Famiglia e minori

 

  • TAR Veneto Sentenza del 14 dicembre pubblicata il 19 dicembre 2016 n. 1402: l'art. 19 D.Lgs n.286/1998 non pone affatto alcuno status di assoluta "inespellibilità" in favore delle categorie di soggetti elencate nel medesimo articolo, dal momento che la stessa disposizione normativa ha cura di precisare, in linea generale, che l'espulsione non è consentita "salvo che nei casi previsti dall'articolo 13, comma 1" e, con riferimento ai possessori di carta di soggiorno, la medesima norma fa salvo "il disposto dell'articolo 9"
  • TAR Lombardia Sentenza del 1° dicembre 2016 pubblicata il 15 dicembre 2016 n. 1719: "il provvedimento impugnato non si sofferma a motivare sull'importanza e qualità dei rapporti fra il ricorrente e il suo figliolo, attualmente un ragazzino di dieci anni, e quindi trascura un interesse privato in astratto assai rilevante. In astratto, tali rapporti sono prescritti dalla sentenza di separazione pronunciata nel Paese di origine dei coniugi (doc. 6 ricorrente, copia di essa, p. 3 in fondo: si riconosce un diritto di visita per due fine settimana al mese e il mese di agosto per le vacanze insieme) e in base agli atti risultano mantenuti. Va allora osservato che allontanare il ricorrente dall'Italia, ove il figlio risiede, significa rendere quasi impossibili, o comunque molto problematici, tali rapporti, venendo in definitiva a privare un minore della figura paterna. Nel riesaminare l'affare, l'amministrazione dovrà quindi appurare se in fatto i rapporti fra padre e figlio proseguano, e con quale frequenza, assumendo informazioni dalla madre, e se del caso dalla scuola ovvero dai servizi sociali; a seguito dell'accertamento, dovrà provvedere comparando l'interesse privato al mantenimento di tali rapporti, se e in quanto in concreto esistenti, con quello della sicurezza pubblica"
  • TAR Campania Sentenza del 26 ottobre 2016 pubblicata il 13 dicembre 2016 n. 5725: fondata e assorbente deve ritenersi la censura con la quale parte ricorrente lamenta la mancata valutazione della pericolosità sociale dell'istante in presenza, da un lato, di una condanna che la normativa non prevede come automaticamente ostativa al rilascio del permesso di soggiorno, nonché di precedenti di polizia non meglio specificati, e dall'altro, dell'omesso bilanciamento di tali elementi con il suo inserimento sociale, familiare e lavorativo nel paese (vive in Italia dal 2008, convive con una connazionale ed è padre di una bambina nata ad Aversa in data .././2010), ed inoltre il ricorrente è stato condannato con sentenza del Tribunale di Napoli del 9.07.2009, per violazione degli articoli 110, 337, 576, 582 e 585 c.p., reati che non rientrano nell'ambito del citato art. 380, tra le fattispecie per le quali è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza 
  • TAR Lombardia Sentenza del 21 settembre 2016 pubblicata il 19 novembre 2016 n. 1535: "sulla situazione personale del ricorrente gravano ancora i dubbi collegati al procedimento penale per violenza sessuale. È tuttavia necessario, in mancanza di altri sintomi attuali di pericolosità sociale (la Questura non ha chiarito l'esito della denuncia-querela per minacce), attendere quantomeno la sentenza di primo grado; per il momento, non sussiste quindi una precisa ragione di interesse pubblico che si opponga alla permanenza del ricorrente in Italia, mentre appare meritevole di tutela l'interesse all'unità del nucleo familiare; al riguardo, occorre però sottolineare che la prosecuzione del soggiorno è ammissibile a condizione che il ricorrente si prenda effettivamente cura delle esigenze morali e materiali dei familiari, particolarmente dei figli minori, e continui nello svolgimento di attività lavorativa regolare, per procurarsi un reddito da fonte lecita con il quale adempiere le proprie obbligazioni. Solo in questo modo è possibile ottenere l'effetto di non incidere negativamente sul benessere del Paese ospitante, circostanza che costituisce un elemento apprezzabile quando sia necessario scegliere tra permanenza ed espulsione"
  • TAR Lombardia Sentenza del 19 ottobre 2016 pubblicata il 27 ottobre 2016 n. 1399: il ricorrente risulta gravato da un solo precedente penale, di lieve entità, risalente di qualche anno e, più precisamente, così come gli episodi in cui il ricorrente è risultato essere assuntore di droga, al periodo antecedente l'inizio della convivenza con la compagna e suo figlio. Tale situazione familiare non è stata tenuta in alcun conto dall'Amministrazione, pur essendo formalmente riconosciuta dall'anagrafe comunale (cfr. stato famiglia), così come è stata disconosciuta un'attività lavorativa che si è consolidata sin dal dicembre 2015 (come comprovato dalle buste paga, dall'estratto conto INPS e dal versamento in conto corrente degli stipendi corrisposti) e, quindi, in un momento ben anteriore a quello di adozione dell'atto
  • TAR Veneto Sentenza del 20 ottobre 2016 pubblicata il 25 ottobre 2016 n. 1187: alla data del 3 luglio 2015, giorno in cui l'odierno ricorrente ha presentato istanza per il rilascio del permesso di soggiorno per minore età e la Questura di Venezia ha contestualmente comunicato i motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza per mancata produzione del decreto di apertura della tutela da parte del Giudice tutelare, il sig. ** era ancora minorenne, con la conseguenza che la Questura, nelle more della nomina di un tutore, avrebbe dovuto comunicare i suddetti motivi ostativi al Centro di accoglienza ove il minore era ospitato (e di cui la Questura di Venezia era stata informata dal Comune di Venezia con nota del 9 giugno 2015- All.4 del fascicolo del Ministero dell'Interno), non potendo ritenersi legittima la comunicazione ex art. 10-bis L.n.241/90 indirizzata direttamente ad un soggetto minorenne. Né nel presente caso, per giustificare il provvedimento di archiviazione, è possibile rifarsi all'art. 32 D.Lgs. n.286/1998, laddove rimanda al previo parere positivo del Comitato per i minori stranieri di cui al successivo art. 33 del medesimo Decreto Legislativo in quanto, a prescindere dalla questione concernente il soggetto cui incomba la richiesta del suddetto parere, il rilascio del permesso di soggiorno per minore età (oggetto del presente giudizio) prescinde del tutto dal suddetto parere, che interviene, a certe condizioni, solo in un secondo momento ed in un diverso procedimento amministrativo, qualora lo straniero, compiuta la maggiore età, richieda un nuovo e diverso titolo di soggiorno
  • Consiglio di Stato Sentenza del 13 ottobre 2016 pubblicata il 20 ottobre 2016 n. 4401: le sentenze che dichiarano l'incostituzionalità rilevano nel processo amministrativo anche indipendentemente dalla proposizione da parte del ricorrente di corrispondenti censure, quando l'applicazione delle norme censurate di incostituzionalità rientri tra le questioni sottoposte al giudice con i motivi di ricorso, potendo il giudice amministrativo rilevare d'ufficio la dichiarazione di incostituzionalità, totale o parziale, delle disposizioni applicate con il provvedimento impugnato (Cons. St., sez. IV, 25 giugno 2013, n. 3449; id. 18 giugno 2009, n. 4002). In applicazione di tali principi, quindi, il diniego di rilascio del permesso di soggiorno deve essere annullato, in quanto applicativo di una disposizione dichiarata, in corso di causa, incostituzionale in parte qua. Per tali ragioni, l'appello deve essere accolto e la sentenza appellata deve essere riformata, con l'accoglimento del ricorso di primo grado e l'annullamento del provvedimento di diniego impugnato
  • Consiglio di Stato Sentenza del 6 ottobre 2016 pubblicata il 20 ottobre 2016 n. 4386: la mancanza di reddito nella misura richiesta non rappresenta una causa automaticamente ostativa alla permanenza in Italia, in quanto in presenza di legami familiari stabili dello straniero in Italia, in ragione dei quali, tra l'altro, è stato effettuato il "ricongiungimento familiare", è necessario un bilanciamento ragionevole e proporzionato tra l'esigenza, da un lato, di di regolare i flussi migratori e, dall'altro, l'esigenza di salvaguardare i diritti riconosciuti dagli artt. 29 e segg. della Costituzione, senza discriminazione alcuna (cfr. Cons. Stato Sez. III, 26/05/2016, n. 2229), senza considerare che in caso di perdita del lavoro è possibile rilasciare il permesso di soggiorno per attesa occupazione
  • TAR Lombardia Sentenza del 12 ottobre 2016 pubblicata il 17 ottobre 2016 n. 1884: l'amministrazione deve riesaminare il caso ponendo in comparazione il tipo di reato per il quale il ricorrente è stato condannato con la tutela del suo nucleo familiare, in considerazione della presenza in Italia degli unici parenti di secondo grado ancora in vita, secondo la ricostruzione effettuata dalla ricorrente 
  • TAR Toscana Sentenza del 5 ottobre 2016 pubblicata il 17 ottobre 2016 n. 1478: "il legame familiare con il genitore nella fattispecie non vale ad ottenere il rilascio del titolo richiesto, sia per la mancata convivenza tra padre e figlio, sia per la palese insufficienza del reddito del primo a giustificare il mantenimento del figlio a carico, sia perché l'istanza di rinnovo presentata dal ricorrente presuppone un'attività di lavoro autonomo ed una capacità reddituale che non sono state in alcun modo dimostrate"
  • TAR Lombardia Sentenza del 12 ottobre 2016 pubblicata il 15 ottobre 2016 n. 1339: l'amministrazione ha dato atto della ponderazione comparativa dei valori in conflitto (diritto alla vita familiare – bene giuridico della sicurezza pubblica), e della necessità di prevenire le condotte illecite; lo svolgimento di un'attività lavorativa durante il regime carcerario non introduce un elemento suscettibile di positivo apprezzamento, in presenza di un rilevante ruolo criminale e dei solidi vincoli instaurati in passato con gli ambienti delinquenziali
  • TAR Lombardia Sentenza del 5 ottobre 2016 pubblicata l'11 ottobre 2016 n. 1322: dimostrata la capacità reddituale, il diniego del titolo di soggiorno in ragione della condanna riportata per un reato di lieve entità, senza una concreta valutazione della pericolosità attuale del soggetto, appare privo di adeguata motivazione, considerata anche la situazione familiare del ricorrente
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 21 settembre 2016 pubblicata il 3 ottobre 2016 n. 827: la tesi del ricorrente, espressa nel primo motivo di ricorso, circa il fatto che anche il reddito della sorella può integrare il requisito necessario richiesto dall'ultima parte dell'art. 22, comma 11, T.U. Imm., non può essere condivisa
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 21 settembre 2016 pubblicata il 3 ottobre 2016 n. 826: non sempre la tutela dell'unità del nucleo familiare può avere la priorità rispetto ad esigenze di tutela collettiva, altrimenti la presenza del nucleo familiare diventerebbe una sorta di licenza di delinquere senza possibilità di essere allontanati
  • TAR Lombardia Sentenza del 22 settembre pubblicata il 26 settembre 2016 n. 1236: le ragioni addotte a sostegno del diniego così opposto dall'amministrazione sono riferite alla condizione del coniuge della ricorrente, il quale risulta privo di titolo di soggiorno in quanto non rinnovato, giusto provvedimento del 21 luglio 2016, in ragione della condanna subita per reati in materia di stupefacenti, per effetto della quale attualmente è in stato di detenzione;nel provvedimento di rigetto è stata quindi ampiamente evidenziata la situazione complessiva familiare della ricorrente che, priva di un'autonoma attività lavorativa, risulta aver beneficiato sino ad ora, ai fini del sostentamento familiare, dei proventi derivanti dall'attività illecita del marito
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 7 settembre 2016 pubblicata l'11 ottobre 2016 n. 841: "l'asserita circostanza della convivenza con una sorella che provvederebbe interamente al mantenimento dell'attuale ricorrente non è mai stata comunicata all'Autorità procedente anteriormente all'adozione dell'atto impugnato ed è pertanto definitivamente irrilevante; essa non è nemmeno comprovata per quanto attiene sia l'effettiva esistenza di tale rapporto di parentela, sia la convivenza, sia il mantenimento; essa è comunque inconferente in quanto l'attuale ricorrente deve possedere – alla data di adozione dell'atto impugnato: 23.5.2016 (e non dopo) – autonomi e legittimi mezzi di sostentamento economico sul territorio nazionale"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 7 settembre 2016 pubblicata l'11 ottobre 2016 n. 838: la condizione di inespellibilità di cui all'art. 19, in deroga alla normativa in materia di ingresso e soggiorno degli stranieri in Italia, non si traduce in un diffuso diritto all'ulteriore soggiorno al compimento della maggiore età qualora non sussistano i presupposti previsti dalla legge
  • Consiglio di Stato Sentenza del 19 maggio - 10 agosto 2016 n. 3569: in presenza degli stretti legami familiari ed in assenza di alcun legame con il Paese d'origine, si sarebbe dovuto applicare l'art. 5, comma 5, del d.lgs. 286/1998, anziché considerare ostativa l'isolata condanna (peraltro, concernente un fatto di "lieve entità", trattandosi di furto in un centro commerciale di due camice ed un paio di cuffiette auricolari per un valore complessivo di euro 67,88, mentre l'aggravante è dovuta all'aver tolto le placche antitaccheggio e nascosto la merce), in quanto non sintomatica di pericolosità sociale
  • TAR Veneto Sentenza del 19 luglio 2016 n. 848: la tutela dell'unità familiare viene a recedere rispetto al superiore interesse al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, non essendo possibile giustificare la permanenza dello straniero sul territorio nazionale soltanto in virtù del vincolo familiare, in quanto ciò rischierebbe di tradursi in una sorta di legittimazione a commettere reati caratterizzati da un evidente disvalore ed indice di pericolosità sociale
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 29 giugno - 13 luglio 2016 n. 230: "a sostengo del diniego impugnato, non possono rilevare in questa sede i precedenti penali del ricorrente; sotto altro profilo che la situazione familiare del ricorrente, pur non essendo di per sé sufficiente ad inibire l'adozione di misure incidenti sulla permanenza sul territorio nazionale del cittadino extracomunitario (Cons. Stato, Sez. III, 25 maggio 2015, n. 2600), doveva in ogni caso costituire oggetto di valutazione (ex multis, TAR Piemonte, Sez. I, 8 gennaio 2014 n. 33). Con particolare riferimento a tale ultimo profilo deve ritenersi irrilevante che sia già stata esaminata in passato e, in quell'occasione, ritenuta sufficiente a superare le criticità rilevate con conseguente rilascio del titolo di soggiorno. Le esigenze di tutela dell'integrità del nucleo familiare, infatti, non costituiscono una sorta di bonus spendibile in unica soluzione ma, in ragione della rilevanza costituzionale del bene giuridico protetto, devono essere sempre valutate nell'ambito della ponderazione degli opposti interessi cui è chiamata l'Amministrazione in occasione dell'adozione di atti suscettibili di incidere in tale ambito"
  • TAR Lombardia Sentenza del 6 aprile - 13 luglio 2016 n. 997: la Corte ha precisato che la presenza di familiari (inclusi i minori) non è sempre un elemento in grado di impedire l'espulsione per gravi reati (v. CEDU Sez. I 14 febbraio 2012, Antwi, punti 98 e 104). La famiglia rimane quindi solo uno dei parametri da utilizzare, a maggior ragione quando la presenza dei familiari non abbia rappresentato un valido deterrente rispetto ai comportamenti illeciti. Nello specifico, inoltre, i figli sono attualmente tutti maggiorenni, e, come risulta dalla dichiarazione dei redditi relativa al 2014, solo la moglie e il figlio più giovane (nato nel 1991) sono a carico del ricorrente. Tutti i familiari dispongono, o potrebbero disporre, di un titolo di soggiorno svincolato da quello del ricorrente
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 15 giugno - 12 luglio 2016 n. 701: il ricorrente è stato condannato per il reato di lesioni aggravate dall'uso di un coltello commesso nel 2009 con concessione delle attenuanti generiche e dell'attenuante per il risarcimento del danno e per il reato di cui all'art. 73 DPR 309/1990 ad una pena edittale non particolarmente significativa che fa presumere l'inquadramento del fatto nell'ipotesi attenuata di cui all'art. 73, comma 5, DPR 309/1990. A fronte di tali precedenti il giudizio sulla pericolosità deve essere motivato con particolare cura, trattandosi di un soggetto che ha trascorso la maggior parte della sua vita in Italia con una madre che sta per diventare cittadina italiana
  • TAR Abruzzo Sentenza dell'1 - 4 luglio 2016 n 248: non può rigettarsi una istanza presentata da un cittadino extracomunitario volta ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno facendo esclusivo riferimento ad una condanna (nella specie ad anni due e mesi dieci di reclusione) per il reato di traffico di sostanze stupefacenti, senza anche considerare la sussistenza di legami familiari rilevanti ex art. 29, comma 1, del T.U. Immigrazione (moglie e figlio conviventi), tali da giustificare la necessaria valutazione discrezionale dell'Amministrazione ed il bilanciamento degli interessi, ragionevole e proporzionato tra l'esigenza, da un lato, di salvaguardare l'ordine e la sicurezza pubblica e, dall'altro, l'esigenza di salvaguardare i diritti riconosciuti dalla Costituzione a tutela della famiglia. Ciò posto, quanto alla pericolosità sociale, non sembra che nella specie sia stata adeguatamente considerata la posizione del ricorrente, visto che questi non risulta allo stato che abbia mai subito condanne penali, in quanto il procedimento penale a suo carico è ancora nella fase embrionale 
  • TAR Lombardia Sentenza del 18 maggio - 24 giugno 2016 n. 1249:una condanna recente per reati odiosi commessi nell'ambito del contesto domestico non può essere automaticamente sanata dalla prosecuzione della convivenza (trasformatasi, nel caso di specie, in matrimonio) e dal rafforzamento del nucleo familiare. Risulta invece del tutto ragionevole una deduzione di pericolosità sociale assoluta e assorbente rispetto ad ogni altra considerazione, come quella effettuata dalla Questura, che discenda dalla valutazione in concreto dei comportamenti delittuosi operati dallo straniero richiedente il rinnovo del titolo di soggiorno
  • TAR Lombardia Sentenza del 23 marzo - 21 giugno 2016 n. 862: la Questura collega la pericolosità sociale agli episodi già trattati nella sentenza penale, senza evidenziare fatti nuovi. Non è quindi dimostrato il requisito dell'attualità. La persistenza di contatti tra il ricorrente e il Paese di origine può essere spiegata con il desiderio di conservare i rapporti con una parte della famiglia, ma non cancella la circostanza che i legami familiari più stretti riguardano soggetti residenti in Italia
  • TAR Piemonte Sentenza del 23 marzo - 18 giugno 2016 n. 879: il Collegio non ritiene applicabili al caso di specie le disposizioni di cui al D. L.vo 30/2007, che disciplina il diritto di libero ingresso e circolazione nell'ambito del territorio dello Stato italiano dei cittadini della Unione Europea o dei loro famigliari, qualsiasi cittadinanza essi abbiano. Lo speciale regime di libera circolazione accordato ai cittadini extracomunitari dal D. L.vo 30/2007 si deve intendere infatti limitato a quei cittadini extracomunitari che intendano fare ingresso nel territorio dello Stato in qualità di famigliari al seguito di un cittadino comunitario che non abbia la cittadinanza italiana. Nel caso di specie il ricorrente, che è cittadino extracomunitario, risultava residente in Italia in forza di permesso di soggiorno per lavoro subordinato, e quindi a titolo differente dai motivi famigliari. Il famigliare di riferimento in questo caso è il coniuge di cittadinanza italiana, rispetto al quale, nell'ambito del territorio dello Stato Italiano, non ha alcun senso ipotizzare il diritto di libera circolazione, che evidentemente costituisce un portato dello status di cittadino italiano. La situazione del ricorrente va quindi valutata alla stregua dei criteri generali desumibili dagli artt. 4, 5, 19 e 30 del D. L.vo 286/98
  • TAR Marche Sentenza del 17 giugno 2016 n. 395: la vicenda inerente alla revoca del permesso di soggiorno per motivi familiari rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, come tutte le controversie relative a tale tipologia di permesso di soggiorno 
  • TAR Veneto Sentenza del 12 - 27 maggio 2016 n. 553: la situazione del ricorrente, in relazione al fatto di essere entrato in Italia per ricongiungimento familiare, non comporta alcuna esenzione dall'onere di soggiacere alle normali regole di comportamento dei cittadini stranieri, che non possono certamente trattenersi nel territorio nazionale quando la loro mancanza di una posizione lavorativa e le segnalazioni di polizia a loro carico dimostrano la mancata integrazione sociale nel territorio dello stato
  • Consiglio di Stato Sentenza del 28 aprile - 26 maggio 2016 n. 2227: al reddito percepito non è sommabile quello dei familiari indicati dall'appellante (cugini e fratello), trattandosi di soggetti che non rientrano tra i componenti del nucleo familiare, come individuato dall'art. 29, comma 1, D.lgs. n. 286/1998, per il quale rilevano solamente i legami familiari più stretti (coniugi, figli minori, figli maggiorenni a carico, genitori a carico), con esclusione di ogni altro vincolo di consanguineità
  • TAR Veneto Sentenza del 28 gennaio - 11 maggio 2016 n. 462: la nascita di una figlia e la conseguente situazione familiare, che dal provvedimento si arguisce essere stata conosciuta e valutata, viene correttamente ritenuta non sufficiente a rimuovere il giudizio di disvalore intrinseco alla condanna del ricorrente per spaccio continuato di cocaina nell'anno 2011, posto che l'unità familiare che l'ordinamento tutela è stata messa a repentaglio dalla gravità dei comportamenti del ricorrente, il quale per ciò solo si pone al di fuori della tutela stessa
  • TAR Liguria Sentenza del 22 - 26 aprile n. 415: nel caso di specie, il ricorrente non ha provato né l'esistenza di un rapporto di lavoro in atto (non risultando dalla banca dati INPS il rapporto a tempo determinato alle dipendenze di **), né la sussistenza del richiamato requisito reddituale, posto che, a tal fine, non rileva il reddito del fratello, giacché i fratelli non rientrano tra i familiari per i quali può essere richiesto il ricongiungimento, per i quali soltanto è ammesso il cumulo ai fini del raggiungimento del reddito minimo prescritto (art. 29 D. Lgs. n. 286/1998)
  • TAR Liguria Sentenza del 22 - 26 aprile n. 411:  il provvedimento dà conto della presenza sul territorio dello Stato dei due figli minori del ricorrente nati successivamente alla commissione del delitto ostativo e, come emerge dal provvedimento di diniego della misura di sicurezza dell'espulsione, il ricorrente è stato positivamente affidato in prova ai servizi sociali onde deve ritenersi che, contrariamente a quanto sostenuto nel provvedimento di diniego del permesso di soggiorno, la presenza di legami familiari insorti successivamente al reato abbia svolto una efficace azione di deterrenza rispetto alla commissione di delitti: tali legami familiari devono essere valutati come prevalenti rispetto alla pericolosità sociale del ricorrente che, come risulta dalla documentazione in atti, risulta attenuata per effetto del positivo esito della misura alternativa della detenzione
  • TAR Liguria Sentenza del 22 - 26 aprile n. 410: il provvedimento ha dato conto dei legami familiari esistenti in Italia con il padre e il fratello del ricorrente ritenendoli tuttavia sub valenti rispetto alla gravità del reato commesso e alla pericolosità sociale del ricorrente ma, tuttavia, tale valutazione non appare sufficientemente giustificata atteso l'esito positivo dello svolgimento dei lavori di pubblica utilità che, pur imposti con la sentenza, consentono di mitigare la valutazione della pericolosità del ricorrente
