Sentenze 2016

 

  • TAR Lazio Sentenza del 5 dicembre 2016 pubblicata il 19 dicembre 2016 n. 12620: si conferma la precedente giurisprudenza e si riconosce il diritto del cittadino straniero a ricevere la notifica del provvedimento conclusivo della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno (diniego) tramite il proprio avvocato
  • TAR Sicilia Sentenza del 6 dicembre 2016 pubblicata il 16 dicembre 2016 n. 3003: costitusce ius receptum il principio secondo il quale la riabilitazione dell'extracomunutario per una condanna precedentemente considerata ostativa supera la presunzione di pericolosità sociale, che la legge attribuisce a tale condanna, in quanto attiene direttamente alla stessa valutazione della pericolosità sociale commisurata sul rapporto tra i precedenti penali dell'interessato e la condotta dello straniero, che viene operata ai fini del permesso di soggiorno; la mera riabilitazione del ricorrente non consente di ritenere dovuto il rinnovo del permesso di soggiorno, risultando comunque necessaria da parte dell'Amministrazione preposta una specifica e autonoma ponderazione dei fatti sopravvenuti e della complessiva condotta dell'interessato al fine di verificare la eventuale permanenza di pericolosità sociale, nonché la sussistenza degli ulteriori requisiti richiesti dalla legge per il rilascio del titolo invocato (v. requisiti reddituali, alloggio, etc.)
  • TAR Trento Sentenza del 27 ottobre 2016 pubblicata il 6 dicembre 2016 n. 410: il ritiro (momentaneo) del passaporto da parte della polizia di Dubai, disposto nell'ambito di indagini condotte nei confronti di persona diversa dall'odierno ricorrente, costituisce circostanza effettivamente idonea, nella fattispecie in esame, per ritenere sussistenti i "gravi e comprovati motivi" che la stessa disposizione normativa (art. 13, co. 4, d.P.R. n. 394/1999) posta a fondamento dell'impugnato provvedimento di diniego del rinnovo del permesso ammette per giustificare il rientro del cittadino extracomunitario nel territorio dello Stato italiano oltre i termini ordinariamente stabiliti
  • TAR Veneto Sentenza del 1° dicembre 2016 pubblicata il 5 dicembre 2016 n. 1328: il ricorso vada accolto per la fondatezza della prima censura relativa al vizio di "Violazione falsa applicazione dell'art. 10 bis della L. 241/90" nell'assunto che, nonostante nel provvedimento di diniego si affermi che in data 24.06.2016 veniva data comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza ai sensi dello art. 10 bis della L. 241/90, in realtà, nel caso di specie, la comunicazione del 24.06.2016 non risulta idonea ad assolvere a tale funzione perché contiene unicamente l'indicazione della documentazione mancante: "iscrizione anagrafe VR + redditi 2015", senza effettivamente contenere la sintetica indicazione dei motivi che sono stati ritenuti ostativi all'accoglimento della domanda, come sarebbe avvenuto se, unitamente all'indicazione della predetta documentazione, fosse stata ad esempio quantomeno barrata la casella dello stampato relativa a " insufficienza dei mezzi di sussistenza…"
  • TAR Lombardia Sentenza del 30 novembre 2016 pubblicata il 5 dicembre 2016 n. 2298: il respingimento alla frontiera, disposto ai sensi dell'articolo 10, commi 1 e 2 del decreto legislativo n. 286 del 1998, deve essere contestato innanzi al giudice ordinario. Ciò in quanto si tratta di una misura correlata all'accertamento di circostanze e presupposti di fatto esaustivamente individuati dalla legge e che incide su situazioni soggettive aventi consistenza di diritto soggettivo. Conseguentemente, in mancanza di una norma derogatrice che assegni al giudice amministrativo la cognizione sull'impugnazione dei respingimenti, deve trovare applicazione il criterio generale in base al quale la giurisdizione sulle controversie aventi ad oggetto diritti soggettivi spetta al giudice ordinario
  • TAR Campania Sentenza del 16 novembre 2016 pubblicata il 2 dicembre 2016 n. 5569: "l'omessa integrazione della pratica è dipesa da causa a lei non imputabile, ossia dal consistente ritardo con cui l'amministrazione competente, e precisamente il Comune di Gricignano d'Aversa, ha evaso la pratica relativa alla richiesta di licenza commerciale per l'esercizio dell'attività di commercio su aree pubbliche itinerante che risultava peraltro inoltrata il 3.01.2014 sin da data anteriore alla presentazione della richiesta di rinnovo-conversione del titolo di soggiorno"
  • TAR Lombardia Sentenza del 23 novembre 2016 pubblicata il 28 novembre 2016 n. 1620: lo straniero non ha chiesto il rinnovo del titolo per poter continuare il rapporto di lavoro ritenuto fittizio e il fatto che la domanda di rinnovo sia stata presentata dopo che lo stesso è cessato vale senz'altro ad escludere la volontà di quella condotta fraudolenta che il Consiglio di Stato (sentenza n. 5880/2015) ha individuato come elemento necessario per il diniego del titolo di soggiorno a fronte della dichiarazione di un rapporto di lavoro risultato fittizio
  • TAR Lombardia Sentenza del 31 agosto 2016 pubblicata il 27 ottobre 2016 n. 1391: poiché l'inserimento sociale e lavorativo è un percorso complesso, attualmente ostacolato anche dalla difficile situazione economica generale, la valutazione circa l'adeguatezza del reddito dei cittadini extracomunitari deve tenere conto dell'impegno individuale di ognuno e delle prospettive di miglioramento entro un termine ragionevole. Non possono invece avere tutela quelle situazioni di precarietà che si dilatano indefinitamente, rivelando un sostanziale disinteresse verso la ricerca di un'attività lavorativa regolare
  • Consiglio di Stato Sentenza del 6 ottobre 2016 pubblicata il 20 ottobre 2016 n. 4385: la detenzione di 3 paia di jeans con marchio contraffatto e di due borse con marchio sconosciuto (peraltro rinvenute in un luogo diverso da quello di residenza), per quanto integrante la fattispecie delittuosa degli art. 474 e 648 c.p., non basta a connotare, per la tenuità del fatto, secondo l'id quod plerumque accidit, una pericolosità sociale in concreto dello straniero in Italia tale da giustificare la sua espulsione dal territorio nazionale
  • Consiglio di Stato Sentenza del 30 agosto 2016 pubblicata il 17 ottobre 2016 n. 4352: la normativa sull'immigrazione non impone, in via di principio, un reddito annuo minimo prefissato, ma si limita a richiedere il possesso di un reddito annuo minimo corrispondente all'importo dell'assegno sociale (stabilito dal Ministero del Lavoro di anno in anno) soltanto in alcune specifiche situazioni, come nel caso di richiesta del permesso di soggiorno CE oppure di ricongiungimento familiare (vedi Cons. Stato, Sez. III, n. 597/2015, n. 6069/2014 e n. 3596/2014); quindi – richiedendo gli artt. 4 e 6 del D.LGS. n. 286/1998 e l'art. 13 del DPR n. 394/1999 soltanto la disponibilità di «mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del soggiorno» - il possesso di un reddito minimo corrispondente all'assegno sociale (al di fuori delle ipotesi in cui sia richiesto espressamente dalla legge) rappresenta un criterio orientativo di valutazione, e non un parametro la cui mancanza sia automaticamente ostativa al rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, dovendosi tener conto delle varie circostanze che di fatto concorrono a consentire il sostentamento dell'immigrato
  • TAR Liguria Sentenza del 13 ottobre pubblicata il 17 ottobre n. 1028: la normativa riguardante il soggiorno per studio prende in considerazione le esigenze di salute ai soli fini della necessità del superamento delle verifiche di profitto, escludendo espressamente la rilevanza dei motivi di salute per il superamento del numero massimo di rinnovi previsti
  • TAR Toscana Sentenza del 5 ottobre 2016 pubblicata il 17 ottobre 2016 n. 1494:  il ricorrente contesta il mancato inoltro del preavviso di rigetto e deducendo che avrebbe potuto introdurre elementi utili alla definizione positiva del procedimento. Considerato che l'archiviazione dell'istanza equivale sostanzialmente a un diniego del titolo di soggiorno e avrebbe pertanto dovuto essere preceduta dall'inoltro del preavviso, ex art. 10 bis l. 7 agosto 1990, n. 241
  • TAR Toscana Sentenza del 5 ottobre 2016 pubblicata il 17 ottobre 2016 n. 1483: il ricorrente ha documentato in giudizio la costituzione di un rapporto di lavoro in data 23 febbraio 2016 e tale circostanza è stata comunicata all'Amministrazione procedente dal legale del ricorrente in data 25 febbraio 2016, ovvero nei 10 giorni dalla comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza ex art. 10-bis della l. 7 agosto 1990, n. 241, avvenuta il 15 febbraio 2016. In buona sostanza, l'Amministrazione ha pertanto adottato il provvedimento di rigetto il 18 febbraio 2016, senza neanche attendere il decorso del termine minimo per le osservazioni previsto dalla legge e senza considerare un nuovo elemento ritualmente e tempestivamente introdotto dal ricorrente nel procedimento e considerabile ex art. 5, 5° comma del d.lgs. 286 del 1998
  • TAR Lombardia Sentenza del 12 ottobre 2016 pubblicata il 15 ottobre 2016 n. 1340: allo straniero già regolarmente in Italia in forza di reiterati titoli di soggiorno non si applica la disposizione di cui all'art. 36 del T.U., mentre l'eventuale necessità di assolvere ad incombenti burocratici dovrebbe essere agevolata in qualsiasi modo dall'amministrazione, in ragione delle comprovate condizioni di salute dell'interessato
