Visti di ingresso

Tutti i cittadini stranieri che intendono venire in Italia, devono esibire alle frontiere la prevista documentazione che giustifichi la motivazione e la durata del soggiorno previsto, nonché, nei casi previsti, la disponibilità di adeguati mezzi finanziari e le condizioni di alloggio.  In molti casi dovranno essere muniti anche di visto. 
Il visto d'ingresso è un talloncino adesivo o "sticker" che viene applicato sul passaporto o su altro documento di viaggio dello straniero che richiede l'ingresso in uno Stato membro dell'Unione Europea. Esso riassume un provvedimento concesso allo straniero di autorizzazione ad entrare nel territorio nazionale per motivi di soggiorno o di lavoro
Tale provvedimento è una delle condizioni richieste allo straniero per l'ingresso in Italia , anche se esistono alcune eccezioni (servono inoltre altri requisiti generali ed altri più specifici per particolari ipotesi di visto, come poi spiegato nelle faq).
Esistono diverse categorie e tipologie di visti, disciplinati sia dalla normativa nazionale che dalle normative internazionali.
L'ingresso operativo dell'Italia nel sistema di Schengen, il 26 ottobre 1997, ha segnato per il nostro Paese la positiva conclusione del processo di adattamento del regime nazionale dei visti e dell'ingresso degli stranieri alla nuova normativa uniforme condivisa dalla maggior parte degli Stati europei, ispirata alla progressiva realizzazione di un vasto spazio comune di libera circolazione grazie al definitivo abbattimento delle frontiere "interne" e al rafforzamento dei controlli alle frontiere "esterne". Il Ministero degli Affari Esteri, istituzionalmente competente in tema di ingresso degli stranieri, ha predisposto ed emanato, d'intesa con le altre Amministrazioni interessate, la necessaria normativa regolamentare, in costante evoluzione e aggiornamento. Lo Stato italiano può semplificare o meno le procedure amministrative per la concessione del visto valutando la situazione delle relazioni internazionali ed esigenze di tutela della sicurezza nazionale e dell'ordine pubblico
L'ottenimento del visto, di per sé solo, non garantisce la possibilità d'ingresso: l'Autorità di frontiera può sempre respingere lo straniero in possesso del visto ma sprovvisto delle ulteriori condizioni ovvero per ragioni di sicurezza e ordine pubblico.
Inoltre, va tenuto presente che il visto è un provvedimento distinto anche se normalmente collegato al permesso di soggiorno: il visto autorizza ad entrare nel territorio nazionale, il permesso di soggiorno autorizza a stare nel territorio nazionale secondo le modalità tempie condizioni previste dalla normativa vigente.

 

A quale Ufficio va chiesto il Visto di ingresso?
La competenza al rilascio del visto d'ingresso appartiene all'Autorità del Paese Schengen che costituisce la meta principale del viaggio o, se è impossibile a identificarsi, del Paese Schengen di primo ingresso o di prima destinazione che preveda l'obbligo del visto.
In l'Italia l'Autorità competente al rilascio dei visti è il Ministero degli affari esteri, che agisce attraverso le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane nello Stato di origine o stabile residenza dello straniero richiedente (art.4, c.1 Dlgs. 286/1998): dette rappresentanze hanno il compito di effettuare gli accertamenti e le valutazioni dei requisiti necessari per l'ottenimento del visto, nell'ambito della propria discrezionalità e tenuto conto delle particolari situazioni locali.

 

A quale Ufficio va chiesto il Visto di ingresso se non c'è la Ambasciata Italiana nel Paese di origine?
Qualora la Repubblica Italiana non abbia una propria rappresentanza nel luogo di residenza dello straniero il visto per soggiorni fino a 90 giorni può essere rilasciato - in base a un preventivo accordo permanente di delega - dalla rappresentanza diplomatica o consolare di altro Stato dell'Unione Europea (art.4, c.2 Dlgs 286/1998), ferma restando la possibilità per lo straniero di rivolgersi alla rappresentanza italiana situata in altra località. Non è invece prevista delega per il rilascio di Visti Nazionali.