  • TAR Lombardia Sentenza del 27 gennaio - 19 aprile 2016 n. 552: la Questura ha individuato un corretto punto di equilibrio nella revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo (che è incompatibile con la condanna per gravi reati: v. considerando n. 8 della Dir. 25 novembre 2003 n. 2003/109/CE) e nel rilascio del permesso di soggiorno ordinario (che tutela comunque l'interesse del ricorrente e dei suoi familiari a proseguire la permanenza in Italia)
  • TAR Lazio Sentenza del 7 - 15 aprile 2016 n. 239:  il comma 1 bis dell'art. 32 del decreto legislativo n. 286/98, come successivamente modificato dalle norme sopra citate, prevede due distinte ipotesi che consentono di realizzare il presupposto per il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro ad un minore straniero entrato in Italia non accompagnato: la prima ipotesi è quella che riguarda i minori che, come il ricorrente, sono stati affidati a comunità ai sensi dell'art. 2 della legge 4 maggio 1983 n. 184 (circostanza non contestata), ovvero sottoposti a tutela: in questo caso è richiesto un previo parere positivo del Comitato per i minori stranieri di cui all'art. 33 dello stesso decreto legislativo; la seconda ipotesi riguarda sempre i minori non accompagnati, ma che siano stati ammessi per un periodo non inferiore a due anni in un progetto di integrazione sociale e civile. Le due distinte ipotesi sono infatti collegate da un "ovvero" che indica la possibilità che ricorra la prima o la seconda ipotesi per il configurarsi del presupposto necessario per il rilascio del permesso di soggiorno. Nel caso in esame l'Amministrazione avrebbe dovuto, prima di respingere la richiesta, verificare se il Comitato per i minori stranieri riteneva di poter rilasciare un parere positivo rispetto al provvedimento richiesto; e tale parere (positivo o negativo), in quanto atto endoprocedimentale, doveva essere acquisito dall'Amministrazione procedente
  • Consiglio di Stato Sentenza del 20 novembre 2014 - 13 aprile 2016 n. 1468: nel contesto di una norma (l'art. 5, comma 5) tuttora ispirata al principio dell'automatismo preclusivo (vincolato) quale effetto di determinate condanne penali, il legislatore ha introdotto una eccezione per il caso dello straniero, che abbia esercitato il diritto al ricongiungimento familiare ovvero sia familiare ricongiunto. Verificandosi tale ipotesi, il diniego del permesso di soggiorno non è mai vincolato e la relativa determinazione deve procedere da un'apposita valutazione discrezionale, congruamente motivata. La disposizione introdotta dal d.lgs. n. 5/2007 è poi stata oggetto di una interpretazione estensiva da parte di questa Sezione: si è osservato, infatti, che trattandosi di una norma ispirata alla tutela dell'unità familiare, appariva irragionevole limitare il beneficio alle famiglie riunitesi grazie alla procedura di ricongiungimento, escludendone quelle di analoga struttura e composizione, che si trovino già riunite senza bisogno di quella procedura. Lo stesso orientamento è stato, poi, ampliato nella sua portata dalla Corte costituzionale, la quale, con sentenza n. 202/2013, ha dichiarato incostituzionale la disposizione in esame, nella parte in cui non estende il beneficio a tutti gli stranieri che abbiano "legami familiari" in Italia, ancorché non vi sia stata una formale procedura di ricongiungimento. Passando, dunque, all'esame della situazione personale dell'appellante, si osserva che egli ha dedotto e documentato che in Italia vivono – con permesso di soggiorno "di lungo periodo" – i suoi genitori. Questa circostanza è di per sé sufficiente ad escludere, nel suo caso, l'automatismo preclusivo della condanna penale
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 20 febbraio - 10 aprile 2016 n. 432: Il permesso per motivi di famiglia non poteva essere rinnovato al medesimo titolo, a causa del venir meno (non contestato) del requisito indefettibile della convivenza con il familiare cittadino italiano (il fratello). Nessuna disposizione consente la conversione del permesso da motivi familiari a motivi di lavoro/attesa occupazione (l'art. 30, comma 5, del T.U. 286/98 la prevede soltanto in relazione alla diversa ipotesi del permesso per ricongiungimento e, comunque, soltanto in limitati casi – es. morte, separazione legale, … – non ricorrenti nella fattispecie). Pertanto, il ricorrente non avrebbe potuto ottenere tale conversione neanche se la avesse richiesta in costanza di esecuzione del rapporto di lavoro
  • TAR Lombardia Sentenza del 6 - 8 aprile 2016 n. 667: "quanto affermato nel ricorso circa il fatto che la norma di cui all'art. 18 bis, c. 4 bis, d.lgs. n. 286/1998 attribuisca alla p.a. la facoltà, e non un dovere, di revocare il permesso di soggiorno e di disporre l'espulsione in caso di condanna per alcuni delitti commessi in ambito di violenza domestica non inficia in alcun modo la legittimità del provvedimento impugnato: nel caso di specie l'amministrazione ha, invero, legittimamente ritenuto sussistenti i presupposti per l'esercizio di tale potere"
  • TAR Liguria Sentenza dell'1 - 4 aprile 2016 n. 313: il ricorrente non ha provato la sussistenza del prescritto requisito reddituale, posto che, a tal fine, non rileva il reddito del fratello, giacché i fratelli non rientrano tra i familiari per i quali può essere richiesto il ricongiungimento, per i quali soltanto è ammesso il cumulo ai fini del raggiungimento del reddito minimo prescritto (art. 29 D. Lgs. n. 286/1998)
  • TAR Umbria Sentenza del 9 marzo - 1° aprile 2016 n. 306: in occasione del ricorso per l'annullamento dell'atto di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, non può farsi valere un'allegazione documentale, o comunque di fatto (quali la presenza in Italia di stretti familiari), concernente gli oneri di allegazione e di produzione che le norme in tema di permesso di soggiorno configurano a carico dell'interessato al momento della presentazione della domanda o, al limite, prima della adozione del relativo provvedimento e giammai in seguito ad esso
  • TAR Umbria Sentenza del 10 febbraio - 1° aprile 2016 n. 302: l'invocato bilanciamento degli interessi tra tutela dell'ordine pubblico da un lato e tutela dell'unità familiare dall'altro lato, ossia la presenza sul territorio italiano di stretti e significativi vincoli di natura familiare richiede che questa risulti pienamente conforme rispetto alle disposizioni che regolano il settore dell'immigrazione. Con ciò si vuole dire che la valutazione circa la presenza di familiari va effettuata nella sola ipotesi – qui pacificamente non ricorrente – in cui gli stessi siano comunque regolarmente presenti sul territorio italiano
  • TAR Lazio Sentenza dell'11 dicembre 2015 - 30 marzo 2016 n. 3906: il ricorrente, che è entrato in Italia nell'anno 2000 e vive con la moglie, la figlia e la sorella (italiana) entrambe nate nel 1996, propone impugnazione nella quale sostanzialmente si lamenta l'omessa ponderazione della propria situazione familiare anche in relazione alla durata del soggiorno pregresso ai sensi della normativa vigente rispetto alla condanna per reato in materia sessuale
  • TAR Veneto Sentenza del 10 - 29 marzo 2016 n. 326: nell'istanza presentata il cittadino straniero aveva dichiarato di non essere coniugato e di non avere figli minori e/o conviventi a carico e che, comunque, l'esistenza di figli in maggiore età (così come desumibile dalla documentazione in atti) non è sufficiente a fondare la tutela dell'unità familiare, essendo quest'ultima riservata ai membri del nucleo familiare previsti dall'art. 29 comma I. del D.Lgs. 286/98, ovvero figli minori o maggiorenni a carico; detta ultima circostanza è insussistente nel caso di specie in quanto è stato lo stesso ricorrente ad affermare che i propri figli svolgono una regolare attività lavorativa
  • TAR Lombardia Sentenza del 9 - 24 marzo 2016 n. 592: si deve ritenere che il principio di protezione dell'unità familiare, con specifico riguardo alla posizione assunta nel nucleo dai figli minori in relazione alla comune responsabilità educativa di entrambi i genitori, fondi il diritto di ottenere – nella pienezza delle prerogative che spettano all'Amministrazione – una rivalutazione del giudizio di pericolosità sociale nell'ambito di un riesame del procedimento di rinnovo del titolo di soggiorno
  • TAR Lazio Sentenza dell'11 dicembre 2015 - 22 marzo 2016 n. 3458: il Collegio ritiene, in linea con la giurisprudenza dominante e con il chiaro disposto dell'art. 29, comma 6, ultimo periodo, del D. Lgs. n. 286/1998, che il permesso ex art. 31, comma 3, non possa essere convertito in permesso per motivi di lavoro; al riguardo l'art. 29, comma 6, del D. Lgs. n. 286/1998, che non consente expressis verbis la conversione di tale permesso in uno per motivi di lavoro, ha un palese significato antielusivo sotteso alla norma citata, nella misura in cui l'assistenza al minore è una vicenda sì necessitata, ma transeunte e governata dall'AGO nell'esclusivo interesse del minore, onde solo per questa ragione sono consentiti tanto il soggiorno del genitore nel territorio della Repubblica e l'ammissione di questi al lavoro, in deroga ai normali criteri previsti dal medesimo d.lgs n.286/1998, sì da garantire al minore il soddisfacimento dei di lui bisogni affettivi, educativi e materiali 
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 10 dicembre 2015 - 9 marzo 2016 n. 80: la tutela della famiglia e dei minori assicurata dalla Costituzione implica che ogni decisione sul rilascio o sul rinnovo del permesso di soggiorno di chi abbia legami familiari in Italia debba fondarsi su una attenta ponderazione della pericolosità concreta e attuale dello straniero condannato, senza che il permesso di soggiorno possa essere negato automaticamente, in forza del solo rilievo della subita condanna per determinati reati. Nell'ambito delle relazioni interpersonali, infatti, ogni decisione che colpisce uno dei soggetti finisce per ripercuotersi anche sugli altri componenti della famiglia e il distacco dal nucleo familiare, specie in presenza di figli minori (in questo caso nato in Italia e cittadino italiano)
  • TAR Marche Sentenza del 26 febbraio - 7 marzo 2016 n. 73: la considerazione dei legami familiari dello straniero è sempre doverosa persino nei casi in cui il richiedente abbia riportato condanne penali. Purtuttavia, tale ponderazione comparativa non deve sempre risolversi nel senso della necessaria recessività dell'interesse alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblici, tenendo presente che l'interesse al mantenimento dell'integrità del nucleo familiare viene a confrontarsi con quello - sicuramente non recessivo ex se o a fortiori ex ante - al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblici: nell'esercizio dell'ampia discrezionalità di cui gode nella materia de qua, può legittimamente fondare il giudizio di pericolosità sociale sulla particolare gravità del reato commesso, dovendosi ritenere, in questo caso, la pregressa lunga permanenza sul territorio nazionale del medesimo e l'esistenza di legami familiari quali elementi che accentuano il disvalore del fatto commesso 
  • TAR Toscana Sentenza del 17 febbraio - 4 marzo 2016 n. 397: non possono essere presi in esame, nella presente sede, gli elementi fattuali rappresentati nella relazione della Questura  in ordine all'interruzione della convivenza con gli affidatari da parte della ricorrente e alla mancanza di integrazione sociale della stessa, poiché gli stessi avrebbero dovuto costituire motivazione del provvedimento impugnato ed essere quindi esplicitati nel medesimo
  • TAR Piemonte Sentenza del 3 febbraio - 3 marzo 2016 n. 281: nel caso in questione il ricorrente è giunto sul territorio nazionale dopo essere stato affidato dai genitori allo zio con uno specifico istituto del diritto islamico, la Kafala (riconosciuto nel suo valore dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e citato anche dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (nella sentenza n. 21108 del 15.09.2013) e solo per motivi non dipendenti dalla sua volontà o dalla non tempestiva richiesta di regolarizzazione da parte del suo affidatario non è stato destinatario di un formale provvedimento di affidamento anche in Italia o del parere della Direzione Generale dell'Immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Da qui l'assimilabilità della sua situazione a quella di "minore comunque affidato" ai sensi della vigente normativa e la sussistenza, nel diniego di conversione impugnato, dei dedotti vizi di violazione dell'art. 32 del d.lgs. n. 286/1998 e di eccesso di potere per travisamento dei fatti
  • TAR Sardegna Sentenza del 20 gennaio - 1° marzo 2016 n. 192: la disciplina invocata dal ricorrente, benché incline a tutelare quanto più possibile i legami familiari del cittadino straniero, ovviamente presuppone che gli stessi concretamente esistano, non essendo sufficiente il dato formale della presenza in Italia di suoi figli minori, laddove risulti provato -come nel caso di specie, all'esito dell'istruttoria svolta dalla Questura- che l'interessato ha ormai da anni reciso ogni legame con gli stessi
  • Consiglio di Stato Sentenza dell'11 - 26 febbraio 2016 n. 797: se lo straniero, come nel caso di specie, non ha alcuno dei legami familiari, espressamente e tassativamente previsti dall'art. 29 del d. lgs. 286/1998, che lo pongono nelle medesime condizioni sostanziali di chi avrebbe titolo ad ottenere formalmente il ricongiungimento, egli non può invocare l'applicazione dell'art. 5, comma 5, del medesimo d. lgs. 286/1998, anche dopo la pronuncia della Corte costituzionale n. 202/2013, né lamentarne la violazione da parte dell'autorità amministrativa che abbia fatto doverosa applicazione, in ipotesi di condanna penale, dell'automatismo espulsivo. Ne discende che, seppur con le esposte precisazioni, non è affetta da error in iudicando la sentenza che abbia ritenuto legittimo il provvedimento con il quale il Questore, in applicazione dell'automatismo espulsivo, abbia rifiutato il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro nei confronti dello straniero, non avente alcuno dei legami familiari previsti dall'art. 29 del d. lgs. 286/1998 e condannato, anche ai sensi dell'art. 444 c.p.p., per uno dei reati previsti dall'art. 4, comma 3, del medesimo d. lgs. 286/1998
  • TAR Liguria Sentenza del 18 - 19 febbraio 2016 n. 181: il provvedimento impugnato dà atto "che non risultano legami familiari suscettibili di valutazione comparata", mentre la ricorrente ha provato di risiedere con la madre, soggiornante di lungo periodo. Pertanto il provvedimento risulta affetto da difetto di istruttoria e di motivazione
  • TAR Sicilia Sentenza del 28 gennaio - 15 febbraio 2016 n. 521: il Collegio esclude che la circostanza dell'affermarsi il ricorrente genitore naturale del figlio della convivente Sig.ra ** attribuisca allo stesso il diritto di ottenere, così come dallo stesso postulato, il rilascio del permesso di soggiorno a norma degli artt 19 del D.Lgs. n. 286/1998 e 28 del D.P.R. n. 394/1999, poichè, come evidenziato dalla Amministrazione intimata all'interno della memoria depositata in segreteria il 19/12/2015, essa "non può essere il presupposto per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivo di "lavoro". Se e quando nascerà il figlio di cittadina italiana e sarà convivente con questi potrà richiedere il permesso di soggiorno per motivi di "famiglia" di cui all'art. 19 comma c del D.L.vo 25 luglio 1998, n. 286 e all'art. 28, comma 1 lett. b) del D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 27 gennaio - 10 febbraio 2016 n. 175: costringere il ricorrente a tornare al suo paese di origine dove è assente da molti anni potrebbe compromettere quelle possibilità di cura che in loco vengono garantite efficacemente e soprattutto costringerebbe al rientro in Marocco anche del resto della famiglia, interrompendo il percorso di studi dei figli più grandi che stanno per conseguire attestati utili per trovare un lavoro con cui mantenere la famiglia 
  • TAR Campania Sentenza del 4 novembre 2015, 27 gennaio  - 4 febbraio 2016 n. 660: il ricorrente quale minore affidato ad un tutore rientra tra i soggetti legittimati a richiedere il permesso ex art. 32 comma 1 t.u.i. dato che ai sensi della predetta normativa, ai minori affidati ai sensi dell'art. 2 della legge n. 184/1983 può essere rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di studio, di accesso la lavoro, di lavoro subordinato o autonomo, per esigenze sanitarie o di cura. La giurisprudenza ha riconosciuto l'applicabilità della norma citata anche ai minori "comunque" affidati ai sensi dell'art. 2 cit. non risultando giustificata una discriminazione tra minori affidati e minori sottoposti a tutela, per cui il permesso va rilasciato quando il minore sia stato sottoposto non solo ad un affidamento con provvedimento amministrativo o giudiziario ma anche in caso di tutela ai sensi degli artt. 343 e segg., trattandosi di istituti comunque finalizzati ad assicurare la cura del minore
  • Consiglio di Stato Sentenza del 19 novembre 2015 - 25 gennaio 2016 n. 244: non può quindi addebitarsi all'Amministrazione l'omessa considerazione degli invocati elementi sopravvenuti, che lo straniero ha omesso del tutto di documentare tempestivamente ed a tempo debito nella sede procedimentale (nella quale non si è attivato nemmeno per rappresentare puntualmente l'asserito mutamento di residenza, peraltro rimasto privo di riscontro probatorio anche nella presente sede giudiziale, che non ha consentito la effettiva ricezione dell'avviso ex art. 10-bis l. n. 241/1990), sì che la dedotta situazione familiare può essere presa in considerazione dall'Amministrazione solo ai fini di un eventuale riesame del provvedimento stesso, ma non costituisce certo parametro "retroattivo" di illegittimità del provvedimento
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 22 ottobre 2015 - 18 gennaio 2016 n. 55: fondatezza delle censure con le quali si deduce la violazione di legge in ordine al (lo pseudo) rilascio del permesso di soggiorno per minore età valido un solo giorno e all'omessa valutazione del reddito percepito dal ricorrente in ragione dell'attività lavorativa prestata a seguito di regolare contratto di (all'epoca) apprendistato
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 17 dicembre 2015 - 13 gennaio 2016 n. 40: ove lo straniero abbia nel nostro Paese i legami familiari previsti dall'art. 29 del d.lgs. n. 286 del 1998, le condanne per i reati che sono considerati normalmente ostativi (come quelli in materia di stupefacenti) costituiscono elementi che possono giustificare il diniego del permesso di soggiorno solo all'esito di una valutazione discrezionale chiamata a metterli in comparazione con l'interesse all'unità del nucleo familiare e con gli altri elementi indicati dalla norma
  • TAR Toscana Sentenza del 17 dicembre 2015 - 13 gennaio 2016 n. 4: la mera allegazione di un documento (cfr. doc. 6: estratto riassunto di atto di nascita di **) da cui risulterebbe la nascita di un soggetto con nome paterno riconducibile a quello del ricorrente non integra, all'evidenza, il requisito della sussistenza di legami familiari richiesti dall'art. 5 comma 5 D.Lgs. 286/98. Inoltre, non risulta che detta circostanza sia stata portata all'esame dell'amministrazione nel corso del procedimento amministrativo, con la conseguenza che l'atto impugnato, anche sotto il profilo in esame, è stato legittimamente emesso. Rileva infine che nessun'altra circostanza, relativa alla convivenza, alla custodia ed al mantenimento del minore, è riferita dal ricorrente, che si è sostanzialmente limitato, anche in questa sede processuale, ad allegare al ricorso il documento citato
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 15 dicembre 2015 - 12 gennaio 2016 n. 18: nel caso di specie i legami familiari sarebbero costituiti dalla presenza sul territorio dello Stato del nucleo familiare del fratello con il quale il ricorrente non conviveva quando si trovava in Italia. Non è a questi tipo di legami familiari che si riferisce la sentenza della Corte Costituzionale quando richiede la valutazione in concreto anche per chi non si è formalmente ricongiunti al proprio nucleo familiare. Non è la presenza in Italia di parenti di qualunque tipo che legittima una valutazione in concreto della pericolosità
    Consiglio di Stato Sentenza del 5 marzo 2015 - 8 gennaio 2016 n. 24: i rapporti familiari esistenti in Italia riguardano solo parte della famiglia di origine ed in particolare la madre che vive in altra città. Anche il rapporto con la unica sorella che vive nella stessa città non è qualificato dalla convivenza. Essi pertanto non appaiono sufficienti a giustificare un'autonoma tutela in carenza dei requisiti di reddito e di lavoro
  • TAR Lombardia Sentenza del 16 dicembre 2015 - 5 gennaio 2016 n. 8: con il ricorso all'esame, il Sig. ** – in Italia da molti anni (1994), con una moglie e 2 figlie in tenera età – impugna l'atto sfavorevole in epigrafe, deducendo in diritto la violazione degli artt. 4 comma 3, 5 comma 5 e 22 comma 11 del D. Lgs. 286/98, e l'eccesso di potere per carenza di istruttoria, dato che l'amministrazione ha trascurato di soppesare i legami familiari instaurati (ossia il nucleo costituito in Italia e la presenza di genitori e prossimi congiunti) e la condotta di vita irreprensibile con l'unica eccezione della (isolata e tenue) condanna per furto aggravato riportata nel 2012
  • TAR Lazio Sentenza del 12 novembre 2015 - 4 gennaio 2016 n. 26: il parere del Comitato per i minori stranieri, richiesto espressamente anche per i minori sottoposti a tutela, dall'art 32 del d.lgs. n. 286 del 1998, a seguito delle modifiche di cui al d.l. n. 89 del 2011 convertito nella legge n. 129 del 2011, non è considerato dalla giurisprudenza più recente, a cui il Collegio ritiene di aderire, un onere a carico dell'interessato, ma costituisce una fase endoprocedimentale facente capo all'Amministrazione procedente. La acquisizione di tale parere non può essere, pertanto, posta a carico dell'istante, con conseguente illegittimità del diniego di conversione fondato sulla mancanza del parere 
  • TAR Toscana Sentenza dell'11 giugno - 2 dicembre 2015 n. 1660: i semplici accenni contenuti nel contestato provvedimento al fatto che il ricorrente è giunto in Italia nel 2004 (quando aveva 14 anni) per ricongiungimento familiare, e che il medesimo è titolare di un permesso di soggiorno valido fino al 10 aprile 2011 per motivi di famiglia, non bastano a concretare la puntuale valutazione richiesta dal citato art. 5 comma 5 (seconda parte), a tutela dell'unità familiare degli stranieri, con riferimento alla "natura e… effettività dei vincoli familiari dell'interessato", alla "esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d'origine", nonché alla "durata del suo soggiorno nel… territorio nazionale". E il fatto che il ricorrente sia maggiorenne non fa venir meno la tutela rafforzata di cui sopra, non figurando la minore età "attuale" tra i requisiti richiamati nella sentenza della Corte costituzionale n. 202/2013 
  • TAR Lombardia Sentenza del 1° settembre - 11 novembre 2015 n. 1497: il riferimento all'art. 2 della legge 184/1983 presuppone che vi sia il tempo di attivare un affidamento qualificato, ossia che il minore, per disposizione dei servizi sociali o del tribunale dei minori (v. rispettivamente i commi 1 e 2 dell'art. 4 della legge 184/1983), venga inserito formalmente in un nuovo contesto familiare o in una comunità di tipo familiare, con l'eventuale la nomina di un tutore. La durata minima dell'inserimento non è prefissata, ma deve evidentemente trattarsi di un percorso che si prolunghi abbastanza da fornire materiale per un giudizio da parte del Comitato per i minori stranieri (v. art. 33 del Dlgs. 286/1998);nel caso in esame, vi è stata semplicemente la presa in carico da parte dei servizi sociali, che costituisce il passaggio preliminare al vero e proprio inserimento in un nuovo contesto familiare o in una comunità di tipo familiare. Poiché la permanenza in Italia come minore è durata soltanto un mese, nel corso del quale il ricorrente è stato collocato provvisoriamente presso un centro di formazione professionale con sede a Cividale del Friuli, non è stato possibile attivare le normali forme di accompagnamento legale. Ne consegue che non si è verificata la condizione di affidamento ex art. 32 comma 1-bis del Dlgs. 286/1998