  • Consiglio di Stato Sentenza del 6 ottobre 2016 pubblicata l'11 ottobre 2016 n. 4194: il legislatore ha ritenuto che la situazione economica e finanziaria di un soggetto che entri in Italia per la prima volta - per intraprendere l'attività imprenditoriale, commerciale o artigianale senza disporre di alcun preventivo radicamento nel territorio nazionale - deve essere connotata da una maggiore disponibilità economica, in quanto il cittadino straniero incontra sicuramente maggiori difficoltà – che comportano anche maggiori oneri economici – per l'inserimento nel contesto sociale ed economico del paese di destinazione, rispetto ad un soggetto già radicato in Italia, che intenda semplicemente continuare la pregressa attività di lavoro autonomo o passare ad essa dalla precedente attività di lavoro subordinato. Del resto, sarebbe irragionevole prevedere dei limiti reddituali diversi per quei cittadini stranieri già inseriti nella società italiana che volessero soltanto mutare il titolo di soggiorno, con il risultato paradossale che il medesimo soggetto, disponendo del reddito pari alla capitalizzazione annua dell'importo mensile per l'assegno sociale, potrebbe perdere il permesso di soggiorno solo per aver mutato la natura del rapporto di lavoro da subordinato ad autonomo
  • TAR Lombardia Sentenza del 5 ottobre 2016 pubblicata l'11 ottobre 2016 n. 1312: debbono essere applicati i principi affermati dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sulla scorta dell'art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo (diritto al rispetto della vita privata e familiare). In ragione di questi, il rispetto della vita privata e familiare dello straniero è da considerarsi prevalente su un provvedimento tendente all'allontanamento del medesimo, pur formalmente legittimo in base al diritto interno, dovendosi dare rilievo alla natura e alla gravità dell'infrazione commessa dal cittadino extracomunitario, alla durata del soggiorno, al tempo trascorso dall'infrazione e alla condotta mantenuta nel frattempo, nonchè alla solidità dei legami sociali, culturali e familiari con lo Stato ospitante e con quello di origine. In particolare quando la fattispecie sia qualificata come di lieve entità dallo stesso legislatore, come nel caso di specie. Nel caso di specie il ricorrente, residente in Italia da lungo tempo, è stato condannato nel 2013, ma per un fatto risalente al 2003 e, comunque, di lieve entità. Da tale data, nonostante i plurimi controlli, il ricorrente non è stato più accusato di alcun altro reato e ha avviato, nella seconda parte dell'anno, un'attività lavorativa, che potrebbe essere sintomatica di un inserimento sociale, ma che l'Amministrazione, seppur sollecitata in tal senso, ha omesso di considerare
  • TAR Campania Sentenza del 28 settembre 2016 pubblicata l'11 ottobre 2016 n. 4664: la riabilitazione dell'extracomunitario supera l'automatismo della condanna ostativa senza instaurare un nuovo automatismo a favore della riabilitazione, con la conseguenza che in caso di riabilitazione è necessaria, da parte dell'Autorità amministrativa, una nuova e specifica valutazione che accerti l'eventuale permanenza di pericolosità sociale in capo all'interessato. Nella fattispecie, dunque, alla luce della intervenuta riabilitazione del ricorrente, si rendeva, necessaria una nuova valutazione di concreta e attuale pericolosità per l'ordine e la sicurezza pubblica del ricorrente, qui non avutasi 
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 7 settembre 2016 pubblicata l'11 ottobre 2016 n. 843: "la configurazione della condanna penale indicata come fattore ostativo all'accoglimento dell'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno non è affatto contestata in sé, ma solo per la mancata considerazione dell'intervenuto beneficio della sospensione condizionale della pena che peraltro – per giurisprudenza costante – è circostanza irrilevante ai fini della valutazione di legittimità dell'atto amministrativo impugnato"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 7 settembre 2016 pubblicata l'11 ottobre 2016 n. 838: "anche il Consiglio di Stato ha rilevato che la specificità ed eccezionalità del permesso di soggiorno per motivi religiosi esclude – in mancanza di una disposizione normativa esplicita – la facoltà di conversione di detto permesso in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, poiché l'unica ragione per la quale uno straniero extracomunitario ottiene il permesso di soggiorno per motivi religiosi è quella di svolgere sul territorio nazionale l'attività strettamente collegata al proprio ministero religioso e pertanto se tali presupposti vengono meno perché il titolare di tale permesso intende dedicarsi ad un'attività genericamente lavorativa, viene a mancare definitivamente l'unico presupposto di entrata e di permanenza del medesimo nel territorio nazionale (parere n. 1048/2015)"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 7 settembre 2016 pubblicata l'11 ottobre 2016 n. 837: il titolo di soggiorno per motivi di giustizia presuppone una richiesta di rilascio da parte dell'Autorità Giudiziaria in funzione di ragioni giurisdizionali connesse a procedimenti penali di particolare gravità e quindi essenzialmente a tutela di un fondamentale interesse pubblico tale da giustificare la presenza dello straniero extracomunitario in Italia per il periodo strettamente necessario a tali esigenze giurisdizionali, senza che l'eventuale interesse personale del predetto alla permanenza sul territorio nazionale abbia la benché minima rilevanza giuridica e procedimentale
  • Consiglio di Stato Sentenza del 22 settembre 2016 pubblicata il 4 ottobre 2016 n. 4114: il permesso di soggiorno per attesa occupazione può essere concesso, per il periodo di un anno, all'extracomunitario, purché l'interessato, una volta perso il lavoro, eserciti effettivamente la facoltà d'iscriversi all'ufficio di collocamento, con la conseguenza che, non avendo l'originario ricorrente, nel caso di specie, provveduto al predetto adempimento, deve escludersi la spettanza ad esso del predetto titolo
  • TAR Lombardia Sentenza del 13 luglio 2016 pubblicata il 4 ottobre 2016 n. 1287: il sostegno economico dei familiari non può garantire la conservazione di un titolo di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo. In realtà, l'aiuto proveniente dai familiari attenua certamente le preoccupazioni delle autorità a proposito della disponibilità di mezzi di sostentamento da fonte lecita, ma non è idoneo a trasformarsi in un sostituto del reddito da attività lavorativa. Le obbligazioni alimentari e assistenziali rappresentano piuttosto una rete di protezione temporanea, che svolge la sua funzione nella fase di attesa occupazione, e può anche giustificare il prolungamento di quest'ultima. A un certo punto, però, deve essere tracciato un confine temporale, superato il quale è possibile mantenere il titolo di soggiorno solo dando dimostrazione del reinserimento lavorativo e dell'avvenuta produzione di reddito da lavoro. Nello specifico, il periodo di tolleranza è ampiamente scaduto, tenendo conto che gli ultimi redditi utili ai fini previdenziali risalgono al 2011
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 21 settembre 2016 pubblicata il 3 ottobre 2016 n. 829: il permesso per attesa occupazione presuppone che colui che perde il lavoro si iscriva al Centro per l'Impiego dando la disponibilità ad svolgere il lavoro che gli verrà proposto. Chi cessa un'attività di lavoro autonomo può chiedere di essere iscritto al Centro per l'impiego, ma non può essere la Questura ad assumere iniziative di questo tipo, né tanto meno può concedere il permesso senza che vi sia stata una previa iscrizione
  • TAR Lombardia sentenza del 22 settembre pubblicata il 27 settembre 2016 n. 1259: la Questura ha respinto la domanda di rilascio del visto d'ingresso sul territorio italiano per motivi di giustizia, proposta al fine di poter presenziare di persona all'udienza in camera di consiglio fissata per trattare il procedimento pendente nei confronti del ricorrente avanti il Tribunale di Sorveglianza. Detto diniego, ai sensi dell'art. 17 TUI è illegittimo, perché nell'espressione "procedimento penale", per evidenti ragioni di garanzia, dato che la difesa per l'art. 24 Cost. è garantita "in ogni stato e grado", deve intendersi anche il procedimento di sorveglianza, in cui, per inciso, nella specie si va a decidere se l'interessato debba o no essere messo in carcere, e quindi una questione di rilievo non certo minimo
  • TAR Piemonte Sentenza del 14 settembre pubblicata il 27 settembre 2016 n. 1176: la circostanza che il ricorrente lavori come coadiuvante senza salario, nell'ambito dell'impresa familiare non comporta che si possa prescindere dall'esame del requisito reddituale, a fronte di una domanda di permesso di soggiorno per lavoro autonomo. Il richiedente non ha neppure dimostrato la disponibilità di altri mezzi di sussistenza, limitandosi nel ricorso a dichiarare che viene mantenuto dalla ditta del padre, che per "motivi meramente fiscali lo ha inquadrato come collaboratore familiare". Emerge quindi un'ulteriore contraddizione, perché se il ricorrente fosse collaboratore familiare, avrebbe comunque diritto alla ripartizione degli utili di impresa e quindi avrebbe dovuto dichiarare il reddito
  • TAR Veneto Sentenza dell'8 settembre pubblicata il 19 settembre 2016 n. 1041: la circostanza che il ricorrente, rimasto privo di redditi e di una regolare occupazione per oltre tre anni (dall'ottobre 2012 al febbraio 2016), abbia riferito, in sede di osservazioni al preavviso di rigetto, di aver reperito un nuovo lavoro, in qualità di collaboratore domestico, in data 4 febbraio 2016, successivamente alla scadenza del termine massimo di attesa occupazione, non appare idonea ad invalidare il diniego di rilascio del titolo di soggiorno. Una diversa interpretazione, che attribuisse rilevanza decisiva a situazioni reddituali di incerta stabilità verificatesi in epoca successiva alla scadenza del permesso, finirebbe, infatti, per vanificare la previsione di un periodo massimo di attesa occupazione, rendendolo praticamente sine die, e per favorire pratiche elusive dell'obbligo di fruire di leciti e trasparenti mezzi di sussistenza durante il soggiorno in Italia