A quale Ufficio va chiesto il Visto Nazionale se non c'è la Ambasciata Italiana nel Paese di origine?
Qualora la Repubblica Italiana non abbia una propria rappresentanza nel luogo di residenza dello straniero il Visto Nazionale può essere rilasciato rivolgendosi alla rappresentanza italiana situata in altro Stato e riconosciuta come competente per il Paese di origine del richiedente, come da elenco reso disponibile nel sito del Ministero degli Affari Esteri (www.esteri.it). Ad esempio, in passato per la Repubblica Moldova era competente la rappresentanza italiana situata in Romania.


Chi può presentare la domanda di Visto? Esistono possibilità di delega?
Il visto può essere richiesto dallo straniero che abbia raggiunto la maggiore età, per se stesso e per i familiari eventualmente iscritti sul suo documento di viaggio; per i minori la richiesta deve essere sempre avanzata da un maggiorenne ed accompagnata dall'assenso di entrambi gli esercenti la patria potestà La domanda di visto va presentata per iscritto alla rappresentanza diplomatica o consolare, su apposito modulo sottoscritto e corredato da una foto formato tessera. Lo straniero che richiede il visto deve, di regola, adire personalmente la rappresentanza diplomatica o consolare, anche per essere sentito circa i motivi e le circostanze del soggiorno. Vi possono essere deroghe ad esempio nei casi di visti per turismo con viaggi organizzati tramite tour operator, se sussistono accordi anche di carattere internazionale.
 

Cosa deve contenere in generale la domanda di Visto?
La domanda di visto deve contenere: le generalità dello straniero richiedente (e di eventuali familiari al seguito), gli estremi del passaporto o di altro documento equivalente, l'indicazione del luogo di destinazione, il motivo e la durata del soggiorno (art. 5 co. 5 Dpr 394/1999). Il visto può infatti essere rilasciato solo per la durata prevista dalla legge ed in relazione ai motivi della domanda.
 

Cosa deve essere allegato in generale alla domanda di Visto?

Alla domanda deve essere allegato il passaporto o altro documento di viaggio riconosciuto equivalente, nonché la documentazione necessaria per il tipo di visto richiesto e, in ogni caso, ai sensi dell' art. 5 co. 6 Dpr 394/1999, quella concernente: 

- la finalità del viaggio (lettera di invito, convocazione, ecc.)
- l'indicazione dei mezzi di trasporto utilizzati (veicolo, con assicurazione e denaro per il carburante, biglietto di viaggio aereo, marittimo o ferroviario, di andata e ritorno o eventuale tagliando di prenotazione, ecc.),
- la disponibilità dei mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del viaggio e del soggiorno (denaro, titoli, ecc.)
- le condizioni di alloggio (prenotazioni alberghiere o di analoghi stabilimenti di accoglienza, documentazione attestante la disponibilità di alloggio in affitto o di proprietà, lettera di invito, ecc.).

 