  • TAR Lombardia Sentenza del 1° settembre - 11 novembre 2015 n. 1497: una volta raggiunto un personale inserimento sociale e lavorativo, spetta al cittadino extracomunitario decidere se continuare la permanenza con l'originario titolo per motivi familiari o passare a un permesso per motivi di lavoro. Tale scelta può essere compiuta anche quando la prima opzione non sia più praticabile; nella valutazione della capacità di mantenersi in modo autonomo possono essere considerati anche i redditi prodotti mediante attività lavorativa non regolare sotto il profilo previdenziale e fiscale. Si tratta di situazioni transitorie, tollerabili solo per periodi limitati, e solo allo scopo di non interrompere il percorso di inserimento sociale e lavorativo, considerando prevalente il diritto alla vita privata e familiare di cui all'art. 8 della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo
  • TAR Toscana Sentenza del 28 maggio - 28 ottobre 2015 n. 1471: il comma 5 dell'art. 30 del T.U. Immigrazione è applicabile a tutte le ipotesi in cui il permesso di soggiorno per motivi familiari non possa essere rinnovato a tale titolo, ma sussistano le condizioni per il rilascio di un permesso di soggiorno ad altro titolo (nel caso di specie per motivi di lavoro subordinato data l'incontestata sussistenza di un regolare rapporto di lavoro domestico), in quanto "alle ipotesi espressamente enunciate dalla norma non possono, anche in un'ottica interpretativa costituzionalmente orientata, non aggiungersene altre, quale quella del sopravvenuto venir meno della convivenza per le ragioni più disparate" (Cons. di Stato, n. 390/2015 cit.) e, quindi, come nel caso in esame, anche una separazione di fatto fra i coniugi
  • TAR Veneto Sentenza del 7 - 26 ottobre 2015 n. 1102: nel caso di specie l'Amministrazione nel costituirsi ha dimostrato che, con il decreto del Tribunale per i Minorenni di Venezia, il ricorrente è stato dichiarato decaduto della potestà genitoriale nei confronti di un figlio minore, così come non è stato dimostrato che il ricorrente sia convivente con il restante nucleo familiare; e in considerazione di quanto sopra argomentato resta la gravità del reato commesso per una fattispecie disciplinata dall'art. 4 comma 3 del D.Lvo. 286/98, nella parte in cui prevede l'inammissibilità in Italia dello straniero che risulti condannato, per varie tipologie di reati, tra i quali quelli inerenti gli stupefacenti
  • TAR Emilia Romagna Sentenza dell'8 - 22 ottobre 2015 n. 921: al Collegio non sfugge l'esistenza di una normativa che richiede una valutazione ponderata della pericolosità sociale quando si sia in presenza di uno straniero presente da molti anni sul nostro territorio e con consolidati legami familiari, ma la normativa in questione e la lettura che ne è stata data dalla Corte Costituzionale, non possono impedire di giungere anche ad un giudizio negativo che faccia prevalere la pericolosità sociale su qualunque altro diritto o aspettativa del richiedente. Il caso in esame sembra proprio essere uno di questi: il ricorrente è in carcere dal 2.5.2012, con fine pena attualmente previsto per il 6.11.2015, per scontare la pena in relazione ad un numero rilevante di reati, per lo più furti in abitazione. Orbene un individuo che commette nell'arco di sette anni un numero notevole di reati dopo una permanenza ultradecennale nel nostro paese, significa che non ha capito cosa vuol dire integrarsi in una comunità e volerne far parte: quindi va considerato pericoloso socialmente
  • TAR Emilia Romagna Sentenza dell'8 - 22 ottobre 2015 n. 916: il fatto che un extracomunitario sia presente da dodici anni nel nostro paese e che vi sia stabilito con la moglie facendovi nascere due figli, dovrebbe essere un motivo ulteriore per volersi conformare alle leggi dello Stato che gli ha offerto ospitalità e la possibilità di vivere in condizioni economiche migliori di quelle che aveva nel paese di origine dal quale diversamente non si sarebbe allontanato. La commissione di un tentato furto aggravato nel 2012 e soprattutto di una grave episodio di detenzione a fine di spaccio di oltre un etto di eroina giustificano ampiamente un giudizio di pericolosità sociale. E' fatto notorio che il possesso di un quantitativo così rilevante di eroina significa che il ricorrente è in contatto con ambienti dediti allo spaccio di stupefacenti in maniera professionale: non siamo di fronte ad un tossicodipendente che fa un piccolo spaccio per pagarsi la dose quotidiana. Di fronte a comportamenti di questo genere non si può censurare un giudizio di pericolosità solo perché esiste un nucleo familiare ormai radicato sul nostro territorio
  • TAR Lombardia Sentenza del 15 - 20 ottobre n. 2225: il tema della rilevanza, per lo straniero condannato per un reato ostativo, della presenza di legami familiari in Italia è stato indagato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 202/2013, ove si è affermato che "la tutela della famiglia e dei minori implica che ogni decisione sul rilascio o sul rinnovo del permesso di soggiorno di chi abbia legami familiari in Italia, debba fondarsi su un'attenta ponderazione della pericolosità concreta ed attuale dello straniero condannato senza che il permesso di soggiorno possa essere negato automaticamente in forza del solo rilievo della subita condanna per determinati reati". Ne deriva che, qualora lo straniero, che sia stato condannato per un reato astrattamente ostativo, abbia legami familiari in Italia, la valutazione di pericolosità non può essere ancorata alla mera presenza di condanne per reati ostativi, ma richiede una valutazione in concreto della pericolosità sociale, che tenga conto dei legami familiari, della situazione lavorativa, delle condizioni di vita personale e sociale. Nulla di tutto ciò è presente nel provvedimento impugnato, che reca una motivazione correlata alla sola commissione di reati astrattamente ostativi, nonostante lo straniero abbia documentato la presenza di stabili legami familiari in Italia con la madre e la figlia
  • TAR Toscana Sentenza del 24 settembre - 7 ottobre 2015 n. 1321: una condanna, anche patteggiata, per il reato di furto aggravato (art. 625 n. 2 c.p.) è ostativa al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno (artt. 4 comma 3 e 5 comma 5 del T.U. n. 286/1998) in quanto riguardante un reato previsto dall'art. 380 comma 2 c.p.p., che alla lettera e) fa riferimento al "delitto di furto quando ricorre… taluna delle circostanze aggravanti previste dall'articolo 625, primo comma, numeri 2), prima ipotesi…". Le censure relative alla mancata valutazione della complessiva situazione di vita del ricorrente, con particolare riferimento al quadro familiare, non trovano adeguato supporto probatorio, posto che: a) non è stata depositata in giudizio idonea documentazione (stato di famiglia, certificato di matrimonio, certificato di nascita della figlia); b) non è sufficiente al riguardo il documento allegato al ricorso come n. 7, che consiste in un "attestato di gravidanza" riferito a una donna di cui non risulta documentalmente chiarito il rapporto con il ricorrente 
  • Consiglio di Stato Sentenza del 2 luglio - 22 settembre 2015 n. 4433: non vi è alcuna disposizione che preveda l'asserita differenza tra i permessi di soggiorno per motivi familiari rilasciati rispettivamente ex art. 19 ed ex art. 30 del testo unico, dal momento che il legislatore ha configurato una sola disciplina dei permessi di soggiorno "per motivi familiari". Pertanto, la disciplina recata dal comma 5 del citato art. 30 deve ritenersi applicabile a tutte le ipotesi in cui un permesso di soggiorno per motivi familiari non possa essere rinnovato a tal titolo
  • TAR Lombardia Sentenza del 2 luglio - 14 settembre 2015 n. 1970: dopo avere regolarmente espiato la pena in regime di misura alternativa alla detenzione, lo straniero ha reperito una nuova attività lavorativa ed ha documentato che il padre, affetto da diverse patologie, necessita di cure. Sotto altro profilo, va osservato che l'intero nucleo familiare dello straniero è stabilito in Italia e che egli non presenta più legami familiari in Albania, suo paese di origine
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 30 luglio - 26 agosto 2015 n. 774: il pronunciamento del Comitato per i minori stranieri costituisce fase endoprocedimentale facente capo all'Amministrazione procedente e non anche di formalità posta a carico dell'istante, sicché non spetta a quest'ultimo richiedere il relativo parere. Si presenta pertanto illegittimo il diniego fondato unicamente sulla mancata esibizione, in allegato alla domanda, del parere favorevole del Comitato per i minori stranieri, con conseguente accoglimento del ricorso, salve le ulteriori determinazioni dell'Amministrazione, chiamata ad acquisire il parere in questione e ad effettuare tutte le ulteriori verifiche necessarie
  • Consiglio di Stato Sentenza del 20 maggio - 6 agosto 2015 n. 3879: in base ai principi vigenti in materia consegue automaticamente che non può essere allontanata ed anzi ha ragione di essere autorizzata – anche sulla base di molteplici titoli di legittimazione - alla residenza nel nostro paese la straniera appellante la quale: - è entrata in Italia nel 2001 a seguito di congiungimento familiare ancora minorenne; - in Italia ha completato i suoi studi fino al diploma, cominciando anche a lavorare regolarmente, esercitando la professione per la quale si era diplomata; - ha dovuto interrompere il rapporto di lavoro solo per ragioni di salute, che persistono; - vive in idoneo alloggio con la famiglia di origine i cui componenti conviventi sono tutti titolari di carta di soggiorno CE di lungo periodo; - viene da essi solidarmente sostenuta sul piano economico a prescindere dalla sussistenza degli obblighi alimentari ai sensi del codice civile
  • TAR Sicilia Sentenza del 25 giugno - 13 luglio 2015 n. 1941: non esiste alcun contrasto fra la Direttiva 2004/38/CE E la lettera c) del comma 2 dell'art. 19 del D.Lgs. n. 286/1998, posto che a norma dell'art. 35 della stessa "gli Stati membri possono adottare le misure necessarie per rifiutare, estinguere o revocare un diritto conferito dalla presente direttiva, in caso di abuso di diritto o frode, quale ad esempio un matrimonio fittizio"; e che il requisito della convivenza ulteriormente previsto dalla norma di diritto interno – in considerazione della insussistenza di legittimazione processuale attiva dei competenti uffici di Procura a fronte di matrimoni simulati ex art. 123 c.c. – rappresenta lo strumento di cui lo Stato Italiano si è giustappunto legittimamente munito per reagire contro "matrimon (i) fittiz (i)"
  • TAR Marche Sentenza del 4 - 19 giugno 2015 n. 515: "per effetto dei principi affermati dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 202/2013, anche in materia di permesso di soggiorno ordinario la tutela della famiglia e dei minori assicurata dalla Costituzione implica che ogni decisione sul rilascio o sul rinnovo del titolo di chi abbia legami familiari in Italia debba fondarsi su una attenta ponderazione della pericolosità concreta e attuale dello straniero condannato, senza che il permesso di soggiorno possa essere negato automaticamente, in forza del solo rilievo della subita condanna per determinati reati. Tali principi sono già stati recepiti, dalla giustizia amministrativa, su casi analoghi"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 4 - 18 giugno 2015 n. 593: "a fronte di un certificato di nascita tradotto e legalizzato, proveniente dall'ambasciata italiana in Bangladesh, non si può negare il permesso richiesto ritenendo più rilevante un accertamento auxologico. Tale documentazione fa fede fino a prova contraria che, però, non può essere costituito da un accertamento medico che presenta comunque un tasso di aleatorietà. Se si esaminano i protocolli redatti anche presso il Ministero della Giustizia per l'accertamento dell'età di minori privi di documenti, si potrà riscontrare come in essi gli ausili medici, sia di tipo radiografico che auxologico, non vengono ritenuti metodi incontrovertibili. Di conseguenza il provvedimento impugnato merita di essere annullato per un nuovo esame che tenga conto della documentazione anagrafica"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 16 aprile - 29 maggio 2015 n. 2699: la disciplina di maggior favore accordata dall'art. 5, comma 5, del d.lgs. 286/1998, benché riferita dalla lettera della norma a colui che abbia usufruito di una procedura di ricongiungimento familiare, deve essere applicata, per necessità logico-giuridica, in tutti i casi in cui vi sia un nucleo familiare la cui composizione corrisponda a quella che, ove necessario, darebbe titolo ad una procedura di ricongiungimento, non rilevando in contrario che tale procedura in effetti non vi sia stata, essendosi il nucleo familiare costituito o ricostituito senza aver dovuto ricorrervi. Pertanto, la considerazione negativa dell'elemento reddituale non era sufficiente a determinare il diniego di rinnovo
  • Consiglio di Stato Sentenza del 9 aprile - 25 maggio 2015 n. 2600: "né la normativa nazionale, né l'art. 8 della menzionata Convenzione europea precludono l'adozione di diniego di permesso di soggiorno incidente sulla vita privata e familiare del destinatario qualora, come nella specie, la misura si renda necessaria alla luce delle ineludibili esigenze essenziali di un Stato, sopra precisate. Ed a fronte di siffatta necessarietà è evidentemente del tutto irrilevante anche la circostanza della mancanza di legami familiari, affettivi o culturali col Paese d'origine. Pertanto, deve escludersi che sussistano i lamentati vizi di violazione di legge, di difetto di istruttoria e di motivazione; nel contempo, l'apprezzamento della persistente e grave pericolosità sociale, effettuata nell'esercizio della discrezionalità propria di tale apprezzamento, non presenta quei manifesti vizi di illogicità, irrazionalità e travisamento dei fatti che soli possono consentirne il sindacato di legittimità"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 9 aprile - 5 maggio 2015 n. 424: la tutela della famiglia e dei minori assicurata dalla Costituzione implica che ogni decisione sul rilascio o sul rinnovo del permesso di soggiorno di chi abbia legami familiari in Italia debba fondarsi su una attenta ponderazione della pericolosità concreta e attuale dello straniero condannato, senza che il permesso di soggiorno possa essere negato automaticamente, in forza del solo rilievo della subita condanna per determinati reati. Nell'ambito delle relazioni interpersonali, infatti, ogni decisione che colpisce uno dei soggetti finisce per ripercuotersi anche sugli altri componenti della famiglia e il distacco dal nucleo familiare, specie in presenza di figli minori (in questo caso nato in Italia e cittadino italiano)
  • TAR Lazio Sentenza del 9 aprile - 4 maggio 2015 n. 6337: "reati di violenza ripetuta nei confronti di persone fisicamente più deboli (quali la moglie, la figlioletta ed il genero) sono ancor più odiosi e (non indice, ma) prova conclamata di un personale habitus mentale e culturale incompatibile con le regole e i valori che governano il Paese e tale da escluderne ogni ventilata prospettiva di inserimento sociale"
  • TAR Lombardia Sentenza dell'11 - 24 marzo 2015 n. 442: secondo parte ricorrente, tenuto conto della funzione rieducativa della pena e dei principi costituzionali "la condanna penale esistente è nel caso di specie controbilanciata dalla valutazione dell'inserimento sociale, familiare e lavorativo dello straniero, oltreché della lunga durata del soggiorno". In particolare, la Questura avrebbe dovuto considerare che il ricorrente ha costituito un nucleo familiare, residente in Italia, con moglie e quattro figli minori, dei quali tre nati in Italia e gli ultimi due in tenera età, il cui sostentamento sarebbe stato garantito dai redditi accantonati tra il 1996 e il 2011 e dall'aiuto di altri concittadini pakistani
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 12 - 23 marzo 2015 n. 301: sussiste l'obbligo giuridico dell'amministrazione di valutare il reddito percepito anche dal familiare convivente ai fini del calcolo del reddito minimo necessario per il rinnovo del permesso di soggiorno del ricorrente, nonché i nuovi elementi sopraggiunti, ossia la nuova regolare occupazione come doverosamente prescritto, a carico dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 5, comma quinto, della legge 268 del 1998
  • TAR Piemonte Sentenza del 5 - 20 marzo 2015 n. 480: se oramai è pacifico che in presenza di significative situazioni familiari e di figli radicati in Italia, senza una contestuale dimostrazione di pericolosità sociale basata su fatti concludenti, deve considerarsi illegittimo il diniego del permesso di soggiorno sulla base di condanne ostative e di mere formule di rito, è altrettanto certo che i legami familiari devono essere rappresentati dall'interessato
  • TAR Liguria Sentenza del 5 - 19 marzo 2015 n. 321: il reddito che rileva ai fini del rinnovo del titolo di soggiorno è quello proprio dello straniero richiedente il titolo di soggiorno od il suo rinnovo, senza che possa farsi riferimento al reddito annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente, che rileva – eccezionalmente, stante il favor per l'istituto – soltanto in sede di richiesta di ricongiungimento familiare ex art. 29 comma 3 lett. b) del D. Lgs. n. 286/1998, e soltanto relativamente ai soggetti di cui al comma 1 del citato art. 29, tra i quali non figurano i fratelli, neppure se minori
  • TAR Toscana Sentenza del 26 febbraio - 18 marzo 2015 n. 442: il ricorrente ha evidenziato di essere in Italia dal 1998 (quando aveva 10 anni) e di vivere con i genitori; tali circostanze non sono state contestate dall'Amministrazione e, anzi, di esse si fa menzione nel provvedimento del Prefetto (in cui si accenna alla permanenza in Italia "da oltre 15 anni" e alla "presenza costante dei propri genitori"). Si tratta però di semplici accenni, che non bastano per concretare la puntuale valutazione richiesta dal citato art. 5 comma 5 (seconda parte), a tutela dell'unità familiare degli stranieri, con riferimento alla "natura e… effettività dei vincoli familiari dell'interessato", alla "esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d'origine", nonché alla "durata del suo soggiorno nel… territorio nazionale". E il fatto che il ricorrente sia maggiorenne non fa venir meno la tutela rafforzata di cui sopra, non figurando la minore età "attuale" tra i requisiti richiamati nella sentenza della Corte costituzionale n. 202/2013
  • Consiglio di Stato Sentenza del 27 novembre 2014 - 10 marzo 2015 n. 1223: il provvedimento è illegittimo in quanto afferma, in ultimo tra le premesse, senza alcuna motivazione, che "ai sensi della vigente normativa il richiedente non può essere autorizzato a permanere ad altro titolo", laddove il provvedimento avrebbe dovuto considerare sia gli effetti delle disposizioni a tutela del ricongiungimento familiare richiamate ai precedenti punti 7.2. e 7.3., sia le disposizioni di cui all'art. 22, comma 11, del medesimo Testo Unico in tema di permesso in attesa di occupazione, che non richiede affatto una esplicita richiesta dell'interessato: innanzitutto perché la norma di cui al citato comma 11 non fa menzione di tale richiesta; ed in secondo luogo perché l'art. 5, comma 9, prevede espressamente che, in mancanza dei requisiti per un tipo di permesso di soggiorno richiesto, l'autorità amministrativa verifichi se sussistono i requisiti "per altro tipo di permesso da rilasciare in applicazione del presente testo unico"
  • TAR Toscana Sentenza del 12 febbraio - 3 marzo 2015 n. 366: "la Corte di Strasburgo ha sempre affermato (ex plurimis pronuncia 7 aprile 2009, Cherif e altri c. Italia) che la CEDU non garantisce allo straniero il diritto di entrare o risiedere in un determinato Paese, di tal che gli Stati mantengono il potere di espellere gli stranieri condannati per reati puniti con pena detentiva. Tuttavia, quando nel Paese dove lo straniero intende soggiornare vivono i membri stretti della sua famiglia, occorre bilanciare in modo proporzionato il diritto alla vita familiare del ricorrente e dei suoi congiunti con il bene giuridico della pubblica sicurezza e con l'esigenza di prevenire minacce all'ordine pubblico, ex art. 8, paragrafo 1, della CEDU. La ragionevolezza e la proporzione del bilanciamento richiesto dall'art. 8 della CEDU implicano, secondo la Corte europea (ex plurimis pronuncia 7 aprile 2009, Cherif e altri c. Italia), la possibilità di valutare una serie di elementi desumibili dall'attenta osservazione in concreto di ciascun caso, quali, ad esempio, la natura e la gravità del reato commesso dal ricorrente; la durata del soggiorno dell'interessato; il lasso di tempo trascorso dalla commissione del reato e la condotta del ricorrente durante tale periodo; la nazionalità delle diverse persone interessate; la situazione familiare del ricorrente, e segnatamente, all'occorrenza, la durata del suo matrimonio ed altri fattori che testimonino l'effettività di una vita familiare in seno alla coppia; la circostanza che il coniuge fosse a conoscenza del reato all'epoca della creazione della relazione familiare; il fatto che dal matrimonio siano nati dei figli e la loro età; le difficoltà che il coniuge o i figli rischiano di trovarsi ad affrontare in caso di espulsione; l'interesse e il benessere dei figli; la solidità dei legami sociali, culturali e familiari con il paese ospite. Una simile attenzione alla situazione concreta dello straniero e dei suoi congiunti, garantita dall'art. 8 della CEDU, come applicato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, esprime un livello di tutela dei rapporti familiari equivalente, per quanto rileva nel caso in esame, alla protezione accordata alla famiglia nel nostro ordinamento costituzionale. Di conseguenza, anche sotto questo profilo deve rilevarsi l'illegittimità costituzionale della disposizione impugnata, per violazione dell'art. 8 della CEDU, conformemente alla giurisprudenza costituzionale che affida a questa Corte, nello svolgimento del proprio infungibile ruolo, il compito di effettuare una valutazione «sistemica e non frazionata» dei diritti fondamentali, in modo da assicurare la «massima espansione delle garanzie» esistenti di tutti i diritti e i principi rilevanti, costituzionali e sovranazionali, complessivamente considerati, che sempre si trovano in rapporto di integrazione reciproca (sentenze n. 170 e n. 85 del 2013, e n. 264 del 2012)>> (Corte cost. 18 luglio 2013 n. 202)"
  • TAR Puglia Sentenza del 27 novembre 2014 - 27 febbraio 2015 n. 754: il ricorso appare infondato in quanto l'extracomunitario ricorrente, giammai titolare durante la minore età di permesso di soggiorno per motivi familiari e mai beneficiario di alcun tipo di affidamento o di tutela, una volta divenuto maggiorenne non ha inoltrato una istanza di permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato o autonomo, di accesso al lavoro, di studio, per esigenze sanitarie o di cura, ma ha solo richiesto il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di affidamento, del quale con ogni evidenza non sussistono i presupposti (minore età e preesistente provvedimento di affidamento del cittadino straniero)