  • TAR Veneto Sentenza dell'8 settembre pubblicata il 12 settembre 2016 n. 1031: l'irrogazione della sola misura cautelare degli arresti domiciliari (a prescindere dalla circostanza che tale misura cautelare è stata revocata nel giugno 2016, successivamente all'adozione del gravato provvedimento), pur riguardante la possibile commissione del fatto-reato di sfruttamento della prostituzione, non può di per sé sola, in mancanza di ulteriori riscontri probatori in ordine alla vita familiare e professionale della ricorrente ed al suo inserimento sociale, ed in mancanza di precedenti penali o di ulteriori misure cautelari, costituire di per sé motivo sufficiente per affermare che la sig.ra ** sia socialmente pericolosa e rientrante all'interno di una delle categorie di persone dedite alla commissione di traffici delittuosi, o che vivano con i proventi di attività delittuose ai sensi dell'art. 1 L.n.1423/1956 (ora art. 1 D.Lgs n.159/2011), richiamato dall'art. 13, comma 2, lett c) D.Lgs n.286/98, articolo quest'ultimo cui la Questura di Venezia ha fatto erroneamente riferimento per giustificare il rigetto del rinnovo del permesso di soggiorno nei confronti dell'odierna ricorrente
  • TAR Marche Sentenza del 6 maggio pubblicata il 7 settembre 2016 n. 502: l'amministrazione ha l'obbligo giuridico di provvedere sulle istanze di permesso di soggiorno, anche qualora le stesse si appalesino non accoglibili. E' illegittima la mancata conclusione del procedimento con la formalizzazione di un provvedimento di diniego o di accoglimento dell'istanza, non vertendosi in fattispecie di tipizzazione legale di silenzio significativo
  • TAR Lombardia Sentenza del 31 agosto pubblicata il 6 settembre 2016 n. 1170: l'art. 5 comma 4 richiamato individua come competente il Questore della Provincia in cui lo straniero dimora al momento della presentazione della domanda di rinnovo, sicché sono del tutto irrilevanti eventuali variazioni della residenza o del domicilio intervenute nel corso dell'iter procedimentale; e in ogni caso, l'eventuale irregolarità della domanda (per scorretta individuazione dell'ufficio territorialmente competente) non può assumere la portata di un vizio ostativo al rilascio/rinnovo del titolo di soggiorno 
  • TAR Lombardia Sentenza dell'8 giugno pubblicata il 26 agosto 2016 n. 1148: non sembra corretto utilizzare contro i titolari di un permesso di soggiorno per motivi di studio l'argomento della mancanza di inserimento sociale. La giovane età di questi soggetti e il fine per cui risiedono in Italia non consentono di esigere un livello di integrazione paragonabile a quello dei lavoratori subordinati o autonomi. L'impegno richiesto dal permesso di soggiorno per motivi di studio è riferibile esclusivamente alla rapida conclusione del percorso di studi. Inoltre, in materia di stupefacenti la fattispecie di lieve entità non può più essere assimilata al reato base, né per quanto riguarda i titoli di soggiorno (v. C.Cost. 6 luglio 2012 n. 172) né in generale per le ricadute sanzionatorie in ambito amministrativo (v. TAR Brescia Sez. I 10 dicembre 2014 n. 1364) 
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 27 luglio pubblicata il 17 agosto 2016 n. 783: appare assolutamente illogico che si conceda una sanatoria che consente di permanere in modo legale sul territorio nazionale ed in occasione del rinnovo del titolo si dichiari che non è possibile procedere al rinnovo per l'esistenza di un precedente penale che già sussisteva quando si è delibata la possibilità di effettuare la sanatoria
  • TAR Lombardia Sentenza del 25 maggio pubblicata il 17 agosto 2016 n. 1115: presupposto per applicare la regola di favore ex art. 5 comma 5 del Dlgs. 286/1998, che ammette il consolidamento della posizione del cittadino extracomunitario attraverso gli elementi sopravvenuti sananti, è che vi sia un qualche affidamento tutelabile circa la conservazione del titolo di soggiorno. Il punto di partenza è quindi normalmente costituito da un titolo di soggiorno che contenga in sé la capacità di espandersi sotto forma di rinnovo nella medesima categoria o di conversione in altre categorie di titoli. Più in dettaglio, mancando una definizione legislativa che faccia coincidere tutte le categorie descritte nel comma 1, lett. l-m-n-o, dell'art. 27 del Dlgs. 286/1998 con i lavoratori dello spettacolo menzionati al comma 2, non vi è la certezza che i dipendenti dei circhi rientrino nel divieto di conversione del titolo di soggiorno
  • TAR Lombardia Sentenza dell'8 giugno 2016 pubblicata il 5 agosto 2016 n. 1091: "il fatto che i due successivi deferimenti all'AG siano di carattere specifico (in quanto afferenti ancora al reato di spaccio di stupefacenti) e siano anche posteriori alla suddetta declaratoria di estinzione dei precedenti reati non può che avvalorare, sul piano logico, la motivazione (allarme sociale connesso a tale tipo di reato; adozione delle conseguenti misure, da parte dell'Autorità di P.S., a tutela della collettività) addotta nel provvedimento impugnato a sostegno del diniego di rilascio del permesso di soggiorno"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 28 gennaio pubblicata il 25 luglio 2016 n. 3326: la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro (vedi Cass. Lav. n.22559/2010) già da qualche anno ha affermato che anche il reddito percepito in nero è un reddito lecito, in quanto la causa del contratto di lavoro e la prestazione restano lecite anche se il datore di lavoro evade l'obbligo di versare i contributi previdenziali a favore del lavoratore dipendente. Pertanto (a differenza di quanto ritenuto dal giudice di primo grado) nel procedimento di rinnovo del permesso di soggiorno l'immigrato, ove necessario, può dimostrare con vari strumenti probatori il possesso del requisito del reddito minimo proveniente da fonte lecita, anche se si tratta di redditi provenienti da rapporti di lavoro con evasione dei relativi contributi dovuti all'ente previdenziale
  • TAR Veneto Sentenza del 23 giugno - 15 luglio 2016 n. 835: il provvedimento di respingimento, basato sulla segnalazione nella banca dati S.I.S., è atto vincolato ai sensi degli artt. 4, comma 3, e 10 D.Lgs n.286/1998 e non è pertanto annullabile, data la sua natura vincolata, neanche qualora, in ipotesi, come dedotto dal ricorrente, si riscontrino meri vizi formali (in punto di carenza di motivazione per esser il provvedimento costituito da un modulo prestampato con semplice "crocettatura") ai sensi dell'art. 21-octies, comma 2, L.n.241/90
  • TAR Lomabrdia Sentenza del 20 aprile - 15 luglio 2016 n. 1029: "poiché l'inserimento sociale e lavorativo è un percorso complesso, attualmente ostacolato anche dalla difficile situazione economica generale, la valutazione circa l'adeguatezza del reddito dei cittadini extracomunitari [ai fini del rinnovo del titolo di soggiorno] deve tenere conto dell'impegno individuale di ognuno e delle prospettive di miglioramento entro un termine ragionevole. Non possono invece avere tutela quelle situazioni di precarietà che si dilatano indefinitamente, rivelando un sostanziale disinteresse verso la ricerca di un'attività lavorativa regolare"
  • TAR Lazio Sentenza del 14 luglio 2016 n. 496: il ricorrente, avendo denunciato il proprio datore di lavoro per condizioni lavorative di particolare sfruttamento di cui al terzo comma dell'art. 603 bis del c.p., aveva diritto, come previsto dall'art. 22 del D.lgs 286/98 al rilascio del permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 5 comma 6. L'art. 22 cit. prevede che il permesso di soggiorno sia rilasciato con il parere favorevole del procuratore della Repubblica ma non anche che detto parere debba essere acquisito su istanza dell'interessato. Il diniego è illegittimo perché fondato sulla mancata acquisizione del parere del Procuratore della Repubblica che avrebbe dovuto essere acquisito direttamente dall'Amministrazione
  • Consiglio di Stato Sentenza del 23 giugno - 12 luglio 2016 n. 3089: il Giudice di prime cure con una motivazione adeguata e condivisibile ha rilevato che, in base alla normativa vigente, il permesso di soggiorno per motivi di lavoro non si può convertire in permesso per motivi di studio. Non vi sono del resto i presupposti per un'estensione analogica dell'art. 5, comma 9, poiché, sebbene la sua ratio, come correttamente evidenziato dall'appellante, sia quella di consentire la permanenza sul territorio italiano agli stranieri che abbiano i requisiti per altro titolo rispetto a quello revocato, esso sotto il profilo testuale è specificatamente riferito ai titolari di un permesso di lungo soggiorno, in forza della maggiore stabilità che tale titolo garantisce, secondo uno schema di fondo che non lascia intravedere lacune, per gli altri titoli di soggiorno, suscettibili di essere colmate in via analogica
  • TAR Piemonte Sentenza dell'8 giugno - 8 luglio 2016 n. 982: secondo la normativa di settore (art. 380 comma 2 lett. e) cod. proc. pen., in combinato disposto con l'art. 4 comma 3 D. Lgs. n. 286/1998), la condanna per furto costituisce motivo ostativo al rilascio o al rinnovo del titolo di soggiorno soltanto nel caso in cui ricorra la circostanza aggravante di cui all'art. 4 della L 8 agosto 1977 n. 533 [furto di armi o munizioni] ovvero quella prevista dall'art. 625, primo comma, numero 2) prima parte del codice penale [furto commesso con violenza sulle cose], e salvo che, in quest'ultimo caso, non ricorra la circostanza attenuante di cui all'art. 62, primo comma, numero 4) del codice penale [danno patrimoniale di speciale tenuità]. Solo in presenza di tali specifiche circostanze aggravanti la condanna per furto rientra nella previsione di cui all'art. 380 cod. pen. e costituisce ragione preclusiva al rilascio/rinnovo del titolo di soggiorno. In tutti gli altri casi, la condanna rientra nella diversa fattispecie di cui all'art. 381 cod. pen, e come tale non può costituire l'unica ragione del diniego di rilascio o di rinnovo del titolo di soggiorno, se non accompagnata da ulteriori valutazioni dell'Amministrazione in ordine alla concreta ed attuale pericolosità sociale dello straniero, al grado del suo radicamento familiare, sociale e lavorativo in Italia e all'assenza di legami familiari presso il Paese d'origine. Nel caso di specie, il ricorrente ha riportato una condanna per furto aggravato ai sensi degli artt. 624 e 625 n. 5cod. pen. (fatto commesso da tre o più persone), e dunque rientra nella fattispecie di cui all'art. 381 cod. proc. pen. Ciò comporta che il Questore non avrebbe potuto motivare il diniego facendo esclusivo riferimento alla condanna riportata dallo straniero, senza svolgere alcuna valutazione in ordine agli ulteriori profili sopra evidenziati