Quali sono i documenti di viaggio considerati validi per l'attraversamento delle frontiere e per il rilascio del visto?
Sono considerati validi per l'attraversamento delle frontiere e per il rilascio del visto, i documenti di viaggio seguenti:
Passaporto. Documento internazionalmente riconosciuto che abilita il titolare a recarsi da un Paese all'altro. Può essere: 
• diplomatico, di servizio (o ufficiale, speciale, o per affari pubblici) od ordinario; 
• individuale (con l'eventuale iscrizione del coniuge e dei figli minori) o collettivo (intestato a gruppi di non meno di 5 e non più di 50 persone, che viaggino tutte insieme e per la stessa finalità, di solito turistica, aventi tutte la stessa cittadinanza, e che entrino, soggiornino ed escano tutte insieme dallo Spazio Schengen: ogni componente la comitiva deve essere in possesso di un documento individuale d'identità, corredato di fotografia). 
Altri documenti di viaggio, equivalenti al passaporto, sono: 
• titolo di viaggio per apolidi rilasciato ai sensi della Convenzione sullo Statuto degli Apolidi firmata a New York il 28.9.1954. Gli apolidi sono soggetti ad obbligo di visto per l'Italia, a meno che non dispongano di un titolo di soggiorno rilasciato da uno degli Stati Schengen; 
• titolo di viaggio per rifugiati, rilasciato ai sensi della Convenzione sullo Statuto dei Rifugiati firmata a Ginevra il 28.7.1951. I rifugiati sono soggetti ad obbligo di visto per l'Italia, a meno che non dispongano di un titolo di soggiorno rilasciato da uno degli Stati Schengen o di un documento di viaggio rilasciato da uno dei Paesi firmatari dell'Accordo di Strasburgo del 20.4.1959; 
• titolo di viaggio per stranieri, rilasciato a coloro che non possono ricevere un valido documento di viaggio dalle Autorità del Paese di cui sono cittadini. Segue il regime di visto in vigore per il Paese di cui l'interessato è cittadino; 
• libretto di navigazione, documento professionale rilasciato ai marittimi per l'esercizio della loro attività. E' riconosciuto come documento valido per l'ingresso nello Spazio Schengen solo in relazione alle esigenze professionali del marittimo, e non per altre motivazioni. L'Italia riconosce i Libretti di Navigazione emessi dai Paesi U.E., dai Paesi S.E.E., dagli Stati che aderiscono alla Convenzione Internazionale del Lavoro n.108 (Ginevra, 13.5.1958), e da quelli con i quali abbia stipulato specifici accordi bilaterali; 
• documento di navigazione aerea, rilasciato ai piloti ed al personale di bordo delle Compagnie Aeree civili per l'esercizio delle loro attività, ai sensi della Convenzione sull'Aviazione Civile firmata a Chicago il 7.12.1944: Licenza di Pilota, Crew Member Certificate. Sono documenti di viaggio riconosciuti come esenti dall'obbligo di visto dai Paesi aderenti alla predetta Convenzione, a titolo di reciprocità, a condizione che l'ingresso sia determinato da motivi inerenti l'attività professionale; 
• lasciapassare delle Nazioni Unite, rilasciato dal Segretario delle Nazioni Unite al personale ONU ed a quello delle Istituzioni dipendenti ai sensi della Convenzione sui privilegi e le immunità delle Istituzioni Specializzate adottata dall'Assemblea Generale dell'ONU a New York il 21.11.1947. Il rilascio del visto seguirà il regime in vigore per il Paese di cui il titolare è cittadino; 
• documento rilasciato da un Quartier generale della NATO al personale – militare, civile e alle persone a loro carico (coniuge e figli) – inviato a prestare servizio in uno Stato dell'Alleanza Atlantica, ai sensi della Convenzione fra gli Stati partecipanti al Trattato del Nord Atlantico firmata a Londra il 19.6.1951 e ratificata dall'Italia con Legge n. 1335 del 30.11.1955. I membri di una forza NATO (ma non il personale civile al seguito, né i familiari a carico) sono esenti dal visto; 
• carta d'identità per i cittadini degli Stati della U.E., valida anche per l'espatrio per motivi di lavoro. E' esente da visto; 
• carta d'identità (ed altri documenti) per i cittadini degli Stati aderenti all'Accordo europeo sull'abolizione del passaporto (Parigi, 13.12.1957), valida per recarsi, a scopo turistico, nel territorio di uno degli Stati stessi, per viaggi di durata non superiore a 3 mesi. E' esente da visto; 
• elenco di partecipanti a viaggi scolastici all'interno della UE, rilasciato a studenti stranieri residenti negli Stati della U.E., ai sensi dell'Azione Comune del Consiglio dell'Unione Europea del 30.11.1994. I titolari sono esenti dall'obbligo di visto; 
• lasciapassare, foglio sostitutivo del passaporto rilasciato allo straniero che non dispone di un titolo di viaggio valido per tutti gli Stati Schengen, o solo per l'Italia. Segue il regime di visto in vigore per il Paese di cui l'interessato è cittadino; 
• lasciapassare - o tessera - di frontiera, concesso ai cittadini domiciliati in zone di frontiera, per il transito della frontiera stessa e la circolazione nelle corrispondenti zone degli Stati confinanti, in esenzione dal visto.
 
