cittadino italiano, l'art 8, comma 2 della legge n. 91 del 1992, assegna alla competente Autorità amministrativa un termine perentorio di due anni per pronunciarsi sulla relativa istanza, con la precisazione che, una volta decorso tale termine, resta preclusa all'Amministrazione l'emanazione del decreto di rigetto della domanda di cittadinanza, venendo ad operare nel caso di specie una sorta di silenzio assenso sulla relativa istanza
  • Consiglio di Stato, Decisione dell'8 agosto 2008 n. 3907: il diniego della concessione della cittadinanza per residenza non può basarsi su generici riferimenti riguardanti precedenti penali risalenti nel tempo e swnza considerare la successiva condotta di vita dell'interessato
  • TAR Veneto Sentenza del 7 luglio 2008.n. 1958: nell'applicazione della normativa in materia di cittadinanza trovano ingresso i principi generali regolanti l'attività della pubblica amministrazione, tra cui quello relativo all'obbligo della motivazione dell'atto amministrativo, e questo non significa che a tal fine basti una motivazione per relationem o sinteticamente richiamante conferenti pronunce giurisprudenziali 
  • Consiglio di Stato Decisione del 25 giugno 2008, n. 3213: pur essendo la concessione della cittadinanza atto di natura discrezionale, detta discrezionalità non potrebbe "sfociare nell'arbitrio" e richiederebbe comunque "motivazioni congrue e rispondenti alla realtà dei fatti".
  • Tar Lazio,  Sentenza del 30 aprile -  30 maggio 2008 n. 5360: Illegittimità del diniego alla concessione della cittadinanza in ragione di precedenti penali per furto, in relazione ai quali sia intervenuto un successivo provvedimento di riabilitazione. Necessità di applicazione della legge n. 241/90 nel procedimento amministrativo di naturalizzazione
  • TAR Lazio, Sentenza del 28 maggio 2008 n. 5212: é illegittimo il provvedimento che ha dichiarato inammissibile la richiesta di cittadinanza italiana per difetto d'istruttoria e motivazione, in quanto l'amministrazione aveva interrotto e concluso il procedimento in mancanza di un'identificazione certa del richiedente, il tutto sulla base di una nota della Questura.
  • Tar Lazio, Sentenza del 7 maggio 2008 n. 4316: appartiene al giudice ordinario la giurisdizione inerente una questione riguardante la spettanza della cittadinanza italiana per nascita (o jure sanguinis), in relazione alla quale gli organi competenti possono assumere solo atti a carattere dichiarativo e non costitutivo
  • TAR Veneto Sentenza del 28 aprile 2008 n. 1138: é illegittimo il diniego della cittadinanza mancata considerazione delle somme percepite dal ricorrente come risarcimento da infortunio sul lavoro
  • TAR Lombardia Sentenza del 15 aprile 2008 n. 370: é illegittimo il diniego di concessione cittadinanza italiana per difetto di motivazione in merito alla mancata concessione.
  • TAR Lazio - sentenza 27 febbraio 2008 n. 2284: sulla valutazione del reddito richiesto per per la concessione della cittadinanza italiana
  • TAR Lombardia / Sezione di Brescia - Sentenza 11 febbraio 2008 n. 00048:  sulla rchiesta cittadinanza italiana e sulla possibile illegittimità del silenzio serbato dall'Amministrazione e isulla improcedibilità del gravame per sopravvenuta carenza interesse
  • TAR Campania - sentenza  del gennaio 2008 n. 176: per il conferimento della cittadinanza italiana si presuppone un interesse pubblico, da valutarsi anche in relazione ai fini propri della società nazionale e non già solo sul semplice riferimento all'interesse privato
  • TAR Lazio - sentenza 19 gennaio 2008 n. 1931: su discrezionalità riconosciuta alla amministrazione in sede di concessione della cittadinanza
  • TAR Lazio - sentenza 16 gennaio 2008 n. 1921: su discrezionalità della P.A. in sede di concessione della cittadinanza per chi percepisce redditi depositati e soggetti a tassazione in estero
  • TAR Lazio - sentenza del gennaio 2008 n. 886: è stato ritenuto corretto l'operato del Ministero dell'Interno per aver considerato la sussistenza del decreto penale di condanna per guida in stato di ebbrezza come indice della mancanza di un interesse pubblico al riconoscimento della cittadinanza
  • TAR Lazio - sentenza del gennaio 2008 n. 47: sulla discrezionalità della Amministrazione in ipotesi di concessione della cittadinanza
  • TAR Veneto - sentenza del gennaio 2008  n. 18: per la concessione della cittadinanza italiana va riconosciuto il cognome che si aveva acquisito in base alla propria legge nazionale in seguito al matrimonio
  • TAR Lazio - sentenza 19 aprile 2007 n. 4015: su continuità soggiorno e residenza per la concessione della cittadinanza italiana
  • Consiglio di Stato - sentenza del 16 gennaio 2007 n. 1355: su cause che precludono l'acquisto della cittadinanza italiana "iuris communicatione" da parte del coniuge
  • TAR Lazio - sentenza del 12 gennaio 2006 n. 288: sulla domanda di concessione della cittadinanza italiana e il mantenimento delle tradizioni sociali, religiose e culturali del Paese di origine
  • Tar Lazio - sentenza del 19 gennaio 2005 n. 412: l'esistenza di condanne per reati contravvenzionali non è sufficiente a motivare il diniego della concessione della cittadinanza