  • Consiglio di Stato Sentenza del 30 ottobre 2014 - 24 febbraio 2015 n. 920: il fratello, la cognata e il nipote non rientrano tra i familiari indicati dall'art. 29, comma 1, D.Lgs. 286/1998 in relazione ai quali lo straniero può chiedere il ricongiungimento e, pertanto, non è invocabile la sentenza della Corte Cost. 202 del 2013, che si occupa della tutela rafforzata dei rapporti familiari, per l'appunto elencati tassativamente dal cit. art. 29, tutela che per la sua pregnante rilevanza permette di superare l'automatismo previsto a danno di alcuni soggetti condannati per particolari reati, non solo se hanno fatto ingresso nel territorio in virtù di un formale provvedimento di ricongiungimento familiare, ma anche se, pur versando nelle condizioni sostanziali per ottenerlo, non abbiano formulato istanza in tal senso
  • TAR Liguria Sentenza del 21 gennaio - 18 febbraio 2015 n. 186: la necessità di contemperare l'inserimento sociale e familiare del richiedente con la condanna da lui riportata ha come presupposto la tutela della famiglia, medio tempore costituita, o la necessità di tutelare i figli minori nel frattempo sopravvenuti, cioè quei soggetti per i quali la presenza del genitore è essenziale alla crescita morale e materiale, insieme all'altro coniuge. Estendere le norme citate a qualunque tipo di legame familiare è, secondo il Collegio, estraneo allo spirito delle norme citate, che bilanciano il doveroso rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno quando vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso o il soggiorno nel territorio dello Stato. Il ricorrente non ha costituito una propria famiglia, né ha figli minori da accudire, e in Italia sono presenti soltanto d
  • TAR Veneto Sentenza del 4 - 17 febbraio n. 203: l'amministrazione avrebbe dovuto valutare con particolare rigore di attenzione la situazione familiare e l'inserimento sociale del ricorrente, anche in considerazione della durata della sua permanenza in Italia, fermo restando che non viene in alcun modo contestato che sia entrato in Italia per ricongiungimento. Invero l'atto impugnato si limita al riguardo ad affermare, del tutto apoditticamente e con evidente esempio di motivazione meramente apparente, che "quest'ufficio ha attentamente valutato il contesto familiare e lavorativo dello straniero, il suo inserimento nel tessuto sociale e la durata del soggiorno nel territorio nazionale". È evidente che tale apodittico assunto non soddisfa le prescrizioni normative di cui all'articolo 5 comma 5 del decreto legislativo 286 1998, tanto più che nulla viene comprovato in ordine alla affermata notizie di reato
  • TAR Veneto Sentenza del 4 - 17 febbraio n. 202: l'amministrazione ha fatto corretto e attento uso del potere di valutazione discrezionale ad essa spettante in materia, giungendo a ritenere recessivo, a fronte di una persistente e grave condotta criminosa di un soggetto che aveva invece i mezzi per una condotta rispettosa della legge italiana in quanto in possesso di un valido titolo di soggiorno, l'interesse all'unità familiare rispetto alle esigenze, di pari rango costituzionale, di ordine e sicurezza pubblica. Il motivato giudizio di pericolosità sociale giustifica anche la decisione di non concedere al ricorrente un permesso di soggiorno di altro tipo, essendo evidente che in presenza di una condotta ritenuta "gravemente pregiudizievole per la sicurezza e la tranquillità pubblica", il preminente interesse della collettività nazionale non giustifica la sua permanenza sul territorio dello Stato
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 29 gennaio - 16 febbraio 2015 n. 165: la rapina è delitto che prevede l'arresto obbligatorio in flagranza di reato e di conseguenza anche una sentenza di applicazione della pena non definitiva fa scattare il divieto di concessione di qualunque tipo di permesso di soggiorno in virtù di una valutazione automatica fatta dal legislatore; solo nel caso in cui vi siano provati vincoli familiari nel nostro territorio la valutazione può essere effettuata in concreto
  • TAR Emilia Romagna Sentenza dell'11 - 12 febbraio 2015 n. 42: il matrimonio contratto in data 20 novembre 2014 con persona titolare di permesso di soggiorno non può in ogni caso determinare ex post l'illegittimità di un provvedimento adottato in data 1 settembre 2014
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 29 gennaio - 11 febbraio 2015 n. 145: illegittimo il diniego fondato unicamente sulla mancata esibizione, in allegato alla domanda, del parere favorevole del Comitato per i minori stranieri - quella del pronunciamento del Comitato per i minori stranieri costituisce fase endoprocedimentale facente capo all'Amministrazione procedente e non anche di formalità posta a carico dell'istante, sicché non spetta a quest'ultimo richiedere il relativo parere
  • TAR Lombardia Sentenza dell'8 gennaio - 10 febbraio 2015 n. 426: gli accertamenti relativi alla fittizietà del matrimonio contratto dal ricorrente, che non sono stati smentiti con il presente ricorso, precludono il rinnovo e la conversione del suo permesso di soggiorno, in quanto rilasciato ab origine sulla base di presupposti non veritieri
  • Consiglio di Stato Sentenza del 17 dicembre 2014 - 28 gennaio 2015 n. 390: la prima ragione di diniego (o, meglio, di inammissibilità) da questa addotta (secondo cui il permesso di soggiorno rilasciato ex art. 28 cit. non potrebbe "essere assimilato alle autorizzazioni accordate invece ai sensi dell'art. 30, comma 1, del citato D.L.vo 286/98") è smentita dalla già veduta qualificazione normativa del permesso di soggiorno ex art. 28 cit., che non consente di introdurre distinzioni all'interno di una categoria, quella del permesso di soggiorno per motivi familiari, sostanzialmente unitaria
  • TAR Toscana Sentenza del 15 - 27 gennaio n. 130: "ravvisabili, nella fattispecie, tutti i profili di illegittimità dedotti nel ricorso: la violazione dell'art. 4 comma 3 D.Lgs. 286/98 per omessa valutazione dei profili di vita del ricorrente (durata del soggiorno, inserimento sociale, vincoli affettivi oggetto di ricongiungimento familiare), la violazione dell'art. 5 comma 5 ( "il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati…quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato…sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio") per omessa valutazione degli elementi sopravvenuti in sede di ricorso gerarchico (dichiarazione di convivenza ed assunzione del padre), la violazione dell'art. 29 comma 3 lett. b), ultimo periodo del medesimo decreto ("ai fini della determinazione del reddito si tiene conto anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente") per omessa valutazione del reddito del padre convivente ed erroneità del preteso automatismo tra l'arresto del ricorrente e l'insussistenza delle fonti di sostentamento (o l'esistenza di fonti di provenienza illecita)"
  • TAR Campania Sentenza del 17 dicembre 2014 - 16 gennaio 2015 n. 346: la tutela della famiglia e dei minori assicurata dalla Costituzione implica che ogni decisione sul rilascio o sul rinnovo del permesso di soggiorno di chi abbia legami familiari in Italia debba fondarsi su una attenta ponderazione della pericolosità concreta e attuale dello straniero condannato. Nell'ambito delle relazioni interpersonali, infatti, ogni decisione che colpisce uno dei soggetti finisce per ripercuotersi anche sugli altri componenti della famiglia e il distacco dal nucleo familiare, specie in presenza di figli minori, è decisione troppo grave perché sia rimessa in forma generalizzata e automatica a presunzioni di pericolosità assolute, stabilite con legge, e ad automatismi procedurali, senza lasciare spazio ad un circostanziato esame della situazione particolare dello straniero interessato e dei suoi familiari 
  • TAR Emilia Romagna Sentenza dell'11 dicembre 2014 - 14 gennaio 2015 n. 6: la sussistenza di vincoli familiari è favorita dal legislatore solamente riguardo alla possibilità di effettuare una valutazione della pericolosità sociale in concreto anche a fronte di un reato che sarebbe di natura ostativa, ma non rileva nel caso di specie dove la condotta contestata è la presentazione di falsa documentazione attestante un rapporto di lavoro autonomo, causa di revoca del permesso. Infatti, in ogni caso una documentazione riconosciuta falsa costituisce legittimo presupposto per l'adozione di un provvedimento di revoca del titolo di soggiorno e non può essere invocato nella fattispecie l'art. 5, co. 5, in tema di sopravvenienza di nuovi elementi che consentano il rilascio del permesso di soggiorno, atteso che è necessario che le lacune documentali rilevate nel procedimento attengano ad irregolarità amministrative sanabili, ciò che nel caso all'esame è radicalmente da escludere
  • TAR Piemonte Sentenza dell'11 dicembre 2014 - 9 gennaio 2015 n. 50: se la considerazione dei legami familiari dello straniero è doverosa persino nei casi in cui il richiedente abbia riportato condanne penali, a maggior ragione essa si impone nei casi, come quello qui in esame, in cui lo straniero sia incensurato e non costituisca pericolo per la pubblica sicurezza. Nel caso in esame, il ricorrente ha dedotto e documentato di convivere in Italia da diversi anni con il proprio fratello e la famiglia di quest'ultimo; ha documentato che il proprio fratello è titolare di un reddito non trascurabile, ragionevolmente sufficiente a garantire il mantenimento del ricorrente, quanto meno nelle more del reperimento da parte di quest'ultimo di una nuova attività lavorativa, compatibilmente con le notorie difficoltà connesse al periodo di crisi economica ed occupazionale; è altresì pacifico che durante il non breve periodo di permanenza in Italia il ricorrente non ha riportato condanne penali; ed infine è altresì documentale che il ricorrente frequenti il terzo anno di un istituto professionale
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 16 ottobre  - 12 novembre 2014 n. 1072: deve ritenersi irrilevante l'eventuale sostegno economico prestato da persone non componenti del nucleo familiare in quanto il cumulo dei redditi connesso al ricongiungimento familiare è consentito dall'art. 29/3°c soltanto nel caso di conviventi costituiti dal coniuge, figli minori e genitori a carico e non, come nella situazione in esame, nell'ipotesi di altri soggetti non a carico dello straniero, sicché trattasi nella specie di meri atti di solidarietà – vitto e alloggio – del tutto irrilevanti, tra soggetti legati da rapporti amicali che come tali non possono offrire alcuna garanzia in ordine all'effettiva capacità reddituale dello straniero
  • Consiglio di Stato Sentenza del 3 luglio - 23 ottobre 2014 n. 5220: l'automatismo delle condanne ostative non può operare senza ulteriori valutazioni relative alla effettiva pericolosità sociale dello straniero interessato, se quest'ultimo ha una situazione familiare radicata in Italia meritevole di autonoma tutela ovvero se presenta i requisiti di lungo e regolare soggiorno in Italia, anche se non ha ancora ottenuto la carta di soggiorno. In tali casi deve applicarsi il principio espresso con maggiore chiarezza dalle disposizioni dell'art. 4, comma 3, ultimo periodo, del d.lgs. n. 286/1998, che richiedono per il diniego di ingresso in caso di ricongiungimento familiare che lo straniero rappresenti "una minaccia concreta e attuale per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato"
  • TAR Toscana Sentenza del 9 - 16 ottobre 2014 n. 1572: "il rinnovo del permesso di soggiorno è stato negato sulla base di una valutazione fondata su mere formule di stile ("Tenuto conto della natura e l'effettività dei vincoli familiari dell'interessato secondo il dettato normativo dell'art. 5 comma 5-bis del D.L.vo 286/98"; "Tenuto conto che pur escludendo ogni automatismo tra condanna e rinnovo del titolo, secondo il dettato normativo di cui all'art. 5 comma 5 del D.L.vo 286/98, sussiste la possibilità di una valutazione di merito da parte dell'Amministrazione"; "Ritenuta la pericolosità sociale del ricorrente in relazione alla tipologia dei reati commessi e alle esigenze di ordine pubblico in ragione dell'allarme sociale che tali reati provocano nell'opinione pubblica"), le quali non danno alcun conto della concreta situazione familiare del ricorrente, convivente in Italia con la compagna e i due figli minori, frequentanti la scuola primaria, nonché con i genitori, il fratello e la di lui moglie"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 17 luglio - 15 ottobre 2014 n. 5144: ai sensi dell'art. 32, c. 1 del Dlg 286/1998 (nel testo modificato dall'art. 3, c. 1, lett. g-bis del DL 23 giugno 2011 n. 89, convertito, con modificazioni, dalla l. 2 agosto 2011 n. 129), solo per i minori stranieri "non accompagnati", e non anche per quelli "comunque affidati", il rilascio del permesso di soggiorno al compimento della maggiore età è condizionato alla frequenza, per almeno due anni, ad un progetto di integrazione sociale e civile
  • TAR Marche Sentenza dell'11 - 22 settembre 2014 n. 815: riconosciuta la possibilità di convertire, a seguito del reperimento di una regolare attività lavorativa, il permesso di soggiorno precedentemente rilasciato per motivi di famiglia ex art. 19 c.2 TU in permesso per motivi di lavoro subordinato 
  • TAR Lombardia Sentenza del 10 luglio - 9 settembre 2014 n. 2319: impugnato il provvedimento di revoca del permesso di soggiorno in precedenza rilasciato alla cittadina peruviana **, essendosi accertato "il venir meno del requisito della sua convivenza con il coniuge" di nazionalità italiana
  • Consiglio di Stato Sentenza del 17 giugno - 26 agosto 2014 n. 4325: "nel caso di specie, ricorrono tutte le circostanze che richiedono una specifica tutela della situazione familiare dello straniero in base alle norme vigenti, come integrate dalla recente giurisprudenza costituzionale: a) lo straniero interessato è entrato grazie al ricongiungimento familiare richiesto dal padre e mantiene i rapporti con entrambi i genitori che tuttora vivono in Italia; b) inoltre ha costituito in Italia una propria famiglia con moglie – titolare di autonomo permesso di soggiorno per lavoro subordinato con stabile situazione lavorativa - e tre figli, il più grande dei quali frequenta già - peraltro con buon risultati - la scuola elementare"
  • TAR Lazio Sentenza del 15 maggio - 5 agosto 2014 n. 8617: "il permesso di soggiorno "per assistenza minore" già detenuto dal ricorrente e rilasciatogli, ex art.29 c.6 del T.U. citato, per una durata corrispondente a quella stabilita dal Tribunale dei minorenni, permette lo svolgimento di attività lavorativa ma non consente expressis verbis la conversione di tale permesso in uno per motivi di lavoro"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 17 luglio - 1° agosto 2014 n. 4086: l'istanza di rinnovo del titolo, solo per un errore materiale, fu proposta per attesa occupazione anziché per motivi familiari, ma è evidente che, se anche l'Amministrazione avesse dovuto esaminare la mera forma e non la sostanza della richiesta, attenendosi a quanto espressamente richiesto dall'interessato, non avrebbe potuto e dovuto, comunque, trascurare tali legami familiari
  • TAR Piemonte Sentenza del 10 - 29 luglio 2014 n. 1319: "la valutazione della durata del soggiorno in Italia del ricorrente (circa 25 anni) è stata totalmente pretermessa nella motivazione dell'atto impugnato, mentre la presenza del figlio in Italia è stata ritenuta inconferente solo perché padre e figlio (nel frattempo divenuto maggiorenne e autosufficiente) non convivono più nella stessa abitazione, ma, sembrerebbe, in due comuni diversi, (neppure distanti tra loro): una valutazione, quest'ultima, che appare priva di ogni ragionevolezza e persino discriminatoria, nella misura in cui sembra fondarsi sul presupposto, contrario alla natura delle cose e al comune sentire, che l'effettività del legame familiare tra padre e figlio (stranieri) venga meno col cessare della convivenza, tanto da non meritare più tutela da parte dell'ordinamento giuridico. Sotto tale profilo, la motivazione [dell'atto di diniego del titolo di soggiorno qui impugnato] è stata formulata in modo - quanto meno - poco felice e merita una rimeditazione da parte dell'Amministrazione"
  • TAR Puglia Sentenza del 9 - 29 luglio 2014 n. 2014: "la previsione secondo la quale "contro il diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonché contro gli altri provvedimenti dell'autorità amministrativa in materia di diritto all'unità familiare, l'interessato può presentare ricorso al tribunale in composizione monocratica del luogo in cui risiede" circoscrive il suo raggio d'azione ai soli provvedimenti espressamente negativi della P.a. non essendo possibile accedere, come pare ovvio, ad una concezione attizia del silenzio, ormai abbondantemente superata sia in dottrina che in giurisprudenza"
  • TAR Veneto Sentenza del 16 - 22 luglio 2014 n. 1062: "non è rilevante la circostanza che la ricorrente abbia contratto matrimonio, dato che come risulta dalla documentazione depositata in atti ciò è avvenuto solo successivamente all'adozione ed alla notifica del provvedimento impugnato"
  • TAR Lombardia Sentenza del 12 giugno - 8 luglio 2014 n. 1767: "il Tribunale per i Minorenni dà atto di avere disposto una serie di interventi che dovrebbero consentire alla madre il raggiungimento di una nuova autonomia, così da garantire ai figli un ambiente di vita sereno, con la precisazione che l'allontanamento dalla madre, qualora a quest'ultima fosse preclusa la permanenza in Italia, ovvero il rientro dell'intero nucleo nel paese di origine – che i minori non conoscono – determinerebbe a carico di questi ultimi "un nuovo e gravissimo trauma psicologico che si aggiungerebbe a quelli già vissuti""
  • TAR Puglia Sentenza del 10 aprile - 8 luglio 2014 n. 1705: l'autorità amministrativa, nel pronunciarsi in ordine alla richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno da parte del cittadino extracomunitario, ogni qualvolta emergono circostanze che fanno pensare a legami familiari del medesimo sul territorio dello Stato, è chiamata effettivamente ad esercitare una valutazione comparativa tra l'interesse ad una tutela dell'ordine e della sicurezza pubblici (a motivo di precedenti penali dell'interessato) e l'opposto diritto all'unità familiare in Italia del richiedente
  • TAR Sicilia Sentenza del 25 giugno - 1° luglio 2014 n. 1727: "la definizione di minore non accompagnato è stata codificata dalla risoluzione del Consiglio dell'Unione Europea del 26 giugno 1997, in quanto materia di interesse comune agli Stati aderenti. Sono considerati non accompagnati (art. 1 par. 1) "i cittadini di paesi terzi di età inferiore ai 18 anni che giungono nel territorio degli Stati membri non accompagnati da un adulto per essi responsabile in base alla legge o alla consuetudine e fino a quando non ne assuma effettivamente la custodia un adulto per essi responsabile". La definizione è stata ripresa nell'ordinamento comunitario dalla Dir. 27 gennaio 2003 n. 2003/9/CE sul diritto di asilo e dalla Dir. 1 dicembre 2005 n. 2005/85/CE sullo status di rifugiato, e in seguito dalla Dir. 13 dicembre 2011 n. 2011/95/UE, dalla Dir. 26 giugno 2013 n. 2013/32/UE e dalla Dir. 26 giugno 2013 n. 2013/33/UE sulle misure di protezione internazionale"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 19 - 20 giugno 2014 n. 661: pur in presenza di condanne penali ascrivibili alla fattispecie di cui all'art. 380 cod.proc.pen., l'Amministrazione deve provvedere al bilanciamento tra la tutela dei legami familiari dell'interessato e quella della sicurezza pubblica, e nella fattispecie la Questura non ha valutato la specifica situazione familiare dello straniero (convivenza con i genitori) e le sue generali condizioni di vita
  • TAR Toscana Sentenza del 29 maggio - 17 giugno 2014 n. 1094: in presenza di una causa di esclusione del rilascio del permesso di soggiorno per famiglia, nessuna rilevanza può poi assumere il riferimento alla positiva valutazione della personalità del ricorrente operata dal Tribunale di sorveglianza; si tratta, infatti, di valutazione che esplica effetti in sede penalistica, ma che è sostanzialmente irrilevante, ai fini dell'applicazione della causa ostativa automatica al rilascio del permesso di soggiorno
  • TAR Piemonte Sentenza del 22 maggio - 12 giugno 2014 n. 1026: "il provvedimento impugnato si é da un lato concentrato sulla circostanza che il ricorrente è stato privo di attività lavorativa per oltre un anno, senza tenere conto, in concreto, della realtà familiare del medesimo, che comporta la sussistenza di una fonte di sussistenza idonea in ambito familiare; dall'altro lato l'atto impugnato ha reso, con riferimento all'evidente inserimento familiare e sociale del ricorrente, una motivazione di puro stile, prescindendo sia dalla circostanza che proprio la ragione di primo ingresso del ricorrente sul territorio nazionale è stato il ricongiungimento familiare, sia della lunga permanenza in Italia del medesimo e della madre, sia dalla possibilità del ricorrente di trovare fonte di sostentamento proprio nell'ambito del suo nucleo familiare"
  • TAR Lombardia Sentenza del 28 maggio - 10 giugno 2014 n. 627: il ricorrente non vanta la presenza, sul territorio nazionale, di alcun altro familiare oltre il fratello presso cui il giudice di sorveglianza ha disposto gli arresti domiciliari e non risulta avere particolari legami con il territorio
  • TAR Lombardia Sentenza del 14 maggio - 10 giugno 2014 n. 609: "il Questore avrebbe dovuto tener conto - ex art. 5 comma 5 T.U. 286/1998 - del fatto che il ricorrente, dopo la conferma del suddetto diniego, ha contratto nel 2007 (recte: 2008, secondo la certificazione consolare prodotta in atti) matrimonio con una cittadina straniera in possesso del permesso di soggiorno e con cui convive in Seriate: donde l'illegittimità dell'ordine di allontanamento dal territorio nazionale, impartito nel decreto questorile impugnato"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 13 maggio - 9 giugno 2014 n. 183: l'impugnato provvedimento risulta immune dai denunciati vizi essendo stata valutata a fondo la pericolosità sociale ed essendo stata effettuata approfondita e specifica comparazione con la situazione lavorativa e familiare del richiedente, circostanze ritenute, con un giudizio che non appare né illogico né irragionevole, recessive rispetto alla pericolosità sociale
  • TAR Liguria Sentenza del 17 aprile - 29 maggio 2014 n. 838: anche qualora si voglia escludere la possibilità di conversione formale del permesso di soggiorno ex art. 19, comma 2, lett. c), l'amministrazione sarebbe comunque tenuta a valutare la titolarità del contratto di lavoro ai fini del rinnovo del permesso medesimo
  • TAR Campania Sentenza del 7 - 15 maggio 2014 n. 2703: respinto il motivo con il quale l'interessato pretende di conseguire il titolo di soggiorno per attesa occupazione. Il ricorrente, titolare di permesso di soggiorno per coesione familiare, ha chiesto il rinnovo del permesso per lavoro subordinato (i cui presupposti come sopra evidenziato si sono dimostrati insussistenti), e non quello per attesa occupazione il quale prevede per la sua concessione l'espletamento di talune formalità che nella specie non risultano essere state poste in essere (cfr. art. 22 del d.lg. n. 286/1998 e relativo regolamento attuativo)
  • TAR Friuli Venezia Giiulia Sentenza del 23 aprile - 13 maggio 2014 n. 206: la norma derivante dal combinato disposto degli articoli 4, comma 3, e 5, comma 5, D.Lgs. n. 286/1998 non delimita la tipologia della fonte dei mezzi di sostentamento dello straniero, limitandosi a imporre, come si ricava dal sistema complessivo del T.U. immigrazione, che sia una fonte lecita, e risulta rilevante nel caso di specie la circostanza, documentata in atti, che le sorelle convivono, costituendo – esse sole e non con altri soggetti - un'unica famiglia anagrafica. Tale circostanza giustifica una valutazione congiunta del reddito percepito dalla ricorrente, signora **, con quello percepito dalla di lei sorella, signora **.