 

Quali sono i documenti di viaggio considerati validi per l'attraversamento delle frontiere e che normalmente non richiedono il rilascio del visto?
Sono considerati validi per l'attraversamento delle frontiere e non richiedono il rilascio del visto, i documenti di viaggio seguenti:
• carta d'identità per i cittadini degli Stati della U.E., valida anche per l'espatrio per motivi di lavoro; 
• carta d'identità (ed altri documenti) per i cittadini degli Stati aderenti all'Accordo europeo sull'abolizione del passaporto (Parigi, 13.12.1957), valida per recarsi, a scopo turistico, nel territorio di uno degli Stati stessi, per viaggi di durata non superiore a 3 mesi; 
• elenco di partecipanti a viaggi scolastici all'interno della UE, rilasciato a studenti stranieri residenti negli Stati della U.E., ai sensi dell'Azione Comune del Consiglio dell'Unione Europea del 30.11.1994.; 
• il lasciapassare, foglio sostitutivo del passaporto rilasciato allo straniero che non dispone di un titolo di viaggio valido per tutti gli Stati Schengen, o solo per l'Italia, talora segue il regime di visto in vigore per il Paese di cui l'interessato è cittadino; 
• lasciapassare - o tessera - di frontiera, concesso ai cittadini domiciliati in zone di frontiera, per il transito della frontiera stessa e la circolazione nelle corrispondenti zone degli Stati confinanti. 
(fonte: sito del Ministero Affari Esteri) 

 

Quali sono i criteri standard di validità dei documenti di viaggio?
I documenti di viaggio si considerano validi se "oltre a soddisfare le condizioni di cui agli articoli 13 e 14 della Convenzione di Applicazione dell'Accordo di Schengen, attestino debitamente l'identità del titolare e la sua nazionalità o cittadinanza".
In particolare, nel caso in cui sia necessario il visto, l'articolo 13 della Convenzione dispone che: 
• nessun visto può essere apposto su un documento di viaggio scaduto; 
• la durata della validità del documento di viaggio deve essere superiore a quella del visto. Tale validità dovrebbe essere superiore di almeno 3 mesi a quella prevista dal visto. 
Allo straniero titolare di un documento di viaggio non riconosciuto dall'Italia, potrà essere eventualmente rilasciato dalla nostra Rappresentanza diplomatico-consolare un "lasciapassare", valido solo per il nostro Paese, che non consentirà il transito attraverso il territorio degli altri Stati Schengen.
(fonte: sito del Ministero Affari Esteri) 

 

Quali sono i le tipologie generali di visti?
L'ingresso in Italia può essere consentito con visti:
- per soggiorni di breve durata, validi fino a 90 giorni
- per soggiorni di lunga durata.
I visti si distinguono in Visti di Shengen Uniformi e Visti Nazionali (v. Decreto Ministero Esteri 12 luglio 2000, in conformità con ICC di Parigi del 14 dicembre 1993 come modificata a Bonn il 22 dicembre 1994)
Ai sensi della Istruzione Consolare Comune Schengen, i visti sono divisi in:
1. Visti Schengen Uniformi (VSU), validi per il territorio dell'insieme delle Parti contraenti:
tipo A: per il transito aeroportuale nelle zone internazionali degli aeroporti senza entrare in territorio nazionale (obbligatori solo per i cittadini di alcuni Paesi)
tipo B: per il transito, con durata non superiore a 5 giorni (per attraversare il territorio di uno Stato europeo nel corso di viaggi da uno Stato terzo ad un altro Stato terzo)
tipo C: per soggiorni di breve durata, fino ad un massimo di 90 giorni, (purché né la durata di un soggiorno ininterrotto né il totale dei soggiorni successivi siano superiori a 3 mesi per semestre a decorrere dalla data del primo ingresso nello spazio Schengen)
A personalità di rilievo o a persone favorevolmente note, che necessitino di visti con regolare frequenza ed offrano le garanzie necessarie, la normativa Schengen consente, in via eccezionale, il rilascio di visti di tipo C che, pur permettendo di soggiornare fino a 90 giorni per ogni semestre, valgono per uno (C1), due (C2), tre (C3) o cinque anni (C5). 
2. Visti a Validità Territoriale Limitata (VTL), validi soltanto per lo Stato Schengen la cui Rappresentanza abbia rilasciato il visto (o, in casi particolari, anche per altri Stati Schengen specificamente indicati), senza alcuna possibilità di accesso, neppure per il solo transito, al territorio degli altri Stati Schengen. Costituisce una deroga eccezionale al regime comune dei VSU, ammessa soltanto per motivi umanitari, di interesse nazionale o in forza di obblighi internazionali. Non possono essere richiesti direttamente dallo straniero ma, in pochi particolari casi, rilasciati dalla Rappresentanza diplomatica o consolare quando pur non in presenza di tutte le condizioni prescritte per il rilascio del Visto Uniforme, questa ritenga opportuno concedere ugualmente un visto per i motivi descritti, ovvero in presenza di un documento di viaggio non riconosciuto valido, per particolari ragione d'urgenza, o in caso di necessità.
3. Visti per Soggiorni di Lunga Durata o "Nazionali" (VN), validi solo per soggiorni di oltre 90 giorni (tipo D), con uno o più ingressi, nel territorio dello Stato Schengen la cui Rappresentanza abbia rilasciato il visto, e per l'eventuale transito - per non più di cinque giorni - attraverso il territorio degli altri Stati Schengen.
4. Visti per Soggiorni di Lunga Durata o "Nazionali" aventi anche valore di visto per soggiorni di breve durata (VDC). (fonte: sito del Ministero Affari Esteri) 