  • TAR Toscana Sentenza del 15 giugno - 6 luglio 2016 n. 1158: a fronte di una condanna per uno dei reati previsti nell'art. 4 comma 3, T.U. n. 286 del 1998, l'Amministrazione può legittimamente limitarsi all'accertamento di tale presupposto per negare il rinnovo del soggiorno, perché la valutazione della pericolosità sociale è stata fatta direttamente ed insindacabilmente dal legislatore. La preclusione in esame non rappresenta un effetto penale, ovvero una sanzione accessoria della condanna, ma un effetto di natura amministrativa che la legge fa derivare dalla semplice circostanza di aver riportato una condanna per determinati reati, quale indice presuntivo di pericolosità sociale, o, quanto meno, di riprovevolezza (cioè, di non meritevolezza alla permanenza in Italia) del comportamento tenuto dallo straniero nel nostro Paese
  • Consiglio di Stato Sentenza del 28 aprile - 10 giugno 2016 n. 2495: "il legislatore ha ritenuto che la situazione economica e finanziaria di un soggetto che entri in Italia per la prima volta - per intraprendere l'attività imprenditoriale, commerciale o artigianale senza disporre di alcun preventivo radicamento nel territorio nazionale - deve essere connotata da una maggiore disponibilità economica, in quanto il cittadino straniero incontra sicuramente maggiori difficoltà – che comportano anche maggiori oneri economici – per l'inserimento nel contesto sociale ed economico del paese di destinazione, rispetto ad un soggetto già radicato in Italia, che intenda semplicemente continuare la pregressa attività di lavoro autonomo o passare ad essa dalla precedente attività di lavoro subordinato. Del resto, sarebbe irragionevole prevedere dei limiti reddituali diversi per quei cittadini stranieri già inseriti nella società italiana che volessero soltanto mutare il titolo di soggiorno, con il risultato paradossale che il medesimo soggetto, disponendo del reddito pari alla capitalizzazione annua dell'importo mensile per l'assegno sociale, potrebbe perdere il permesso di soggiorno solo per aver mutato la natura del rapporto di lavoro da subordinato ad autonomo"
  • TAR Lombardia Sentenza del 9 marzo - 8 giugno 2016 n. 804: "nella materia dell'immigrazione, dove attraverso il filtro dei provvedimenti amministrativi viene in rilievo il rapporto tra i cittadini extracomunitari e l'ordinamento nazionale, è necessaria un'impostazione interpretativa flessibile, che dia spazio ai principi di buona fede e di proporzionalità. Poiché l'inserimento sociale e lavorativo è un percorso complesso, negli ultimi anni ostacolato anche dalla difficile situazione economica generale, la valutazione dell'idoneità del reddito prodotto dai cittadini extracomunitari deve tenere conto dell'impegno individuale e delle prospettive di miglioramento in un termine ragionevole. Non possono invece avere tutela quelle situazioni di precarietà che si dilatano indefinitamente, rivelando un sostanziale disinteresse verso la ricerca di un'attività lavorativa regolare; nel caso in esame, questo TAR, attraverso l'ordinanza cautelare, ha ritenuto eccessivamente rigida la valutazione della Questura, e ha disposto la tutela monitorata, per consentire al ricorrente di conseguire il bene giuridico che l'amministrazione avrebbe dovuto riconoscere direttamente, ossia la permanenza in Italia nella prospettiva di continuare, con migliori risultati, il percorso di inserimento sociale e lavorativo"
  • TAR Lazio Sentenza del 28 aprile - 7 giugno 2016 n. 6568: in caso di richiesta di visto per residenza elettiva, l'Ambasciata deve fare una valutazione che, seppur di natura discrezionale, rimane giurisdizionalmente sindacabile "per manifesta irrazionalità o per erronea sussunzione dei fatti"
  • TAR Liguria Sentenza del 26 - 27 maggio 2016 n. 523: non è corretto affermare che tutte le condanne erano già state tenute presenti dalla amministrazione in sede di rilascio del precedente permesso di soggiorno in quanto le ultime due non erano ancora passate in giudicato. Non può pertanto predicarsi una contraddittorietà tra il provvedimento oggi impugnato e il precedente. La valutazione dell'amministrazione, che ha rilevato una tendenza, perdurante nel tempo, a commettere tali reati, tendenza a delinquere confermata anche dall'episodio del 2015) non appare, pertanto, illogica o irrazionale tenuto conto della reiterazione delle condotte criminose
  • TAR Lazio Sentenza del 1° marzo - 24 maggio 2016 n. 6095: "il Collegio non può che prendere atto della pronuncia della Corte europea e procedere - secondo i consolidati principi - alla disapplicazione della normativa nazionale che impone ai cittadini di paesi terzi che chiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno nello Stato membro considerato di pagare un contributo di importo variabile tra EUR 80 e EUR 200, e quindi, in particolare, dell'art. 5, comma 2 - ter del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286, nonché del successivo art. 14 - bis, comma 2, nelle sole parti in cui esso richiama tale ultima disposizione, per contrasto con la normativa di fonte comunitaria"
  • TAR Sicilia Sentenza del 12 - 16 maggio 2016 n. 1325: in presenza di un pericolo di pregiudizio per la salute dello straniero, correlato alla necessità di un intervento sanitario non necessariamente d'urgenza, ma comunque diretto alla eliminazione di una grave patologia superabile con cure non fornite nel paese di origine, egli, quand'anche non possa ottenere un permesso di soggiorno ad altro titolo, non deve essere espulso, potendo permanere in Italia al fine di fruire dei trattamenti sanitari indispensabili alla tutela della sua salute e di cui non può fruire in patria. A fronte di tale esigenza di tutela recede ogni altro interesse normalmente coinvolto nella valutazione che l'amministrazione deve compiere ai fini del rilascio di un titolo di soggiorno, sicché non possono addursi a sostegno del diniego né limiti inerenti al reddito o alla disponibilità di un alloggio, né limiti correlati alla pericolosità sociale dello straniero o alla necessità di salvaguardare la disciplina generale in materia di flussi, che governa l'ingresso e la permanenza in Italia delle persone extracomunitarie. Le considerazioni svolte inducono a dubitare, nel silenzio della legge, della appartenenza alla giurisdizione del giudice amministrativo delle controversie relative al diniego di un permesso di soggiorno richiesto per cure mediche indifferibili o che, comunque, non possano essere erogate nel paese di appartenenza, quando tali situazioni espongano lo straniero ad un concreto e irreparabile pregiudizio alla salute
  • Consiglio di Stato Sentenza del 14 aprile - 6 maggio 2016 n. 1837: non può essere condiviso l'assunto, espresso dall'Amministrazione e condiviso dal primo giudice, secondo il quale un provvedimento di inammissibilità nei territori dell'area Schengen, emesso dagli organi di uno Stato membro dell'Unione Europea, in questo caso la Repubblica Ellenica (provvedimento in data 21 ottobre 2010 a seguito di contestazione dei reati di ingresso e soggiorno illegale ed utilizzo di un titolo di soggiorno falso, con successiva espulsione dal territorio di quello Stato) comporti necessariamente l'obbligo, per lo Stato nel quale risiede il cittadino extracomunitario, di ritirare il permesso di soggiorno, o di rifiutare il rinnovo
  • Consiglio di Stato Sentenza del 3 marzo - 2 maggio 2016 n. 1656: la pubblica Amministrazione può negare il rilascio del permesso di soggiorno e revocare quello eventualmente già rilasciato se l'extracomunitario, al fine di ottenerlo, ha prodotto in sede procedimentale documentazione attestante falsamente il possesso di uno dei requisiti e a tal fine non è determinante che il giudizio penale relativo al reato di falso non sia stato ancora avviato o non sia ancora concluso e, pertanto, non si abbia certezza circa il reato di falsificazione e su chi l'abbia materialmente commesso, considerato che l'art. 5 comma 8 bis, d.lg. 25 luglio 1998 n. 286 sanziona penalmente non solo chi ha materialmente commesso la contraffazione o l'alterazione di documenti, ma anche chi abbia soltanto utilizzato documenti contraffatti o alterati per il rilascio di un titolo di soggiorno. Tuttavia, ai fini del diniego o della revoca del titolo di soggiorno, se non è necessario che la falsità degli atti sia dichiarata da una sentenza penale definitiva di condanna, l'Autorità amministrativa deve però procedere ad una autonoma valutazione secondo il criterio di ragionevolezza e confortata da idonei elementi di riscontro
  • TAR Toscana Sentenza del 7 - 29 aprile 2016 n. 730: "non è pensabile che l'interessato possa continuare a permanere in Italia evitando di chiedere il rinnovo del permesso scaduto fino al momento in cui abbia reperito una nuova occupazione, perché in tal modo la durata annuale del permesso per attesa occupazione potrebbe protrarsi di fatto per un tempo indefinito, in violazione delle norme citate. Per questa ragione il ricorrente, avendo esaurito da molti mesi il periodo annuale di attesa occupazione, non poteva più permanere legittimamente in Italia al medesimo titolo, né poteva ottenere il rinnovo ad altro titolo del permesso di soggiorno sulla base di un'istanza presentata solo un anno e mezzo dopo la scadenza del permesso in questione"