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 10 aprile - 7 maggio 2014 n. 472: ai fini del rinnovo del titolo di soggiorno deve ritenersi irrilevante l'eventuale sostegno economico prestato da persone non componenti del nucleo familiare in quanto il cumulo dei redditi connesso al ricongiungimento familiare è consentito dal citato art. 29/3°c soltanto nel caso di conviventi costituiti dal coniuge, figli minori e genitori a carico e non, come nella situazione in esame, nell'ipotesi di fratelli e altri soggetti non a carico dello straniero, sicché trattasi nella specie di meri atti di solidarietà tra soggetti legati da vincoli di parentela che come tali non possono offrire alcuna garanzia in ordine all'effettiva capacità reddituale dello straniero
  • Consiglio di Stato Sentenza del 10 - 30 aprile 2014 n. 2254: il provvedimento di rigetto, omettendo di valutare un significativo e sopravvenuto elemento reddituale, come l'instaurazione di un nuovo rapporto lavorativo, anche solo per negarne la verosimiglianza o per confutarne la rilevanza, è incorso nei denunciati vizi di carenza di motivazione e di difetto di istruttoria, violando peraltro il disposto dell'art. 5, comma 5, del d. lgs. 286/1998 che, giova ricordarlo, impone all'Amministrazione di tener conto di "fatti o circostanze (ad esempio, il conseguimento di un posto di lavoro più remunerato o l'aggiunta di nuovi redditi familiari nel frattempo verificatasi) intervenuti fino al momento di adozione del provvedimento impugnato"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 30 gennaio - 29 aprile 2014 n. 2203: in presenza di significative situazioni familiari e di figli radicati in Italia, senza una contestuale dimostrazione di pericolosità sociale, basata su fatti concludenti, deve considerarsi illegittimo il diniego del permesso di soggiorno sulla base di condanne ostative e di mere formule di rito ad esse conseguenti
  • TAR Lombardia Sentenza del 15 gennaio - 22 aprile 2014 n. 413: "quale bilanciamento all'estensione della convertibilità del permesso di soggiorno l'art. 32 comma 1-bis del Dlgs. 286/1998 (dopo la modifica introdotta dall'art. 3 comma 1-g-bis del DL 89/2011) prevede la necessaria acquisizione del parere positivo del Comitato per i minori stranieri di cui all'art. 33 del Dlgs. 286/1998. Si tratta peraltro di una disposizione che può essere applicata soltanto a regime, e non in forma retroattiva, e quindi non nel caso in esame. Bisogna infatti considerare da un lato che il ricorrente è entrato nel territorio nazionale prima della modifica della norma e dall'altro che il soggiorno è poi proseguito, da maggiorenne, per un lungo periodo di tempo. Il parere del Comitato per i minori stranieri è pertanto necessariamente assorbito dalle valutazioni aggiornate che la Questura è tenuta a svolgere sulla condotta del ricorrente prima del rilascio del titolo di soggiorno richiesto"
  • TAR Piemonte Sentenza del 26 febbraio - 17 aprile n. 638: "il sig. **, giunto in Italia all'età di 11 anni, aveva fruito del sostegno offerto dai servizi sociali del Comune di Torino, era stato avviato ad un progetto di formazione ed integrazione, aveva ottenuto, raggiunto il diciottesimo anno, il permesso di soggiorno per motivi di lavoro, potendo così maturare un adeguato inserimento socio-lavorativo, ma aveva "optato per l'illegalità, traendo sostentamento, anche solo in parte, da proventi derivanti da attività illecite""
  • TAR Lazio Sentenza del 12 dicembre 2013 - 14 aprile 2014 n. 4041: la ricorrente impugna il provvedimento con il quale il questore ha disposto la revoca della carta di soggiorno per familiare di cittadino italiano e rifiutato l'istanza per il rilascio di un permesso di soggiorno Ce di lungo periodo. Il provvedimento è motivato sulla base di una condanna, intervenuta in data 15.12.2011, per il reato di tentata estorsione in concorso, alla pena di anni uno e mesi quattro di reclusione e 300 euro di multa, ritenuta indice di un perdurante comportamento antigiuridico e del fatto che parte dei suoi redditi derivino da fonti illecite
  • TAR Liguria Sentenza del 20 marzo - 2 aprile 2014 n. 494: il requisito dell'effettiva convivenza è del tutto estranea alla disciplina normativa del D.Lgs. n. 30 del 2007, mentre permane vigente, anche perché espressamente previsto dal citato art. 35 della Direttiva 2004/38/CE il divieto di abuso del diritto e di frode, realizzabile mediante matrimoni fittizi contratti all'esclusivo fine di aggirare la normativa pubblicistica in tema d'immigrazione
  • TAR Lazio Sentenza del 13 febbraio - 25 marzo 2014 n. 3285: risulta dagli atti di causa che il coniuge del ricorrente è munito di permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo, come anche i figli minori (dei quali, peraltro, non è stata fornita la prova della effettiva residenza in Italia), e residente in Italia , dove è titolare di un contratto di locazione di un immobile, quindi è evidente che nel caso di specie, la Questura doveva operare una specifica valutazione dei legami familiari del ricorrente in Italia, in relazione alla sussistenza a suo carico di un precedente penale per fatti risalenti all'anno 2005
  • TAR Lombardia Sentenza del 5 febbraio - 20 marzo 2014 n. 733: il ricorrente ha commesso violenza proprio nei confronti di familiari, per cui pare illogico invocare legami familiari che la condotta tenuta dallo straniero, connotata da atti di violenza e di sopraffazione inflitti a sua moglie, perfino durante il periodo in cui era in attesa del figlio, ha dimostrato essere insussistenti e fonte di sofferenza
  • TAR Lombardia Sentenza del 5 - 20 marzo n. 689: va annullato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno che non abbia ponderato in concreto le esigenze della famiglia dello straniero, attribuendo invece automatica rilevanza alle condanne penali in cui quest'ultimo sia incorso, come avvenuto nel caso di specie
  • TAR Campania Sentenza del 5 febbraio - 20 marzo 2014 n. 1609: "il ricorso è da accogliere sotto il duplice profilo della violazione del decreto legislativo 8 gennaio 2007 n. 5 che ha dato attuazione alla Direttiva 2003/86/CE del Consiglio del 22 settembre 2003, giacché non è stato considerato che il ricorrente, titolare di permesso di soggiorno fin dal lontano 1990, è coniugato (la moglie risiede in Italia) e ha una figlia minore nata in Italia nell'anno 2003, iscritta nel permesso di soggiorno del genitore e che frequenta regolarmente le scuole elementari, per cui la Questura avrebbe dovuto valutare tali elementi, anche alla luce della circostanza che la stessa Questura di Caserta aveva già rigettato una precedente domanda di rinnovo dell'interessato e che il T.A.R. del Lazio, con ordinanza n. 4211/2009 del 03 settembre 2009, aveva accolto l'istanza cautelare e ordinato all'amministrazione di riesaminarla proprio in funzione del ricongiungimento familiare ("…ritenuto che appare opportuno disporre il riesame della istanza avanzata dal ricorrente anche alla luce dell'evidenziato dritto al ricongiungimento familiare"), di cui pertanto l'amministrazione non può non essere venuta a conoscenza"
  • TAR Lombardia Sentenza del 22 gennaio - 20 marzo 2014 n. 730: ai fini dell'applicazione dell'art. 32, comma 1, del d.l.vo 1998 n. 286 la convivenza stabile di un minore straniero con un parente entro il quarto grado può essere in ogni caso ragionevolmente equiparata a quella di un minore affidato ai sensi dell'art. 4 della legge n. 184 del 1983, anche in assenza di un formale provvedimento amministrativo o giurisdizionale di affidamento
  • TAR Piemonte Sentenza del 29 gennaio - 14 marzo n. 447: "le condotte violente addebitate al ricorrente sono ostative al suo soggiorno in Italia in conseguenza della reiterazione e della gravità, che impediscono una positiva valutazione del suo inserimento lavorativo e familiare in Italia, talché il provvedimento di revoca deve ritenersi pienamente legittimo"
  • TAR Piemonte Sentenza del 29 gennaio - 11 marzo n. 416: "la condotta tenuta dal ricorrente appare sufficientemente idonea a legittimare la prognosi formulata ed a nulla rileva che, dal suo ingresso in Italia, egli abbia ottenuto il rinnovo del permesso di soggiorno ed abbia avuto il supporto della propria famiglia, atteso che tali elementi avvalorano, anzi, la tesi che abbia commesso i fatti costituenti reato non perché costrettovi dalla necessità di provvedere al proprio mantenimento o a quello dei propri familiari e che il suo processo di integrazione nel tessuto sociale non si sia perfezionato, rendendo, quindi, giustificato il provvedimento di diniego adottato"
  • TAR Puglia Sentenza del 27 febbraio - 5 marzo 2014 n. 308: "è consolidato l'indirizzo giurisprudenziale secondo cui le controversie in tema di permesso di soggiorno per motivi familiari contemplate dall'art. 30 d.lg. 25 luglio 1998 n. 286, ivi comprese quelle attinenti alla revoca dello stesso, rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario"
  • TAR Lombardia Sentenza del 5 - 27 febbraio 2014 n. 551: è illegittimo il diniego di rinnovo di permesso di soggiorno opposto al cittadino extracomunitario in considerazione dell'esistenza di una condanna penale, ove l'Autorità non abbia valutato, nel loro insieme, gli elementi a favore e quelli a sfavore dell'interessato, includendo fra i primi la circostanza che da tempo egli aveva effettuato il ricongiungimento familiare, contraendo matrimonio, dal quale era anche nato un figlio
  • TAR Piemonte Sentenza del 6 - 19 febbraio 2014 n. 292: nel caso di specie la madre del ricorrente ha beneficiato di un particolare titolo di soggiorno per assistenza minori, rilasciato in deroga alla ordinaria disciplina in materia, secondo specifiche misure adottate dal Tribunale per i Minorenni. Tale tipologia di permesso integra pur sempre evidentemente una ipotesi di regolare soggiorno sul territorio nazionale da parte del genitore anche se, per quanto concerne quest'ultimo, non è suscettibile di conversione in permesso di soggiorno per lavoro subordinato
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 12 - 17 febbraio 2014 n. 54: "le ulteriori ragioni esposte dall'amministrazione nel provvedimento, circa la prassi invalsa fra i minori albanesi di fare ingresso in Italia a ridosso del compimento della maggiore età al fine di eludere la normativa sulle quote-flussi, pur in astratto veritiere, si rivelano, nel caso di specie, inidonee a sorreggere da sole il provvedimento in assenza di elementi ostativi concreti riferibili al ricorrente, palesandosi, dunque, la fondatezza del dedotto difetto di istruttoria"
  • TAR Campania Sentenza del 13 - 14 febbraio 2014 n. 408: "il permesso di soggiorno da rilasciarsi a cura del Questore, a seguito della autorizzazione del Tribunale dei minori a permanere nel territorio dello stato per motivi di famiglia, secondo il consolidato orientamento del giudice della giurisdizione, costituisce "mero atto dovuto (di "adempimento", secondo la testuale dizione del menzionato art. 31), privo, quindi, di qualsiasi connotato di discrezionalità (non potendo esso che riflettere contenuto, durata e condizioni di quella già concessa autorizzazione) e rispondente propriamente al solo scopo pratico di agevolare, in occasione di controlli o in funzione appunto lavorativa, la prova, da parte dello straniero familiare del minore, del titolo autorizzatorio, di cui è già comunque in possesso per dictum iudicis. Per cui è conseguente che, in caso di mancato o (come nella specie) inesatto o incompleto rilascio di un tale documento certificativo da parte dell'Autorità, sia lo stesso Giudice deputato alla tutela dei minori (e, comunque, l'A.G.O.) a conoscere delle doglianze dell'interessato: con poteri, in via eccezionale, anche ordinatori nei confronti della P.A., ai fini di effettiva, più completa e tempestiva tutela degli interessi del minore (che abbia necessità dell'assistenza del proprio familiare), non derivando da ciò interferenza alcuna del G.O. in sfere riservate all'esplicazione di poteri che possano definirsi discrezionali dell'Amministrazione" 
  • TAR Campania Sentenza del 22 gennaio - 6 febbraio 2014 n. 835: "la determinazione dell'amministrazione è illegittima per eccesso di potere sotto più profili (travisamento dei fatti, difetto di istruttoria e di motivazione adeguata) in quanto assunta senza tener conto della risalenza degli episodi, del dato che le condanne indicate nel provvedimento non erano "divenute definitive", del suo radicamento nel territorio nazionale e della necessità di tutelare la sua famiglia, formatasi sul territorio nazionale e che vedeva la presenza di tre figli minorenni, nati in Italia e l'ultimo dei quali avente solo tre anni"
  • TAR Lombardia Sentenza del 28 novembre 2013 - 6 febbraio 2014 n. 394: oggetto della tutela rafforzata ai sensi del del d.lgs. n. 5/2007 non è il ricongiungimento inteso come evento burocratico, bensì l'unità del nucleo familiare che ne risulta, essendo ragionevole accordare la stessa tutela anche al nucleo familiare che si trova già riunito ab origine, o comunque si è riunito senza bisogno dell'apposita procedura, sempre che la sua composizione corrisponda a quella che, dandosene la necessità, legittimerebbe la formale domanda di ricongiungimento
  • TAR Lombardia Sentenza del 19 dicembre 2013 - 28 gennaio 2014 n. 99: il provvedimento di cui è stato richiesto l'annullamento, infatti, è un permesso di soggiorno rilasciato alla ricorrente in quanto moglie di uno straniero residente in Italia, per mancanza dei presupposti per l'esercizio del ricongiungimento familiare. Si tratta, dunque, di materia riservata alla giurisdizione del giudice ordinario
  • TAR Lazio Sentenza del 19 dicembre 2013 - 21 gennaio 2014 n. 34: "con riferimento ai minori entrati in Italia prima dell'entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 e aventi un'età superiore ai quindici anni e quindi incompatibile con le condizioni richieste per l'ottenimento del permesso di soggiorno al raggiungimento della maggiore età), la giurisprudenza, anche del Consiglio di Stato, è ormai consolidata nel ritenere che le disposizioni recate dalla legge n. 94 del 2009 sono inapplicabili e che, ai fini della conversione del permesso di soggiorno, per essi sia sufficiente dimostrare che, alla data di entrata in vigore della legge n. 94, sussistessero le condizioni per essere ammessi allo svolgimento del programma e che esso sia stato successivamente attuato (cfr. per tutte Consiglio di Stato, sez. III, 15 gennaio 2013, n. 179)"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 16 - 17 gennaio 2014 n. 9: va respinta la pretesa illegittimità del mancato rilascio di diverso titolo in ragione della convivenza con parente cittadino italiano atteso che la Questura di Reggio Emilia, nel corso dei plurimi controlli domiciliari effettuati negli anni 2010 e 2011 ha accertato l'inesistenza di una stabile convivenza del ricorrente con la sorella, richiesta dall'art. 19, comma 2, lett. c) del D. Lgs. n. 286/1998 o di altro qualificato rapporto con la medesima suscettibile di determinare un diverso esito provvedimentale
  • TAR Puglia Sentenza del 28 novembre 2013 - 17 gennaio 2014 n. 149: "laddove non siano rintracciabili elementi di pericolo per la sicurezza nazionale o per l'ordine pubblico, l'interesse dello straniero, già soggiornante nel nostro territorio, al ripristino o al consolidamento di legami affettivi con il proprio nucleo familiare di origine deve ritenersi preponderante"
  • TAR Toscana Sentenza del 19 dicembre 2013 - 13 gennaio 2014 n. 24: "la rilevanza e la stabilità dei legami familiari del ricorrente, consolidatisi da anni attraverso il rapporto con la compagna (titolare di permesso di soggiorno da dieci anni) e madre dei due figli minori, entrambi nati in Italia, non poteva non essere considerata dall'amministrazione sotto il profilo dell'esigenza di tutela dell'unità familiare, che sarebbe inevitabilmente spezzata dal pericolo di allontanamento del ricorrente conseguente al diniego dell'istanza di lavoro subordinato"
  • TAR Lazio Sentenza del 5 - 23 dicembre 2013 n. 1030: "il richiamo generico a verbali dei Carabinieri appare insufficiente a contestare la mancanza del requisito della "convivenza" tra i coniugi, tenuto conto che "nell'ipotesi del coniuge del cittadino italiano o CE tra i criteri di riconoscimento iniziale e conservazione dei titoli di soggiorno previsti dal d.lg. n. 30 del 2007 non rientra la convivenza effettiva, ma rimane il divieto di abuso del diritto e di frode, realizzabile mediante matrimoni fittizi (Cassazione civile sez. VI 23 maggio 2013 n. 12745)"
  • TAR Lombardia Sentenza del 28 novembre - 12 dicembre 2013 n. 2825: il provvedimento impugnato si fonda sul venir meno del presupposto per la conversione del permesso di soggiorno rilasciato per motivi familiari in seguito al matrimonio contratto dal ricorrente con una cittadina italiana in permesso di soggiorno per lavoro subordinato, atteso che il titolo di soggiorno del quale lo straniero era titolare è stato revocato in ragione dell'accertamento della mancata convivenza tra i coniugi dopo soli due mesi dalla celebrazione del matrimonio
  • TAR Piemonte Sentenza del 21 novembre - 11 dicembre 2013 n. 1303: "la tutela della famiglia e dei minori assicurata dalla Costituzione implica che ogni decisione sul rilascio o sul rinnovo del permesso di soggiorno di chi abbia legami familiari in Italia debba fondarsi su un circostanziato esame della situazione particolare dello straniero interessato, estesa anche alla valutazione dell'incidenza dell'eventuale diniego sulle relazioni familiari in essere"
  •  TAR Lazio Sentenza del 17 ottobre - 5 dicembre 2013 n. 944: "la differente e rilevante posizione dei "minori non accompagnati" emerge dal dato letterale ed è stata colta dal competente dipartimento (cfr. nota prot. n. 8708 del 16 novembre 2011 in atti) che ha espresso l'avviso secondo il quale, in difetto dell'ammissione e partecipazione al progetto di integrazione, il questore può convertire il titolo sussistendo il qualificato e favorevole parere del Comitato per i minori stranieri"
  • TAR Campania Sentenza del 20 novembre - 4 dicembre 2013 n. 5524: legittima la archiviazione della "istanza di aggiornamento" del permesso di soggiorno - "la mancanza dell'atto di assenso richiesto per l'altro genitore non costituisce affatto una mera irregolarità amministrativa, come erroneamente sostenuto dall'istante. Anzi, la necessità che detto atto venga acquisito quale condizione al rilascio del permesso costituisce elemento essenziale ai fini del perfezionamento della fattispecie. La legge prevede che tale assenso sia necessario proprio a tutela del minore"
  • TAR Campania Sentenza del 20 novembre - 4 dicembre n. 5523: "è necessario porre in ragionata comparazione le esigenze di pubblica sicurezza e di prevenzione dei reati (tenendo conto anche della maggiore o minore gravità dei precedenti penali e delle altre misure di polizia eventualmente adottate nei confronti dell'interessato) con la doverosa tutela della famiglia formatasi sul territorio nazionale"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 20 novembre - 2 dicembre 2013 n. 363: "il ricorrente si è reso responsabile di gravi reati, perpetrati con violenza in pregiudizio di soggetti socialmente deboli senza versare in condizioni di evidente bisogno tanto che l'allegato inserimento lavorativo e l'esistenza di una situazione familiare tutt'altro che degradata aggrava il disvalore delle condotte rilevate"
  • TAR Toscana Sentenza del 7 - 26 novembre 2013 n. 1627: nel corso del procedimento di rinnovo del titolo di soggiorno l'Amministrazione è tenuta a valutare anche la durata del soggiorno dello straniero e il suo inserimento sociale, senza poter far derivare in via automatica dal difetto del requisito del possesso di un congruo reddito, il rigetto della domanda"
  • TAR Toscana Sentenza del 7 - 26 novembre 2013 n. 1611: il Questore decretava il rigetto della richiesta di permesso di soggiorno per motivi di famiglia presentata dal ricorrente; a base del rigetto era posta la seguente, sintetica motivazione: <considerato che…non è previsto il caso prospettato dal richiedente, cioè il permesso di soggiorno per motivi di famiglia a carico della sorella>
  • TAR Lazio Sentenza del 3 ottobre - 27 novembre 2013 n. 10141: con la nuova formulazione dell'art. 32 il legislatore ha ripristinato la distinzione tra minori stranieri "non accompagnati" e minori stranieri "comunque affidati", prevedendo solo per i primi, ai fini del rilascio del permesso di soggiorno al compimento della maggiore età, la necessità che siano ammessi a frequentare, per almeno due anni, un progetto di integrazione sociale e civile
  • TAR Lazio Sentenza del 25 giugno - 27 novembre 2013 n. 10140: "anche se desta qualche perplessità la tesi difensiva del ricorrente volta a valorizzare l'affidamento ai servizi sociali del comune di Roma come una forma di "legame familiare", trattandosi di fattispecie intrinsecamente diverse, essa avrebbe dovuto comunque costituire oggetto di apposita valutazione in sede di partecipazione ex art. 10 bis l. 241/90, tanto più in comparazione alla situazione del correo, residente anch'esso in Italia con i propri congiunti dall'età di quattro anni"
  • TAR Lombardia Sentenza del 31 ottobre - 21 novembre 2013 n. 2584: "il provvedimento impugnato non ha minimamente valutato l'inserimento sociale del ricorrente, il quale si trova in Italia dall'età di quattordici anni, assieme alla madre ed al fratello, avendo pertanto perduto ogni legame con il paese d'origine"