 

Quale è la area Schengen?
Lo spazio Schengen è composto da 26 paesi europei, di cui 22 membri dell'Ue. Dei 28, ne fanno parte 22 ad eccezione di Gran Bretagna e Irlanda (opt-out), Cipro (l'isola è divisa in due dall'invasione della Turchia), Croazia (ingresso previsto 2015-2016), Bulgaria e Romania (via libera della Commissione ma veto di Germania, Olanda e Finlandia). Vi rientrano poi Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera.
 

Vi sono casi di esenzione dal visto?
L'esigenza di una progressiva armonizzazione delle diverse politiche nazionali dei visti ha condotto all'adozione di alcune misure da parte degli organi europei, fra cui il Regolamento del Consiglio n. 539 del 15.3.2001, che determina la lista degli Stati i cui cittadini sono soggetti all'obbligo del visto.
Sono esenti da tale obbligo e solo per soggiorni di durata massima di 90 giorni (tranne che per cure mediche e attività lavorativa remunerata) le persone provenienti da: Albania, Andorra, Antigua e Barbuda, Argentina, Australia, Bahama, Barbados, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Brunei, Canada, Cile, Corea del Sud, Costa Rica, El Salvador, Ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Giappone, Guatemala, Honduras, Israele, Malesia, Maurizio, Messico, Monaco, Montenegro, Nicaragua, Nuova Zelanda, Panama, Paraguay, Saint Christopher (Saint Kitts) e Nevis, San Marino, Santa Sede, Serbia, Seicelle, Singapore, Stati Uniti, Uruguay, Venezuela.
La misura della esenzione dal visto si applica inoltre a:

cittadini britannici titolari del seguente documento di viaggio: British nationals (Overseas), nonché ai cittadini delle regioni amministrative speciali della Repubblica popolare cinese (RAS di Hong Kong e RAS di Macao), e ai cittadini di Taiwan;

cittadini di Paesi sottoposti ad obbligo del visto, titolari di permesso per il traffico frontaliero locale rilasciato in applicazione del regolamento (Ce) n. 1931/2006 del 20 dicembre 2006, quando esercitano il loro diritto nell'ambito di un regime di traffico locale;

allievi di un Paese terzo i cui cittadini sono sottoposti ad obbligo del visto, che frequentano istituti scolastici e risiedono in uno Stato membro che applica la Decisione 94/795/GAI del Consiglio del 30 novembre 1994, relativa ad un'azione comune in materia di agevolazioni per i viaggi compiuti da scolari di Paesi terzi residenti in uno Stato membro quando partecipano ad un viaggio scolastico di gruppo accompagnati da un insegnante dell'istituto;