  • TAR Toscana Sentenza del 7 - 29 aprile 2016 n. 727: non può essere condivisa la tesi secondo cui l'avvenuto rilascio di nuovo visto d'ingresso dovuto a interruzione degli studi per gravi ragioni di salute comporterebbe un nuovo conteggio degli anni di presenza della studentessa straniera presso l'Università, posto che l'interessata ha continuato a frequentare il medesimo corso di studi mentre il rilascio del nuovo visto si è reso necessario per legittimare il rientro in Italia, dopo la lunga assenza a partire dal 2011. Ne consegue che, pur considerando l'interruzione degli studi per gravi ragioni di salute, il provvedimento impugnato risulta legittimamente emesso sulla base della normativa applicabile ed il ricorso deve essere respinto siccome infondato
  • TAR Lombardia Sentenza del 20 - 28 aprile n. 598: l'incapacità di produrre reddito per un determinato periodo, imputabile a specifiche e particolari cause, non può precludere il rilascio del titolo di soggiorno, laddove vi sia la concreta possibilità che lo straniero riacquisti in tempi brevi la capacità di produrre reddito per il proprio sostentamento (come dimostrato dal ricorrente che è stato nuovamente assunto con buone prospettive per il futuro)
  • TAR Lombardia Sentenza del 20 - 28 aprile n. 598: "il ricorrente ha richiesto il rinnovo del titolo ben sapendo, all'epoca, di non poter più esercitare la propria attività imprenditoriale e quindi sarebbe spettato a lui stesso richiedere un permesso per attesa occupazione. Oltre a ciò, lo stesso ha, in concreto, già goduto di più di un anno di tempo per poter reperire un'occupazione, grazie al fatto di essersi reso irreperibile per la notifica dell'impugnato diniego. Ciononostante, lo stesso non ha documentato né il reperimento di un'attività lavorativa (essendo irrilevante l'impiego per la durata di un solo mese), né le fonti di reddito con le quali si sarebbe sostentato nel corso degli ultimi anni"
  • TAR Lombardia Sentenza del 20 - 21 aprile 2016 n. 756: nel caso in questione non ricorrano circostanze che potrebbero costituire i "sopraggiunti nuovi elementi" a cui l'art. 5, comma 5, succitato fa cenno, non potendosi ritenere tali l'asserita successiva condotta corretta di vita e l'attività di lavoro subordinato, giacché, come precisato dalla giurisprudenza amministrativa, detti elementi sono quelli che integrino i titoli ed i requisiti originariamente mancanti ed incompleti, con la conseguenza che, quando l'impedimento al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno sia costituito da tassativa causa ostativa (qual è, come detto, l'indicata condanna), il solo "elemento sopravvenuto" di cui si possa tener conto è il provvedimento che annulli quella causa ostativa
  • TAR Lombardia Sentenza del 13 - 16 aprile 2016 n. 528: il diniego opposto è stato assunto, in via del tutto automatica e sulla base della asserita doverosità del rifiuto di rinnovo del soggiorno, unicamente sulla base di mere denunce penali, senza che risultasse accertata la responsabilità della richiedente. I fatti poi verificatisi e in particolare la sopravvenuta assoluzione della stessa perché il fatto non costituisce reato, non sono stati adeguatamente valutati dall'amministrazione, nonostante il deposito in data 4.2.2016, quindi prima della notifica del diniego, da parte del procuratore della richiedente, da cui risultava l'intervenuta assoluzione
  • Consiglio di Stato Sentenza del 10 dicembre 2015 - 12 aprile 2016 n. 1423: deve ritenersi illegittimo il diniego di rinnovo di permesso di soggiorno opposto ad un cittadino extracomunitario per una condanna penale risalente nel tempo, senza aver valutato l'intervenuta dichiarazione di estinzione del suddetto reato per assenza di mende nel quinquennio successivo alla condanna
  • TAR Veneto Sentenza del 10 marzo - 11 aprile 2016 n. 377: il Questore di Venezia ha revocato il permesso di soggiorno esclusivamente sulla base del presupposto della convalida all'arresto e dell'esecuzione di una misura cautelare in carcere, assumendo che tale fatto facesse di per sé rientrare lo straniero nella previsione di cui all'art. 13 comma 2 lett. c) del D.Lgs. 286/1998. Contrariamente a detta valutazione costituisce dato incontestato che il ricorrente è incensurato, è privo di carichi pendenti e non risulta destinatario di alcuna condanna, in quanto, nel momento in cui veniva emanato il provvedimento di revoca, non si era ancora concluso il procedimento penale oggetto dell'arresto sopra citato. Ne consegue che l'Amministrazione avrebbe dovuto meglio argomentare e motivare le circostanze e le ragioni alla base della valutazione di pericolosità, considerando la personalità del ricorrente, il suo inserimento sociale e lavorativo e, quindi, ponendo in essere un bilanciamento degli interessi in questione
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 23 marzo - 5 aprile 2016 n. 382: per costante giurisprudenza, la legittima permanenza dello straniero sul territorio italiano non implica la necessaria identità tra il corso di studio ambìto al tempo dell'ottenimento del visto di ingresso e quello poi concretamente intrapreso, essendo anzi la fungibilità tra i diversi corsi di studio confermata dall'art. 39 del d.lgs. n. 286 del 1998, in tema di accesso ai corsi delle università, il quale prevede la rinnovabilità del permesso di soggiorno per motivi di studio, anche ai fini della prosecuzione del corso di studi con l'iscrizione ad un corso di laurea diverso da quello per il quale lo straniero ha fatto ingresso nel territorio nazionale
  • TAR Sicilia Sentenza del 14 gennaio - 1° aprile 2016 n. 929: la normativa di legge e di regolamento non contempla limitazioni alla conversione del permesso di soggiorno per motivi di studio in quello per lavoro riconducibili alla tipologia di titolo di studio o formativo conseguito nel periodo di fruizione del permesso di soggiorno per studio. Il fatto che la circolare menzionata dall'amministrazione (la numero 1280 dell'11/3/09 del Ministero dell'Interno), nel riferirsi al nuovo ordinamento dei titoli universitari, specifichi una serie di titoli accademici (laurea, laurea specialistica, diplomi post laurea, dottorato di ricerca, master) il cui possesso autorizza la conversione del titolo di studio, non sembra precludere la possibilità di conversione in parola in presenza di altri titoli di studio quali p.e. quelli rilasciati da istituti di istruzione secondaria superiore in favore di maggiorenni extracomunitari che nel nostro Paese hanno frequentato gli istituti scolastici che tali titoli rilasciano al termine del corso di studi previsto
  • Consiglio di Stato Sentenza del 25 febbraio - 30 marzo 2016 n. 1257: correttamente l'appellante ha rilevato che la stessa norma di riferimento (l'art. 2, comma 7 del d.P.R. n. 322 del 1998), pur avendo equiparato la dichiarazione tardiva a quella omessa, ha nondimeno previsto che le dichiarazioni tardive valgono ai fini della riscossione: ai fini tributari, la dichiarazione tardiva comporta se del caso l'irrogazione delle relative sanzioni, ma di certo non si può considerare inesistente. Inoltre, quanto all'applicazione delle disposizioni del d.lg. n. 286 del 1998, la dichiarazione resa ai fini fiscali rileva comunque come elemento da valutare – unitamente ad altri elementi – ai fini della possibilità del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno
  • TAR Veneto Sentenza del 10 - 29 marzo 2016 n. 329: nel caso di specie è dirimente constatare come il giudizio di pericolosità sociale alla base del provvedimento sia fondato, esclusivamente, sull'ammonimento orale del Questore di Venezia, senza che sussistano altri elementi e circostanze ulteriori a confermare la valutazione dell'Amministrazione così espressa; detta valutazione di pericolosità deve ritenersi di per sé insufficiente a fondare il provvedimento di rigetto e, ciò, considerando che i fatti alla base del provvedimento non sono stati mai accertati e nemmeno è stato disposto il rinvio a giudizio; nel contempo, il referto del pronto soccorso, in relazione al quale la moglie del ricorrente aveva dedotto di aver subito maltrattamenti, non consente di confermare i maltrattamenti menzionati nel provvedimento ora impugnato e nell'avviso sopra citato
  • TAR Veneto Sentenza del 20 - 25 marzo 2016 n. 307: in occasione della convocazione presso la Questura, in data 27.1.2015, venne notificato alla ricorrente il preavviso di rigetto della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno per asserita mancanza di documentazione comprovante la sussistenza dal requisito reddituale richiesto, con comunicazione redatta e notificata solo in lingua italiana e di cui la ricorrente non comprese il preciso significato; invero, per costante giurisprudenza di questo Collegio, la effettività del contraddittorio procedimentale normativamente richiesto impone la verifica della comprensione dei motivi ostativi da parte del privato
  • TAR Lombardia Sentenza del 10 - 24 marzo 2016 n. 579: poiché la riabilitazione è intervenuta solo successivamente al provvedimento impugnato, il medesimo non può essere ritenuto illegittimo per non aver considerato gli effetti derivanti dalla stessa, anche se, in relazione a quanto sopra affermato, in considerazione dell'intervenuta riabilitazione, successivamente alla pubblicazione della presente sentenza, l'autorità amministrativa dovrà riesaminare lo stesso, valutando la complessiva condotta della straniero, al fine di valutare se ricorrano o meno condizioni di effettiva ed attuale pericolosità sociale
  • TAR Lombardia Sentenza del 22 - 23 marzo 2016 n. 452: la riabilitazione di condanne c.d. ostative disposta da un giudice specializzato quale il giudice di Sorveglianza è senz'altro rilevante a far venire meno l'automatismo connesso a tali condanne, anche se non può ritenersi necessariamente determinante ai fini della decisione sul rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, risultando comunque necessaria, da parte dell'Amministrazione preposta, una specifica e autonoma ponderazione dei fatti sopravvenuti e della complessiva condotta dell'interessato. La riabilitazione perciò supera l'automatismo della condanna ostativa senza tuttavia instaurare un nuovo automatismo a favore della riabilitazione