  • TAR Veneto Sentenza del 17 - 24 ottobre 2013 n. 1224: "pur dando atto della situazione familiare e della durata del soggiorno nel territorio nazionale, lo straniero ha dimostrato di non avere condiviso nel corso della propria permanenza nel territorio nazionale il sistema giuridico-sociale su cui si fonda la repubblica italiana, utilizzando la sua posizione di regolarmente soggiornante per porre in essere un'attività criminosa caratterizzata da particolare gravità"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 13 giugno - 14 ottobre 2013 n. 626: non rileva l'invocata norma di cui all'art. 30, comma 5, D.Lgs. n. 286/1998 – che consente, in caso di separazione legale o scioglimento del matrimonio, la conversione del permesso di soggiorno ad altro titolo – poiché nel caso in esame non si è in presenza del successivo venir meno del requisito della convivenza coniugale, ma dell'inesistenza stessa "ab origine" della medesima in quanto al matrimonio non era mai seguita la convivenza con il marito
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 18 settembre - 10 ottobre 2013 n. 277: nel caso di specie non risulta effettuata alcuna valutazione sulla circostanza che il ricorrente ha fatto ingresso in Italia all'età di 11 anni ed è convivente con i genitori, tutti soggiornanti di lungo periodo, né è stato espresso alcun giudizio in ordine alla prevalenza della ritenuta pericolosità sociale sulla predetta situazione familiare
  • TAR Piemonte Sentenza del 13 giugno - 9 ottobre 2013 n. 1057: la ricorrente non ha dimostrato di essere in grado di mantenere sé stessa e la figlia né di avere, sul territorio dello Stato, legami famigliari e sociali tali da sconsigliare il ritorno in patria unitamente alla figlia
  • TAR Lombardia Sentenza del 26 luglio - 22 agosto 2013 n. 2079: il provvedimento di diniego dell'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, adottato nei confronti dello straniero il cui titolo di soggiorno attesta la presenza di figli minori tutti nati in Italia, è illegittimo ove non sia stata congruamente apprezzata la situazione familiare, secondo quanto disposto dall'art. 5 D.Lgs. n. 286/98, come integrato dall'art. 2, D.Lgs. n. 5/07, laddove è la giurisprudenza ad estendere l'ipotesi ivi contemplata, relativa al ricongiungimento familiare, anche alle situazioni in cui vi sia già un nucleo familiare residente in Italia
  • TAR Liguria Sentenza del 18 luglio - 13 agosto 2013 n. 1120: il percorso educativo e formativo del ricorrente sfociato nel provvedimento (gennaio 2009) del Tribunale per i minorenni di affidamento ai servizi sociali del Comune di Genova, equivale all'inserimento in progetto di integrazione almeno biennale, anche alla luce della giurisprudenza del Consiglio di Stato in ordine all'inapplicabilità ai minori entrati nel territorio nazionale in precedenza delle modificazioni all'art. 32 del T.U. sull'immigrazione introdotte dalla legge n. 94/2009
  • TAR Veneto Sentenza dell'8 maggio - 8 agosto 2013 n. 1062: "il ricorso é fondato, posto che manca nel provvedimento impugnato la necessaria comparazione fra la certa avvenuta commissione di reati e la valutazione pertinente l'inserimento sociale e familiare, vieppiù necessaria alla luce della recentissima sentenza della Corte costituzionale n. 202/2013"
  • TAR Lombardia Sentenza del 4 - 15 luglio 2013 n. 674: "risulta illegittimo il provvedimento che non ha valutato, nel corso dell'istruttoria, la condizione familiare del ricorrente, che parrebbe essere entrato in Italia proprio per ricongiungimento con la propria famiglia. Circostanza, quest'ultima, che avrebbe potuto essere rappresentata dal ricorrente ed accertata dall'Amministrazione se quest'ultima non avesse ingiustificatamente omesso di escludere la partecipazione al procedimento qualificando come vincolata un'attività che non può essere tale alla luce della nuova formulazione dell'art.5, comma 5 del d. lgs. 286/98"
  • TAR Lombardia Sentenza del 26 giugno - 4 luglio 2013 n. 624"la pericolosità comprovata dal comportamento imprudente della guida in stato di ebbrezza contestata allo stesso ricorrente non può essere contemperata dalle invocate esigenze di tutela dell'unità del nucleo familiare, in quanto il ricorrente risulta essere l'unico componente del proprio nucleo familiare e non ha dimostrato di aver alcun particolare legame con la madre"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 19 giugno - 3 luglio 2013 n. 226: "l'Amministrazione, con riferimento specifico alla situazione familiare del ricorrente, ha accertato in sede istruttoria che, ancorché in Italia risiedano i genitori e di fratelli, questi mantiene "con il Paese di origine normali ed ordinarie relazioni tanto da interrompere i contatti con i servizi sanitari di Guastalla [che lo hanno in cura] per recarsi nella propria patria ove, del resto, ha contratto matrimonio ed ove risiede la consorte". La circostanza ha consentito di ritenere, senza travalicamento alcuno dei canoni di logicità, proporzionalità e ragionevolezza che delimitano il perimetro di esplicazione della discrezionalità amministrativa, la prevalenza dell'interesse pubblico alla tutela dell'ordine pubblico considerando recessive le allegate esigenze familiari"
  • TAR Lombardia Sentenza del 12 - 24 giugno 2013 n. 604: "non risulta essere stata data alcuna considerazione alla circostanza per cui il ricorrente convive stabilmente con una cittadina italiana (originaria del Bangladesh). È pur vero che, come evidenziato dalla Questura, la convivenza di mero fatto non è condizione che legittima la permanenza sul territorio italiano o che può avere rilevanza pari alla fattispecie espressamente prevista dal legislatore dell'appartenenza ad un nucleo familiare. Ciononostante, il Collegio ritiene che essa avrebbe potuto essere considerata, come elemento, nell'ambito della più completa valutazione circa la pericolosità sociale del ricorrente che avrebbe potuto essere condotta se l'Amministrazione avesse debitamente consentito la partecipazione al procedimento"
  • TAR Lazio Sentenza del 14 marzo - 4 giugno 2013 n. 5587: il minore risulta esser stato affidato ex art. 2 l. 184/1983. Dunque – in base alla normativa vigente – egli non doveva seguire un progetto di integrazione biennale ma unicamente ottenere il parere positivo del Comitato per i minori stranieri di cui all'art. 33 d.lgs. 286/98
  • TAR Friuli Venezia Giulia Sentenza del 22 - 30 maggio 2013 n. 317: "appare credibile, ed avrebbe meritato un supplemento istruttorio, che un aiuto le sia pervenuto da parte gli altri numerosi familiari residenti in Regione, ma in particolare dal padre e da un fratello della ricorrente, cittadini italiani, e quindi tenuti all'obbligo alimentare ex art. 433 C.C., abbiano integrato il suo reddito, come da essa sostenuto"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza dell'8 - 23 maggio 2013 n. 194: il ricorrente ha rappresentato l'intervenuta concessione della cittadinanza italiana al proprio genitore, **, invocando in proprio favore l'applicazione dell'art. 19, comma 2, del D. Lgs. n. 286/1998, a norma del quale "non è consentita l'espulsione, salvo che nei casi previsti dall'articolo 13, comma 1, nei confronti: … c) degli stranieri conviventi con parenti entro il secondo grado", ma a nulla rileva la sopravvenuta concessione della cittadinanza italiana al padre del ricorrente atteso che la legittimità dell'atto oggetto di impugnazione nel presente giudizio deve essere valutata con riferimento alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento dell'adozione
  • TAR Emilia Romagna Sentenza dell'8 - 23 maggio 2013 n. 193: in sede di esame di una istanza di rilascio o di rinnovo del permesso di soggiorno presentata dallo straniero che ha allega una situazione di ricongiungimento familiare, occorre valutare, ai sensi dell'articolo 5, comma 5, secondo periodo, del D. Lgs. n. 286 del 1998 (nel testo introdotto dal decreto legislativo n. 5 del 2007), la natura e l'effettività dei vincoli familiari dell'interessato e, per lo straniero già soggiornante in Italia, la durata del suo soggiorno
  • TAR Emilia Romagna Sentenza dell'8 - 23 maggio 2013 n. 192: l'art. 5, comma 5, del D. Lgs. n. 286/1998 non impone all'Amministrazione di rilasciare il permesso di soggiorno ogni qual volta ricorra una determinata situazione familiare od un consolidato radicamento dell'interessato sul territorio, ma unicamente di esprimere una valutazione circa l'opportunità del rilascio avuto riferimento anche a tali condizioni esprimendo, in sintesi, un giudizio di prevalenza fra l'interesse pubblico al mantenimento dell'ordine e sicurezza pubblica, o altro interesse pubblico coinvolto, e l'interesse del privato alla permanenza in Italia
  • TAR Lombardia Sentenza del 18 aprile - 16 maggio 2013 n. 1286: il provvedimento impugnato ha negato il rilascio di un permesso di lavoro per motivi familiari nonostante l'esame delle memorie difensive presentate in data 22.7.2011, nelle quali il ricorrente esponeva di essere padre naturale di un minore, in possesso della cittadinanza italiana, nato il 14.4.2006, con il quale non convive, e che il procedimento per il riconoscimento giudiziale della paternità era in fase di definizione
  • TAR Veneto Sentenza dell'8 - 9 maggio 2013 n. 695: avverso un diniego di carta di soggiorno chiesta dal ricorrente extracomunitario in quanto marito di una cittadina comunitaria sussiste la giurisdizione del giudice ordinario anziché di quello amministrativo
  • TAR Lazio Sentenza del 26 marzo - 2 maggio 2013 n. 4397: l'art. 4 della legge n. 218/95 prevede, in tema di protezione dei minori, la vigenza della Convenzione dell'Aja del 5.10.61: per la quale le disposizioni della Convenzione stessa si applicano (anche) alle persone che sono considerate minori soltanto dalla loro legge nazionale
  • TAR Lazio Sentenza del 4 - 30 aprile 2013 n. 369: il minore sottoposto a tutela è titolare di uno status che, secondo la sentenza della Corte Costituzionale 5 giugno 2003, n. 198 va equiparato a quello del minore affidato ex art. 32 comma 1, d.lg. n. 286 del 1998. Egli pertanto, raggiunta la maggiore età, ha titolo alla conversione del permesso di soggiorno per «minore età» in permesso di soggiorno per «lavoro subordinato», trovandosi, al compimento appunto della maggiore età, nella condizione di cui all'art. 32, comma 1, del citato decreto. Erroneamente, pertanto, la Questura ha denegato il rinnovo del titolo senza valutare l'effettiva condizione giuridica ("tutela" equivalente ad "affidamento") e di fatto (esistenza del contratto di lavoro, buste paga attestanti la percezione di un reddito sufficiente per il rilascio del titolo) in cui si trovava il ricorrente al momento dell'opposto rifiuto
  • TAR Marche Sentenza del 18 - 24 aprile 2013 n. 330: "il fatto che non sia stato mai rilasciato un formale permesso di soggiorno di cui all'art. 31 del D.Lgs. n. 286/98, pur sussistendone i presupposti, non può comunque costituire impedimento all'applicazione del successivo art. 32, trattandosi della prima richiesta di rinnovo o conversione del titolo di soggiorno presentata dopo la maggiore età e dopo la definitiva conclusione della procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, stante l'intervenuto rigetto del ricorso presentato al Tribunale di Napoli contro il provvedimento negativo adottato dalla Commissione territoriale di Caserta"
  • TAR Puglia Sentenza del 31 gennaio - 24 aprile 2013 n. 936: "il provvedimento di diniego, infatti, non prende in considerazione la situazione di affidamento di fatto – documentata – del ricorrente alla zia materna quando era ancora minorenne, elemento comunque valutabile dall'Amministrazione ai fini del rilascio del titolo di soggiorno richiesto, pur in assenza di un provvedimento giudiziale di affidamento, qualora sussistano le condizioni (reddituali, logistiche, ecc.) richieste dalla legge, e neppure la possibilità, in assenza di ulteriori motivi ostativi, di valutare in maniera diversa la posizione dell'interessato, anche alla luce delle effettive prospettive di integrazione lavorativa e sociale del medesimo in Italia"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 29 gennaio - 24 aprile 2013 n. 2309:  la particolare considerazione di cui all'art. 5, comma 5 spetta a chi abbia usufruito (quale parte attiva o quale parte passiva) di un ricongiungimento familiare, va logicamente estesa anche in favore dello straniero che abbia analoghe relazioni familiari ma non abbia avuto bisogno di esperire la procedura di ricongiungimento in quanto il nucleo familiare si trovi già unito ab origine o comunque si sia formato senza necessità di un apposito procedimento
  • TAR Toscana Sentenza del 7 marzo - 22 aprile 2013 n. 685: non vi é violazione dell'art. 5, comma 3, D.lgs. 286/98 per non aver tenuto conto che quando si valuta la posizione di un extracomunitario che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare bisogna tener conto dell'esistenza dei legami familiari e della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale, in quanto, dopo che molti anni fa vi era stato un provvedimento di ricongiungimento familiare, il ricorrente andando a vivere da solo è uscito dal nucleo familiare assumendo una posizione autonoma
  • TAR Toscana Sentenza del 7 marzo - 22 aprile 2013 n. 683: "colui che ottiene un permesso per motivi di famiglia (ai sensi art. 19 TUI in quanto convivente con sorella italiana) può anche svolgere attività lavorativa, ma fintanto che non modifica il titolo di soggiorno, chiedendo una conversione del permesso, devono continuare a sussistere i requisiti per fruire del permesso originariamente concesso"
  • TAR Lazio Sentenza del 14 marzo - 18 aprile 2013 n. 3919: "se da un lato né la datata permanenza nel territorio italiano, né la presenza di un nucleo familiare più o meno nutrito, costituiscono, in linea di principio, circostanze che obbligano lo Stato a consentire la presenza nel suo territorio di stranieri dediti alla commissione di reati, d'altro canto, come già ricordato, la norma impone all'amministrazione di valutare se la pregressa durata della permanenza dello straniero nel territorio nazionale o esigenze familiari, possano in via eccezionale giustificare anche singole condotte devianti"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 4 - 16 aprile 2013 n. 157: rilevata, a carico dell'Amministrazione, l'omissione delle prescritte valutazioni ex art. 5, comma 5, del D. Lgs. n. 286/0998 circa la condizione familiare del ricorrente, sulla quale, allo stato degli atti, regna la più assoluta incertezza, e ,considerata la condotta processuale dell'Amministrazione ex art. 116, comma 2, c.p.c., di conseguenza il ricorso viene accolto
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 4 - 8 aprile 2013 n. 146: il minore *** è stato affidato alla famiglia del sig. *** ai sensi dell'art. 4, comma 1, della L. 4 maggio 1983, n. 184 e pertanto la procedura di conversione del permesso di soggiorno al compimento della maggiore età non soggiace alla particolare disciplina di cui all'art. 32, commi 1bis e 1ter
  • TAR Campania Sentenza del 20 marzo - 3 aprile 2013 n. 1757: risulta fondata la censura relativa alla violazione dell'art. 3 della legge 241/1990 s.m.i per non avere l'amministrazione motivato in ordine alle memorie difensive prodotte dalla ricorrente e segnatamente in ordine al contenuto della memoria in data 14.06.2012 depositata il 18.06.2012, nella quale la ricorrente ha esplicitato le ragioni del ritardo nel deposito della documentazione e ha comunque parzialmente esaudito le richieste dell'amministrazione, allegando il passaporto, il permesso di soggiorno, la ricevuta attestante la richiesta di rinnovo, lo stato di famiglia
  • TAR Piemonte Sentenza del 13 - 27 marzo 2013 n. 397: "come già sottolineato dal Collegio nell'ordinanza di accoglimento della sospensiva, le carenze di istruttoria e di motivazione evidenziate dal provvedimento impugnato, che si limita a riportare solo il dato negativo della pendenza dei procedimenti a carico del ricorrente – al momento dell'emissione del decreto, peraltro, nella gran parte già conclusisi positivamente per lui - inficiano la legittimità del diniego di conversione e rendono opportuno da parte dell'Amministrazione un riesame della domanda del ricorrente alla luce di tutti gli elementi che possano essere rilevanti nella ricostruzione del suo percorso di integrazione sul territorio nazionale"
  • TAR Piemonte Sentenza del 13 - 27 marzo 2013 n. 395: la pur intervenuta condanna per il reato inerente gli stupefacenti non poteva dar luogo ad una causa automaticamente ostativa al rinnovo del titolo di soggiorno: era infatti necessaria, a tal fine, anche una valutazione – tra le altre cose – "della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato", così come richiesto dalla norma
  • TAR Piemonte Sentenza del 13 - 27 marzo 2013 n. 384: nel caso di specie, la Questura ha omesso di considerare la situazione di minore sottoposto a tutela in cui versava il ricorrente, situazione che, anche sulla base della giurisprudenza di questa Sezione, legittima l'applicazione dell'art. 32 citato a tutti i minori stranieri divenuti maggiorenni, con conseguente più ampia possibilità di inserimento nel contesto socio-economico italiano
  • TAR Toscana Sentenza del 7 febbraio - 25 marzo 2013 n. 479: i reati risultano commessi in un'epoca in cui il ricorrente era presente da tempo in Italia e pertanto non possono essere giustificati sulla base delle difficoltà di un primo periodo di ambientamento cui poi è seguito un radicale cambiamento di vita, e la circostanza che abbia ottenuto nel 2010 il ricongiungimento familiare non è motivo sufficiente ad elidere il giudizio di pericolosità ma solo a richiedere che lo stesso sia effettuato in concreto
  • TAR Toscana Sentenza del 21 febbraio - 25 marzo 2013 n. 464: il ricorrente non ha mai portato a conoscenza dell'Amministrazione il fatto che il Italia risiedesse il proprio nucleo familiare e quindi non possono trovare alcuna considerazione le censure relative alla mancata considerazione delle circostanze relative al "ricongiungimento familiare" dello stesso o alla violazione degli artt. 29 Cost. e 8 della CEDU
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 6 dicembre 2012 - 21 marzo 2013 n. 230: il requisito del percorso formativo biennale non può essere richiesto al minore che abbia compiuto i 18 anni prima della entrata in vigore della legge 94/09 che lo richiede, ovvero prima che siano passati due anni della sua entrata in vigore
  • TAR Veneto Sentenza del 6 - 8 marzo 2013 n. 361: l'Amministrazione nella motivazione dimostra di aver tenuto conto della condizione familiare del ricorrente, ricordando che il medesimo è giunto in Italia con un visto di ingresso per motivi familiari, ma ritenendo infine prevalenti le esigenze di tutela dell'interesse pubblico a che non permangano sul territorio nazionale soggetti pericolosi per la sicurezza e l'ordine pubblico
  • Consiglio di Stato Sentenza dell'8 febbraio - 7 marzo 2013 n. 1388: "il collegio, pur non ignorando come il prevalente orientamento giurisprudenziale riconosca in via generale efficacia ostativa automatica alle condanne penali irrevocabili per violazione del diritto d'autore, reputa che nel caso di specie - nel quale, giova sottolineare, l'istanza aveva ad oggetto il rilascio di un nuovo permesso di soggiorno per lavoro (non più autonomo ma) subordinato - non siano stati considerati due profili, non meno rilevanti, quali: il lungo soggiorno in Italia del richiedente e, soprattutto, la presenza in Italia della moglie, in precarie condizioni di salute, relativamente alla quale è agli atti un nulla-osta al ricongiungimento familiare
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 6 marzo 2013 n. 86in presenza di particolari situazioni familiari del cittadino straniero, suscettibili di essere incise da provvedimenti in materia di titoli di soggiorno, é richiesta una specifica valutazione ex art. 5 , comma 5, del D. Lgs. n. 286/1998, nel testo novellato dall'art. 2, comma 1, lett. b) del D. Lgs. n. 5/2007, circa la natura dei legami familiari e la durata della permanenza sul territorio nazionale
  • TAR Lazio Sentenza del 17 gennaio - 6 marzo 2013 n. 2414: il precedente per il quale  risulta essere stato condannato il ricorrente è risalente nel tempo (2005) e risulta isolato, in quanto non sono stati documentati dalla amministrazione le ulteriori denunce e gli arresti menzionati nel provvedimento impugnato quali indici del suo non inserimento nel tessuto sociale e della sua propensione a vivere di proventi illeciti. Tali elementi dovranno essere presi in considerazione dalla amministrazione in sede di rinnovo dell'esame dell'istanza del ricorrente, al fine di effettuare una complessiva valutazione di pericolosità sociale dell'istante
  • TAR Lombardia Sentenza del 20 febbraio - 5 marzo 2013 n. 219: non si ritiene che la situazione del ricorrente potrebbe essere rivalutata alla luce dei rapporti familiari, attesa la chiara e dimostrata propensione a delinquere anche degli altri componenti della famiglia, la vicinanza dei quali non può certo deporre a favore di una possibilità di recupero sociale del ricorrente
  • TAR Sicilia Sentenza del 14 febbraio - 4 marzo 2013 n. 661: tutte le questioni in tema di ricongiungimento familiare e di permesso di soggiorno per motivi familiari sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario ai sensi dell'art. 30, co. 6, del D. Lgs. 286/98
  • Consiglio di Stato Sentenza dell'1 - 2 marzo 2013 n. 1245: l'ultima parte dell'art. 5, comma 5, del t.u. n. 286/1998, come modificata per effetto del decreto legislativo n. 5/2007 va intesa estensivamente, ossia ricomprendendo nell'àmbito della sua tutela anche i nuclei familiari che abbiano la stessa composizione che legittimerebbe, occorrendo, la procedura di ricongiungimento, ma che non ne abbiano avuto bisogno in quanto riuniti ab origine. Una interpretazione diversa sarebbe invero manifestamente irragionevole ed iniqua, e si presterebbe ad una fondata eccezione d'incostituzionalità 