rifugiati statutari (recognised refugees), titolari del documento di viaggio rilasciato ai sensi della Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951; apolidi, in possesso del titolo di viaggio rilasciato ai sensi della Convenzione di New York del 28 settembre 1954, ed altre persone che non hanno la nazionalità (cittadinanza) di alcun Paese, che risiedono in uno Stato membro e sono titolari di un titolo di soggiorno e di un documento di viaggio rilasciato da tale Stato membro (come, ad esempio, i residenti nei Paesi Baltici e titolari di un documento di viaggio definito "Alien's passport"). I cittadini di San Marino, Santa Sede e Svizzera sono esenti dall'obbligo di visto in qualunque caso. Per soggiorni di lunga durata (oltre 90 giorni) a qualsiasi titolo, tutti gli stranieri devono sempre munirsi di visto, anche se cittadini di Paesi non soggetti ad obbligo di visto per transito o per breve soggiorno. (fonte: sito del poliziadistato.it) 

 

Per lo straniero già residente in uno Stato Schengen vi è esenzione dal visto?
Lo straniero già residente in uno Stato Schengen e titolare di permesso di soggiorno, è esente da visto per soggiorni non superiori a 3 mesi, a condizione che l'ingresso in Italia non avvenga per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo o tirocinio.
 

Quali sono i criteri per la soddisfazione del requisito della Disponibilità di mezzi finanziari?
"Lo straniero che intenda fare ingresso in Territorio Nazionale, o nello Spazio Schengen, deve disporre di mezzi finanziari che possano garantire il proprio sostentamento durante il soggiorno previsto. La disponibilità dei mezzi finanziari di sostentamento è considerato dunque uno dei presupposti indispensabili per l'ingresso nello Spazio Schengen (Istruzione Consolare Comune).
Il Ministero dell'Interno (in attuazione dell'art. 4 del T.U. del 25 luglio 1998, n. 286) ha emanato, in data 1.3.2000, la Direttiva sulla definizione dei mezzi di sussistenza per l'ingresso ed il soggiorno degli stranieri nel territorio dello Stato (pubblicata sulla G.U. n. 64 del 17.3.2000). La Direttiva stabilisce che la disponibilità dei mezzi finanziari possa essere dimostrata, dal cittadino straniero, mediante l'esibizione di denaro contante, di fideiussioni bancarie, di polizze fideiussorie, di equivalenti titoli di credito, di titoli di servizi prepagati o di atti comprovanti la disponibilità in Italia di fonti di reddito. Salvo che le norme dispongano diversamente, lo straniero deve indicare poi l'esistenza di un idoneo alloggio nel Territorio Nazionale e la disponibilità della somma occorrente per il rimpatrio, comprovabile questa anche con l'esibizione del biglietto di ritorno. L'esibizione dei mezzi di sostentamento nella misura richiesta, oltre a costituire requisito fondamentale per la concessione di alcune tipologie di visto d'ingresso, è richiesta allo straniero al momento dell'ingresso nel Territorio Nazionale. Il mancato possesso dei mezzi provocherà la mancata concessione del visto d'ingresso, ovvero – all'eventuale controllo da parte delle Autorità di Polizia di Frontiera – il formale Provvedimento di Respingimento in frontiera. In base all'art. 4 comma 3 del testo Unico Immigrazione non è richiesta la documentazione sulla disponibilità dei mezzi finanziari in occasione di richiesta di rilascio di visto per lavoro subordinato" (fonte: sito del Ministero Affari Esteri) 


Esiste una Tabella per la Determinazione dei Mezzi di Sussistenza?
Si. Con la Direttiva sulla definizione dei mezzi di sussistenza per l'ingresso ed il soggiorno degli stranieri nel territorio dello Stato, emanata in data 1.3.2000, (pubblicata sulla G.U. n. 64 del 17.3.2000) esiste una Tabella per la Determinazione dei Mezzi di Sussistenza Richiesti per l'Ingresso nel Territorio Nazionale a motivo di: affari, cure mediche - per l'eventuale accompagnatore -, gara sportiva, motivi religiosi, studio, transito, trasporto, turismo:
Classi di durata del viaggio Un partecipante Due o più partecipanti
Da 1 a 5 giorni: quota fissa complessiva € 269,60 € 212,81
Da 6 a 10 giorni: quota a persona giornaliera € 44,93 € 26,33
Da 11 a 20 giorni: quota fissa € 51,64 € 25,82
Quota giornaliera a persona € 36,67 € 22,21
Oltre i 20 giorni: quota fissa € 206,58 € 118,79
Quota giornaliera a persona € 27,89 € 17,04 (fonte: sito del Ministero Affari Esteri) 