  • TAR Liguria Sentenza del 17 marzo 2016 n. 264: il ricorrente è stato destinatario di un diniego di rinnovo del permesso di soggiorno emesso in data 11 giugno 2013 da costui impugnato a mezzo ricorso gerarchico al Prefetto di Genova respinto con provvedimento 19 dicembre 2013. Ne consegue che lo straniero era irregolare sul territorio nazionale, onde doveva essere espulso ai sensi dell'art. 13, comma 2 lett. b) d.lgs. 286/98
  • TAR Lombardia Sentenza del 10 - 15 marzo 2016 n. 357ferma restando la doverosità del disposto annullamento, può assumere rilevanza nel caso di specie la posizione dello straniero che, proprio in virtù del titolo conseguito, ha potuto confidare su di esso e per l'effetto godere della tutela ad esso correlata in termini di conseguimento di un titolo per legittimare la presenza in territorio nazionale ed ivi svolgere l'attività lavorativa. Va al riguardo evidenziato che l'affidamento ingenerato in capo al ricorrente possa essere ritenuto meritevole di tutela, atteso che lo straniero non risulta aver contribuito artificiosamente all'adozione del titolo illegittimamente rilasciato. Ne consegue che, almeno per quanto riguarda il rinnovo del permesso per attesa occupazione, la richiesta possa essere valutata positivamente, quanto meno per consentire al ricorrente – che ha dimostrato di essersi attivato, nei limiti del possibile, vista la congiuntura economica, al fine di conseguire redditi sufficienti per il suo sostentamento – di consolidare la propria situazione reddituale e lavorativa
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 2 - 15 marzo 2016 n. 92: in linea di diritto, costituisce orientamento prevalente quello a mente del quale è viziato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno non preceduto dal preavviso di rigetto previsto dall'art. 10 bis l. n. 241 del 1990, in quanto detta norma si applica a tutti i procedimenti ad istanza di parte eccetto quelli individuati dal Legislatore e, quindi, anche ai procedimenti relativi al rilascio del permesso di soggiorno
  • TAR Lombardia Sentenza del 14 gennaio - 10 marzo 2016 n. 488: la condanna per un reato ostativo conduce in modo vincolato al rifiuto del permesso di soggiorno o al rigetto dell'istanza di rinnovo del permesso medesimo. In tale contesto, è del tutto irrilevante che il ricorrente non sia gravato da ulteriori precedenti penali e che il reato commesso abbia carattere isolato, così come resta indifferente la circostanza che egli abbia reperito un'attività lavorativa, trattandosi di fatti che non incidono sull'esistenza di una condanna per un reato ostativo
  • TAR Lombardia Sentenza del 24 febbraio - 9 marzo 2016 n. 470: il lavoratore straniero ha assolto correttamente a tutti i suoi oneri, documentando il possesso di un reddito lecito che di per sé gli avrebbe dovuto consentire il rinnovo del permesso di soggiorno in scadenza. A fronte di tale ineccepibile condotta, la Questura avrebbe dovuto approfondire con altrettanta solerzia i motivi di un eventuale diniego, documentando con prove solide e non con congetture indiziarie la falsità formale o sostanziale dell'attestazione di reddito prodotta
  • TAR Lombardia Sentenza del 9 dicembre 2015 - 9 marzo 2016 n. 350: la materiale falsificazione del titolo di soggiorno, accertata in sede penale, impedisca al responsabile di conseguire un utile radicamento nel territorio nazionale. Questo vale anche con riguardo alla regolarizzazione ex art. 1-ter del DL 78/2009, che sana la condizione di soggiornante irregolare ma non il tentativo di ottenere in anticipo, illecitamente, i benefici del soggiorno regolare
  • TAR Lombardia Sentenza del 9 dicembre 2015 - 8 marzo 2016 n. 347: nello specifico, il ricorrente non ha rispettato la norma (v. art. 4 comma 3 del Dlgs. 286/1998) che impone ai titolari di permesso di soggiorno di svolgere attività lavorativa per procurarsi mezzi di sostentamento sufficienti. La mancanza di un lavoro crea però allarme sociale solo quando rappresenti un sintomo della volontà del cittadino straniero di provvedere al proprio sostentamento in modo illecito. Se invece la condizione di disoccupazione, o di occupazione irregolare, è dovuta a cause macroeconomiche (alto tasso di disoccupazione, riduzione delle opportunità di lavoro regolare) il principio di proporzionalità impone di graduare il periodo di tolleranza previsto dall'art. 22 comma 11 del Dlgs. 286/1998 in modo da consentire, e possibilmente incentivare, l'attiva ricerca di una nuova occupazione; a maggior ragione, il periodo di tolleranza deve essere ampliato se la mancanza di un lavoro dipende, come nel caso in esame, dalle precarie condizioni di salute, che rendono oggettivamente più difficile sia la ricerca di un impiego idoneo sia il concreto svolgimento delle prestazioni lavorative; nella pendenza del presente giudizio, il ricorrente ha dimostrato impegno nella ricerca di un'attività lavorativa adeguata alle proprie condizioni di salute. La condotta precedente, a parte l'assenza di lavoro regolare, non evidenzia circostanze che possano determinare allarme sociale. È apprezzabile anche il supporto fornito dai connazionali del ricorrente, che conferma l'esistenza di fonti di sostentamento lecite. Complessivamente, sussistono le condizioni per la prosecuzione del soggiorno in Italia
  • TAR Toscana Sentenza del 17 febbraio - 4 marzo 2016 n. 392: viene condiviso l'orientamento giurisprudenziale che ha affermato la necessaria applicazione anche ai procedimenti in materia di rilascio del permesso di soggiorno della previsione dell'art. 10-bis della l. 7 agosto 1990 n. 241, nelle ipotesi in cui <<detta omissione (non sia) ovviabile alla luce dell'art. 21-octies della medesima legge, posto che l'Amministrazione non ha dimostrato che il contenuto dispositivo del provvedimento non potesse essere diverso, non essendo dedotto alcun comportamento dell'interessato che le norme di legge prevedono come ostativo alla presenza dello straniero sul territorio dello Stato o che avrebbero potuto legittimare l'ammissione dell'Amministrazione alla prova del contenuto vincolato del provvedimento>>. Nella fattispecie, né nel provvedimento (che si limita a rilevare l'archiviazione della domanda, <<atteso il lungo lasso di tempo intercorso dalla richiesta>>), né nelle difese dell'amministrazione in giudizio è stata dedotta o dimostrata la sussistenza di cause vincolate di rigetto della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno ed è quindi impossibile l'applicazione della previsione dell'art. 21-octies della l. 7 agosto 1990 n. 241; non può poi essere individuata una causa vincolata di archiviazione dell'istanza nel lungo tempo trascorso dalla presentazione della richiesta che non è previsto come causa di rigetto dalla normativa che, in realtà, prevede solo l'obbligo di provvedere dell'Amministrazione, nel termine previsto dall'art. 5, 9° comma del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 e con un provvedimento espresso che affronti il merito dell'istanza (rilevando incompletezze istruttorie, mancanza di requisiti, ecc.) nel contraddittorio con l'interessato
  • TAR Lazio Sentenza del 19 gennaio - 4 marzo 2016 n. 2893: il ricorrente ha richiesto il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, rispetto al quale il precedente penale sulla base del quale è fondata la motivazione del provvedimento impugnato (una condanna, a seguito di patteggiamento, a carico del richiedente, divenuta irrevocabile l'11-10-2004, per violazione delle norme sul diritto d'autore), appare automaticamente ostativo
  • TAR Veneto Sentenza del 14 gennaio - 3 marzo 2016 n. 230: anche se la la previsione di cui al comma cinque dell'art. 73 della Legge in materia di stupefacenti è stata qualificata come reato autonomo non sussumibile fra quelli direttamente ostativi, necessitandosi una valutazione congiunta con l'inserimento sociale e familiare del richiedente, tuttavia la successiva condizione di indagato per lesione personale aggravata e porto abusivo di armi in ogni caso ben legittima la qualificazione di pericolosità sociale posta a fondamento del diniego
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 2 marzo 2016 n. 71: rientra nella giurisdizione del giudice ordinario il ricorso proposto avverso il provvedimento con il quale è stato ordinato allo straniero di lasciare il territorio italiano o è stata disposta la sua espulsione dal territorio nazionale, trattandosi di atti inseriti nel quadro delle misure espulsive disciplinate dagli artt. 13 e 14, d.lg. 25 luglio 1998 n. 286, per cui è prevista in particolare la competenza del giudice di pace 
  • TAR Calabria Sentenza del 24 - 25 febbraio 2016 n. 240: "il giudizio di pericolosità sociale è, invero, giudizio prognostico sfavorevole alla possibile integrazione del richiedente nel tessuto civile, sociale e ordinamentale del nostro Paese, desumibile da un quadro di elementi, dalle caratteristiche della pregressa permanenza in Italia, dalla personalità del reo, dalla gravità in concreto del reato che gli viene attribuito, in comparazione con i suoi interessi personali, familiari e lavorativi, che ben può essere ricollegato anche alla pendenza di una denuncia penale o ad un accertamento non definitivo di responsabilità, ma senza obliterare il principio generale di non colpevolezza (cfr. Cons. Stato, sez. III, 1° marzo 2015 n. 1728 e 5 marzo 2014 n. 1031)"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 10 - 24 febbraio 2016 n. 233: "...prescrive l'art. 6, comma 8, del d.lgs. n. 286 del 1998 che gli "…stranieri che soggiornano nel territorio dello Stato devono comunicare al questore competente per territorio, entro i quindici giorni successivi, le eventuali variazioni del proprio domicilio abituale", e ciò al fine consentire all'Autorità di pubblica sicurezza di verificare i requisiti del titolo dello straniero extracomunitario a soggiornare in Italia e, nel prosieguo, di localizzarlo per riscontrarne la permanenza, sì che l'ingiustificata omissione di comunicazione del ricorrente può essere correttamente assunta a presupposto di determinazioni suscettibili di giungere anche alla revoca del permesso di soggiorno"