  • TAR Abruzzo Sentenza del 13 - 28 febbraio n. 183: la ricorrente, a seguito di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari (motivato alla stregua della circostanza dell'intervenuta condanna ostativa in capo al di lei coniuge, a sua volta destinatario di rigetto di rinnovo di permesso di soggiorno), ha chiesto all'Amministrazione di volere considerare la possibilità di rilascio di permesso di soggiorno a diverso titolo (lavoro) e di volerla pertanto rimettere in termini ai fini della presentazione di tale diverso titolo
  • TAR Lazio Sentenza del 27 novembre - 17 dicembre 2012 - 26 febbraio 2013 n. 2104: il provvedimento impugnato si è fermato a valutare il requisito della sufficienza dei mezzi di sostentamento senza tuttavia considerare che il ricorrente vive con il proprio nucleo familiare, provvedendo al proprio sostentamento anche mediante la coltivazione del terreno di sua proprietà e l'allevamento di animali, che i genitori sono cittadini italiani e che pertanto egli risulta inespellibile, a mente dell'art. 19, comma 2, lett. c) del d.lgs. 286/98, e infine che egli si trova in Italia da molti anni e i rapporti con il Paese di origine sono da ritenersi ormai inesistenti
  • TAR Toscana Sentenza del 31 gennaio - 25 febbraio 2013 n. 310: non doveva essere effettuata una valutazione di pericolosità sociale in concreto in quanto il ricorrente non era venuto in Italia per ricongiungimento familiare, bensì da minore non affidato e poi sottoposto a tutela e pertanto la presunzione ex lege è giustificata
  • TAR Trentino Sentenza del 26 luglio 2012 - 21 febbraio 2013 n. 65: "la Questura doveva, nella specie, valutare la situazione sopraggiunta, senza fermarsi al fatto che fosse venuto meno il requisito della convivenza con il parente italiano, il quale, peraltro, ha reso circostanziata dichiarazione attestante la sussistenza medio tempore di tale condizione"
  • TAR Trentino Sentenza del 26 luglio 2012 - 21 febbraio 2013 n. 59: "è mancata ogni ponderazione al riguardo, non potendo la Questura fermarsi alla sola circostanza che fosse venuto meno il precedente permesso per motivi di famiglia, senza dar corso ad un completo riesame della situazione sopraggiunta del lavoratore straniero"
  • TAR Lombardia Sentenza del 30 gennaio - 14 febbraio 2013 n. 416: il permesso di soggiorno deve essere rilasciato anche quando il minore sia stato sottoposto ad un qualsivoglia affidamento, amministrativo, giudiziario e anche di fatto, ai sensi dell'art. 2, della L. n. 84 del 1983, come del resto testimonia l'utilizzo dell'avverbio ««comunque»
  • TAR Veneto Sentenza del 24 gennaio - 8 febbraio 2013 n. 186: nel provvedimento impugnato manca la valutazione sulla situazione familiare del ricorrente, che risulta convivente con la moglie e con due figli nati in Italia, e risulta assunto nella ditta intestata al padre e al fratello
  • TAR Piemonte Sentenza del 24 gennaio - 8 febbraio 2013 n. 195: l'art. 32 comma 1 bis del D. L.vo 286/98, a seguito delle ulteriori modifiche introdotte con l'art. 3 del D.L. 89/2011, in realtà richiede, ai fini di che trattasi, la frequenza dei programmi di integrazione sociale per il periodo minimo di due anni solo per i minori non accompagnati tout court, e cioè solo per quei minori che non siano stati sottoposti a tutela o che non siano stati altrimenti affidati ai sensi dell'art. 2 della L. 184/83
  • TAR Piemonte Sentenza del 24 gennaio - 8 febbraio 2013 n. 176: "non risponde al vero che l'amministrazione non abbia valutato gli ulteriori elementi previsti dal citato art. 9, dal momento che nella motivazione degli atti impugnati è chiaramente evidenziata l'assenza di ragioni familiari capaci di bilanciare il giudizio di pericolosità sociale dello straniero, tenuto conto della grave compromissione dei valori familiari conseguita ai fatti di rilievo penale commessi dallo straniero in danno della figlia minorenne, dai quali è scaturita, oltre alla pena detentiva, anche la sanzione accessoria della perdita della potestà genitoriale nei confronti della figlia"
  • TAR Lombardia Sentenza del 6 - 7 febbraio 2013 n. 151: ai fini della conversione del permesso di soggiorno rilasciato ad un cittadino extracomunitario di minore età diventato poi maggiorenne – l'art. 32 del D. Lgs. 286/98 va interpretato nel senso che i commi 1-bis e 1-ter integrano una fattispecie distinta da quella del primo comma; di conseguenza le condizioni richieste in detti commi non si cumulano con quelle del primo comma, idonee autonomamente a consentire la conversione del permesso
  • TAR Lazio Sentenza del 17 dicembre 2012 - 5 febbraio 2013 n. 1249: il provvedimento di rigetto è motivato con riferimento al diniego della dichiarazione di emersione da lavoro irregolare intervenuta ad opera dello Sportello Unico in relazione alla necessità di depositare la certificazione concernente il reddito necessario previsto come requisito per poter accedere alla emersione oltre che quella afferente il contratto di soggiorno, ma l'odierno ricorrente, così come indicato negli atti del giudizio, è coniugato con la signora ** la quale è amministratrice unica, nonché unica socia della ***  S.r.l. presso la quale lavora, ha un figlio nato in data 25 maggio 1985 e convive stabilmente in Italia con la sua famiglia. Sotto tale profilo, dunque, il mancato invio del preavviso di diniego ha impedito al ricorrente di poter fornire gli elementi documentali in grado di giustificare il possibile esito positivo del procedimento, con conseguente illegittimità del provvedimento impugnato
  • TAR Piemonte Sentenza del 16 - 31 gennaio 2013 n. 146: "la Questura ha in effetti valutato la circostanza che la richiedente fosse madre di una minore nata e cresciuta in Italia, ma ha – ciò nondimeno – ritenuto la non prevalenza del fattore familiare in considerazione sia della gravità del reato per il quale era stata pronunciata condanna, sia della sussistenza di ulteriori pendenze penali in capo all'interessata"
  • TAR Lombardia Sentenza del 16 - 28 gennaio 2013 n. 88: "rispetto all'invocato diritto all'unità familiare, il giudizio di bilanciamento – che tiene conto "della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato e dell'esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d'origine, nonché, per lo straniero già presente sul territorio nazionale, anche della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale" – non può che concludersi sfavorevolmente, alla luce della pericolosità sociale che emerge dalle plurime esperienze negative di cui il cittadino straniero si è reso autore per un sensibile arco temporale"
  • TAR Lazio Sentenza del 29 novembre 2012 - 28 gennaio 2013 n. 978: il percorso di riscatto compiuto dal (ricorrente) negli ultimi anni in un contesto che appare solido e credibile, unitamente alla sussistenza di rapporti familiari con la figlia nata in Italia", situazione assimilabile - a determinate condizioni - al ricongiungimento familiare sono circostanze da valorizzare "ai fini dell'applicazione delle disposizioni dell'art. 5, comma 5, secondo periodo, del D.Lgs. n. 286/1998 quali parametri che la medesima norma soprarichiamata prescrive di valutare ogni volta che ci si trovi di fronte a situazioni di ricongiungimento familiare o ad esse assimilabili, per cui è da ritenere che il "percorso complessivamente compiuto dall'appellante anche in relazione ai suoi esiti più recenti possa giustificare una richiesta di riesame del provvedimento in precedenza adottato dall'Amministrazione in relazione alla considerazione di nuovi elementi che possano consentire il rilascio del permesso di soggiorno di cui all'art.5, comma 5, primo periodo"
  • TAR Campania Sentenza del 9 - 23 gennaio 2013 n. 502: "l'Amministrazione non può applicare, nel senso dell'automatica revoca del permesso, l'art. 26 co. 7 d.lgs. 286/1998 in quanto l'art. 5 co. 5 del medesimo testo unico, di derivazione comunitaria, è norma di portata generale tale da escludere qualsivoglia automatismo in relazione alla posizione dello straniero che abbia effettuato il ricongiungimento ai sensi dell'art. 29 del d.lgs. 286/1998, di cui, sempre, vanno apprezzati i legami familiari"
  • Consiglio di Stato Sentenza dell'11 - 23 gennaio 2013 n. 420: "non appare manifestamente illogico né iniquo che l'autorità emanante abbia stimato che l'esigenza di allontanare il pregiudicato prevalga su quella di tutelare l'unità del nucleo familiare, stante che tale giudizio di prevalenza è consentito dall'art. 9 del t.u. e dal d.lgs. n. 5/2007"
  • TAR Toscana Sentenza del 4 dicembre 2012 - 22 gennaio 2013 n. 97: il ricorso è fondato in quanto i dubbi sull'effettiva minore età del ricorrente al momento della richiesta del permesso negato dalla Questura sono stati determinati dall'utilizzazione di un diverso passaporto rispetto a quello esibito dal ricorrente al momento della richiesta che però riportava le generalità del ricorrente con una foto diversa
  • Consiglio di Stato Sentenza del 18 - 21 gennaio 2013 n. 326: "a parità di composizione del nucleo familiare non vi é alcuna giustificazione razionale per riservare un trattamento più favorevole al nucleo che si sia riunito grazie ad una procedura di ricongiungimento ed uno meno favorevole a quello che risulti già riunito ab origine o che si sia formato in Italia"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 26 ottobre 2012 - 15 gennaio 2013 n. 270: il caso riguarda una fase successiva di applicazione delle norme dell'art. 32 TUI, che finisce poi per ruotare intorno alla nuova modifica del 2011
  • Consiglio di Stato Sentenza del 26 ottobre 2012 - 15 gennaio 2013 n. 269: "per i minori stranieri affidati o sottoposti a tutela, è sufficiente che sia stato avviato un percorso di integrazione sociale e civile apprezzabile dal Comitato o più precisamente dall'organo che ne va ad acquisire le funzioni dopo la sua soppressione ad opera dell'art. 12, comma 20, del D.L. n. 95/2012 convertito dalla legge n. 135/2012
  • Consiglio di Stato Sentenza del 26 ottobre 2012 - 15 gennaio 2013 n. 179: "ai fini della conversione del permesso di soggiorno, è sufficiente dimostrare che, alla data di entrata in vigore della legge n. 94/2009, il minore si trovava nelle condizioni per essere ammesso allo svolgimento del programma e che esso sia stato successivamente attuato"
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 3 ottobre 2012 - 11 gennaio 2013 n. 29: "nella situazione di particolare gravità dianzi indicata [l'odierno ricorrente è stato condannato  per detenzione a fine di spaccio di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti (15,492 Kg di marijuana)], si rilevano pertanto inconsistenti le considerazioni delineate in ricorso in ordine alla situazione familiare del ricorrente, alle valutazioni di competenza del Tribunale di sorveglianza ed all'asserita assenza di pericolosità sociale del predetto"
  • TAR Campania Sentenza del 5 dicembre 2012 - 10 gennaio 2013 n. 228: nel caso in esame, in cui non è controverso l'avvenuto ricongiungimento, la motivazione "rinforzata" come prevista all'art. 5, comma 5, del d.lgs. 286/98 risulta completamente assente, non potendo integrare la medesima il mero riferimento alle denunce
  • TAR Marche Sentenza del 14 dicembre 2012 - 9 gennaio 2013 n. 21: si revocava il permesso di soggiorno rilasciato al ricorrente sul falso presupposto della relativa minore età alla data di ingresso in Italia. Tale circostanza poteva essere accertata solo in epoca successiva, quando veniva richiesta la conversione del titolo in permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Solo in tale sede il ricorrente dichiarava le proprie vere generalità
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 6 dicembre 2012 - 9 gennaio 2013 n. 10: "al ricorrente non poteva essere negata la conversione del permesso di soggiorno per il solo fatto della sopravvenienza di una nuova normativa posto che la stessa non era vigente al momento dell'ingresso in Italia, e che, quindi, al minore doveva essere consentito di maturare il requisito necessario per la permanenza in Italia"
  • TAR Campania Sentenza del 12 dicembre 2012 - 2 gennaio 2013 n. 20: l'amministrazione, a prescindere dall'esistenza o meno di una formale procedura di ricongiungimento, avrebbe anche dovuto tener conto dei legami familiari dello straniero non potendosi ragionevolmente riconoscere una tutela minore (o nessuna tutela) a quei nuclei familiari che siano uniti ab origine o comunque si trovino riuniti senza che vi sia stato bisogno dell'apposito procedimento, sempreché la loro composizione corrisponda a quella che, occorrendo, legittimerebbe l'esercizio del diritto al ricongiungimento
  • Consiglio di Stato Sentenza del 18 - 21 dicembre 2012 n. 6646: "la presente decisione non preclude, di per sé, all'amministrazione di procedere ad un riesame discrezionale della pratica, ove ne ravvisi i presupposti, anche alla luce del nuovo testo dell'art. 5, comma 5, del t.u. n. 286/1998, come modificato dal d.lgs. n. 5/2007, considerando lo stato di famiglia del ricorrente (e tenendo conto che secondo la giurisprudenza di questa Sezione la tutela prevista per i nuclei familiari nei quali vi sia stata una procedura di ricongiungimento si estende ragionevolmente anche ai nuclei familiari che si trovino già riuniti senza aver dovuto esperire l'apposita procedura)"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 9 novembre - 3 dicembre 2012 n. 6163: "ove si attribuisse ai legami familiari una valenza ed una preminenza assoluta, come tale comunque fondante una vera e propria pretesa al rinnovo del permesso di soggiorno, si finirebbe per riconoscere a chiunque versasse nella stessa condizione del ***** (due condanne, una delle quali peraltro per più fatti in continuazione, per quantitativi significativi di cocaina)  una sorta di impunità sul piano amministrativo: va fatto un giudizio il più possibile concreto ed individualizzante"
  • TAR Lazio Sentenza del 25 ottobre - 20 novembre 2012 n. 9587: "la valutazione dell'effettività e della natura dei vincoli familiari va effettuata non soltanto in caso di ricongiungimento familiare, ma in tutte le ipotesi in cui il provvedimento di diniego incide sui legami familiari del richiedente il permesso di soggiorno"
  • TAR Liguria Sentenza del 15 novembre 2012: "il diniego si fonda unicamente sulla mancanza del parere del comitato per i minori non accompagnati, cioé quella fase  endoprocedimentale attivabile dalla p.a. stessa nei termini predetti"(si ringrazia l'Avv. Ballerini per la segnalazione)
  • Consiglio di Stato Sentenza del 26 ottobre - 8 novembre 2012 n. 5679: "pur considerando che le disposizioni in materia di tutela del nucleo familiare, di cui all'art. 5, comma 5, del t.u. n. 286/1998, nel testo modificato dal decreto legislativo n. 5/2007 si riferiscono, in modo esplicito, agli stranieri che abbiano esercitato il ricongiungimento familiare o siano familiari ricongiunti, questa Sezione ha ripetutamente affermato che la stessa tutela deve essere riconosciuta ai nuclei familiari che si trovino già riuniti ab origine, ove la loro composizione corrisponda a quella che, ove fosse necessario, legittimerebbe la procedura di ricongiungimento."
  • Consiglio di Stato Sentenza del 14 settembre - 29 ottobre 2012 n. 5516: deve ritenersi illegittimo il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno che faccia riferimento solo alla sussistenza di una condanna cd. ostativa, senza valutare la situazione familiare del ricorrente nel senso indicato dal d.lgs. n. 5/2007
  • TAR Lazio Sentenza del 4-5 ottobre 2012 n. 5325: "la presente controversia, avente ad oggetto l'impugnazione del diniego di visto per ricongiungimento familiare richiesto dal ricorrente, è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario"
  • TAR Lazio Sentenza del 4-5 ottobre 2012 n. 5312: diniego del rilascio del visto per cure mediche per un minore.- ricorso inammissibile per carenza di legittimazione attiva del ricorrente. Il ricorrente, infatti, infatti, non risultava il titolare della posizione giuridica per la quale ha instaurato il giudizio, che compete al solo minore, e poteva venire azionata eventualmente da chi ne esercita la tutela
  • Consiglio di Stato Sentenza del 31 agosto - 25 settembre 2012 n. 5097: devono essere messe in ragionata comparazione le esigenze di pubblica sicurezza e di prevenzione dei reati (tendo conto anche della maggiore o minore gravità dei precedenti penali e delle altre misure di polizia eventualmente adottate nei confronti dell'interessato) con la doverosa tutela della famiglia formatasi sul territorio nazionale
  •  Consiglio di Stato Sentenza del 31 agosto - 25 settembre 2012 n. 5089: nella fattispecie, la preferenza accordata dall'autorità di p.s. alle esigenze pubblicistiche (allontanamento dei soggetti autori di gravi reati) rispetto alla tutela dell'unità familiare appare legittima, con riferimento ai criteri della "proporzionalità" e delle "adeguatezza"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 31 agosto - 20 settembre 2012 n. 5026: "la tutela accordata dalla legge al nucleo familiare che sia frutto di una procedura di ricongiungimento deve essere riconosciuta, a parità di condizioni, anche al nucleo familiare che si trovi unito ab origine o comunque si sia riunito senza necessità dell'apposita procedura, sempreché la sua composizione sia la medesima che, occorrendo, legittimerebbe una domanda di ricongiungimento"
  • TAR Friuli Sentenza del 26 giugno - 7 agosto 2012 n. 301: il ricorrente afferma che dovevano essere considerate le condizioni economiche dell'intera famiglia: egli infatti convive con la madre e una sorella, regolarmente occupate e produttrici di reddito sufficiente anche al suo mantenimento, nella momentanea fase di disoccupazione
  • Consiglio di Stato Sentenza del 22 giugno - 27 luglio 2012 n. 4277: il nuovo requisito della permanenza nel territorio nazionale da almeno tre anni non é esigibile nei confronti dei minori entrati in Italia prima della novella introdotta dalla legge n. 94 del 2009
  • TAR Lazio Sentenza del 24 gennaio - 19 luglio 2012 n. 6647: "il ricorso è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato ai fini della rinnovata valutazione dell'istanza ai sensi del testo previgente dell'art. 32 comma 1 del D.Lgs. 286/98 e quindi a prescindere dalla partecipazione ad un progetto di integrazione sociale e civile almeno biennale
  • TAR Lazio Sentenza del 27 aprile - 19 luglio 2012 n. 6628: il Tribunale ritiene di dover accogliere il ricorso in relazione al primo motivo di ricorso, con il quale appunto, richiamando la sent. della Corte cost. n.198/2003 e la giurisprudenza formatasi sotto la precedente disciplina, si sostiene che il requisito della partecipazione al progetto di integrazione deve ritenersi come alternativo rispetto allo stato di minore affidato o sottoposto a tutela
  • TAR Lazio Sentenza del 12 aprile - 15 giugno 2012 n. 5531: annullamento del provvedimento impugnato ai fini della rinnovata valutazione dell'istanza ai sensi del testo previgente dell'art. 32 comma 1 del D.Lgs. 286/98 e quindi a prescindere dalla partecipazione ad un progetto di integrazione sociale e civile almeno biennale
  • TAR Lazio Sentenza del 20 dicembre 2011 - 15 giugno 2012 n. 5526: "l'autorità procedente avrebbe dovuto tener conto della complessiva posizione dell'intero nucleo familiare e della posizione "qualificata" dall'aspettativa ad ottenere il rinnovo del titolo autorizzatorio alla permanenza nel Paese collegata alla possibilità di beneficiare della sanatoria di lavoro irregolare della moglie
  • TAR Lazio Sentenza del 15 marzo - 13 giugno 2012 n. 5406: "il ricorso è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato ai fini della rinnovata valutazione dell'istanza ai sensi del testo previgente dell'art. 32 comma 1 del D.Lgs. 286/98 e quindi a prescindere dalla partecipazione ad un progetto di integrazione sociale e civile almeno biennale."
  • Consiglio di Stato Sentenza del 1° - 5 giugno 2012 n. 3307: "la presente decisione di rigetto dell'appello non preclude, di per sé, all'amministrazione di riesaminare il caso, tenendo conto – ove li ritenga rilevanti - degli elementi sopravvenuti. In occasione di un eventuale riesame, l'amministrazione vedrà anche se vi siano le condizioni per applicare all'interessato le nuove disposizioni del decreto legislativo n. 5/2007, in relazione allo stato di famiglia ed alla lunga permanenza nel territorio nazionale in assenza (a quanto pare) di qualsivoglia precedente penale."
  • TAR Lazio Sentenza del 12 - 27 aprile - 5 giugno 2012 n. 5062: "avendo la valutazione amministrativa avuto ad oggetto la sussistenza dei requisiti di legge ("è emersa la separazione…è venuto a mancare il vincolo del coniugio") - la controversia concerne il diritto soggettivo all'emanazione del decreto di acquisto della cittadinanza, con conseguente necessità per l'istante di adire il giudice ordinario al fine di far dichiarare, previa verifica dei requisiti di legge, che egli è cittadino"
  • TAR Lazio Sentenza del 1° marzo - 16 maggio 2012 n. 4431: le disposizioni della Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961, resa esecutiva con la legge 24 ottobre 1980, n. 742,si applicano anche alle persone considerate minori soltanto dalla loro legge nazionale, nonché alle persone la cui residenza abituale non si trova in uno degli Stati contraenti
  • Consiglio di Stato Sentenza del 20 aprile - 15 maggio 2012 n. 2783: non é trasformabile il permesso di soggiorno per affidamento minori in uno per lavoro autonomo
  • Consiglio di Stato Sentenza del 9 marzo - 24 aprile 2012 n. 2423: "risulta decisiva la valutazione di pericolosità sociale implicita nel fatto che l'interessato sia stato destinatario di un provvedimento di avviso orale ai sensi dell'art. 4 della legge 1423/1956, che non risulta essere stato autonomamente impugnato. La esistenza di un presupposto di pericolosità sociale ai sensi della legge – fino a quando tale presupposto permane - costituisce pertanto un preciso e insuperabile impedimento alla concessione del permesso di soggiorno anche in presenza di circostanze familiari e sociali altrimenti meritevoli di tutela."