 

Quali e quanti sono i visti di Ingresso in Italia?
Il decreto interministeriale n. 850 dell'11 maggio 2011 elenca e delinea l'ambito applicativo delle motivazioni di visto, rilasciate dalle Rappresentanze diplomatico-consolari italiane presenti all'estero. Tali visti possono essere rilasciati per i seguenti 19 motivi: adozione; affari; motivi familiari; cure mediche; diplomatico; gara sportiva; invito; lavoro autonomo; lavoro subordinato; missione; motivi religiosi; reingresso; residenza elettiva; studio; ricerca; transito; turismo, vacanze lavoro; volontariato.

 

Quale è la procedura standard di rilascio del visto?
Le rappresentanze diplomatiche e consolari competenti valutano la ricevibilità della domanda sulla scorta della documentazione prodotta dal richiedente, esperendo gli accertamenti necessari in relazione al visto richiesto, di norma a mezzo di un'intervista diretta e personale. La rappresentanza adita provvede inoltre alle verifiche preventive di sicurezza, consultando le banche dati del Ministero e tramite questo il SIS (Sistema di Informazione Schengen). Se il rilascio del visto è obbligatoriamente subordinato alla preventiva consultazione delle nostre Autorità nazionali per la sicurezza o di quelle di altre Parti contraenti, il visto è concesso solo dopo aver acquisito anche i pareri delle predette Autorità. Contestualmente al rilascio del visto d'ingresso la rappresentanza diplomatica o consolare consegna allo straniero una comunicazione scritta in lingua a lui comprensibile che illustri i diritti e i doveri dello straniero relativi all'ingresso ed al soggiorno in Italia, nonché l'obbligo di presentarsi nei tempi stabiliti dalla legge alle competenti autorità dopo l'ingresso in Italia. Per il rilascio del visto è prevista la corresponsione di tariffe predeterminate ed armonizzate secondo la normativa di Schengen), con esclusione di qualsiasi altro compenso.

Quale è il tempo ordinario per rilascio del visto?
I termini per il rilascio del visto di ingresso sono definiti dall'art. 5 comma 8, del DPR del 99 n.394. La norma stabilisce che:" valutata la ricevibilità della domanda ed esperiti gli accertamenti richiesti in relazione al visto richiesto, ivi comprese le verifiche preventive di sicurezza, il visto è rilasciato entro 90 giorni dalla richiesta, fatto salvo quanto diversamente previsto dal testo unico e dal presente regolamento. Tali termini non sono perentori, infatti, potranno non essere rispettati dalle rappresentanze diplomatiche o consolari qualora si rendessero necessari accertamenti, verifiche ed acquisizioni di ulteriori documenti ex art. 6 comma 2 e 3 del D.M. del 3 marzo 1997 n.171. Il visto può essere rilasciato o rifiutato entro 90 giorni dalla presentazione della domanda; servono invece 30 giorni per motivi di lavoro subordinato e 120 giorni per lavoro autonomo

 

Vi sono ipotesi di revoca del visto?

"La contraffazione di documenti prodotti da cittadini stranieri al fine dell'ottenimento di un visto d'ingresso sarà sempre denunciata dalla Rappresentanza diplomatico-consolare (art. 331 del C.P.P.) all'Autorità Giudiziaria italiana: sia nei casi di contraffazione di documentazione di origine italiana, sia di documentazione di origine straniera, comunque utilizzata a sostegno della domanda di visto. Qualora le Rappresentanze diplomatico-consolari vengano a conoscenza di elementi, situazioni e condizioni che avrebbero impedito la concessione del visto d'ingresso – nel frattempo concesso – provvederanno ad emettere un formale provvedimento di revoca del visto". (fonte: sito del Ministero Affari Esteri) 

 

Chi non può ricevere il visto?

Gli stranieri che sono stati già espulsi dall'Italia o da uno dei Paesi dell'Unione Europea, o che sono considerati pericolosi per l'ordine pubblico e la sicurezza dell'Italia e degli altri Paesi dell'Unione Europea in base ad accordi internazionali.