  • TAR Puglia Sentenza del 26 gennaio - 24 febbraio 2016 n. 232: nel caso in esame, il ricorrente, iscritto alle liste di collocamento, ha trovato un'occupazione regolare durante il periodo di attesa occupazione, come risulta dalla denuncia di rapporto domestico fatta dal datore di lavoro sig. ** e dalla lettera di assunzione allegate. La circostanza che la suddetta assunzione debba considerarsi illegale ai sensi dell'art.22, comma 12, del D.Lgs. n. 286 cit. in quanto effettuata quando il permesso di soggiorno era ormai scaduto, se può rilevare nei confronti del datore di lavoro in altra sede, non può tuttavia rilevare in senso sfavorevole al ricorrente ai fini della prova della sua capacità lavorativa. In tale quadro, l'avvenuta ricostituzione di una situazione lavorativa che dà luogo ad una ripresa della capacità di produrre reddito - con prospettive anche per il futuro - riduce la rilevanza della trascorsa carenza di reddito e del pregresso periodo di inattività e comporta l'obbligo per l'Amministrazione, che tale aspetto non aveva debitamente considerato, di valutare in chiave prospettica, ai sensi dell'art. 5, comma 5, D.lgs. 286 cit., le nuove circostanze che, laddove ricorrano anche gli altri i requisiti, possano consentire il rilascio del permesso di soggiorno in favore del ricorrente, previa sua motivata istanza
  • TAR Toscana Sentenza del 17 - 23 febbraio 2016 n. 313: il diniego è stato impugnato con il presente ricorso per contraddittorietà tra atti poiché l'Amministrazione, successivamente all'emanazione di detta sentenza, ha posto in essere diversi provvedimenti di rinnovo del titolo di soggiorno del ricorrente antecedentemente all'odierno diniego, ma in tema di attività vincolata, come quella di cui si tratta, appare irrilevante la contraddittorietà tra atti poiché tale indice sintomatico di eccesso di potere rileva unicamente nell'ambito dell'attività discrezionale amministrativa, e all'accoglimento delle argomentazioni proposte dal ricorrente non conseguirebbe l'annullamento del presente diniego ma la declaratoria di illegittimità dei permessi precedentemente rilasciati
  • TAR Calabria Sentenza del 10 gennaio - 23 febbraio 2016 n. 373: l'interessato, tratto in arresto in data 28 novembre 2009 per il delitto di tentato omicidio, non ha presentato domanda di rinnovo per il tramite dell'Istituto penitenziario nel quale era ristretto, ma la tardività della presentazione dell'istanza di rinnovo non costituisce di per sé motivo di diniego, perlomeno fino a quando non sia disposta l'espulsione dello straniero, a causa della presentazione della domanda oltre il termine di sessanta giorni 
  • TAR Lombardia Sentenza del 17 - 22 febbraio 2016 n. 276: una denuncia, per definizione relativa ad un fatto di reato non accertato, ma da accertare, di per sé nulla dice sulla pericolosità del denunciato. Nella specie, poi, l'amministrazione non ha saputo aggiungere altri fatti a quello della mera esistenza storica della denuncia, e per conseguenza l'unico fatto a carico del ricorrente rimane la sentenza di applicazione pena del 2014, per un reato ed una pena in sé non di massima gravità. L'atto impugnato va quindi annullato, e spetterà all'amministrazione riesaminare la pratica e operare una ricostruzione della personalità dell'interessato, tenendo conto del precedente citato e degli altri elementi rilevanti
  • TAR Abruzzo Sentenza del 12 - 22 febbraio 2016 n. 55: la legittimità di un provvedimento amministrativo va valutata - come è noto - con riferimento allo stato di fatto e di diritto esistente al momento della sua emanazione, secondo il principio del tempus regit actum, con conseguente irrilevanza delle circostanze successive che non possono in alcun caso inficiare ex post precedenti atti amministrativi. E tale principio è stato affermato anche con riferimento a provvedimenti di rigetto di domande di permesso di soggiorno di cittadini extracomunitari, la cui legittimità va verificato alla stregua della situazione esistente al momento della sua adozione, con la conseguenza che, quindi, eventuali circostanze successive non possono costituire un parametro di valutazione della legittimità del provvedimento impugnato
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 27 gennaio - 22 febbraio 2016 n 218: in carenza di versamento dei contributi all'INPS, non possono avere rilevanza probatoria i documenti di provenienza privatistica (es. buste paga, C.U.D., dichiarazioni alla Agenzia delle Entrate, fatture, bilanci di esercizio, …..), che in quanto tali non comprovano la effettività della percezione, poiché la loro formazione da parte del privato interessato, potendo essere meramente strumentale al rinnovo del permesso, è compatibile con l'eventuale natura fittizia del rapporto o dell'attività lavorativa
  • TAR Marche Sentenza del 5 - 19 febbraio 2016 n. 110: l'amministrazione ha l'obbligo giuridico di provvedere sulle istanze di rinnovo del permesso di soggiorno, anche qualora le stesse si appalesino non accoglibili. E' illegittima la mancata conclusione del procedimento con la formalizzazione di un provvedimento di diniego o di accoglimento dell'istanza, non vertendosi in fattispecie di tipizzazione legale di silenzio significativo
  • TAR Lombardia Sentenza del 28 gennaio - 12 febbraio 2016 n. 306: a fronte di una sentenza di condanna per uno dei reati che il legislatore ha ritenuto ostativi all'ingresso o alla permanenza di un cittadino extracomunitario in Italia, la mancata partecipazione dell'interessato al procedimento non può comunque viziare il provvedimento, operando in tal caso il disposto dell'art. 21 octies, c. 2, L. n. 241/1990. In ogni caso, ai fini del rigetto del motivo, è decisivo il fatto che, neppure nel presente giudizio, il ricorrente ha allegato elementi che l'Amministrazione avrebbe dovuto valutare, ai fini della modifica al giudizio di pericolosità sociale, essendosi il medesimo limitato a dimostrare di essere in possesso di un'occupazione, e di convivere con il fratello, senza tuttavia allegare di avere costituito un proprio nucleo famigliare sul territorio nazionale, su cui peraltro risiede solo dal 2009, e pertanto da un numero esiguo di anni
  • TAR Lombardia Sentenza del 27 gennaio - 10 febbraio 2016 n. 266: "il provvedimento è illegittimo per violazione del predetto art. 22, comma 11 del d.P.R. n. 286/1998, in combinato disposto con l'art. 37, comma 2 del d.P.R. n. 394/1999, nella misura in cui non ha di fatto consentito allo straniero, tramite la tempestiva autorizzazione a permanere in Italia per almeno un anno dall'iscrizione nelle liste di collocamento, tutte le iniziative utili e lecite per potere aspirare ad un ulteriore rinnovo del permesso di soggiorno. Il provvedimento impugnato è altresì illegittimo per non avere tenuto in considerazione, ai fini del calcolo sul reddito, la percezione da parte dello straniero dell'indennità di disoccupazione per un periodo, seppure breve, successivo al dicembre 2011"
  • TAR Lombardia Sentenza del 3 - 6 febbraio 2016 n. 183: si ritiene che il ricorso possa essere meritevole di accoglimento in considerazione della situazione lavorativa - rappresentata e comprovata in atti con produzione delle buste paga dei mesi maggio, giugno e luglio 2015 e del modello UNI-LAV – avviata dal ricorrente proprio in costanza del possesso del titolo erroneamente rilasciato. Invero, ferma restando la doverosità del disposto annullamento, può assumere rilevanza nel caso di specie la posizione dello straniero che, proprio in virtù del titolo conseguito, ha potuto confidare su di esso e per l'effetto godere della tutela ad esso correlata in termini di conseguimento di un titolo per legittimare la presenza in territorio nazionale ed ivi svolgere l'attività lavorativa
  • TAR Veneto Sentenza del 14 - 29 gennaio 2016 n. 96: la circostanza che la condanna per reato in materia di stupefacenti riguardasse la fattispecie di cui all'art. 73, 5^ comma non ne elimina la valenza ostativa derivante dal genere di reato, dato che l'art. c.3 del d.lgs 286/98 si riferisce espressamente all'intero genus dei "reati inerenti gli stupefacenti". A prescindere dalla mancata necessità di ulteriore motivazione, va poi precisato che nessun difetto di motivazione o di istruttoria può essere inferito dalla mancata positiva valutazione dell'attività di commercio ambulante avviata dal ricorrente in data 1.7. 2014, dato che l'amministrazione da correttamente atto di averla presa in considerazione ma di aver anche riscontrato che per tale impresa individuale non risultava nessun versamento di IVA né alcun'altra movimentazione economica
  • TAR Campania Sentenza del 13 - 28 gennaio 2016 n. 518: il ricorrente è stato condannato con sentenza del 9 giugno 2011 per il reato di ricettazione (art. 648 c.p) per il quale al momento della emissione della sentenza datata 2011, non era previsto dal citato art. 380, l'arresto obbligatorio in flagranza. Infatti, solo a seguito delle modifiche apportate dall'art. 8 del d.l. n. 93/2013 convertito dalla legge n. 119/2013 all'art. 380 c.p.p. (mediante l'introduzione della lettera fbis) il delitto di ricettazione, limitatamente all'ipotesi aggravata di cui all'art. 648, primo comma, secondo periodo, c.p. è divenuto un caso di arresto obbligatorio in flagranza (e, dunque un reato automaticamente ostativo al rilascio del permesso di soggiorno)