  • TAR Lazio Sentenza dell'8 marzo - 4 aprile 2012 n. 3109: diniego di rilascio del visto per ricongiungimento familiare - dichiarata l'inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo
  • Consiglio di Stato Sentenza del 9 - 27 marzo 2012 n. 1785: "la disciplina modificativa dell'art. 32 del d.lgs. n. 286 del 1998 - da ultimo introdotta con l'art. 1, della legge n. 94 del 2009 - non può trovare applicazione nei confronti dei minori non accompagnati già in Italia prima della sua entrata in vigore (8 agosto 2009) e che compiono il diciottesimo anno di età senza che sia possibile il completamento del progetto di integrazione sociale e civile di durata biennale, condizioni come nel caso dell'odierno ricorrente"
  • TAR Lazio Sentenza del 20 dicembre 2011 - 17 gennaio 2012 n. 510: non rientrando il ricorrente nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina – avendo lo stesso compiuto la maggiore età in un periodo antecedente due anni dalla entrata in vigore della legge – appare evidente la possibilità per lo stesso di ottenere la conversione del permesso di soggiorno da affidamento per minore età ad attesa occupazione
  • TAR Toscana Sentenza del 20 dicembre 2011 - 9 gennaio 2012 n. 6: contro il diniego del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonché contro gli altri provvedimenti dell'autorità amministrativa in materia di diritto all'unità familiare deve proporsi ricorso dinanzi al tribunale ordinario del luogo di residenza dello straniero, con ciò riconoscendo per implicito come, in tale materia, le situazioni soggettive in gioco non perdano la consistenza del diritto soggettivo di fronte all'operato della pubblica amministrazione
  • Consiglio di Stato Sentenza del 25 novembre - 20 dicembre 2011 n. 6690: l'amministrazione, nel respingere la sua istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, non ha applicato la disposizione dettata dall'art. 5, comma 5, del d. lgs. n. 286 del 1998 che esclude valutazioni automatiche nel caso in cui lo straniero sia entrato in Italia per motivi di ricongiungimento familiare
  • TAR Toscana Sentenza del 3 novembre - 14 dicembre 2011 n. 1932: coversione/rilascio del permesso in presenza di minori sottoposti a tutela ai sensi dell'art. 343 c.c., ovvero a qualsiasi tipo di affidamento previsto dalla legge n. 184/83, ivi compreso quello "di fatto"
  • TAR Lazio Sentenza del 6 - 7 dicembre 2011 n. 9630: illegittimo il diniego di conversione del permesso di soggiorno da minore età a studio - "il ricorrente, pur avendo fatto domanda di permesso di soggiorno successivamente all'entrata in vigore della modifica normativa, non avendo avuto a disposizione il tempo minimo necessario per maturare il suddetto biennio, non si trova nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina"
  • TAR Toscana Sentenza del 17 novembre - 7 dicembre 2011 n. 1884: illegittimo il diniego di conversione del permesso di soggiorno da minore età a lavoro - il ricorrente, essendo entrato in Italia prima dell'entrata in vigore della l. n. 94/2009 che modifica l'art. 32 del TU sull'immigrazione, e non avendo avuto comunque a disposizione il tempo minimo necessario per maturare il suddetto biennio, non si trova nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina
  • TAR Sicilia Sentenza del 10 - 28 novembre 2011 n. 2798: annullamento del provvedimento con cui il Questore di Catania ha rigettato l'istanza proposta dal ricorrente per il rilascio del premesso di soggiorno ai sensi dell'articolo 32 del decreto legislativo n. 296/1998, a causa della mancanza dei presupposti di cui all'art. 32, comma 1-bis e 1-ter del D.Lgs. n. 286/1998, ossia la permanenza sul territorio nazionale da almeno tre anni, e l'inserimento, per un periodo non inferiore a due anni, in un progetto di integrazione sociale
  • TAR Toscana Sentenza del 3 - 18 novembre 2011 n. 1783: "in sede di rinnovo di permesso di soggiorno, e non di primo rilascio, l'Amministrazione deve essere particolarmente attenta a valutare le situazioni specifiche, soprattutto se riferite a stranieri da tempo presenti sul territorio nazionale e già beneficiati di precedenti rinnovi, in particolar modo laddove sono presenti stranieri con figli minori, anche se in affido "eterofamiliare" come nel caso di specie"
  • TAR Toscana Sentenza del 3 - 18 novembre 2011 n. 1769: il ricorrente, essendo entrato in Italia prima dell'entrata in vigore della l. n. 94/2009 che modifica l'art. 32 del TU sull'immigrazione, e non avendo avuto comunque a disposizione il tempo minimo necessario per maturare il suddetto biennio, non si trova nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina
  • TAR Lazio Sentenza del 27 ottobre - 15 novembre 2011 n. 8896: "con riferimento alla prima modifica apportata con la L. 189/02 all'art. 32 del D.Lgs. 286/98, non rientrando il ricorrente nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina il ricorso è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato"
  • TAR Lazio Sentenza del 3 - 7 novembre 2011 n. 8503: la controversia avente ad oggetto l'impugnazione del diniego di visto per ricongiungimento familiare richiesto dalla ricorrente è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario
  • TAR Toscana Sentenza del 19 ottobre - 4 novembre 2011 n. 1641: la "novella" legislativa di cui alla norma richiamata del 2009 non poteva essere ritenuta applicabile al minore che aveva fatto ingresso in Italia precedentemente alla sua entrata in vigore, non potendo avere la disposizione normativa un'efficacia retroattiva né essere qualificata di interpretazione autentica di norma preesistente
  • TAR Toscana Sentenza del 1° giugno - 20 ottobre 2011 n. 1530: il ricorrente – entrato in Italia nel luglio del 2009 e sottoposto a tutela con decreto del 21 agosto 2009 - al momento dell'entrata in vigore della nuova disciplina di cui alla l. n. 94/2009 (pubblicata nella G.U. n. 170 del 24 luglio 2009) si trovava nella condizione di "minore straniero non accompagnato": una condizione per la quale già il previgente testo dell'art. 32 del d.lgs. n. 286/1998 prevedeva l'assoggettamento al progetto di integrazione sociale di durata biennale. Ne deriva che non vi è alcun problema di applicazione retroattiva della nuova normativa, poiché quest'ultima non incide su alcuna posizione preesistente consolidata del ricorrente
  • TAR Lazio Sentenza del 6 - 7 ottobre 2011 n. 7774: legittimo il diniego tacito di accesso tenuto dal Ministero Affari Esteri verso la istanza comunicazione ufficiale dell'indirizzo dell'Ufficio diplomatico della Federazione di Nepal accreditata in Italia; copia della legge nepalese vigente (dalla quale emerge che i figli naturali non riconosciuti dal padre cittadino nepalese possono essere riconosciuti come cittadini)"
  • TAR Toscana Sentenza 5 luglio - 7 ottobre 2011 n. 1469: "è sufficiente combinare correttamente i principi che governano l'efficacia della legge nel tempo e nello spazio, perché risulti evidente l'inconsistenza della tesi propugnata dal ***** circa la presunta violazione, ad opera dell'amministrazione procedente, del principio di irretroattività della legge: se la sottoposizione dello straniero all'ordinamento italiano coincide con l'ingresso nel territorio dello Stato, nessun problema di retroattività si pone per una fattispecie complessa – ingresso in Italia dello straniero da minorenne, conseguimento del permesso di soggiorno per minore età, conversione del permesso di soggiorno –, rispetto alla quale non si verifica alcuna successione di leggi nel tempo, bensì la sottoposizione ad un'unica disciplina, quella del 2009, sotto il cui dominio tutti gli elementi costitutivi della fattispecie medesima sono venuti ad esistenza"
  • TAR Toscana Sentenza 5 luglio - 5 ottobre 2011 n. 1444:: "per la applicazione del primo comma dell'art. 32 D.Lgs. n. 286/98 come modificato dalla legge n. 189/02, ma non anche dalla legge n. 94/09 la disposizione doveva essere interpretata nel senso di consentire il rilascio del permesso in presenza di minori sottoposti a tutela ai sensi dell'art. 343 c.c., ovvero a qualsiasi tipo di affidamento previsto dalla legge n. 184/83, ivi compreso quello "di fatto""
  • TAR Toscana Sentenza del 15 giugno - 27 settembre 2011 n. 1421: "l'Amministrazione provvedeva al riesame ed adottava un nuovo provvedimento di diniego, fondato sulla mancata convivenza desunta da ulteriori accertamenti, da cui emergeva che nel domicilio dichiarato non erano stati rintracciati né il ricorrente né la di lui coniuge di cittadinanza italiana e i condomini ivi presenti avevano dichiarato di non averli mai visti né conoscerli e che, da sommarie informazioni assunte, un connazionale del ricorrente aveva dichiarato di abitare con lui, senza la presenza della moglie"
  • TAR Toscana Sentenza del 15 giugno - 21 settembre 2011 n. 1408: "il ricorrente, essendo entrato in Italia prima dell'entrata in vigore della l. n. 94/2009, e non avendo avuto comunque a disposizione il tempo minimo necessario per maturare il suddetto biennio, non si trova nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina"
  • TAR Piemonte Sentenza del 9 - 21 settembre 2011 n. 1001: la nuova disciplina prevista dalla L. 94/2009 si applica ai minori dopo la sua entrata in vigore, o anche affidati prima, ma che compiano la maggiore età almeno due anni dopo l'entrata in vigore della citata legge, in modo da consentire a tali soggetti di partecipare al progetto biennale
  • TAR Lazio Sentenza del 14 - 20 settembre 2011 n. 7471: non rientrando il ricorrente nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina – avendo lo stesso compiuto la maggiore età in un periodo antecedente due anni dalla entrata in vigore della legge – il ricorso è fondato e deve essere accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato
  • TAR Lazio Sentenza del 26 maggio - 1° settembre 2011 n. 7094: il provvedimento impugnato è stato adottato in applicazione dell'Accordo Italia Romania che prevede il rimpatrio dei minori romeni non accompagnati, senza tener conto del preminente interesse della minore romena, nata in Italia, ed affidata provvisoriamente ad una casa famiglia
  • TAR Lazio Sentenza del 16 giugno - 4 agosto 2011 n. 6962: "il ricorrente, pur avendo fatto domanda di conversione del permesso di soggiorno per minore età in permesso per lavoro subordinato il 5.1.2010, successivamente all'entrata in vigore della modifica normativa, non avendo avuto a disposizione il tempo minimo necessario per maturare il suddetto biennio, non si trova nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina"
  • TAR Lazio Sentenza del 27 maggio 2011 n. 4801: "il ricorso è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato ai fini della rinnovata valutazione dell'istanza ai sensi del testo previgente dell'art. 32 comma 1 del D.Lgs. 286/98 e quindi a prescindere dalla partecipazione ad un progetto di integrazione sociale e civile almeno biennale"
  • TAR Lazio Sentenza del 20 aprile 2011 n. 3494: "con riferimento alla novella introdotta con la L. n. 94/09, lo stesso Consiglio di Stato in sede cautelare, con ordinanza n. 4232/10, ha ribadito quanto già dichiarato con riferimento alla modifica apportata con la L. 189/02: i nuovi requisiti non possono essere richiesti nei confronti di chi, pur avendo fatto domanda di permesso di soggiorno successivamente all'entrata in vigore della modifica normativa, non abbia avuto a disposizione - a partire da tale momento - il tempo minimo necessario per maturarli. Diversamente opinando, infatti, la legge avrebbe un'applicazione retroattiva"
  • TAR Lazio Sentenza del 25 Marzo 2011 n. 2685: conversione del permesso di soggiorno per minore età in permesso di soggiorno per lavoro subordinato/attesa occupazione: il ricorrente, pur avendo fatto domanda di permesso di soggiorno successivamente all'entrata in vigore della modifica normativa, non avendo avuto a disposizione il tempo minimo necessario per maturare il suddetto biennio, non si trova nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina
  • TAR Lazio Sentenza del 25 marzo 2011 n. 2681: "il ricorrente disporrebbe dei requisiti per poter richiedere la conversione del permesso di soggiorno, in quanto minore sottoposto a tutela con provvedimento del giudice tutelare del Tribunale di Roma del 26/1/09"
  • TAR Lazio Sentenza dell'11 marzo 2011 n. 2226: é illegittimo il diniego della conversione del titolo di soggiorno in quanto il ricorrente non rientra nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina – avendo lo stesso compiuto la maggiore età in un periodo antecedente due anni dalla entrata in vigore della legge
  • TAR Lazio Sentenza dell'11 marzo 2011 n. 2225: "nuova disciplina recata dalla l. n. 94/2009 - che anche per i minori affidati consente il rilascio del permesso di soggiorno, dopo la maggiore età, a condizione della partecipazione ad un progetto almeno biennale - infatti, non può applicarsi se non in modo da consentire ai minori di partecipare al progetto biennale di integrazione sociale e civile gestito da un ente pubblico o privato che abbia rappresentanza nazionale di cui all'articolo 32, comma 1 bis, D.Lgs. n. 286/1998"
  • TAR Lazio Sentenza dell'11 marzo 2011 n. 2224: conversione, una volta raggiunta la maggiore età, del permesso di soggiorno per la minore età in permesso di soggiorno per lavoro subordinato o attesa occupazione: "il ricorrente, pur avendo fatto domanda di permesso di soggiorno successivamente all'entrata in vigore della modifica normativa, non avendo avuto a disposizione il tempo minimo necessario per maturare il suddetto biennio, non si trova nelle condizioni previste ai fini della applicazione della nuova disciplina"
  • TAR Lazio Sentenza dell'11 marzo 2011 n. 2222: "la nuova disciplina, recata dalla l. 94/2009 – che anche per i minori affidati consente la conversione del permesso di soggiorno, dopo la maggiore età, in permesso per lavoro o studio, solo a condizione che il minore abbia partecipato ad un progetto almeno biennale di integrazione sociale e civile gestito da un ente pubblico o privato che abbia rappresentanza nazionale (articolo 32, comma 1 bis. D.lgs. 286/1998) – non puo che essere interpretata in modo che sia effettivamente consentito ai minori la partecipazione a tali progetti"
  • TAR Veneto Sentenza del 28 Febbraio 2011 n. 321: "diniego di rinnovo di permesso di soggiorno per lavoro subordinato, in quanto l'Amministrazione non ha valutato la possibilità di convertilo in permesso di soggiorno per motivi di famiglia: l'Amministrazione non é tenuta ad operare tale conversione in assenza di una domanda in tale senso dell'interessata"
  • Consiglio di Stato Sentenza del 16 febbraio 2011 n. 995: per gli stranieri che abbiano esercitato il diritto al ricongiungimento familiare, o per il familiare ricongiunto, vanno tenuti in considerazione anche la "natura e della effettività dei vincoli familiari, dell'esistenza di legami e familiari e sociali nel Paese d'origine e della durata del soggiorno": circostanze, quelle appena indicate, che non risultano in alcun modo valutate nel caso di specie
  • TAR Veneto Sentenza del 7 febbraio 2011 n. 209: "la tesi prospettata secondo cui in via generale per i figli maggiorenni sarebbe sufficiente dimostrare l'esistenza redditi dei genitori conviventi, contrasta anche con la disciplina dei permessi di soggiorno per motivi di famiglia"
  • TAR Lombardia Sentenza del 1° Febbraio 2011 n. 332: le questioni relative all'applicazione dell'articolo 28 del DPR 31/08/1999 n. 394 sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario
  • TAR Toscana Ordinanza del 26 - 27 ottobre 2010 n. 950: "le modifiche all'art. 32 del d.lgs. n. 286/1998, introdotte dall'art. 1 della l. n. 94/2009, non possono dispiegare efficacia retroattiva, con riferimento a situazioni di fatto (l'ingresso nel territorio nazionale) verificatesi anteriormente alla sua entrata in vigore"
  • TAR Friuli V.G. Sentenza del 29 settembre - 14 ottobre 2010 n. 710: "il Collegio ritiene che il provvedimento impugnato faccia corretta applicazione del principio del tempus regit actum, dal momento che il ricorrente è divenuto maggiorenne il 25/1/2010 e quindi dopo l''entrata in vigore della succitata novella normativa che riformula l'art. 32 comma 1 TUI"
  • TAR Lazio Sentenza del 7 ottobre 2010 n. 32718: Art 32 TU - Conversione del pds al raggiungimento della maggiore età, Le condizioni di cui all'art. 32, co 1, 1bis, 1ter non sono cumulabili
  • TAR Lombardia Sentenza del 24 settembre 2010 n° 6463: nell'adottare un diniego di rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno per chi ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare si deve tener conto anche della natura dei vincoli familiari dell'interessato
  • TAR Lazio Sentenza del 25 maggio - 22 luglio 2010 n. 27909: il rinnovo permesso soggiorno non può essere automaticamente negato allo straniero che ha riportato condanna rientrante fra quelle ostative del rilascio o rinnovo del titolo di soggiorno, quando ha esercitato il diritto di ricongiungimento familiare. Si deve tenere conto anche della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato, ovvero dell'esistenza di legami familiari e sociali nel Paese di origine e della durata del soggiorno dello straniero stesso sul territorio nazionale
  • Consiglio di Stato Ordinanza del 22 - 23 giugno 2010 n. 2919: "il Collegio ritiene, anche alla luce dell'art. 8 Cedu che sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare, di dover privilegiare l'interpretazione secondo cui la legge n. 94/2009 non possa trovare applicazione a coloro che hanno maturato i requisiti per la conversione del permesso di soggiorno anteriormente alla sua entrata in vigore"
  • TAR Lombardia Sentenza del 9 - 22 marzo 2010 n. 685: possibile la conversione del permesso di soggiorno per motivi familiari in altro tipo di permesso (studio, lavoro) se interviene tra i coniugi la separazione, lo scioglimento del matrimonio o la morte del coniuge sempre che esistano i presupposti per il rilascio del nuovo permesso di soggiorno
  • TAR Lazio, Sentenza  del 2 febbraio 2010 n° 1414: contro il diniego di rilascio/rinnovo dei permessi di soggiorno per motivi di famiglia, la competenza è del G.O., il quale provvede ai sensi degli artt. 737 e seguenti del codice di procedura civile
  • TAR Lazio, Sentenza del 20 luglio 2009 n. 7160: la condanna definitiva per uno dei reati ostativi all'ingresso sul territorio nazionale ed elencati nell'art. 4 comma 3, terzo periodo, del T.U., determina il diniego automatico al rinnovo del permesso di soggiorno. Tale diniego ha carattere rigidamente vincolato, senza margini di discrezionalità lasciati all'Amministrazione, tranne nei casi in cui l'interessato abbia beneficiato del diritto al ricongiungimento familiare. Non fa eccezione la situazione in cui l'interessato abbia maturato le condizioni per ottenere la riabilitazione ai sensi dell'art. 178 c.p. senza che questa sia stata pronunciata dal giudice, in quanto l'estinzione degli effetti penali della condanna richiede comunque una formale pronuncia da parte del giudice dell'esecuzione
  • TAR Lazio Sentenza del 1 Luglio 2009 n°6352: violativa dei principi generali in materia di libertà personale, delle norme poste a tutela dei minori nonché dell'art. 20 D.Lgs 196/2003 sul trattamento dei dati personali la norma delle ordinanze presidenziali attuative del decreto del 21 maggio 2008 che prevedeva di identificare i rom, adulti e bambini
  • TAR Veneto Sentenza del 6 novembre 2008 n° 3455: spetta al Giudice Ordinario la competenza contro il diniego di rilascio/rinnovo o aggiornamento del permesso di soggiorno per motivi familiari
  • Consiglio di Stato Decisione del 29 luglio 2008 n. 3793: il requisito del possesso di un reddito minimo idoneo al sostentamento dello straniero e del di lui nucleo familiare costituisce un requisito soggettivo non eludibile ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno, perché attiene alla sostenibilità dell'ingresso dello straniero nella comunità nazionale per ragioni di lavoro subordinato
  • Consiglio di Stato  Decisione dell'11 luglio 2008, n. 3479: su bilanciamento tra pericolosità sociale per pregresse condanne e diritto all'unità familiare
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 6 Giugno 2008 n. 2342: in merito alla situazione familiare va inoltre rilevato che non può costituire ragione valida di diniego la sua separazione dal marito e la cessazione della convivenza, atteso che si tratta di condizioni del tutto ininfluenti sulla situazione lavorativa, alloggiativa della ricorrente
  • TAR Emilia-Romagna Sentenza del 29 maggio 2008 n. 2087: deve ritenersi devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario anche l'impugnazione della revoca del permesso di soggiorno qualora la ricorrente, come nel caso in esame, invochi l'applicazione in proprio favore delle norme e dei principi in tema di ricongiungimento familiare
  • Consiglio di Stato Sentenza del 26 maggio 2008 n. 2437:  possibilità di conversione del  permesso di soggiorno per  affidamento a permesso di soggiorno per lavoro al compimento del 18° anno di età
  • TAR Friuli Venezia Giulia, Sentenza del 21 aprile 2008 n. 253: é legittima la conversione del permesso di soggiorno per affidamento in permesso per lavoro subordinato
  • TAR Toscana Sentenza dell'11 aprile 2008, n. 1028: l'amministrazione affronta la questione del bilanciamento fra l'interesse del ricorrente alla conservazione della propria situazione personale e familiare e l'interesse pubblico all'allontanamento di un soggetto resosi responsabile di un delitto di particolare gravità, ed assegna prevalenza al secondo sulla base di una valutazione discrezionale di per sé certamente non illogica
  • TAR Veneto sentenza 5 Marzo 2008 n. 533: in merito ai requisiti necessari per la conversione del permesso di soggiorno, rilasciato ai cittadini extracomunitari minori di età ai sensi dell'art. 32 Testo Unico Immigrazione, in permesso di soggiorno ad altro titolo, al raggiungimento della maggiore età, qui ritenuti alternativi (e non cumulativi)
  • TAR Trentino Alto Adige Sentenza del 19 Febbraio 2008 n. 42: l'art. 30, comma 6, del D. Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 prevede che contro il diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonché contro gli altri provvedimenti dell'autorità amministrativa in materia di diritto all'unità familiare, l'interessato possa presentare ricorso al pretore del luogo in cui risiede (oggi al Tribunale ordinario), il quale provvede, sentito l'interessato, nei modi di cui agli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile
  • TAR Emilia Romagna Sentenza del 15 Febbraio 2008 n. 330: ogni controversia riguardante il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari è sottratta alla Giurisdizione del giudice amministrativo
  • TAR Veneto sentenza del 13 febbraio 2008 n. 533: conversione del permesso di soggiorno rilasciato ai cittadini extracomunitari minori di età in permesso di soggiorno ad altro titolo, al raggiungimento della maggiore età
  • TAR Veneto sentenza del gennaio 2008 n. 140; su diniego del rinnovo del titolo di soggiorno per motivi familiari - matrimonio ritenuto "di comodo" con cittadina italiana -, e su differenze tra permessi ex art. 30/1 ed ex art. 19/C TUI, che impediscono di estendere, alla fattispecie di cui all'art. 19, nel caso di cessazione della convivenza, la norma di favore di cui all'art. 30 comma 5
  • TAR Emilia Romagna sentenza del gennaio 2008 n. 73: su conversione del permesso di soggiorno per minore età in quello per lavoro subordinato
  • TAR Toscana – Sentenza del 19 Dicembre 2007 n. 5043: sulla ammissibilità del ricorso gerarchico avverso il provvedimento del Questore di revoca del permesso di soggiorno rilasciato per motivi di famiglia
  • TAR Lazio - Sentenza 7 maggio 2007 n. 4025: il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, al compimento della maggiore età, riguarda non soltanto gli stranieri che da minori abbiano subito provvedimenti di affidamento, ma anche quelli sottoposti a tutela
  • Consiglio di Stato - Sentenza n. 564/07: rilascio del permesso di soggiorno per ricerca lavoro a minore non accompagnato
  • TAR Piemonte sentenza del 10 marzo 2007 n. 1179: conversione del permesso di soggiorno speciale rilasciato ai cittadini extracomunitari minori di età in permesso di soggiorno per studio, al raggiungimento della maggiore età
  • Consiglio di Stato - sentenza 2 febbraio 2007 - n. 546: affidamento al comune e conversione da permesso minore età in motivo di lavoro
  • TAR Veneto sentenza del 17 gennaio 2007 n. 385: la situazione di "minore comunque affidato" a tenore della L. 4.5.93 n. 184 risulta, ex se, sufficiente a legittimare la richiesta di conversione del permesso di soggiorno ottenuto durante il periodo della minore età in permesso ad altro titolo
  • Consiglio di Stato decisione del 28 febbraio 2005 n° 767: su permesso di soggiorno per motivi familiari e sua revoca in caso di separazione
  • TAR Friuli Venezia Giulia sentenza del 24 febbraio 2005 n.226: il cosiddetto "affidamento di fatto" a parenti entro il IV grado è legalmente valido
  • TAR Lombardia Milano sentenza del 3 febbraio 2004 n. 379: il cosiddetto "affidamento di fatto" senza intervento della autorità giudiziaria non consente la conversione del permesso di soggiorno alla maggiore età