Come sono disciplinate le ipotesi di rifiuto del visto?
L'ottenimento del visto non costituisce diritto soggettivo dello straniero, ma mero interesse legittimo. Qualora non sussistano i requisiti previsti dalla normativa in vigore per procedere al rilascio del visto, l'autorità diplomatica o consolare comunica il diniego allo straniero con provvedimento scritto, indicante le modalità di impugnazione e tradotto in lingua a lui comprensibile. Il diniego del visto di ingresso per motivi di sicurezza o di ordine pubblico non deve essere motivato; sussiste invece comunque l'obbligo di motivazione (art.4, c.2 Dlgs 286/1998) nei casi in cui il visto sia stato richiesto per motivi di lavoro subordinato o autonomo o particolare, di ricongiungimento familiare, di studio connessi a corsi universitari.

Sono possibili azioni legali in ipotesi di rifiuto del visto?
L'atto amministrativo di rifiuto della concessione del visto è suscettibile di impugnazione davanti al Giudice amministrativo (così Cassazione Civile, sez. unite, 27 gennaio 2004, n. 1417), normalmente TAR Lazio. Per i casi di diniego di visti per ricongiungimenti familiari o visti per familiari al seguito, vi è la diversa e specifica previsione dell'art 30 comma 6 del testo Unico Immigrazione: "Contro il diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonché contro gli altri provvedimenti dell'autorità amministrativa in materia di diritto all'unità familiare, l'interessato può presentare ricorso al tribunale in composizione monocratica del luogo in cui risiede, il quale provvede, sentito l'interessato, nei modi di cui agli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il decreto che accoglie il ricorso può disporre il rilascio del visto anche in assenza del nulla osta […]."
 

La durata di validità del visto corrisponde sempre alla durata del soggiorno?
No. Va tenuta distinta la validità di tempo di utilizzo del Visto di Ingresso dalla durata del soggiorno nel Paese, autorizzato con il visto medesimo. Ogni "straniero" che entri legalmente in Italia - sia esente da obbligo di visto che soggetto a visto - è tenuto a dichiarare la sua presenza nel territorio nazionale alla Questura della Provincia in cui si trova entro 8 giorni lavorativi dalla data dell'ingresso e ad avanzare contestuale richiesta di un "permesso di soggiorno", che è il solo titolo che legittima il soggiorno dello straniero nel nostro territorio per lo stesso motivo e per la stessa durata indicati nel visto (salvo in caso di visto con durata convenzionale di "99 giorni", a fronte del quale il permesso di soggiorno di lunga durata sarà quello prescritto dalla specifica normativa).
 

Gli stranieri con titolo di soggiorno valido in altro Paese Schengen possono fare un soggiorno di lungo periodo in Italia? Devono sempre chiedere il Visto, in questi casi?

La risposta varia a seconda dei casi. 1) Lo straniero con ordinario titolo di soggiorno che intende venire in Italia per lavoro deve preventivamente richiedere lo specifico visto d'ingresso alla rappresentanza italiana del paese Schengen dove abitualmente dimora, soddisfando i requisiti previsti per il tipo di visto richiesto. 2) Ai sensi dell'attuale art. 39 comma 4bis del Testo Unico Immigrazione (comma inserito dal D.Lgs. 10 agosto 2007, n. 154)  3) Si prevede inoltre che il cittadino straniero già ammesso come ricercatore in un altro Stato membro dell'Unione europea possa entrare in Italia senza bisogno di visto per proseguire una ricerca avviata nell'altro Stato. Se si trattiene meno di tre mesi, non deve chiedere il permesso di soggiorno, e il nulla osta è sostituito da una semplice "dichiarazione" allo Sportello unico. Se invece il soggiorno dura più di tre mesi, resta necessario stipulare la convenzione e ottenere comunque il nulla osta.5) Infine, si ammette l'ingresso - anche per soggiorni di lungo periodo - in esenzione di visto di ingresso ai titolari di Permesso di soggiorno CE rilasciato da altro stato membro dell'Unione Europea, come previsto all'art 9bis del Testo Unico Immigrazione