  • TAR Veneto Sentenza del 16 dicembre 2015 - 28 gennaio 2016 n. 74: illegittimo il rigetto dell'istanza di rinnovo presentata dallo stesso ricorrente, motivata in considerazione dell'esistenza di una presunta carenza reddituale nei confronti del datore di lavoro. Seppur presentato come rapporto di lavoro domestico, conteneva espressamente il riferimento alla categoria "badante". Ne consegue che il provvedimento non ha contenuto vincolato, argomentato com'è unicamente in considerazione dell'assenza di una capacità reddituale del datore di lavoro, circostanza quest'ultima superabile in considerazione di quanto previsto dall'art. 30 bis comma 8 del Dpr 394/1999 nella parte in cui ha sancisce che la "disposizione relativa alla verifica di congruità in rapporto alla capacità economica del datore di lavoro non si applica al datore di lavoro affetto da patologie o handicap che ne limitano l'autosufficienza il quale intende assumere un lavoratore straniero addetto alla sua assistenza"
  • TAR Lombardia Sentenza del 13 - 27 gennaio 2016 n. 165: "con atto del 10 luglio 2015 la Questura di Milano, in sede di riesame, ha confermato l'ostatività della condanna in questione ed ha affermato l'assenza di prevalenti esigenze di tutela di legami parentali esistenti in Italia.Tale atto, invero, per quanto indirizzato a questo Tribunale e all'Avvocatura dello Stato, non è una mera memoria processuale, ma costituisce a tutti gli effetti un nuovo provvedimento, avente autonoma forza lesiva sull'interesse azionato in giudizio dal ricorrente; esso, in altri termini, ha una chiara natura provvedimentale, andando a riesaminare l'istanza presentata dalla ricorrente, così come richiesto dal Tribunale, con una conferma della decisione di rigetto, adottata all'esito di una nuova attività istruttoria e sulla base di una motivazione ulteriore, e recando la sottoscrizione del dirigente. La sua mancata impugnazione priva, pertanto, la ricorrente di ogni utilità alla decisione del ricorso"
  • TAR Lombardia Sentenza del 13 - 27 gennaio 2016 n. 154: la mera denuncia per il reato di falsità documentale non può determinare in automatico la revoca del permesso di soggiorno per carenza dei requisiti reddituali, in assenza di altri elementi di fatto debitamente provati dall'amministrazione
  • TAR Veneto Sentenza del 16 dicembre 2015 - 26 gennaio 2016 n. 62: in materia di possesso di mezzi di sussistenza il criterio prognostico legato a fatti sopravvenuti (comunque da documentare all'autorità amministrativa competente anteriormente all'adozione del provvedimento) può assumere carattere integrativo solo nell'ipotesi in cui nel periodo di validità del permesso scaduto emergano comunque significative attività lavorative, in quanto una diversa interpretazione che attribuisse rilevanza decisiva a situazioni reddituali di incerta stabilità verificatesi nell'ultima fase pre-rinnovo oppure in quella immediatamente successiva alla scadenza del permesso, non appare idonea a scongiurare pratiche elusive dell'obbligo di fruire di leciti e trasparenti mezzi di sussistenza durante il soggiorno in Italia
  • TAR Lombardia Sentenza del 21 - 23 gennaio 2016 n. 120: è meramente confermativo, e quindi non impugnabile, l'atto col quale l'amministrazione senza una nuova istruttoria né una nuova ponderazione di interessi ribadisce quanto da essa deciso in precedenza; tali elementi ricorrono nell'atto impugnato, poiché l'interessato si era limitato a portare a conoscenza dell'amministrazione elementi già dedotti nell'impugnazione proposta al Giudice, e da questo valutati come insufficienti ad annullare il provvedimento impugnato, e sul punto non consta che l'amministrazione abbia svolto alcun ulteriore o diverso apprezzamento
  • TAR Campania Sentenza del 13 - 22 gennaio 2016 n. 369: ritenuto sussistente il diritto del cittadino straniero di accedere tramite il difensore all'accesso e alla copia del provvedimento di diniego. In tal modo, al cittadino straniero è consentito di prendere copia del provvedimento senza recarsi personalmente in Questura con il rischio di essere sottoposto alla procedura di trattenimento in un CIE e di espulsione (fonte: meltingpot.org)
  • TAR Campania Sentenza del 9 dicembre 2015 - 21 gennaio 2016 n. 164: non è necessaria, per il rilascio del permesso di soggiorno per attesa occupazione, l'iscrizione nei centri di impiego, trattandosi di un adempimento meramente formale che lo straniero può agevolmente eseguire
  • TAR Friuli Venezia Giulia Sentenza del 13 - 18 gennaio 2016 n. 11: il giudizio di pericolosità sociale risulta altamente discrezionale e sindacabile solamente in caso di palese illogicità o incongruenza. Nel caso in esame il giudizio di pericolosità risulta viene desunto da due sentenze penali per reati contro il patrimonio, una del 2011 e una del 2013, sia pure con la sospensione condizionale della pena
  • TAR Lazio Sentenza dell'11 dicembre 2015 – 18 gennaio 2016 n. 434: l'art. 14 del d.p.r. n. 394 del 31 agosto 1999, Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero deve essere interpretato nel senso di consentire la conversione del permesso di soggiorno rilasciato per motivi religiosi in permesso di soggiorno per altri titoli 
  • TAR Lombardia Sentenza del 12 - 16 gennaio 2016 n. 70:  non si può parlare di violazione della normativa suddetta, per lo meno sotto il profilo della buona fede, a proposito di un soggetto, come la ricorrente, il quale, ricevuto un diniego di rinnovo, provveda nei termini di legge a contestarlo avanti l'Autorità giudiziaria competente, nelle more –dovendo oltretutto provvedere a mantenersi- instauri un rapporto di lavoro coerente con le sue asserite ragioni e ottenga, nei termini descritti, una sentenza che le accoglie, considerando lecito il rapporto in questione
  • TAR Lombardia Sentenza del 12 - 16 gennaio 2016 n. 65: il provvedimento impugnato rappresentato dal ritiro, in autotutela, da parte della Questura, dell'originario titolo legittimante la presenza in Italia dello straniero, deve ritenersi illegittimo, in quanto adottato senza essere stato preceduto da una compiuta valutazione dell'affidamento ingenerato nello straniero, dell'attuale situazione lavorativa dello stesso e dell'effettiva sussistenza di un interesse pubblico, concreto ed attuale, alla rimozione del titolo concesso, pur in difformità dalla previsione di legge
  • TAR Lombardia Sentenza del 12 - 16 gennaio 2016 n. 57: va condivisa e qui ribadita la giurisprudenza formatasi con riguardo all'ipotesi in cui il titolo di soggiorno sia negato al lavoratore straniero per inadempimenti addebitabili al datore di lavoro, orientamento secondo il quale il versamento dei contributi previdenziali è onere del datore di lavoro, la cui mancata osservanza non può ricadere negativamente sul lavoratore, che ha unicamente un potere di sollecitazione e di verifica, ma non può considerarsi direttamente responsabile del mancato versamento
  • TAR Lombardia Sentenza del 12 - 16 gennaio 2016 n. 56: può assumere rilevanza nel caso di specie la posizione dello straniero che, proprio in virtù del titolo conseguito, ha potuto confidare su di esso e per l'effetto godere della tutela ad esso correlata in termini di conseguimento di un titolo per legittimare la presenza in territorio nazionale ed ivi svolgere l'attività lavorativa
  • TAR Campania Sentenza del 4 novembre 2015 - 15 gennaio 2016 n. 234: una notizia di reato altro non è che l'inizio della fase delle indagini preliminari di un procedimento penale e non può essere posta a base della valutazione del requisito di pericolosità sociale, specie laddove ad essa sia seguita un'assoluzione come nella specie
  • TAR Campania Sentenza del 13 - 15 gennaio 2016 n. 233: la condanna  per violazione degli art. 624 e 625 non è di per sé ostativa al rinnovo del permesso di soggiorno
  • TAR Campania Sentenza del 13 - 15 gennaio 2016 n. 231: la mera denuncia di reato non può costituire, di per sè, fatto preclusivo del rinnovo del permesso di soggiorno
  • TAR Lombardia Sentenza del 18 dicembre 2015 - 14 gennaio 2016 n. 72: lo straniero è stato condannato per il reato di tentato furto aggravato, ex artt. 56, 624 e 625 n. 2 c.p., commesso in correità con altre persone, ossia per un reato di per sé ostativo alla permanenza in Italia, mentre resta irrilevante la circostanza che in sede penale il ricorrente abbia beneficiato della sospensione condizionale della pena, trattandosi di una valutazione limitata al solo ambito penale che non consente di superare la valutazione di pericolosità compiuta una volta per tutte dal legislatore in caso di commissione di determinati reati, cui appartiene quello commesso dal ricorrente
  • TAR Sardegna Sentenza del 16 dicembre 2015 - 8 gennaio 2016 n. 8: la motivazione addotta dall'Amministrazione a sostegno dell'impugnato diniego della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno risulta smentita da quanto allegato e documentato dal ricorrente, con particolare riferimento all'avvenuto superamento di due esami (requisito minimo per il rinnovo del titolo), mentre non assume alcun rilievo, a tal fine, la mancata registrazione degli stessi nel libretto informatico dell'Università, trattandosi di aspetto inerente la "burocrazia interna" dell'Ufficio che non può ricadere in danno del ricorrente
  • TAR Lombardia Sentenza del 26 novembre 2015 - 8 gennaio 2016 n. 24: lo straniero è stato condannato per il reato di tentato furto aggravato, ex artt. 56, 624 e 625 n. 2 c.p., commesso in correità con altre persone, ossia per un reato di per sé ostativo alla permanenza in Italia, mentre resta irrilevante la circostanza che in sede penale il ricorrente abbia beneficiato della sospensione condizionale della pena, trattandosi di una valutazione limitata al solo ambito penale che non consente di superare la valutazione di pericolosità compiuta una volta per tutte dal legislatore in caso di commissione di determinati reati, cui appartiene quello commesso dal ricorrente
  • Consiglio di Stato Sentenza del 30 ottobre 2015 - 8 gennaio 2016 n. 23: la riabilitazione per una condanna precedentemente considerata ostativa, pur non operando automaticamente in senso opposto, supera la presunzione di pericolosità sociale, che la legge attribuisce a tali condanne, in quanto attiene direttamente alla stessa valutazione della pericolosità sociale commisurata sul rapporto tra i precedenti penali dell'interessato e la sua attuale condotta, che viene operata ai fini del permesso di soggiorno